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Lingalad – La locanda del vento

- Musica -


Lingalad – La locanda del vento

Da un mese circa è disponibile il nuovo lavoro dei Lingalad, storico gruppo folk bergamasco, in attività ormai da un decennio abbondante. Uscito per la Lizard Records il cd si intitola “La locanda del vento” e contiene quindici pezzi nuovi di zecca. A seguire la recensione di Max che lo ha ascoltato per Delirio.NET e una breve intervista a Giuseppe Festa e Fabio Ardizzone.

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Chiariamo subito una cosa, io sono a tutti gli effetti un fan dei Lingalad.
Ho tutti i loro cd e attendevo l’uscita di questo sin da quando si doveva chiamare, “Il vicolo delle candele”. Purtroppo finora non ho mai avuto la fortuna di vederli dal vivo, perché vengono raramente abbastanza vicino alle mie zone, ma se tutto va bene a questo porrò rimedio il 28 novembre a Soncino alla “Tana del drago fumante”.

In ogni caso l’attesa non è stata vana, perché ritengo che quest’ultimo “La locanda del vento” sia, dei Lingalad, il cd più bello; anche più bello del penultimo che a sua volta era il migliore fino a quel momento. Se il ritmo della progressione resta invariato credo che dobbiamo aspettarci per il prossimo un cd di qualità davvero superlativa. Per parte mia spero che passino meno dei cinque anni trascorsi tra questo e il precedente. Ma forse il segreto per scrivere della buona musica è anche questo: lasciare all’ispirazione il giusto tempo di maturare.
Ma veniamo al cd vero e proprio.

Prendo in prestito dal booklet quella che mi sembra la sintesi ottimale per descrivere l’opera: “La Locanda del Vento è un luogo dove puoi udire storie. Storie che camminano in bilico tra l’oblio del passato e un’occasione per essere raccontate”. Insomma quindici pezzi per raccontare altrettante storie che provengono dal passato, ricche di poesia e permeate dell’elegia che caratterizza un mondo agreste che va scomparendo di pari passo con in nostri nonni. Infatti rispetto a “Lo spirito delle foglie” in cui a farla da padrone erano atmosfere magiche e animali, in questo “La locanda del vento” dominano nettamente le tematiche umane. Una scelta, a mio avviso molto felice.

Un’altra differenza che salta subito agli occhi (agli orecchi…) è che la musica dei Lingalad ha avuto una chiara sterzata verso il rock. Il passo, per quanto condotto con molta misura e senza cedere un metro sugli aspetti folk, è chiaro sin dalle prime note di “Il profumo del tempo” in cui la fisarmonica apre con una sequenza che non ha nulla da invidiare a un riff di chitarra. Un’altra scelta che ha incontrato il mio favore perché, conferendo più “carnosità” alla musica dei nostri, ben si sposa con gli argomenti più densi di vita vissuta.

Per quanto riguarda invece i pezzi nello specifico, non c’è né uno che non meriti di essere ascoltato con interesse, anche se le mie preferenze vanno nettamente a quelli che descrivono ritratti di persone ben definite e quindi “Gli occhi di Greta”, “Toni il matto” (la mia preferita in assoluto) e “Lio”. Ma stupende sono anche “L’abbraccio del noce”, “Il mio nome” (forse ancora di più nella versione strumentare che chiude l’album rispetto all’originale) e “La pietra di Erice” ideale da ballare ad un concerto. Ma sono poi meno belle “Il profumo del tempo”, “Il colpo e la cura” o “Alice”? Se me lo richiedeste domani potrei cambiare idea ed elencare quelle come mie preferite… e qui mi fermo perché se citassi tutte le canzoni la cosa non parrebbe seria. Ma lo è.

E ora… due chiacchiere con Giuseppe Festa e Fabio Ardizzone!

Delirio.NET: Ciao ragazzi, innanzitutto lasciatemi dire che sono molto felice di intervistarvi nuovamente per Delirio. Domanda di riscaldamento: come presentereste i Lingalad e in particolare “La locanda del vento” ad una persona che non ha mai sentito la vostra musica?

FABIO: La musica dei Lingalad nasce dal desiderio di tradurre in note le emozioni che incontriamo lungo il nostro cammino quotidiano. E’ un viaggio al passo di marcia: ora lento e riflessivo ora sostenuto e incalzante. Il suggerimento e gli spunti compositivi arrivano sospinti da un alito gentile, come ne La locanda del vento.

Delirio.NET: Qual è la genesi del progetto La locanda del vento? Dove avete attinto le storie che la compongono?

FABIO: Il filo conduttore del CD è rappresentato da storie di uomini e luoghi. Alcune appartengono alla sfera affettiva di alcuni di noi, altre ci sono state riportate. Metterle in musica è stata la naturale conseguenza del volerle raccontare, tradotte in musica. Sono storie sospese tra ricordo, realtà e concreta fantasia.

Delirio.NET: In particolare mi piacerebbe sapere due parole in più sulle canzoni Toni il matto e L’abbraccio del noce che amo particolarmente.

GIUSEPPE: La storia di Toni arriva da un paese che si chiama Roverè Veronese. Due nostri amici, qualche tempo fa, hanno acquistato una casa abbandonata da più di 70 anni, costruita e appartenuta ad un certo Toni, il cosiddetto matto del paese. Costui era tornato dalla guerra con una scheggia in testa. Decise di vivere fuori dal villaggio e si costruì, pietra su pietra, una casa immensa, con grandi finestre sulla valle. Solo un muro ne era privo: aveva invece un vero e proprio spioncino militare che puntava in direzione del bosco. Toni, evidentemente, temeva qualcosa. Scavò anche due passaggi segreti che gli avrebbero garantito una via di fuga in caso di pericolo. Sarà stata follia o preveggenza? Fatto sta che un giorno ci fu una retata e una truppa di tedeschi arrivò proprio da quel sentiero. Toni non fece in tempo a fuggire: fu freddato sulla porta. Nella canzone che parla di lui, abbiamo immaginato che, prima di morire, Toni si domandasse: “In fondo, chi è il vero matto?”.
L’abbraccio del noce ha molto di autobiografico. Qualche anno fa io e mia moglie abbiamo scovato una vecchia cascina e l’abbiamo ristrutturata. Davanti a casa cresce un vecchio noce, e così abbiamo immaginato una storia d’amore che nascesse sotto le sue fronde, un gesto di generosità nei confronti del noce, ricambiato alla fine della storia dallo stesso albero. Non svelo altro per non togliere la sorpresa a chi volesse comprare il cd.

Delirio.NET: Come ho scritto anche nella recensione ho avuto la percezione che dai tempi di “Lo spirito delle foglie” la vostra musica si sia evoluta, verso uno stile più rock. E’ stata una scelta deliberata?

FABIO: Sicuramente sì. Era nostra intenzione dare una struttura portante che si reggesse su chitarra ritmica basso e batteria. Il nostro background musicale abbraccia diversi stili, tra i quali il rock è sicuramente presente. Abbiamo posto particolare attenzione agli arrangiamenti, suonati con strumenti acustici quali flauti (Giuseppe), fisarmonica (Roberto Scola, ospite ne il Profumo del tempo) e un guazzabuglio di strumenti a corda (sitar, dulcimer, bouzuki, slide guitar …) suonati da Claudio. Il risultato finale è sicuramente energico e ci classifica forse più come folk-rock band che rockers.

Delirio.NET: Ritieni che continuerete in futuro questo percorso o che tornerete prossimamente verso sonorità più eteree?

FABIO: Perché no? Mi è capitato di ripensare a concerti fatti in contesti naturali di pregio, con strumenti suonati con tocco leggero e alla luce di torce e candele. I nostri più cari fans li portano nel cuore e non hanno mancato di scriverlo nella corrispondenza tenuta da Giorgio e Giuseppe.
Anche il vento torna sui suoi passi, portando con sé nuovi profumi.

Delirio.NET: All’interno di “La locanda del Vento” c’è un ospite d’eccezione ossia Gianni Musy, attore e doppiatore (molti lettori riconosceranno in lui l’inconfondibile voce di Gandalf e di Silente). A lui avete assegnato la lettura di un brano del libro “I boschi della luna”, mentre è suo il testo della canzone contenuta nel cd “Madre mia”. Volete dirci qualcosa in più sulla vostra collaborazione?

GIUSEPPE: Abbiamo conosciuto il Maestro Musy qualche anno fa ad una convention su Tolkien. Da allora abbiamo stretto una sincera amicizia che ci ha portato più volte a collaborare. Per chi volesse farsi due risate, può cercare su YouTube “La Congiura di Gandalf”: una nostra reinterpretazione di una delle più note scene del film di Peter Jackson, in cui la voce di Gianni Musy la fa da padrona.

Delirio.NET: Facciamo un passo indietro. Sono passati cinque anni dal precedente Lo spirito delle foglie, quali sono state le attività dei Lingalad in questo periodo di tempo?

GIUSEPPE: è uscito un libro biografia a cura di Donato Zoppo, dal titolo La Musica dei Lingalad – Da Tolkien ai Segreti della Natura (editore Bastogi). È un libro che racconta del nostro percorso artistico attraverso i numerosi viaggi che abbiamo fatto a spasso per il mondo. Un’occasione per raccontarci, per guardare al passato, ma che ci ha anche dato i giusti stimoli per guardare al futuro. Non a caso, dopo questa biografia, abbiamo cominciato a progettare il nuovo cd, forse il più maturo del gruppo, fino ad ora.


Delirio.NET: Immagino che, come ogni gruppo che si rispetti, ora che è uscito il vostro nuovo cd vi lancerete in un tour e ho già citato la data di Soncino il 28 novembre (a cui spero di riuscire a venire anch’io) quali altre date avete già fissato?

GIUSEPPE: tra le dati imminenti ricordo il 30 novembre al Vecchio Tagliere di Alzano Lombardo (BG) e il 18 dicembre alla Libreria Fluttuante di Medolago (BG). Altre date si possono trovare sul nostro sito ala pagina CONCERTI.

Un saluto a Giuseppe e Fabio, grazie dell’intervista e… mi raccomando continuate ad allietarci a lungo con la vostra musica!

 


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