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L’Affaire Giuseppe Ricci

- Libri -


L’Affaire Giuseppe Ricci

Traditore o vittima?
Perché una Guardia nobile d’onore di Francesco IV è raffigurata sul monumentoa Ciro Menotti ?


Le Guardie Nobili d’Onore erano un corpo di volontari composto solo di nobili che doveva difendere il Duca di Modena (http://it.wikipedia.org/wiki/Modena) “a costo della vita”. Perché, allora, sul basamento del monumento a Ciro Menotti (http://it.wikipedia.org/wiki/Ciro_Menotti) in Piazza Roma è raffigurata la Guardia Nobile Giuseppe Ricci? A queste ed altre molte domande vuole dare risposta il volume L’Affaire Giuseppe Ricci di Gabriele Sorrentino (http://www.gabrielesorrentino.it/?page_id=112), edito da Terra e Identità (http://www.terraeidentita.it/) che è stato presentato in anteprima a Modena, giovedì 13 maggio alle ore 21,00 in piazza Redecocca, nella sede della Circoscrizione Centro nel corso della conferenza Traditore o vittima davanti a quasi quaranta persone e che replicherà il 23 giugno 2010 alle ore 21,00 nella sede dell’Associazione Culturale "Via Saragozza 112" a Modena. Gabriele Sorrentino (Modena 1976). È Laureato in Scienze Politiche con indirizzo storico – politico. Collabora con le riviste Modena Storia e Il Ducato – Terre Estensi e con altre riviste di Storia, tra cui Studi Montefeltrani. Ha pubblicato il volume Il Duca Passerino. L’epoca d’oro del ghibellinismo italiano, attraverso la figura di Rainaldo Bonacolsi, Signore di Mantova e Modena (Terra e Identità, 2007).

Abbiamo posto alcune domande all’autore, Gabriele Sorrentino.

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Perché Giuseppe Ricci è ritratto sul monumento di Ciro Menotti?

Giuseppe Ricci si trova sul monumento di Ciro Menotti perché, accusato di aver ordito una congiura per uccidere il Duca Francesco IV (http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_IV_di_Modena) e catturare la Duchessa Maria Beatrice
di Savoia (http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Beatrice_di_Savoia), venne fucilato il 19 luglio 1832. Riabilitato nel 1865 da una corte dell’Italia Unita, venne trasformato in un simbolo di quella rivoluzione liberale che lui, duchista convinto aveva di certo osteggiato. Per questo motivo nel 1911 si vide dedicare una delle vie che partivano da Largo Garibaldi e che nel 1945 venne rinominata Viale Virginia Reiter.

Giuseppe Ricci era colpevole o innocente?

Io ho cercato di ricostruire i fatti in maniera giornalistica per permettere a ciascuno, leggendo il libro, di farsi un’idea personale sull’accaduto. Il mio convincimento è che Ricci andasse assolto per insufficienza di prove: la sentenza fu emessa basandosi esclusivamente sulle confessioni di due “pentiti”, senza tener conto di alcune “prove a discarico” e, soprattutto, senza concedere all’imputato alcune basilari garanzie normalmente previste anche dalla normativa penale dell’epoca. Infine, i verbali del processo sono stati manipolati. Diverso è negare a priori l’esistenza di una congiura contro Francesco IV che era scampato a quella del febbraio 1931. Occorre tener presente che Modena, in quel periodo, è una città in fermento e che quelle che oggi chiameremmo informative di intelligence avevano messo in guardia il governo estense sul rischio di altre sommosse o attentati. A mio avviso, quindi, è credibile che qualcosa “stesse bollendo in pentola”.

Tu sei soprattutto esperto di Medioevo, perché un libro sul Risorgimento?

Per chi come me ama raccontare storie, quella di Giuseppe Ricci è una vicenda affascinante da narrare perché racchiude in sé la quinta essenza del dramma. Abbiamo, infatti, un uomo ignaro stritolato da un gioco più grande di lui, una moglie affranta, molti ambigui personaggi impegnati in un gioco sporco, una città attraversata da un grande fervore politico che si esprimeva in salotti frequentati dai massimi intellettuali dell’epoca e in un giornale, La Voce della Verità tra i più interessanti fogli del XIX secolo.

Cosa ci insegna questa storia?

La vicenda umana di Giuseppe Ricci ci insegna a mio avviso molte cose. La prima, di cui parleremo alla presentazione del 13 maggio, è che la giustizia può sbagliare e che spesso è influenzata dal clima di intolleranza e caccia alle streghe in cui opera. In secondo luogo vediamo qui esprimersi nella sua massima chiarezza un vizio tipicamente italico: voler a tutti i costi arruolare nella propria fazione chiunque faccia comodo alla causa, calpestando senza ritegno le incongruenze che questo comporta. Ricci, riabilitato e quindi dichiarato estraneo ai moti risorgimentali, fu celebrato proprio come martire dell’Unità d’Italia, con un gioco di prestigio da accademia della propaganda. Questo errore è riverberato sino ai giorni nostri, tanto da trarre in inganno, come si potrà vedere, alcune importanti personalità cittadine.

 

Sorre


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