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Rassegna letteraria di Giugno

- Libri -


Rassegna letteraria di Giugno

Una serie di letture imperdibili, una rassegna in vista dell’estate: fate il pieno di libri per le vacanze con Elena Mearini e 360 gradi di rabbia, Marilù Oliva e Repetita, Mauro Marcialis e Spartaco il gladiatore, Pierluigi Porazzi e L’ombra del falco, Gianluca Mercadante e Cherosene, Mario Rossi e Tre io. Delirio.NET vi augura una bellissima stagione di sole.

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360 gradi di rabbia

"L'anoressico è prima di tutto, una protesta vivente, una provocazione al mondo che lo circonda: una sfida rabbiosa a 360 gradi, appunto, una sventagliata di pallottole emotive che non risparmia gli affetti e li sottopone a una prova decisiva. E le persone che incarnano questi affetti tanto più falliscono quanto più precisamente, in realtà, avvertono questo significato profondo della malattia e lo interpretano come un'accusa verso loro stessi."(Raul Montanari) Un esordio potente e sorprendente: Elena Mearini ci presenta il suo romanzo.

Delirio.NET : Perché e come nasce “360 gradi di rabbia” e quanto coraggio è servito per scriverlo?

E.M.: "360 gradi di rabbia" nasce dall'emergenza di raccontare un disagio nato dalla mancanza, dall'assenza di appoggio sotto i piedi, da una irrefrenabile vertigine che trascina al fondo. Questa discesa feroce trova nel grido un appiglio di parete. L'intero romanzo è tentativo continuo di afferrare quel grido, quella sporgenza di roccia capace di frenare la caduta e impedire lo schianto. Urlo tirato fuori a segmenti, a respiri rotti, frasi spezzate. Voce che sfida la tenuta delle corde vocali per farsi sentire. L'anoressia, parte centrale della storia, è ripetizione ostinata di quel grido. Gli spigoli delle ossa accendono allarme rossa e chiamano soccorso. Per scrivere questo romanzo è stato necessario lo scontro potente con una verità. Quella che ti porta a dire "Il mio grido si farà aggrappo, anello di soccorso, solo nell'incontro con l'altro". Ecco, scrivere, comunicare quello stare tutta dentro un precipizio solitario, mi ha permesso e mi permette di salvarmi dall'urto finale.

Delirio.NET : Hai un talento letterario potente. Sei anche attrice teatrale. Che rapporto hai con la scrittura?

E.M.: Il mio rapporto con la scrittura è fatto di scontri, incontri, schiaffi e carezze. E' relazione fisica, carnale, che avanza per contrazioni muscolari. Quando scrivo è il mio corpo a prendere voce, il suo istinto di fame a scegliere le parole. La parte di me più cosciente e razionale, quella mentale, arretra all'angolo per lasciare spazio a un discorso di carne e nervi. E' un processo faticoso, ma sono felice di quello sfinimento da foglio e inchiostro. Lascia addosso una stanchezza che ristora il pensiero. Come dire che il sudore della fronte risciacqua la mente.

Delirio.NET : La ricerca di uno stile personale, forte come il tuo, è un processo intuitivo e naturale, o va educato?

E.M.: Non mi domando il perché della mia cifra stilistica. Scrivo con la mia voce, diversamente non saprei fare. Questo può essere nel contempo limite e forza. Sto nella parola con la precisione di un corpo dentro la taglia giusta del vestito. Se non avverto il disagio di un bottone stretto o di una stoffa troppo larga, allora capisco che quella parola, proprio quella, mi appartiene e va scritta. Certo l'esercizio e la ricerca di una lingua che contenga misura sempre più esatta non può finire. Altrimenti si nega ogni crescita e trasformazione.

Titolo: 360 gradi di rabbia
Autore: Elena Mearini
Anno: 2009
Editore: Excelsior 1881
Collana: Acquario
Prezzo: 12,50 euro


Repetita

Lorenzo Cerè cerca il riscatto da un'infanzia di solitudine e abusi. Il sesso è per lui un lenitivo in un'esistenza che brucia, mentre il passato continua a colpirlo sottoforma di terribili emicranie e nevrosi. Lorenzo conosce la Storia, conosce gli uomini,i loro crimini, e s'ispira a loro per ideare i suoi omicidi. Lorenzo Cerè è un assassino metodico, inflessibile e preciso, ma non ha calcolato le eccezioni, e la più grande eccezione è lei, la dottoressa Malaspina che lo aspetta in uno studio psichiatrico... Marilù Oliva ci parla del suo esordio.

Delirio.NET : Come nasce Repetita e qual è la sua storia? A tutt’oggi, anche attraverso i feedback dei tuoi lettori, come valuti la tua opera prima?
M.O.: Repetita nasce da due passioni: quella criminologica e quella storica. In primo piano, uno dei demoni che mi perseguitano: l'origine del male nell’uomo. Un male che ho assolutizzato e incarnato in uno psicopatico, Lorenzo Cerè. Mi interessava molto il passaggio diacronico del male attraverso la storia dell'uomo e la storia del singolo. I riscontri di Repetita sono andati oltre le mie previsioni. Ha ricevuto eccellenti recensioni, ha venduto moltissime copie in pochi mesi, ha riscosso pareri estremamente positivi anche da parte di lettori -e scrittori- molto esigenti, se devo essere sincera ti assicuro che non mi aspettavo questo risultato eccellente.

Delirio.NET : Sei appassionata di storie di serial killer: il tuo background di conoscenze e ricerche sull’argomento quanto ti è servito per costruire il personaggio principale?

M.O.: Moltissimo. La priorità assoluta era che Lorenzo Cerè fosse verosimile. Nei due anni precedenti alla pubblicazione ho letto e approfondito saggi di criminologia seriale, con particolare attenzione alle casistiche statunitensi e italiane. Sono entrata in stretto contatto con una realtà dura, altamente violenta, intervistavo giudici, visitavo siti del coroner e crime scenes terribili. Naturalmente questo mi ha procurato un carico d’angoscia non indifferente perché non riuscivo ad affrontare quei casi con lo spirito distaccato della studiosa, stavo molto male. Così è nato Lorenzo Cerè, la summa di molte biografie lette, un uomo reinventato sulla base di spunti reali.

Delirio.NET : Non sei solo scrittrice, ma ti occupi anche di critica letteraria: nel successo di un romanzo, a tuo avviso, che cosa incide veramente?

M.O.: Premetto che farei un distinguo fra la critica letteraria vera e propria (sulla cui identificazione gli intellettuali sono molto in dissidio tra loro) e la semplice espressione d'opinione, così diffusa sul web e che pure ha ragione di esistere. Trovo molto democratico il fatto che qualsiasi lettore possa esprimersi in merito al livello di gradimento di un romanzo, purchè sia onesto. Esistono social network adibiti a ciò (anobii, ad esempio).
Per quanto invece riguarda la qualità del "critico", i parametri per riconoscerla sono decodificabili dalla recensione stessa: basta leggerla con attenzione per capire chiaramente se il redattore ha letto il libro, l'ha capito (e questo non è un dato scontato, ci sono molti incompetenti in giro!), è stato in grado di sintettizare l'argomento e presentarlo, ha espresso il suo giudizio serenamente o solo per pavoneggiarsi o, peggio, sfogarsi di qualche frustrazione o accidia che gli rode l'animo.
Detto questo, la critica non incide più di tanto sul successo di un romanzo. Se parliamo di un autore non famoso, gli ingredienti sono fondamentalmente tre, uniti: l'impegno della casa editrice nella promozione, la passione dello scrittore nell'autopromozione e il livello di gradimento del pubblico (che, a sua volta, alimenta il passaparola). Se tutte e tre le cose concorrono, allora le probabilità di successo sono molto alte. Se si riducono a due, le probabilità sussistono, ma più basse. Infine, se gli ingredienti funzionano solo singolarmente, allora le possibilità di successo calano spaventosamente!

Titolo: Repetita
Autore: Marilù Oliva
Anno: 2009
Editore: Perdisa
Collana: Walkie Talkie
Prezzo: 14 euro


Spartaco il gladiatore

Nella scuola gladiatoria di Lentulo Batiato a Capua gli schiavi stanno preparando la rivolta: Spartaco ne è l'ideatore e altri duecento sono con lui. Il vigore e l'eleganza del fisico, la dolcezza dello sguardo e la forza incrollabile dei suoi ideali lo rendono immediatamente un simbolo. Il suo nome diventa l'urlo della ribellione, l'emblema del riscatto dalla schiavitù, l'ideale di libertà che nutre i sogni di decine di migliaia di schiavi e popola gli incubi dei pretori e dei consoli romani. Mentre il nome di Spartaco e la leggenda delle sue gesta si diffondono per le strade di Roma, sussurrati con timore o scritti a grandi lettere sui muri, attorno alla figura del gladiatore ribelle si intrecciano i destini di Decio, Claudia e Floro, così lontani e diversi eppure tanto vicini. Mauro Marcialis ci parla del suo ultimo romanzo.

Delirio.NET : Come nascono i protagonisti di “Spartaco il gladiatore”?

M.M.: Per non “scalfire” la leggenda di Spartaco, la narrazione è affidata a tre personaggi: Floro (un valoroso legionario romano, testimone della corruzione e dell’ingordigia dei senatori e protagonista di una grottesca vicenda familiare, alle prese con i dilemmi legati alla “forza” dei valori della cultura romana), Claudia (una giovane patrizia innamorata di uno degli schiavi della sua domus, che assisterà al crollo di tutte le sue aspettative) e Decio (un ex legionario ingiustamente ridotto a schiavo, destinato alla scuola gladiatoria di Batiato, il quale abbraccerà la causa dell’uomo che alla fine chiamerà fratello, Spartaco appunto). Le storie che riguardano i tre personaggi accompagnano le vicende “storiche” legate alle battaglie tra i legionari romani e i ribelli (che nel frattempo, grazie all’adesione di molti uomini appartenenti alle classi sociali più disagiate, hanno formato un vero esercito) e, tra amicizie e amori tormentati, tradimenti e conflitti, dilemmi da svelare e passioni da contenere, finiranno per intrecciarsi in maniera appassionante. Sullo sfondo, c’è una Roma caotica e affascinante dove ai rituali della vita sociale e religiosa della Repubblica si mescolano le oscure vicende di potere dei magistrati, la disperata condizione umana e materiale degli schiavi. C’è anche una parte distinta che descrive i ludi in un Circo Massimo adattato a un immenso anfiteatro dove un pubblico in delirio assisterà alle corse dei carri, alle cacce, alle condanne a morte e agli spettacoli gladiatori.

Delirio.NET : Come hai affrontato la parte documentativa e la collazione delle fonti storiche, e come hai rielaborato il materiale per scrivere il romanzo?

M.M.: Dal punto di vista prettamente storico, il romanzo è molto rigido (ovviamente non mancano alcune licenze, che in ogni caso delineano situazioni verosimili) e c’è il tentativo di collocare all’interno della narrazione significati allegorici e di attualizzare alcuni aspetti, soprattutto quelli legati alla condizione della natura umana, alle forme di governo, alla lotta tra le diverse classi sociali, alla religione, senza dimenticare, inoltre, che le imprese di Spartaco hanno cavalcato i secoli e rappresentano tuttora l’emblema dei riscatto della schiavitù e della ribellione degli oppressi, i quali spezzano le loro catene per svincolarsi dall’influenza delle oligarchie detentrici del potere.

Delirio.NET : Nasci come autore noir. Come ti sei misurato in un campo nuovo, quello del romanzo storico, e come hai vissuto quest’esperienza?

M.M.: Nella fase iniziale, in modo contraddittorio, tra eccitazione e timore. È stata la prima volta in cui mi dovevo misurare con un argomento che non nasceva da una mia suggestione e tra l’altro, appunto, con un genere letterario molto diverso da quello che avevo affrontato in precedenza. La mia fortuna, se così si può definire, è stata quella di essermi follemente innamorato della straordinaria storia di Spartaco e di essermi reso conto dell’affascinante possibilità di poter in qualche modo attualizzare le vicende di un passato così remoto. Scrivere un romanzo storico, inoltre, è molto più agevole poiché la “gabbia” dettata da eventi già scritti e testimoniati, consente di muoversi all’interno del testo in maniera più disinvolta.
Titolo: Spartaco il gladiatore
Autore: Mauro Marcialis
Anno: 2010
Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Prezzo: 19 euro


L’ombra del falco

L'ombra di un predatore umano sconvolge una tranquilla cittadina del Nordest. In una discarica viene ritrovato il cadavere di una ragazza. Pochi giorni dopo, alla questura arriva una busta, che contiene una lettera e un dvd, con cui l'assassino sfida la polizia, e in particolare l'ex agente Alex Nero, che viene richiamato in servizio per tentare di catturare il serial killer. La strada per arrivare alla soluzione del caso sarà tortuosa, irta di insidie e pericoli, fino alla sconvolgente rivelazione finale. Pierluigi Porazzi ci parla del suo esordio.

Delirio.NET : Com'è nato "L'ombra del falco" e come hai affrontato questo primo romanzo?

P.P.: “L’ombra del falco” nasce dal desiderio di cimentarmi nel romanzo, dopo aver scritto per anni solo racconti. Essendo un lettore di thriller (ma non solo), ho pensato di mettermi alla prova in un genere che conosco bene.
Il libro è nato essenzialmente dall’intreccio: ho ideato una trama, a cui si collegava una sottotrama, e da lì è iniziato tutto. Poi ho scelto l’ambientazione e dato vita ai personaggi. Per esigenze legate alla trama si tratta di un romanzo corale, non c’è, quindi, un protagonista unico, il classico detective senza macchia e senza paura. Anzi, in questo romanzo nessuno è innocente, tutti hanno una buona dose di ambiguità e una loro morale, spesso distorta.

Delirio.NET : Un serial killer, il "tuo" serial killer: con tanta letteratura di genere, come si crea un personaggio originale, che possa colpire i lettori?

P.P.: Scrivere di un serial killer in effetti non è semplice: poiché esiste una grande quantità di precedenti letterari (ma anche reali), è indispensabile un’idea originale che lo contraddistingua. Non posso ovviamente spiegare molto di più, ma ritengo di averla trovata nel modus operandi di questo particolare assassino. Nel creare questo personaggio mi sono stati utili anche i miei studi di criminologia e le mie letture. Credo che conoscere in modo approfondito le dinamiche psicologiche e comportamentali dei serial killer realmente esistiti sia fondamentale per dare un taglio realistico al personaggio.

Delirio.NET : Quali sono state le risposte del pubblico? Ti senti soddisfatto dei primi risultati conseguiti?

P.P.: Sicuramente sì. Dopo soltanto un mese è andata in stampa la seconda edizione del romanzo, un traguardo tutt’altro che scontato e già di per sé soddisfacente, essendo il mio primo romanzo. Oltretutto pare che le vendite stiano continuando, quindi direi che la risposta dei lettori è stata molto buona. Inoltre le recensioni, tra stampa e i principali e più accreditati “blog” che si occupano di gialli e thriller, sono state tutte molto positive. Se consideriamo che questi riscontri sono stati ottenuti senza alcuna recensione dei più diffusi giornali e quotidiani nazionali e senza alcun investimento pubblicitario, la soddisfazione è ancora maggiore, perché la diffusione del romanzo si è basata esclusivamente sul passaparola dei lettori e, appunto, su tante e molto positive recensioni in internet.

Titolo: L’ombra del falco
Autore: Pierluigi Porazzi
Anno: 2010
Editore: Marsilio
Collana: Farfalle
Prezzo: 17 euro


Cherosene

Basta davvero poco per dar sfogo al lato oscuro che giace in ognuno di noi. Una lieve scossa, per trasformare quanto di più ordinario in un'azione improvvisa e malvagia. Una scossa che colpisce e accomuna tutti: un mansueto poliziotto come un pensionato stanco, una giovane hacker come un appassionato d'arte o un rappresentante di cosmesi. E nessuno ne è indenne: perché il male non è fuori, ma dentro di noi. Gianluca Mercadante ci racconta la sua raccolta.

Delirio.NET : Perché scrivi racconti? Escludendo “Nodo al Pettine”, presentato nella quarta di copertina come un romanzo a racconti, e il romanzo d’esordio “Il Banco dei Somari”, questa è la seconda raccolta di seguito che pubblichi.

G.M.: Perché non scrivere di nuovo un romanzo, allora?... Obiezione accolta. “Cherosene” è il secondo volume di una Trilogia sul Male, iniziata nel 2008 con “Polaroid”, edito sempre da Las Vegas. L’argomento del male è vasto. Troppo, per raccontarlo in un romanzo. O in una trilogia di romanzi, se preferisci. Quello che sto cercando di raccontare, è un male intestino, che ha cambiato dal di dentro le nostre abitudini, una ad una, ha impoverito perfino la nostra bellissima lingua, in favore di uno schiavismo industrializzato, consumistico, che di certo non ci avvicina come persone – e, per altro, qualora ci avvicinasse cos’avremmo da raccontarci, se ci mancano parole sufficienti a parlare? Avrai intuito che il grande cattivo della mia Trilogia è la televisione, o meglio: la dittatura televisiva, cui siamo sottoposti nel bene e, appunto, nel male.

Delirio.NET : E cosa provoca la dittatura televisiva?
G.M.: In “Polaroid” rappresentavo i fatti di cronaca degli ultimi trent’anni (la fascia di tempo interessata dall’espansione dei canali commerciali) visti “dal basso”, dalla gente comune, con qualche scorcio su un mondo “altro” ma già presente, già sottocutaneo, già sospettabile. Faccio questo, con la narrativa: mi permetto di sospettare. “Cherosene”, oltre a una compattezza contenutistica maggiore rispetto al primo volume (concepito come un vero e proprio rullino delle vecchie polaroid, quindi con una marcata differenza di generi e linguaggi letterari per singolo testo), è il mio primo libro totalmente noir. Un genere estremo, il noir, che proprio grazie a questa sua caratteristica consente di spaziare dalla denuncia sociale al racconto intimista: ho parlato delle ronde, di pedofilia, di sesso dipendenza, di malesseri sociologici spacciati per normalità. Il noir, in quanto genere, è stato per me lo strumento perfetto a rendere l’idea di un male intimo, di un male profondo, che alberga negli esseri umani senza necessariamente trasformarli in spietati assassini.

Delirio.NET : Tuttavia gli assassini ci sono: in “@” e “Il rappresentante”, per esempio, i protagonisti sono serial-killer.

G.M.: I protagonisti sono persone sole che interagiscono col proprio tempo. Diventano poi assassini seriali, almeno nei due racconti che citi. Né i modus operandi, né le descrizioni degli omicidi, in “Cherosene”, vengono posti in primissimo piano. Non m’interessa il sangue, non m’interessa raccontare una strage di massa, o certi comportamenti schizoidi, se finalizzati a sé stessi. A me interessa raccontare cosa c’è prima. In questo senso, è abbastanza riassuntivo della mia opinione al proposito un racconto del libro, “Io fermo”. Il protagonista è un collaboratore di Stato che svolge una mansione particolare: blocca i potenziali assassini di turno in anticipo sull’esplodere della loro follia, perché, ai piani alti, si è deciso che perfino la figura di un assassino debba rispondere a criteri preordinati. Chi impazzisce e basta, insomma, è una specie di piccolo cancro da estirpare. La letteratura noir dei grandi maestri, ci ha trasmesso un similare meccanismo esteso a tutta la realtà sociale del mondo contemporaneo. È bene ribadire, ogni tanto, che certa narrativa ci abbia avvisati. Forse spaventandoci. Ma ciò che spaventa, nel noir, non è lo zampillo di sangue, né la mannaia che si abbassa. Ciò che spaventa, nel noir, è la sensazione che quanto accade sulla pagina potrebbe essere vero. Ed è già troppo tardi per porvi rimedio.

Titolo: Cherosene
Autore: Gianluca Mercadante
Anno: 2010
Editore: Las Vegas
Collana: I jackpot
Prezzo: 12 euro
Booktrailer: Cherosene


Tre io

Una notte. Soltanto una notte che ha la misura di tre esistenze. Tre personaggi prigionieri e fiaccati dalle proprie vite decidono di evadere anche solo per una notte dalla propria routine. Le voci di Dante, Giulia e Andrea si alternano e si muovono da luoghi e identità lontane per poi intrecciarsi, confondersi, scontrarsi. Eventi, azioni e fughe per una notte "brava" di insospettabili personaggi che fa da cornice a riflessioni sull'uomo odierno, sulle sue piccole prigioni, sull'esistenza. Mario Rossi, dietro il suo pseudonimo, ci racconta del suo romanzo.

Delirio.NET : Come e da quali suggestioni nascono le tre voci del romanzo “Tre io”?

M.R.: Ho sempre voluto scrivere di persone ordinarie. I miei personaggi sono normotipi riscontrabili abbastanza facilmente in ogni angolo d’Italia. Mi affascina, poi, portare questi stereotipi umani a conseguenze estreme e farlo in modo che il passaggio risulti coerente e condivisibile se non del tutto inevitabile. La mia idea di scrittura si basa sull’assunto che la follia, lo scarto, il nocumento si annidino in pieghe di normalità piuttosto consuete. Non amo la letteratura che impone personaggi con tratti caratteriali straordinari o innovativi ad ogni costo. Al nastro di partenza, i tipi di cui narro sono persone normalissime; in dirittura d’arrivo, invece, diventano tutt’altro raggiungendo vette di abominio inimmaginabili. In sintesi, mi diverte narrare il cambiamento e faccio in modo che ciò che deve accadere accada in modo repentino. I personaggi di “Tre io” nascono da questo tipo di diacronia: dal principio basilare che inevitabilmente, nel tempo, ognuno di noi cambia e dal concetto che non necessariamente il cambiamento implica un miglioramento.

Delirio.NET : Un romanzo che è una riflessione sull’oggi, sull’esistenza dell’uomo moderno, sui suoi limiti, le sue ossessioni: denuncia, ricerca, catarsi?

M.R.: Quando ho iniziato a scrivere “Tre io” avevo semplicemente intenzione di scrivere. Avevo ben chiaro l’incipit e soltanto una vaga idea del finale. Come sarei arrivato all’epilogo era tutto da scoprire. Ho iniziato a scrivere questo romanzo per divertimento. So che, dati gli argomenti trattati e soprattutto il modo in cui li tratto, può non sembrare vero ma a me diverte molto scrivere. Non è la mia salvezza. Non è una valvola di sfogo. Non è una missione. È semplicemente un gioco. E per gioco ho buttato giù le prime pagine di quel romanzo. Non saprei se l’intero corpo narrativo si impernia attorno a un’idea di denuncia o di catarsi. Posso solo dire che lì dentro c’è tutto quello che sono. Ci sono i libri, i film, i fumetti, i dischi che mi hanno influenzato ma c’è anche il mio rapporto con gli amici, con i miei genitori, con il lavoro, con la vita in generale. Se da lì esce una visione pessimistica del mondo, non è colpa mia ma del mondo che ai miei occhi si è mostrato in quel modo.
E comunque penso sia inevitabile. Non parlo di depressione. Parlo di realismo. La vita, oggettivamente, non è sempre un miracolo da vivere. La vita a volte è bella, altre volte è faticosa, altre ancora si vive così come viene. Penso che la malinconia sia una condizione assolutamente normale dell’uomo moderno. E chi non è malinconico una volta ogni tanto, secondo me, è qualcuno che non arriva a ponderare esattamente il peso specifico delle cose.

Delirio.NET : Da che cosa è stata determinata la scelta di pubblicare con uno pseudonimo?

M.R.: Lo pseudonimo è uno stratagemma per riuscire ad essere veramente me stesso. È un escamotage che mi ha permesso di spogliarmi di ogni freno inibitore, di ogni remora, di ogni paura e di scrivere tutto ciò che volevo senza alcun tipo di condizionamento esterno. Più di ogni altra cosa, volevo scrivere un romanzo sincero. Credo che grazie allo pseudonimo io ci sia riuscito. E poi, nell’italico immaginario, “Mario Rossi” mi sembrava il nome più adatto ad un processo di immedesimazione universale. Come scrivo nella biografia “Mario Rossi è l’uomo che potresti o non vorresti mai essere”. In questa frase c’è tutta la mia idea di letteratura e tutto ciò che di me vale la pena leggere.

Titolo: Tre io
Autore: Mario Rossi
Anno: 2009
Editore: Neo Edizioni
Collana: Iena
Prezzo: 13 euro


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