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Rassegna letteraria di Settembre
Ritorna la rassegna letteraria autunnale dopo la pausa d’Agosto. Una rassegna particolarmente ricca, che vede la partecipazione di Carmine Mangone, Hector Luis Belial, Josè Monti, Giovanni Montanaro e Gianluca Wayne Palazzo. I libri di cui ci parlano e raccontano sono, nell’ordine: Mai troppo tardi per le fragole, Making Movies, Ho sognato d’esser vivo, Le conseguenze e Il contrario di tutto. Buona lettura!
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 Mai troppo tardi per le fragole L’amore non è un’ampia eventualità. L’amore è il risultato di un progetto. Di una tenerezza nuova verso le forme-di-vita. Di una rivolta consapevole (e ironica) contro il mondo che ne osteggia da sempre gli aspetti dirompenti. Questo libro è un percorso accidentato e magnifico attraverso l’unicità di un amore. Le poesie e gli aforismi che lo compongono si rincorrono, si tengono per mano da una pagina all’altra per testimoniare – e affermare con decisione – la possibilità di un’intesa totale tra gli umani. Ce ne parla l’autore, Carmine Mangone.
Delirio.NET : Perché nasce "Mai troppo tardi per le fragole"?
C.M.: Il libro è un po’ il seguito ideale di Al centro esatto dello stupore. Anzi: seguito ideale e reale, dovrei dire, visto che i testi pubblicati in esso sono un’ulteriore testimonianza, altrettanto “forte” e carnale, dell’amore già sviscerato nell’opera precedente. La prima sezione raccoglie infatti decine di poesie, molte delle quali già apparse sul mio blog, dedicate per lo più a Valentina Mosca, coautrice di Al centro esatto dello stupore, e grande amore della mia vita. Amore che è finito di recente, ma che si va metamorfosando in qualcos’altro, in nuove dinamiche d’affezione senza vincoli e senza uno specifico progetto, che ancora non so bene e non voglio sapere, dinamiche che oggi non riesco a dire, ma delle quali parlerò probabilmente nel prossimo libro, che comunque sarà ben diverso dagli ultimi, e vedrà il mio ritorno ad uno stile aforistico e poetico-concettuale piuttosto marcato, già per altro esplicitato nella seconda parte di Mai troppo tardi per le fragole. Detto questo, se mi consenti, vorrei ringraziare Marco Refe e gli amici delle edizioni L’orecchio di Van Gogh di Falconara M.ma, sia per la fiducia dimostratami, sia per la qualità e la passione che mettono nel loro progetto culturale.
Delirio.NET : Il titolo è evocativo: come spieghi questa scelta?
C.M.: Io credo che gli esseri umani, o ciò che ne resta, vivano ormai compiutamente pochi spezzoni della loro vita, presi come sono dalla necessità di conservare attraverso i giorni una parvenza d’integrità mediante l’accettazione acritica del lavoro, della famiglia, delle finte trasgressioni, delle convenzioni sociali in genere. Devo constatare, ahimè, che la presenza dell’umanità su questo pianeta si va riducendo ad una sempre più labile eco, ad una frenesia volgare e senza senso, fatta di azioni che adempiono per inerzia alle regole del mercato. Anche nel campo degli affetti – che diventano spesso “affezioni” in senso negativo – non si riesce più a svincolarsi dal dominio del valore di scambio: l’amore stesso diventa una partita doppia, con una rigida contabilizzazione di entrate ed uscite, e ogni sorriso, ogni parola, ogni gesto di presunto affetto finisce per invocare una contropartita in termini di abnegazione, di sacrificio della propria singolarità. L’amicizia e l’amore s’impigliano nelle contraddizioni della società senza che si abbia il coraggio di porsi con lucidità contro le loro dizioni. Si accetta tutto passivamente, perché si ha paura degli squarci che verrebbero a crearsi negando la virtualità che si annida nelle nostre vite e che ci anestetizza sempre più – paura di uscire dalle nostre tane, noi, poveri civilizzati resi bestiali dall’avere, paura dell’altro, paura del corpo che urge, paura degli umori, paura della fica, paura dei turgori pieni di sangue. Eppure, io rimango ancora stoltamente ottimista. Ritengo che ci sia sempre la possibilità di provocare quegli squarci di cui dicevo prima. Basta poco: una parola, un gesto, un sorriso, la capacità di tendere una mano verso l’altro, e tutto può rimettersi in moto perentoriamente verso il sole. E non è mai troppo tardi per le scelte radicali, mai troppo tardi per assumersi la bellezza possibile della vita. Le fragole sono sempre a portata di mano. Acerbe semmai o senza il sapore che talvolta ci auguriamo che abbiano. Ma sempre a portata di mano. Sempre.
Delirio.NET : L'amore come idea offensiva raccontato in una poesia potente, a volte violenta: che rapporto hai coi tuoi versi?
C.M.: Il mio ménage con le parole è sempre stato altamente conflittuale, ma anche gioioso, perché per me il conflitto è anche gioia, immane eventualità, spazio per praticare la poesia come conoscenza estetica della materia e dei corpi. Ho iniziato nel 1989 con la scrittura automatica surrealista, mi sono impregnato poi delle istanze punk, ho ibridato il mio materialismo con Lautréamont, Bataille, Blanchot, ho cercato di rendere sempre più essenziali le mie strutture poetiche ed espressive, di renderle quasi zen, al di fuori del lirismo e di qualsiasi tradizione, ma in tutto questo non sono mai riuscito a tenere a freno l’anarchia delle mie mucose, del mio sangue. La mia poesia finisce quindi puntualmente per trasudare amore, furore e volontà in modo esacerbato. A volte cerco d’impormi una macchina testuale ben precisa, ma poi, quasi sempre, qualcosa salta, e il movimento delle passioni viene ad installarsi con veemenza al centro delle mie parole. È anche vero che c’è in tutto questo un gusto per l’esaltazione piuttosto marcato, un evidente compiacimento nel volere che le parole si facciano testimonianza delle mie esperienze più forti, nonché incitamento (per me, come per chi legge) a ricreare, a replicare quelle stesse esperienze su scala più vasta, più esaltante. Non mi vieto quindi l’utilizzo di nessun registro per manifestare la mia volontà d’amore e di vita, passando dai toni soffusi della malinconia [maciniamo parole scomposte per / farne farina nelle stagioni fragili] alla carnalità più sfrontata e disturbante [ se ti leggo Char / poi me lo fai un pompino?]. Spero sempre che nel mondo possa vincere l’autenticità ancora possibile dell’umano – l’amicizia verso il mondo, non la paura – ma per questo bisogna anche imparare ad osteggiare ciò che si schiera contro l’amore, al di là di ogni buonismo e di ogni becera accettazione delle regole democratiche. Ecco da dove nasce la mia idea offensiva dell’amore, idea che deve attraversare il mondo senza calpestarlo, per sottrarre gli amori dell’uomo al mercato delle passioni, portandolo quindi ad una condivisione nuova del proprio sentire già a partire dal presente. L’amore è immanenza, carne viva che si pensa qui e ora – non certo propaggine del sacro o terra promessa dei corpi da relegare in un lontano futuro.
Titolo: Mai troppo tardi per le fragole Autore: Carmine Mangone Anno: 2009 Editore: L’orecchio di Van Gogh
Prezzo: 12 euro
 Making Movies Un pittore dorme nel suo letto, ha l’ombra della morte tra le pieghe del volto e una pallottola sta per entrare dalla sua finestra. Il proprietario del proiettile è El Niño, il killer. E presto il pittore scoprirà che successo e fallimento sono parte della stessa medaglia. Un vecchio cammina solitario nelle strade notturne di New York, ha le scarpe sformate ed è disarmato. È un celebre ladro che si prepara per l’Ultimo Piano, la sua Opera Finale. Al Café des Arts un mercante d’arte senza remore e un tranquillo avventore italiano fondano la loro intesa sulla menzogna reciproca. Ce ne parla l’autore, Hector Luis Belial.
Delirio.NET : Come nasce “Making Movies” e la scelta del titolo, che richiama musica e cinema?
H.L.B.: Inizialmente pensavo di scrivere una sceneggiatura ("Il Rinascimento") che alternasse le vite di Jean Michel Basquiat e Michelangelo Buonarroti. L'idea era che l'accostamento azzardato tra due artisti così diversi - e due epoche così lontane - avrebbe messo in luce certe ipotetiche costanti del processo creativo, del rapporto tra l'artista, l'arte e la propria creazione. Poi ho scoperto che esisteva già un film su Basquiat, ho sviluppato diverse linee narrative da intrecciare, anche se in qualche modo credo di essere rimasto fedele all'idea iniziale. Ho voluto che la prima delle innumerevoli citazioni stesse nel titolo, con un duplice rimando al rock e al cinema. Al rock, naturalmente, perché Making Movies è un ottimo album dei Dire Straits, che ascoltavo spesso mentre scrivevo. Il disco fu inciso a New York nel 1980, ed è più o meno da lì che inizia il primo capitolo. Il titolo suona bene. Inoltre "movies" è al plurale, e il romanzo include molte storie, personaggi, punti di vista. Mi piace pensarlo al plurale.
Delirio.NET : Sei giovanissimo. Nei tuoi romanzi, utilizzi la cultura letteraria e pop a 360 gradi. Ci racconti la tua formazione?
H.L.B.: Ho studiato Scienze della Comunicazione, corso che include discipline abbastanza disparate. Ma mi sarebbe servito a poco se non avessi coltivato da solo i miei interessi. So che non avrò mai letto abbastanza libri, né ascoltato abbastanza musica o visto troppi film. Per cui cerco di rimediare. Inoltre non metto paletti tra cultura "ufficiale" e "pop".
Delirio.NET : Da "Saxophone Street Blues" a "Making Movies" c'è stata un'interessante evoluzione. Quale sarà il prossimo step?
H.L.B.: Al momento ci sono alcuni filoni che mi interessano particolarmente: il fantastico, il surreale, il grottesco. Faccio riferimento specialmente ai racconti di Borges, Cortazar, Casares, Quiroga; ai film di Buñuel, specie quelli scritti con Carrière; e ai romanzi di Roberto Bolaño, che ho scoperto tardivamente. E' possibile che segua una di queste direzioni, forse tutte e tre insieme, vedremo! Una mia incursione nel genere neroromantico adolescenziale mi sembra improbabile.
Titolo: Making Movies Autore: Hector Luis Belial Anno: 2009 Editore: Las Vegas Collana: I jackpot
Prezzo: 12 euro
 Ho sognato d’esser vivo Uno straordinario romanzo fittamente illustrato, la seconda parte (leggibile autonomamente) della trilogia di Josè Monti, inaugurata dal volume L’adottato. In allegato al volume, il cd omonimo del gruppo musicale padovano Greenhouse Effect. Ci parla dell’opera l’autore/regista, Josè Monti.
Delirio.NET : Il delirio in una stanza, all'interno del manicomio che non c'è: come nasce "Ho sognato d'esser vivo"?
J.M.: "Ho sognato d'esser vivo" nasce facendo un’inversione di marcia sull’impostazione tecnico-letteraria del romanzo rispetto al primo volume della mia trilogia “L’ADOTTATO”. Mentre sul primo romanzo “L’ADOTTATO”, si fa un viaggio che parte nella parte interna di me, dal più profondo del mio cuore e ci si sposta verso l’esterno ovvero il mondo così com’è nudo e crudo; in "Ho sognato d'esser vivo" invece il racconto si evolve al contrario, si parte dunque dal Mondo e i suoi svariatissimi personaggi e comparse, partendo dai loro cuori finendo poi alle mie riflessioni fuori campo.
Delirio.NET : Le contaminazioni tra parole, fumetti, fotografia, musica: quanto contano per la ricerca di un proprio stile?
J.M.: Io credo che ormai nel 2010 il libro inteso come opera debba essere anche stravolto e capovolto. Se è vero che ogni libro è una finestra sull’altro mondo della fantasia e immaginazione perché non riempirlo di foto immagini disegni… e anche musica? Io credo che un’opera solo scritta sia un libro utilizzato al 20% delle sue possibilità.
Delirio.NET : Ti senti più scrittore o regista?
J.M.: Un casinista mi sento, più che regista o scrittore, il quale cerca di mettere ordine tra varie forme artistiche attraverso l’uso delle pagine che stampate incollate e confezionate producono un oggetto finale chiamato libro.
Titolo: Ho sognato d’esser vivo – vol.1 Autore: Josè Monti Anno: 2009 Editore: Tespi Collana: Narrativa
Prezzo: 15 euro
 Le conseguenze Berlino Est, 1987, poco prima della caduta del muro. Leo Kamp è un sarto, ma soprattutto un geniale falsario che, in un sottoscala, sviluppa fototessere e crea documenti contraffatti. Nel suo laboratorio decide la nuova identità di chi gli domanda aiuto per fuggire dalla Germania Est. Finché un giorno gli si presenta un ungherese, Akos Roth, chiedendogli due visti per l'Italia; uno per lui e uno per Iren Cori, la ragazza che Leo Kamp ha amato e perduto ma mai dimenticato. Parigi, 1572, alla vigilia della notte di san Bartolomeo. Vincent des Jours è un pittore di talento, Adeline de Montrouge la timida moglie del duca che ha commissionato a Vincent un ritratto. Tra i due nasce un amore tenero e forte, minacciato dagli intrighi di corte, dalle lotte religiose e da uno spaventoso incendio. Ci parla del romanzo l’autore, Giovanni Montanaro.
Delirio.NET : Come nasce il tuo romanzo "Le conseguenze"?
G.M.: Nasce da due storie, due immagini forti. Un falsificatore di passaporti che si trova davanti a una scelta difficile e un pittore che scaglia nell'oceano un quadro che non riesce mai a concludere. Sono diventate lo stesso romanzo quando ho scoperto cosa le accomunava, qual era il filo che le univa, ossia il fatto che nella vita di entrambi questi uomini c'è stato un momento decisivo, un momento in cui le cose potevano andare diversamente, e che dunque loro sentono di vivere nelle "conseguenze" di questi eventi. Credo sia un sentimento condiviso da molti. Una volta trovato questo legame, è fiorita la storia: Berlino Est, Parigi nel Cinquecento, l'oceano, i treni, i personaggi femminili. Ma, ci tengo a sottolinearlo, è un libro di uomini che lottano, che si oppongono al destino e che, in qualche caso, riescono loro stessi a determinare le "conseguenze".
Delirio.NET : Hai avuto al tuo esordio critiche positive e sostenitori entusiasti della tua scrittura: come hai affrontato la stesura del tuo nuovo romanzo, con questo background?
G.M.: Scrivere per me è una passione e una necessità. Non mi sono fatto tante domande e, una volta pubblicata La Croce Honninfjord, mi sono messo subito a disposizione di nuove immagini, idee, personaggi. E sono nate Le conseguenze. Certo, molte cose cambiano dal primo romanzo, da un esordio; il contatto sin dal primo giorno con la casa editrice, l'incontro con persone e lettori che ti stimolano e ti spronano a continuare, un tuo riflettere su te stesso che si fa diverso, le critiche che inevitabilmente ti pongono in ascolto e in crescita. Per certi versi, volevo confermare quanto di buono mi era stato detto della Croce, ossia la ricchezza di ambientazioni, trame, situazioni, e, al tempo stesso, lasciarmi andare un pò di più. Ne sono nati dei personaggi, Leo Kamp, Vincent des Jours, Adeline de Montrouge, Iren Gori, a cui sono molto affezionato. Di questa seconda opera sono piuttosto contento; ora vedremo che ne pensano i lettori.
Delirio.NET : Lo scorso anno sei stato scelto al Festivaletteratura di Mantova come rappresentante italiano del progetto Scritture Giovani: ci racconti di questa esperienza?
G.M.: Volentieri, è molto piacevole ricordarla. Scritture Giovani mette in rete alcuni grossi festival internazionali (per l'Italia, il Festivaletteratura di Mantova) che scelgono ciascuno un giovane scrittore che ritengono interessante. Mantova, appunto, ha scelto me, e mi ha consentito di confrontarmi con uno scrittore tedesco, uno gallese e una turca scrivendo un racconto sul tema "Sunshine" e mi ha anche permesso di partecipare a vari festival in giro per l'Europa. Ogni contesto è stato affascinante, e anche vedere cosa avevamo prodotto di diverso sullo stesso tema. E penso l'emozione più grande sia stata essere per la prima volta tradotti. Oltre a scoprire che il tuo racconto in tedesco è lungo il doppio delle pagine, è stato veramente impressionante ascoltare, per esempio, un attore impersonare i tuoi personaggi in una lingua che magari non conosci, e accorgersi che in lui sono impresse le emozioni che tu volevi donare. Sono molto riconoscente al Festivaletteratura di questa possibilità.
Titolo: Le conseguenze Autore: Giovanni Montanaro Anno: 2009 Editore: Marsilio Collana: Marsilio X
Prezzo: 16,50 euro
 Il contrario di tutto Meglio non leggere nei pensieri del giovane professore Carlo Antonino. Si potrebbero scoprire aspetti difficili da condividere. Disprezza gli studenti, li umilia, li rincorre, ma poi si lascia fagocitare dagli occhi verdi e affilati di ragazzine implacabili. Il romanzo irriverente e graffiante di un giovane autore, pagine intrise di sarcasmo, cattiveria e humour nero. Ma anche di delicatezze inattese. Insomma: tutto e il contrario di tutto. Un po’ come la vita. Ci parla del romanzo l’autore, Gianluca Wayne Palazzo.
Delirio.NET : Come e da quali suggestioni ed esperienze nasce "Il contrario di tutto"?
G.W.P.: Durante il mio primo anno di insegnamento avevo accumulato una quantità di esperienze e osservazioni contrastanti riguardo al mondo della scuola. Credo che sia un campo di battaglia, sul quale due eserciti si scontrano senza esclusione di colpi: insegnanti e studenti, davanti e dietro alla cattedra. Tutti siamo stati studenti, tutti abbiamo pensato una volta “se fossi un professore non sarei mai così bastardo come il mio prof.”... Ma chi è stato anche insegnante sa che è difficile sopravvivere in classe con la sola collaborazione, la disponibilità all’ascolto e i sorrisi. Sa che i ragazzi possono essere crudeli e che occorrono prove di forza, di tanto in tanto. Così mi sono chiesto: se qualcuno fosse tanto abile da simulare gli aspetti più affascinanti e intriganti del “bravo insegnante”, un giovane carismatico che sa catturare l’attenzione e ha grande passione per il proprio lavoro – se qualcuno così fosse invece un frustrato, cinico menefreghista, pronto a passare sopra a tutto per ottenere quello che gli piace... che cosa potrebbe arrivare a fare? Come si comporterebbe di fronte agli inevitabili compromessi del mestiere, e soprattutto alle tentazioni offerte da una gioventù così facilmente manipolabile? Ho provato a rispondere, e quando avevo finito, era finito anche il romanzo.
Delirio.NET : Il protagonista è un personaggio verso il quale provare sentimenti contrastanti: è sgradevole, ma alle volte, non si può che essere d'accordo con le sue riflessioni. Chi è il professor Carlo Antonino?
G.W.P.: E’ soprattutto un essere umano, con tutti i limiti e le debolezze di qualunque uomo, e io gli voglio bene per questo. Tutti si identificano con chi riconosce i propri difetti, con chi è consapevole degli errori a cui lo conduce la propria natura. Il punto è che di lui conosciamo ogni cosa, gli leggiamo nella testa... e quale mente non nasconde pensieri inconfessabili, istanti di puro disgusto, meschinità, lampi di odio cieco per la mediocrità che abbiamo intorno – in particolare quando sentiamo di fare ampiamente parte di quella mediocrità, e soffriamo per questo? Antonino è un giudice implacabile e tutti, checché se ne dica, siamo portati a giudicare. Ma per quanto possa essere indulgente con se stesso, è spietato nel verificare come è profondo l’abisso in cui scende ora dopo ora. E così facendo è sincero, persino spiritoso. Fra l’altro, va incontro al suo destino. E’ questo il tema che più mi preme, il vero motore del romanzo: possiamo davvero autodeterminare la nostra vita, o la nostra natura è incancellabile? Possiamo cambiare, o siamo troppo “pigri” per farlo? Naturalmente non so rispondere.
Delirio.NET : Nella prefazione di Gianluca Morozzi, viene svelato il titolo del manoscritto originale: ci racconti la storia della pubblicazione?
G.W.P.: Ho scritto questo romanzo di getto, senza pensare che sarebbe stato pubblicato. Sono partito da un titolo provvisorio che rappresentava egregiamente lo spirito del protagonista, la sua (apparente) visione del mondo: “La mia merda profuma”. Tanta arroganza naturalmente è fasulla, viene sgretolata pezzo a pezzo da ciascuno dei personaggi con cui il professore ha a che fare. Mi sembrava un bel grido di disperazione, in sostanza. Stava per essere pubblicato con questo titolo da un’altra casa editrice, ma alla fine non se ne è fatto nulla. Quando l’ho proposto alla Voras, gli editori mi hanno chiesto di ripensare il titolo: ai loro occhi il coraggio di dire merda, come scrive Morozzi, suonava fasullo, un’esca per attirare l’attenzione. Ci ho pensato, e mi sono chiesto se non fosse così, se non stessi cercando di gridare più forte degli altri per farmi notare tra gli scaffali di una libreria. La Voras aveva il coraggio di pubblicare una storia così brutale, irritante e “pericolosa”, ma quel titolo secondo loro rischiava di sminuire la forza della vicenda. “Il contrario di tutto” era sempre stato il mio titolo alternativo. Antonino è il contrario di ciò che sembra, le sue parole sono il contrario dei suoi pensieri: fare tutto e il contrario di tutto significa essere incoerenti, eclettici, indecisi, significa possedere una parte costruttiva e una distruttiva. Antonino ha solo quella distruttiva. Per sua natura non può che essere perpendicolare alla vita.
Titolo: Il contrario di tutto Autore: Gianluca Wayne Palazzo Anno: 2009 Editore: Voras Prezzo: 12 euro
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