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Laureande sull'orlo di una crisi di nervi

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Un libro a Primavera

- Libri -


un libro a Primavera

Torna la rassegna letteraria di Delirio.NET dedicata a sei titoli e ai suoi autori che li raccontano in tre punti. Questo mese è la volta di Ho scaricato miss Italia, 31 Ottobre, Uragano, Non baciarmi sulla bocca, Pittori piuttosto pittoreschi, Il cerchio imperfetto e Radio Bellei. Per la videorubrica DeLi(b)rando invece, si parla di Gashapon Hunter e della casa editrice Jar di Bologna. Buona lettura e buona visione!

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Guarda DeLibrando di Aprile 2008 - Flash 8 - 500kbps

 


Ho scaricato miss Italia

I sentimenti vanno veloci per i ragazzi e le ragazze della speed generation, e le emozioni si confondono con i fumi dell'alcol e i flash delle pastiglie. Succede a Leo, ragazzo di buona famiglia con la mania dei cocktail e la tendenza a bere "fino a farsi cadere le braccia", che impatta contro qualcosa che sembra un sentimento. Succede a Marika che lo ha piantato perché "lui le stava troppo addosso". Succede a Thomas che del sesso ha fatto una missione. Succede a Emanuele che gira in Porsche e in discoteca "ha sempre il tavolo prenotato". E succede ad Anita, bella e impossibile, che di Leo non ne vuole sapere. Parla Pier Francesco Grasselli, autore del prequel de L’ultimo Cuba Libre.

Delirio.NET : Dopo il successo dei precedenti romanzi sulla speed generation, un prequel: perché questa scelta?

P.F.G.: Beh, è nata dal desiderio di approfondire di più un personaggio a cui ero affezionato: il Leo di "L'ultimo cuba libre". In ogni caso si tratta anche stavolta di una storia indipendente, pur contenendo alcuni richiami agli altri romanzi. Ho cercato di costruire una sorta di "Gioventù Bruciata" dei nostri giorni, e Leo è una specie di James Dean moderno che frequenta cattive compagnie e si mette nei guai per sfuggire al'etichetta di "bravo ragazzo" che la gente tende ad assegnargli. Anche in questo romanzo quindi ho cercato di tracciare un accurato ritratto generazionale. La componente di novità, stavolta, è senz'altro quella sentimentale-ironica, ricca di gag nei corteggiamenti delle ragazze e di episodi spassosi.

Delirio.NET : Leo è un personaggio a metà tra bianco e nero, perché nonostante tutto, cerca l'amore e rapporti veri. Che cos'è che, crescendo, distoglie da questo obiettivo i giovani e li porta agli eccessi raccontati nei tuoi romanzi?

P.F.G.: Credo sia l'incapacità di metterlo a fuoco, questo obiettivo. Sia a livello di sentimenti edi realizzazione emotiva, sia a livello di attività e di realizzazione personale sul lavoro. I giovani come quelli che ho descritto in "All'inferno ci vado in Porsche" e "L'ultimo cuba libre" sono totalmente disorientati. Storditi da una marea di cose futili, abbagliati dalla civiltà dell'immagine fine a se stessa, disperdono le proprie energie senza concentrarle su un obiettivo preciso e mancano della volontà e delle determinazioni necessarie a intraprendere qualsiasi percorso. Così facendo si perdono in una spirale di perdizione e di lenta autodistruzione. Chiaramente questi giovani sarebbero in grado di trovare dentro se stessi questa volontà e questa determinazione, se solo si sforzassero.

Delirio.NET : Il linguaggio che hai scelto è realista e riporta spesso modi di dire o termini propri dell'età giovanile: c'è stata una ricerca per questo aspetto?

P.F.G.: La ricerca linguistica c'è stata, e devo dire anche più che negli altri due romanzi, con un'attenzione particolare allo slang e al modo di parlare corrente delle giovani generazioni. Anche perché Leo, il protagonista, ha diciotto anni, e quindi mi sono dovuto "immedesimare" in un ragazzo giovane. Non è stato difficile, e nel Leo di "Ho scaricato Miss Italia" c'è di sicuro una parte del me stesso di diciotto anni. Ma il modo di esprimersi si è adeguato, e ho dovuto tenermi aggiornato. Inoltre, credo che l'ultilizzo dello slang sia utile a "colorire" il romanzo, rendendolo più divertente e coinvolgendo maggiormente i lettori: "tirandoli dentro la storia", come si dice.

Titolo: Ho scaricato miss Italia
Autore: Pier Francesco Grasselli
Anno: 2008
Editore: Mursia
Collana: SottoTrenta
Prezzo: 15 euro


31 Ottobre

Misteriosi omicidi a Bologna: una ragazza, sui trent’anni, uccisa in piena notte mentre tornava a casa; un ragazzo morto in seguito a uno strano incidente con un autobus privo di autista; infine un’altra ragazza, ammazzata davanti a casa, mentre aspettava il suo ragazzo. Ciò che di orribile hanno queste morti è che l’assassino ha aperto alle vittime il ventre dal petto all’inguine e si è divertito a estrarne le viscere. Di fronte agli occhi degli investigatori si mostrano scenari devastanti, che hanno tutti qualcosa in comune: la parete più vicina è annerita da fiamme e sembra ritrarre il delitto nel suo momento più cruento. Oltre a questo una presenza inquietante: vicino alle vittime viene sempre trovato un miagolante gatto, completamente nero, se non fosse per le chiazze rossastre del sangue, che gioca con gli organi di quelle. Glauco Silvestri parla del suo nuovo thriller.

Delirio.NET : Come ti è nata l'idea dell'intreccio alla base di 31 Ottobre?

G.S.: L'intreccio è nato quasi per caso, proprio nella notte di Halloween del 2003. Avevo passato una notte piuttosto agitata e, il sogno di quella notte mi era rimasto ben impresso anche al risveglio. La sensazione di essere seguito, l'affanno, il cuore che batteva forte...
per tutta la giornata ho vissuto in uno stato di singolare agonia e, per questo motivo ho deciso di scriverci sopra un racconto.
Ho voluto riportare tutte queste emozioni in una storia che mantenesse tutti gli ingredienti che, credevo, erano stati fondamentali per la loro nascita. Il primo capitolo di 31 Ottobre, difatti, non è altro che la trasposizione romanzata del sogno che mi ha spinto ad iniziare questo progetto.

Delirio.NET : Bologna è una protagonista silenziosa: in base a cosa hai scelto i luoghi di ambientazione?

G.S.: Innanzi tutto, è stato l'amore per la mia città. Quando sono lontano da Bologna per più di una settimana comincia a mancarmi l'aria. Non so bene il motivo ma, è proprio un legame profondo. Come se avessi un cordone ombelicale immaginario che mi costringe a stare vicino a lei. Per cui, ho deciso che Bologna avrebbe dovuto essere lo sfondo della storia.
Ed è stata anche una scelta pratica. Conosco bene la città, spesso e volentieri la visito e scatto fotografie dei suoi angoli più inusuali. I luoghi sono stati scelti per la loro "immagine". Il Pavaglione si prestava all'inseguimento notturno. Porta San Felice, invece, l'ho scelta come epicentro della vicenda proprio per una questione logistica. Molti luoghi che ho rappresentato nel racconto sono facilmente raggiungibili da quella porta. Le ambientazioni minori, invece, i luoghi di passaggio e i locali in cui avvengono alcune scene, sono luoghi che ho frequentato in passato e mi hanno lasciato bei ricordi.
Diciamo che nel libro c'è un po' della mia storia, della "mia" Bologna.

Delirio.NET : Per la simbologia utilizzata nel libro quali ricerche hai fatto?

G.S.: E' stato un duro lavoro in ogni direzione. Dovendo ambientare la storia nel giorno di Halloween ho dovuto studiare le origini della tradizione Celtica. Mi sono affidato a diversi siti internet dedicati all'argomento, a libri di testo, a discussioni con persone appassionate. Poi dalle varie versioni ottenute ho ricostruito una "mia" verità e, da quella ho estrapolato le informazioni che mi necessitavano per la stesura del libro. Ho dovuto anche studiare la storia della città, sia le leggende, sia la storia ufficiale. Qui mi sono appoggiato per lo più a testi stampati. Alcuni erano di mia proprietà, altri presi in biblioteca. Il nome del gatto, poi, è stato impegnativo. Volevo che il gatto, anche nel nome, fosse un punto di incontro tra il mondo razionale e quello immaginario. Volevo però che fosse un nome noto a tutti e, per giungere a Mefisto, mi è toccato spaziare in ogni direzione... fino a che non mi sono ricordato del Faust di Goethe. Il personaggio di Mefistofele mi è sembrato perfetto immediatamente. Ma anche il cinema, in particolare il film di Salvatores (Quo Vadis Baby?), mi ha dato molti spunti per costruire le situazioni più inquietanti.
Per riassumere, ho praticamente tratto informazioni da ogni tipo di canale, da internet, alle biblioteche, alle pellicole cinematografiche, fino ad arrivare anche alle discussioni a quattr'occhi con amici e appassionati.

Titolo: 31 Ottobre
Autore: Glauco Silvestri
Anno: 2007
Editore: Il Filo
Collana: Vertigo
Prezzo: 14 euro


Uragano

Tra Bruxelles e Messico nella seconda, un ragazzo di 22 anni si getta volontariamente nel mondo del sado-maso gay. Obbedisce a una forza che sente crescere in lui e alla quale non sa dare nome. Una forza potente che lo spinge a cercare un Master ed essere un oggetto nelle sue mani. Su una chat troverà un tipo che si presenta come un vero Dominatore. Passerà tempo prima dell'incontro, ma l'incontro ci sarà. Tre domande all’autore Giovanni Buzi.

Delirio.NET : Come nasce Uragano - Storia di un apprendista schiavo?

G.B.: La la data che appare all’apertura d’Uragano: 28-12-2000 10h34, è la pura verità. Questo romanzo è nato da una delle mie varie “follie”, in quella precisa data, a Bruxelles, città in cui vivo dal 1990, sono veramente entrato in una chat gay con lo pseudo “Alex”, immaginandomi un ragazzo di 22 anni con quel tipo fisico e con quella voglia prepotente: essere uno schiavo a livello sessuale e psicologico. Fino all’incontro col Master, il dominatore, ogni mail, colpo di telefono ecc. è vero. Tanto vero che tutto questo è stato scritto in francese. Copiavo ogni mail inviata e ricevuta su un file. Solo in un secondo momento, dopo che l’incontro col virtuale Master non c’è mai stato (con quello, almeno), ho iniziato a tradurre il tutto in italiano, cambiando un po’. Dato che la vicenda m’aveva preso letteralmente alle viscere, ho continuato a scrivere immaginando come poteva seguire la storia. La sorpresa è stata che, andando avanti, tutto mi sembrava vero. I personaggi non solo li vedevo, ma li sentivo vivere con un’energia propria. Ho creduto d’essere solo uno strumento, un medium, attraverso il quale quei personaggi potessero vivere. E la mia grande sorpresa è stata che le prime persone che hanno letto questa strana storia hanno sentito la forza e la vitalità d’esseri di pura immaginazione. Come fossero vivi. Tanto vivi che adesso più d’una persona s’è messa in testa che io sia proprio Alex, il personaggio principale. Ovviamente, qualcosa di me c’è, ma Alex non sono io.

Delirio.NET : Come ti sei preparato alla ricerca e alla scrittura di questo libro?

G.B.: Le maniere un po’ forti e decise, le maschere, un certo rituale mi sono sempre piaciuti nei giochi sessuali. Il mondo SM l’ho scoperto molto più tardi, sia dal punto di vista letterario, Sade e compagnia, che dal punto di vista pratico, nel senso di praticato. Come si potrebbe scrivere di SM (o di qualsiasi altro soggetto) essendone del tutto a digiuno? La “Scheda di valutazione” dell’apprendista schiavo e il “Contratto di schiavitù” sono “veri” documenti che mi sono dovuto (dolorosamente) procurare. Certi ambienti si aprono difficilmente; non sto parlando dei vari locali pubblici, ma di “locali privati”: case, soffitte e piccionaie ben fornite di “matos”, materiale SM, come viene chiamato in francese. Non avrei mai creduto che in certi ambienti circolassero “veri documenti” cartacei che gente firma. Che valore abbiano giuridicamente non lo so, forse nessuno, ma hanno un grande valore psicologico per chi ci crede. I documenti che appaiono in questo romanzo sono stati soltanto leggermente modificati ai fini della finzione letteraria.

Delirio.NET : Come mai secondo te è in aumento l'interesse per il mondo bdsm?

G.B.: In effetti, è in continuo aumento. Una risposta precisa non l’avrei, ma penso che i giochi SM riflettano e cerchino di rielaborare alcuni meccanismi della nostra società. La violenza, il dolore, la sottomissione, il rapporto schiavo/a-Padrone/a sono elementi che ci sono sotto agli occhi tutti i giorni, ma in genere non fanno parte dei rapporti sessuali cosiddetti “normali”. L’SM, quando è ben fatto, fra persone maggiorenni e consensienti, permette anche di andare a fondo su molti meccanismi fondamentali del nostro essere profondo. Si pensi solo ai rapporti: umano/bestiale, abbandonare/legare, dolore/piacere, comandare/ubbidire, creare/distruggere, eccetera che vengono affrontati nei giochi SM. L’SM specchio della nostra società? Forse, non si può affermare in modo categorico, ma ne è almeno, sicuramente, una sfaccettatura significativa di essa. E poi, mi permetti una battuta? A me piace.

Titolo: Uragano - Storia di un apprendista schiavo
Autore: Giovanni Buzi
Anno: 2008
Editore: Delos Book
Collana: Atlantide
Prezzo: 12 euro


Non baciarmi sulla bocca

Giulia è una ragazza che di giorno studia in accademia e di sera lavora in un ristorante. Non crede più nell'amore da quando è stata tradita. Ora appare fredda e razionale, calcolatrice e senza passioni. Lui è Daniele. Un uomo misterioso che riuscirà a portarla ai massimi livelli di dolore e di piacere e che la terrà sempre in bilico tra l'amore e la solitudine, riducendo a brandelli ogni sua più piccola sicurezza. Sara, la sua migliore amica e convivente, donna premurosa e attenta, e Federico, l'ex, non riusciranno ad allontanarla da una storia pericolosa e dilatata alle massime emozioni. Giulia inizierà un viaggio senza meta e senza via di scampo. Una storia di passione, pazzia e desiderio che la travolgeranno come un treno in corsa. Ce ne parla l’autrice Valeria Ferracuti.

Delirio.NET : Ci racconti della genesi di Non baciarmi sulla bocca?

V.F.: Sarebbe bello poter parlare del classico “lampo di genio”. Raccontare che ti sei svegliata, alle due del mattino, con un’improvvisa folgorazione e che hai iniziato furiosamente a scrivere sulla prima cosa che ti è capitata tra le mani avrebbe molto fascino.
Invece “Non baciarmi sulla bocca” ha avuto un inizio lento, direi quasi trascinato. Sono stata per mesi con il primo capitolo e il canovaccio – se così poteva chiamarsi uno stralcio di schema sui capitoli nemmeno ben definito – parcheggiati sul desktop del mio portatile. File che venivano aperti e subito richiusi dopo lunghi minuti a fissare lo schermo.
Si dice che quando si scrive una nuova cosa non sei tu a crearla, è la storia a catturarti. Tu non fai altro che metterla su carta. E “Non baciarmi sulla bocca” non mi chiamava, se ne stava lì ferma in attesa.
Poi una sera, finalmente, mi sono chiesta se era proprio quella la strada che dovevo seguire. Mi sono chiesta se non mi stessi fossilizzando troppo su una trama che non aveva sbocchi. E così ho ribaltato tutto. Ho scaraventato i vecchi personaggi in lavatrice e li ho tirati fuori completamente nuovi, guardandoli con altri occhi.
Vivevo con i personaggi per tutto il giorno e non facevo che pensarci. E alla fine sì, mi hanno chiamato e, con un’attenzione quasi maniacale, ho iniziato a scrivere su quel file per chiuderlo fortunatamente solo alla fine.

Delirio.NET : Giulia e Sara, due facce della femminilità, Daniele e Federico, due aspetti della mascolinità: come hai creato i personaggi?

V.F.: Quando si legge un romanzo di questo tipo, quasi sempre viene naturale innamorarsi, affezionarsi, fare il tifo per il protagonista.
Voglio che il lettore si innamori di Giulia, principalmente. Dolce e testarda, fragile e tenace; dove fragile non è debole né tenace è indistruttibile. Ho voluto che il lettore si sentisse parte di quella instabilità e fugacità che, poco o tanto, appartiene un po’ a tutti. Io l’ho presa per mano accompagnandola fino alla fine ed è ciò che, a chi legge “Non baciarmi sulla bocca”, spero venga naturale fare.
Sara nasce come suo contrario, un alter ego frivolo e leggero che però, alla fine, fortunatamente vacilla mostrando una dolcezza, una forza e una consapevolezza che solo le donne sanno avere.
Federico e Daniele sono personaggi che nascono in un modo e che – uno per un motivo e l’altro per un altro – vengono spogliati dei loro abiti solo alla fine. Daniele, uomo misterioso ed ermetico, è quello che ti accarezza con fermezza ed è quello che, con la stessa fermezza, ti schiaffeggia.
Federico è invece un personaggio che sembra arrivare nel romanzo a percorso già compiuto e, pur sembrando avere un ruolo marginale all’inizio della storia, finirà per diventare – per forza di cose – un pezzo importante del puzzle.

Delirio.NET : Com'è nata la tua passione per la letteratura erotica e quali sono i tuoi autori di riferimento?

V.F.: Ho iniziato a leggere romanzi erotici verso i diciassette anni. Un mio amico era in partenza e voleva lasciarmi qualcosa. Si è presentato con due libri: “Justine” di De Sade e “Il sito di Angelica” di Russel Hoban. Il primo un classico crudo della letteratura erotica, il secondo un romanzo moderno surreale e ironico.
Avevo già ai tempi sentito parlare del marchese e mi sono incuriosita. “Justine” è stato un libro che ho divorato e che mi ha catturato totalmente. Da allora sono sempre stata alla ricerca di nuovi romanzi e nuovi autori, e la letteratura erotica è diventata una vera e propria passione.
Non credo di avere scrittori di riferimento. Degli autori “vecchi” e nuovi che ho letto amo, di ognuno, una caratteristica. Amo la schiettezza di Gisy Scerman e la raffinatezza languida di Anais Nin, amo l’ironia della Cutolo e la frivolezza corrotta della Grandes.
Non so, forse in quello che scrivo inconsapevolmente c’è qualcosa di ognuno di loro.
O, forse, il tempo e l’esperienza mi faranno trovare un modo tutto mio, ironico, crudo, frivolo e corrotto, di descrivere i mille colori dell’erotismo.

Titolo: Non baciarmi sulla bocca
Autore: Valeria Ferracuti
Anno: 2008
Editore: Graphe
Collana: Afrodite
Prezzo: 10 euro


Pittori piuttosto pittoreschi

Storie vere, verosimili e sfacciatamente false. Un omaggio e una rivisitazione di eventi legati alla vita e alle opere di alcuni dei grandi maestri della pittura mondiale. I venti racconti che compongono la raccolta creano un turbinio di generi in cui il dramma va a braccetto con il sarcasmo, il cinismo con la malinconia. L'insuccesso, la vecchiaia, la malattia, la follia e la morte sono alcune delle tematiche trattate con tono lieve, agevolato da una scrittura scorrevole. Ne parla l’autore Massimo Zanicchi.

Delirio.NET : Come nasce l'idea di raccontare le vite degli artisti e raccoglierle in Pittori piuttosto pittoreschi?

M.Z.: L’idea di rielaborare le vicende umane di alcuni grandi pittori nasce dalla mia passione per l’arte e dalla mia curiosità. Ogni volta che osservo un’opera che mi colpisce, mi pongo una serie d’interrogativi che difficilmente trovano risposta nei libri d’arte. Interrogativi, questi, che spesso si trasformano in ottimi spunti da cui ricavare delle buone storie.

Delirio.NET : Storie vere mischiate a pura fantasia: perché questa scelta?

M.Z.: Mi piace pensare alle storie contenute nel libro come delle versioni alternative dei fatti realmente accaduti. Si pensi, ad esempio, che dalla morte di Vincent Van Gogh è passato più di un secolo eppure nessuno sa, ne mai saprà, come è andata realmente la vicenda dell’orecchio, perché allora non ricamarci su una storia verosimile?
Ancorare i racconti alla realtà, a mio parere, serve a renderli più credibili e godibili: il lettore quando si trova al centro di un contesto che in qualche modo gli è famigliare, asseconda con maggiore generosità l’estro dello scrittore.

Delirio.NET : Qual è l'artista che più ha amato raccontare?

M.Z.: Sarei un bugiardo se non rispondessi Vincent Van Gogh. Anche se, a onor del vero, ogni pittore scelto mi ha intrigato e appassionato a suo modo. Se dovessi fare un altro nome, non avrei dubbi: Antonio Ligabue. Il racconto a lui dedicato, infatti, prende spunto dal vissuto di mia nonna paterna che lo aveva conosciuto quando era ancora solamente il pazzerello che disegnava le bestie esotiche.

Titolo: Pittori piuttosto pittoreschi
Autore: Massimo Zanicchi
Anno: 2008
Editore: Giraldi
Prezzo: 12.50 euro


Il cerchio imperfetto

L' abbandono si riaffaccia, nella vita di Francesca, da sempre. Come una tara ereditaria, come un male ciclico e incurabile. Abbandono di una madre, di un marito, di un figlio reso inaccessibile da una malattia crudele. Eppure non mancano doni prodigiosi: le sue amiche fragili, l'uomo selvatico che l'ama da sempre e non l'amerà mai, e ora un ragazzo che guardandola sembra riuscire a svelarla. E la sua arte, che le permette di cogliere il mistero che si cela dentro gli altri, e di riprodurlo sulle sue tele. Una storia di negazioni e di eredità, di solitudini e ritorni, di cerchi che non sanno chiudersi e di felicità imperfette. Ne parla l’autrice Sabrina Campolongo.

Delirio.NET : Come nasce Il cerchio imperfetto e come hai creato la figura di Francesca?

S.C.: Volevo parlare del rapporto tra arte e vita. Da tempo mi interrogavo su questo concetto, sul confine labile su cui si muove il talento per chi lo possiede: da un lato dono e dall’altro mancanza.
La protagonista del romanzo, Francesca, ha bisogno di tele e pennelli per dare un senso a ciò che le accade, per manifestare quello che prova, per avvicinarsi davvero alle persone. La sua arte però, quel potere meraviglioso che le permette di ricreare la vita, è allo stesso tempo il demone che la strappa via alla vita vera, che la isola, che la spinge a rifugiarsi nel suo studio a dipingere per un giorno intero il ritratto dell’amica in difficoltà, che non sa aiutare.
Da qui la storia si è declinata sulle diverse fatiche di vivere che caratterizzano gli altri personaggi, tutti accomunati dalla ricerca di un equilibrio.
Il limite, estremo e tragico, è costituito da Denny, il figlio autistico di Francesca, cui la malattia ha negato la possibilità di abbattere i muri che lo separano dal mondo, ma che alla fine troverà il modo per fare passare un barlume di sé dalle fessure.

Delirio.NET : Quanto conta la tua esperienza di vita nella creazione di una storia?

S.C.: Molto poco, se parliamo strettamente di autobiografia. C’è qualcosa che mi appartiene in Francesca, come in molti altri personaggi, credo. E ci sono schegge di persone che fanno parte, o hanno fatto parte della mia vita, anche, dentro i miei personaggi. Ci sono situazioni, sguardi, palpiti e ossessioni che sono stati miei, canzoni che fanno parte della colonna sonora dei miei giorni. Brandelli di conversazioni rubati, scorci di paesaggi che conosco bene, e sogni.
Tutto il resto è inventato

Delirio.NET : Dai racconti al romanzo: che differenza hai trovato nella scrittura di queste due opere?

S.C.: I racconti sono strani. Scrivere racconti può essere esaltante, quando filano come l’olio dalla prima stesura, e poi c’è solo da limare, dare una risistemata qua e là, oppure, al contrario possono essere un inferno. Possono “impazzire” come la maionese, e, come per la maionese a quel punto non si può che buttarli via e ricominciare da capo. La magia di un racconto dev’essere immediata, oppure non c’è niente da fare, si accartoccia su se stesso.
Scrivere un romanzo invece è un’alternanza di estasi e tormento. Certi giorni si macinano pagine su pagine, altri invece ci si blocca su tre periodi e non si riesce a uscirne, certi giorni si rilegge e si buttano via interi capitoli. Il romanzo mette veramente a dura prova la voglia di raccontare quella storia, e la propria caparbietà.
Però la sensazione, quando finalmente si scrive la parola “fine”, è impagabile.

Titolo: Il cerchio imperfetto
Autore: Sabrina Campolongo
Anno: 2008
Editore: Creativa
Collana: Declinato al femminile
Prezzo: 12 euro


Radio Bellei

Conversazioni con Riccardo Bellei. Per essere uno al quale "appena nato" fu impartito 7 (sette) volte l'olio santo, Riccardo ne ha fatte di cose: ha studiato, lavorato, scritto, suonato, cantato e parecchio altro ancora. Parlare con lui significa intravedere, tra le pieghe della sua vita, la forma delle sue tante esistenze ed il magma bollente di quelle ancora in divenire. Le avventure da raccontare sono tante: dalla Fiat a Punto Radio, dai palchi vissuti da protagonista al Resto del Carlino, dalle fumose notti con Antonello Venditti alle serate con i Puntautori. Tra questi ultimi spiccava un certo Rossi Vasco, che in queste pagine diventa una sorta di intercalare, sfociante in una lunga ed inusuale intervista. Questo libro è una raccolta di riflessioni, di spunti, di racconti, di storie concluse o ancora da cominciare. Il filo conduttore - che attraversa queste chiacchiere tra amici, questi ricordi, questi articoli - è uno, molto semplice: la vita vale sempre la pena di essere vissuta. Ne parla l’autore Alessandro Greggia.

Delirio.NET : Una chiacchierata tra amici, un insieme di aneddoti, riflessioni, storie e tanto altro: come nasce il libro RadioBellei?

A.G.: "RadioBellei" nasce dalla voglia, direi anzi dall'urgenza di Riccardo di raccontare le sue mille esperienze, le sue svolte operate sempre nel nome dell'impegno e della ricerca costante di superare i propri limiti e quelli del mondo a lui circostante. Insomma, un modo di mandare un messaggio preciso: la vita vale sempre la pena di essere vissuta, non importa quale sia la condizione di partenza di ognuno di noi, conta quello che fai.
Il libro è diventato uno sorta di testimonianza di un ciclo che lui ritiene in qualche modo concluso, la sua vita è ora piena di cose nuove (come si può leggere nelle ultime pagina). Da quando ci conosciamo, io e lui abbiamo sempre avuto momenti di grande affiatamento, lunghe conversazioni e intensi confronti, anche perché con lui è impossibile mantenere una qualsiasi forma di banalità nel colloquio. Da qui è nata la voglia di condividere con altri queste parole e sensazioni, come del resto faceva già da tempo sul suo sito www.riccardobellei.it.

Delirio.NET : Da quanto tempo conosci Riccardo Bellei e in che occasione vi siete conosciuti?

A.G.: Io e Riccardo ci siamo "veramente" conosciuti nel 1995. Fui chiamato da un grande pianista modenese, Stefano Calzolari (peraltro suo cugino, nda), a suonare le tastiere in un gruppo che accompagnasse Riccardo in un concerto-evento per la presentazione dei suoi ultimi brani. Bellei era da parecchio tempo una leggenda in città, ma c'eravamo sempre solo incrociati di sfuggita. Da lì, invece, nacque prima una collaborazione (poco dopo mi chiamò per arrangiare alcuni suoi brani) e poi una vera e propria amicizia.

Delirio.NET : Musica, esperienze, passato, futuro, e la prefazione di Antonello Venditti: c'è qualcosa a posteriori che pensi di aver potuto inserire nel libro ma che non è stato messo?

A.G.: In realtà, è più forte il rimpianto per non avere eliminato qualche parte troppo "casalinga", ovvero alcuni riferimenti ad una realtà troppo ristretta per essere compresa dalla maggior parte dei lettori.
Mi sarebbe piaciuto poter ampliare con altre testimonianze, questo sì, ma ad un certo punto uno il libro lo deve pur finire!

Titolo: Radio Bellei
Autore: Alessandro Greggia
Anno: 2007
Editore: Damster
Prezzo: 12 euro


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