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The 28th Golden Raspberry ( Razzie© ) Award

- Cinema -


The 28th Golden Raspberry ( Razzie© ) Award

Mentre tutti parlano ancora della notte degli Oscar e stanno spulciando la lista dei film premiati per correre al cinema a recuperare la miglior interpretazione di questo o quell’attore, la regia o la sceneggiatura o le scenografie o i costumi, c’è chi preferisce dedicarsi alle peggiori pellicole in assoluto uscite nel 2007: a decretarle, in una cerimonia goliardica e informale, i giurati della ventottesima edizione dei Raspberry Award, detti Razzie, le pernacchie d’oro che si burlano di attori e attrici che hanno dato il peggio di loro sul grande schermo. Ma chi sono i trionfatori di quest’anno?

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Immancabilmente, come ogni anno, a fine Febbraio è arrivata la lunga notte degli Oscar. I giorni precedenti era stato dato il via alle scommesse su chi avrebbe vinto il prestigioso premio. Quest’anno in parecchi avevano puntato sui fratelli Coen dando il loro Non è un paese per vecchi come cavallo vincente, e in effetti Ethan e Joel si sono portati a casa le statuette più prestigiose, quella di Miglior Film e quella di Miglior Regia, e altri due premi: Sceneggiatura non originale e Miglior attore non protagonista, con l’Oscar consegnato allo spagnolo Javier Bardem, che ha ringraziato i due registi “per essere stati così matti da pensare che avrebbe potuto fare quello che ha fatto mettendogli addosso una delle capigliature più orribili della storia del cinema”.

I premi per la categoria attore/attrice sono finiti tutti nelle mani di nomi europei: oltre a Bardem, Tilda Swinton ha vinto per Migliore attrice non protagonista in Michael Clayton, Daniel Day-Lewis ha vinto come Miglior attore per Il petroliere e Marion Cotillard come Miglior attrice per La vie en rose. Un pocker d’assi che ha fatto parlare di sé anche se c’è stata qualche delusione per il mancato riconoscimento al camaleontico Johnny Depp, tante volte nominato e non ancora premiato con la statuetta della consacrazione.

Un giorno prima dell’attesissimo “red carpet” e della sua sontuosa cerimonia al Kodak theatre di Los Angeles, sono stati consegnati i Golden Raspberry Awards, detti Razzie Awards. Se il “raspberry” è un innoquo lampone, il suo corrispettivo “razzie” è invece una pernacchia, ed è abbastanza chiaro il motivo per cui viene consegnata: i Razzie sono stati ideati nel 1980 per premiare film, attori, sceneggiatori che si sono distinti per la bassa qualità del loro lavoro, e la tradizione è arrivata ormai alla ventottesima edizione.

Quest’anno le pernacchie d’oro avevano preso in considerazione divi come Jessica Alba, Diane Keaton e Orlando Bloom, ma alla fine si sono concentrate su due nominati che hanno stravinto, sbaragliando la concorrenza e accaparrandosi parecchie statuette a testa: il pieno dei Razzi lo hanno fatto Lindsay Lohan, la party girl protagonista del thriller Il nome del mio assassino di Chris Sivertson, e l’inguaiato Eddie Murphy, grazie alla commedia Norbit.

Per i due non è un gran periodo, in effetti.

Eddie Murphy ha avuto il suo bel da fare con la causa di paternità intentatagli dall’ex ora neo Spice Girl Melanie Brown: i due hanno avuto una figlia e ha dovuto denunciare l’attore per pretendere il test del DNA e fargli riconoscere la bambina. Insieme all’accoglienza freddina riservata al musical Dreamgirls, la questione aperta con Mel non gli ha dato un grande ritorno d’immagine: tra l’altro, dopo aver persino messo in dubbio in diretta tv di essere lui il padre della neonata, si era sposato con la produttrice Tracey Edmonds a Bora Bora come se nulla fosse, salvo poi separarsi dopo sole due settimane dal matrimonio. La sofisticata Posh Spice Victoria Beckham aveva dichiarato senza mezzi termini che “uno come Eddie andrebbe castrato” e alla fine, lo scorso anno, Melanie si è sposata con Stephen Belafonte mettendo fine alla loro travagliata storia. Ultimamente Murphy sembra non occuparsi d’altro che di fare il protagonista (o meglio, i protagonisti) in film di basso livello che lo vedono impegnato in trasformazioni al limite del trash, tanto che è famoso più per la sua vita privata (e per la voce di Ciuchino, l’amico di Shrek) che per le sue interpretazioni. Premiate da ben tre Razzie in Norbit: Peggior attore, Peggior attore non protagonista e Peggiore attrice non protagonista.

Per Lindsay Lohan invece il Razzie è il culmine di una serie di sfortunati eventi (tra cui l’amicizia con Paris Hilton, che si è rivelata alla lunga assai infruttuosa per lei in fatto di immagine, critiche e salute) che l’hanno trascinata prima in pellicole un po’ troppo leggere e prive di qualsivoglia consistenza artistica, che venivano sempre e comunque offuscate dalle sue performance come “party girl” in quel di Hollywood; poi Lindsay è finita in prigione per guida in stato di ebbrezza, fatto seguito dal ricovero in una clinica di riabilitazione per l’abuso di alcol e sostanze; infine l’attrice si è ritrovata a convivere con una lunga e sofferta disoccupazione. Lunga davvero, per una come lei non abituata all’inattività. Ora Lindsay è alla ricerca di un buon copione e di un grande ruolo che la possa rilanciare come attrice, vista la figuraccia fatta con Il nome del mio assassino (in originale I Know Who Killed Me): il film ha vinto addirittura otto Razzie Awards (un numero da record), collezionando i premi come Peggior regista, Peggior film, Peggior Rip-Off, Peggiore sceneggiatura, Peggiore giustificazione per un Horror Movie, Peggior attrice (un premio doppio, perché Lindsay interpreta sia Audrey, una studentessa di liceo, che Dakota, una spogliarellista) e Peggior coppia sullo schermo (come "Yin e Yang di se stessa"). La pellicola uscirà anche in Italia a Luglio, ma non c’è da scommetterci troppo. Per il momento, la Lohan si preoccupa di rilasciare dichiarazioni alla stampa su “come ci si sente a stare lontane dalle scene e quanto questo la spaventi”, sperando di poter recuperare un po’ di terreno. Ora non le resta che impegnarsi a risalire la china. Compito faticoso, ma necessario, se vuole tornare sulla cresta dell’onda.

Per i Razzie Award: Golden Raspberry Award Foundation
Per i premi Oscar: Academy Awards homepage

 

   

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