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Libri a Natale

- Libri -


Libri a Natale

Ultima rassegna del 2007 con una scelta di sei libri interessanti, raccontati attraverso una mini intervista dai loro autori. La croce Honninfjord, Un attimo ancora, Il “duca” Passerino, Io non sono come voi, Paura e Potevo essere io. Per un Natale all’insegna della lettura, per trovare un regalo adatto. E lo spazio Deli(b)rando si occupa di un thriller svedese imperdibile: Uomini che odiano le donne. Buone feste letterarie!

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La croce Honninfjord

Nel 1970 il giovane archivista norvegese Bjorn Korning riceve una lettera inaspettata e parte alla volta di Venezia, per rivedere Marie, la ragazza francese che ancora, dopo quattro lunghi anni di silenzio, desidera sopra ogni altra cosa al mondo. Nel 1942 Edvard von Honninfjord-Dervinskij, compositore e partigiano, si reca a Tilbake, nel nord della Norvegia, per affondare un traghetto e impedire ai nazisti di ottenere la bomba atomica. Il giorno di Natale 883, il monaco benedettino Hoisbald giunge alla cattedrale di Askert con l'intento di rivoluzionare la musica occidentale e gregoriana. Tre storie che si intrecciano, in un crescendo di tensione e misteri, dove si alternano l'importanza della memoria e quella dell'oblio. Sullo sfondo, il fantastico Archivio di Ingenting, dove, in un sotterraneo sterminato, tra cunicoli, grotte, fiumi e cascate, sono conservati tutti gli spartiti musicali del mondo. E poi: l'ombra del nazismo su un gruppo di bambini che tentano di fuggire alla deportazione, un segreto nascosto nello spartito di una Messa da Requiem, complotti e assassinii, dispute teologico-musicali, fiordi della Norvegia, un carteggio inspiegabile, una struggente storia d'amore. Ne parliamo col giovane autore Giovanni Montanaro.

Delirio.NET : Come nasce l'idea alla base de La croce Honninfjord e quanto ti ha occupato la stesura del romanzo?

G.M.: Tutto nasce, sembra banale dirlo, dalla fantasia. Mi sono venute in mente delle immagini: due uomini, un gruppo di monaci in una cattedrale, un Archivio in cui c’è tutta la musica del mondo, un omicidio, una donna bellissima… Ho cominciato a pensare queste immagini in relazione tra di loro. Mi spinge l’idea che in fondo ogni avventura umana riguardi anche altri uomini. Che chiunque racconti una storia è in fondo il custode di storie di altri. Così, mi domando cos’abbiano in comune vicende anche distantissime tra loro, per cronologia e geografia… poi, all’improvviso, tutto combacia. Ed è un’emozione grandissima. Che chiama alla scrittura. I tempi, dunque, sono stati dettati solo dallo schiarirsi di quelle immagini, che mi hanno a lungo accompagnato. La prima stesura, quella che è andata al Calvino, mi ha preso due mesi di scrittura e cinque di controllo non certo quotidiano. Poi, dopo aver preso contatti con Marsilio, ho completamente riscritto la storia aggiungendone altre. In un anno, circa.

Delirio.NET : Qual è stato il processo di ricerca che hai dovuto affrontare per scrivere il libro?

G.M.: Un processo gioioso. I romanzi, diceva Michel Tournier, fanno fare cose che altrimenti non si farebbero mai nella vita. Ci si documenta, si studia. La resistenza norvegese, la musica polifonica, quali biscotti si mangiavano negli anni Sessanta. Ma non è uno studio asettico. Non è per sapere qualcosa, ma per vedere un mondo: è un mettere quel che si impara al servizio di quello che si sta creando. Che è un mondo in cui esistono cose vere e false; però, grazie a quel romanzo, sono tutte reali.

Delirio.NET : Scrivi per il teatro, hai scritto racconti, e ora un romanzo: che differenza trovi tra questi tipi di scrittura e come ti predisponi al processo creativo?

G.M.: Ci sono molte differenze; nei racconti cerchi di cogliere la compiutezza di un’immagine, un istante, un significato; nel teatro è l’azione a vincere; nel romanzo è la composizione. Ma in tutti questi campi, cerco sempre di rendermi conto che essi devono essere letti o rappresentati, e dunque che si devono interfacciare con un pubblico. Dunque, mi domando sempre cosa voglio davvero dire. Quale emozione voglio passare. Quale mondo creare. Però, è l’idea che nasce nella mia mente che condiziona la forma che scelgo. Dunque, non mi predispongono al processo. Lo attendo. Ovvio che, per certi versi, il romanzo sia la forma più alta e complessa di scrittura perché, in fondo, contiene tutte le altre. Anche le poesie, gli articoli di giornali, i pezzi di enciclopedia…

Titolo: La croce Honninfjord
Autore: Giovanni Montanaro
Anno: 2007
Editore: Marsilio
Collana: Marsilio X
Prezzo: 16,50 euro


Un attimo ancora

Narrato in prima persona, "Un attimo ancora" racconta le vicende di un personaggio del quale non si conoscerà l'identità fino all'ultima pagina. Ed è proprio questa la particolarità dell'opera: il lettore potrà soltanto supporre che l'io narrante sia un uomo piuttosto che una donna, ma l'autrice lo svelerà solo alla fine. Amici sinceri, un lavoro invidiabile e una splendida famiglia scandiscono il vissuto di questo personaggio; il lato sentimentale, invece, è ambiguo e tormentato: la perdita del più grande amore della sua vita prima, la cocente delusione di una storia fuori dagli schemi poi minano il suo equilibrio psicofisico. Ma l'apparenza spesso inganna e il finale risulterà quanto mai rivelatore. Ce ne parla Federica Zaninoni.

Delirio.NET : Come nasce il tuo romanzo e come sei arrivata alla pubblicazione?

F.Z.: Il romanzo nasce da una specie di sfida che proposi per gioco ad un amico scrittore e giornalista. Passeggiavamo sotto i portici del centro, parlando di romanzi, di nuove idee. Ci trovammo d'accordo sul fatto che, oggi, per poter attirare un minimo di attenzione all'interno del panorama editoriale italiano, si dovrebbe riuscire a scrivere qualcosa di veramente "strano". Cercammo di definire questo "strano" e decidemmo, ognuno, di provare a scrivere un romanzo che presentasse alcune specifiche caratteristiche: avrebbe dovuto giocare parecchio sull'ambiguità, fare leva su sentimenti ed emozioni forti, come la morte e l'amore, e concludersi con un finale a sorpresa.
Alla pubblicazione ci sono arrivata dopo un anno e mezzo di invii alle case editrici. Ho ricevuto diverse proposte, con richiesta di contributo, ma nessuna mi convinceva fino in fondo. Poi ho conosciuto la mia attuale casa editrice, Kimerik, che mi ha fatto da subito un'ottima impressione. C'è stato e c'è tuttora un rapporto molto stretto con loro. Hanno curato meticolosamente l'edizione, sono stati scrupolosi nella correzione della bozza, rispettando assolutamente le mie idee e il mio stile narrativo. Mi sono trovata benissimo e sono molto contenta.

Delirio.NET : Nel tuo romanzo giochi molto sull'ambiguità e i sottintesi: perché questa scelta?

F.Z.: Come accennavo, l'ambiguità era uno dei parametri fondamentali sui quali avrebbe dovuto svilupparsi il romanzo. Non è stato facile, in primo luogo perchè io credo di essere una persona molto semplice, per nulla ambigua, per cui mi sono trovata a fare i conti con un immaginario che non mi apparteneva assolutamente; in secondo luogo, visto che la storia è narrata in prima persona da un personaggio che non ti dice se è uomo o donna, ma te lo lascia soltanto supporre, ho dovuto escogitare una serie di stratagemmi lessicali e sintattici atti a mantenere il segreto. Ho dovuto eliminare tutti i participi, le domande dirette nei dialoghi e fare economia di aggettivi cercando di scegliere soltanto quelli neutri. Mi sono divertita molto e, a dire il vero, credevo che non sarebbe stato possibile giungere alla fine. Invece mi sbagliavo!

Delirio.NET : Ami anche dipingere e fare artigianato: ma quali emozioni ti dà in più la scrittura?

F.Z.: La pittura mi rilassa molto, ma il pennello mi "risponde" fino ad un certo punto. Non ho fatto scuole d'arte, quindi ho un margine di azione molto limitato; l'artigianato mi offre la possibilità di creare oggetti originali, per arredare la casa o fare dei regali; scrivere invece è ciò che mi consente di esprimermi al massimo: emozioni, sentimenti e stati d'animo che fluttuano nella mia mente e nel mio cuore riescono a prendere il volo veramente soltanto quando scrivo. Mi sento realizzata, appagata, libera. Ed è una delle sensazioni più intense che conosca.

Titolo: Un attimo ancora
Autore: Federica Zaninoni
Anno: 2007
Editore: Kimerik
Collana: Narrativa
Prezzo: 10 euro


Il “duca” Passerino

Una biografia dedicata a un controverso personaggio del passato. La storia avventurosa e tragica di Rainaldo detto Passerino, ultimo esponente della famiglia Bonacolsi, dal 1312 al 1328 dispotico signore di Mantova che, sotto il suo governo, raggiunse la sua massima espansione territoriale, con l’acquisizione di Modena, Carpi e del loro territorio. Ce ne parla Gabriele Sorrentino.

Delirio.NET : Perché l'esigenza di una biografia su Passerino Bonacolsi?

G.S.: L’è di teimp dal Dócca Passarèin. Quasi tutti i modenesi hanno sentito almeno una volta questo detto o la sua traduzione in italiano, E' dei tempi del duca Passerino. Si tratta di un'espressione notissima a Modena che identifica qualcosa di antico ma non ben definito nel tempo. Molti modenesei, però, non sanno nulla di questo personaggio; alcuni, addirittura, sono convinti che si tratti di un personaggio inventato, quasi una maschera come Sandrone. Eppure, Passerino fu una persona in carne ed ossa: Rainaldo Bonacolsi, Signore di Mantova, Carpi e Modena. Anzi, egli fu uno dei più importanti personaggi della prima metà del Trecento. Il suo vessillo marciava accanto a quello di personaggi come Cangrande della Scala, Matteo e Galeazzo Visconti e Castruccio Castracani, i principali leaders ghibellini del momento. A differenza dei suoi "colleghi", però, Passerino è pressocché sconosciuto a Modena e non certo famoso a Mantova, la sua città, tanto che non ne esiste alcuna immagine, se non il quadro quattrocentesco La cacciata dei bonacolsi voluto dai Gonzaga per celebrare la propria vittoria contro di lui.
Egli è quasi l'Eco lontana di un'epoca mitica e convulsa. Le cause di questa damnatio memoriae sono molteplici.
Io ho provato a rendergli giustizia, tentando di farlo riapparire dalle nebbie della storia. Nel farlo, ho tentato di scrivere un testo gradevole che, al rigore storico, unisse una prosa briosa e non pedante. Spero di esserci riuscito.

Delirio.NET : Come nasce la tua passione per la storia antica e medievale?

G.S.: Ti potrei dire che mio padre mi leggeva l'Eneide quando andavo alle elementari e che mi portava più spesso a vedere scavi archeologici che al Luna Park. Questo tipo di formazione mi ha certamente dato un forte "imprinting" che si è poi tramutato in passione vera grazie credo a due mie fondamentali caratteristiche.
Da un lato sono curioso e cerco sempre di penetrare l'essenza dei problemi che, in altre parole, significa andare a ritroso sino a capire quando e perché un problema è nato, andando, in definitiva, a studiarne la storia. Questo vale per tutti i problemi e le situazioni, dalla più semplice alla più complessa. E' il mio modo di pormi verso il mondo.
La seconda caratteristica è meno metodologica e più spirituale. Quando sono davanti a un monumento, in uno scavo archeologico o innanzi a un documento antico io lo sento parlare, per me non è un semplice pezzo di pietra o di pergamena...questo ovviamente mi ha molto aiutato ad appassionarmi alla storia di questi posti e delle persone che vi hanno vissuto.
Mi hai chiesto perché soprattutto la storia antica e medievale. La prima ha sempre generato in me un'attrazione quasi viscerale. I Romani, certo, sono per me la CIVILTA' con tutte le lettere maiuscole. I loro acquedotti, le loro leggi, loro strade. Le sento in qualche modo mie, vicine, come se facessero parte di me come se le avessi viste quando erano al massimo del loro splendore...mi rendo conto che la cosa sembri un po' folle... ma è così. Per il medioevo - epoca dalla quale è nata l'Europa moderna - nutro invece un affetto di tipo diverso. Sono attratto dalla sua incredibile potenza evocativa. ll medioevo è un'epoca che sembra essere nata dalla fantasia di uno scrittore, non dalla durezza della storia. Siccome io sono un appassinato di storia ma anche un narratore, questo periodo lo sento dentro più di ogni altro. Mi attrae, però, soprattutto l'alto medioeveo quello più vicino agli ultimi secoli del mondo antico, verso il quale, come vedi, vengo sempre attratto. Una mia amica mi ha detto, una volta, che in un'altra vita probabilmente ero stato un romano del tardo impero: medievale nei modi ma rivolto con nostalgia verso il glorioso passato romano. Forse ha ragione.

Delirio.NET : Nel "processo" a Passerino, sei più propenso ad assolverlo o a condannarlo?

G.S.: Personalmente propendo per l'assoluzione o, almeno, per la concessione delle attenuanti. Sul lungo periodo i guelfi erano più forti perché contavano sull'appoggio del papa, mentre la coalizione ghibellina stava sfaldandosi con le defezioni di Cangrande e le doppiezze di Galeazzo Visconti. Egli quindi doveva metter fine alla guerra a tutti i costi, per non restare isolato. D'altra parte è innegabile che il suo calcolo politico risultò errato perché il trattato che, come spiego nel libro, a lui poteva sembrare un buon risultato militare, fu visto dai suoi sudditi modenesi come un tradimento e questo portò alla rivolta della città geminiana e all'inizio della fine di Rainaldo e di tutta la casa bonacolsiana.

Titolo: Il “duca” Passerino
Autore: Gabriele Sorrentino
Anno: 2007
Editore: Terra e Identità
Prezzo: 14 euro
Sito web: Gabriele Sorrentino


Io non sono come voi

Paolo Graziani è il portiere del palazzo dei ricchi. Una vita mediocre, inutile e assurda, persa tra alcolismo e rancore, sigarette e musica, rimpianti e mai rimorsi. Finché Paolo non trova nella morte (altrui) la sua occasione di riscatto, la sua "rivincita". Noir atipico, in bilico tra romanzo psicologico e pulp, Io non sono come voi è il diario lucido di un uomo che oltrepassa la linea; il resoconto di chi, per usare le sue parole, arriva alla conclusione che "se sei incapace di amare, anche l'odio può diventare un sentimento apprezzabile". Ne parliamo con Alessandro Berselli.

Delirio.NET : Ci racconti della gestazione di Io non sono come voi e della lavorazione?

A.B.: Io non sono come voi è il diario di un assassino visto con gli occhi di un omicida, Francesca Mazzucato l'ha definito l'autopsia del cervello di un serial killer e mi sembra una buona definizione per caratterizzare quello che è lo spirito del libro. L'idea era quella di lavorare sulla FOLLIA DEL QUOTIDIANO, sulle apparenti normalità, fotografare lo scivolamento di paolo graziani, il protagonista, da innocuo portiere del palazzo dei ricchi, come lui si definisce, a killer seriale.
In fondo è la cronaca che ci obbliga a riflettere sul fatto che è proprio nella normalità che gli omicidi più efferati trovano terreno fertile per esprimersi: mi ha sconcertato molto leggere che a Garlasco, un paese di ottomila abitanti, nessuno aveva mai sentito parlare di Chiara Poggi ed Alberto Stasi fino al momento in cui è successo l'omicidio.
Cogne, Erba, le maestre di Rignano: normalità e invisibilità, gente che nessuno vede e che non danno fastidio. È lì che si va a nascondere la follia.

Delirio.NET : La storia legata alla scelta del titolo sembra curiosa. Ce ne parli?

A.B.: Io non sono come voi voleva essere una specie di manifesto programmatico, una dichiarazione di intenti.
Il libro è una storia di non appartenenza, il monologo di uno che non si vuole integrare, e che arriva alla conclusione che "se sei incapace di amare anche l'odio può diventare un sentimento apprezzabile".
Paolo Graziani non vuole essere come gli altri, è uno che giudica, e in base alle sentenze emesse, uccide.
Si sente diverso e attribuisce alle persone che gli stanno intorno la responsabilità del suo non riuscire a far parte di niente.
Portiere del palazzo dei ricchi, un piccolo stabile abitato da gente ricca, di successo: un posto perfetto per accumulare frustrazioni.

Delirio.NET : Quali sono i tuoi scrittori di riferimento?

A.B.: Ti sembrerà strano ma leggo pochissimi noir, forse perchè la mia adesione al genere è motivata più da una propensione a un certo tipo di scrittura dark che a un vero e proprio interesse per gli aspetti investigativi.
Non a caso il lavoro che faccio sui personaggi è più di tipo psicologico, sull'analisi dei processi mentali, sono poco interessato all'indagine e alla risoluzione dei delitti.
Gli scrittori di riferimento sono tanti, ma in realtà li citerei più per le suggestioni che sono stati capaci di darmi che per l'intento di emularne in qualche modo la scrittura.
I minimalisti americani tipo Leavitt ed Easton Ellis, la letteratura cannibale di Ammaniti e altri, Stephen King, il Mac Grath di Follia, la Vargas, Hermann Hesse, Kafka, Doppio sogno di Schnitzler, tutto Lansdale, più un milione di altre cose.
Sono un lettore onnivoro, mi cibo di ciò che mi inquieta e mi interessa.
Non ho regole, mi faccio scegliere dai libri, e di conseguenza assecondo l'istinto

Titolo: Io non sono come voi
Autore: Alessandro Berselli
Anno: 2007
Editore: Pendragon
Collana: Linferno
Prezzo: 12 euro


Paura

Lei. Francesca, trentatré anni, di una bellezza sensuale che non passa inosservata e tutta impegnata nella ricerca del caso che la farà diventare famosa. Lui. La stampa lo ha definito il serial killer del reggicalze, il caso dell’anno. L’altro. Manfredi, il giornalista a cui è affidato il caso e che proprio a lei si rivolgerà in cerca di aiuto. Francesca proverà emozioni che la segneranno e le indagini la proietteranno in una dimensione ignota e fortemente erotizzante. Conoscere il serial killer e capire d’esserne attratta le provocherà disagio. Divisa, fisicamente e mentalmente, fra due uomini. Ce ne parla l’autrice Mariella Calcagno.

Delirio.NET : Quando hai concepito Paura e che lavoro hai affrontato per concluderlo?

M.C.: L'ho concepito un paio d'anni fa, poi riscritto, corretto, lasciato lì a decantare, ma rimanevo sempre però affascinata dalla protagonista, che vedevo così vicina a tante donne, quella paura così invitante del proibito...
Per concluderlo non ho fatto fatica, perché ad un certo punto ero così dentro al testo che le mani scorrevano da sole sulla tastiera, desideravo dare la fine ma poi mi è anche dispiaciuto... quindi ho ricominciato a scrivere altre cose.

Delirio.NET : Dove trovi le tue fonti di ispirazione per scrivere?

M.C.: Le trovo nelle persone, nelle chiacchiere, nei diari letti nei blog, dentro di me.
Cerco sempre di descrivere sensazioni comune a tutte le donne ma che difficilmente ne sanno discutere, o, almeno, farlo con normalità e gioco.

Delirio.NET : Come spieghi il successo del thriller erotico?

M.C.: Il giallo attira per l'azione, per la trama che cerca di trattenerti sulle pagine, l'erotismo per le stesse cose ma in modo sensuale. Hanno le stesse caratteristiche, eccitazione, azione, voglia di trasgredire. Un mix che può travolgere la pelle e la mente per alcuni momenti, mentre leggi.

Titolo: Paura
Autore: Mariella Calcagno
Anno: 2007
Editore: Graphe
Collana: Afrodite
Prezzo: 10 euro
Sito web: Graphe.it


Potevo essere io

Un cortile brulicante di storie. Bambini che crescono sperimentando i sentimenti, esplorando il proprio corpo e immaginandosi la vita domani. Donne che tagliano le scarpe da tennis delle figlie per farci stare dentro il piede che si allunga. Padri spariti nel nulla. Conti da pagare e sogni di ricchezza. E lo sforzo di evitare umiliazioni. Ma qual è la molla che può salvare una vita in bilico e cos’è che la fa precipitare? Chi si salva, davvero si salva? O è destinato per sempre a portare con sé quelle facce, quelle urla, quelle strade? In posti così ci si nasce. E chi ne esce lo fa per un soffio. Per uno scarto minimo. Per un incontro magari. O uno sguardo.

Delirio.NET : Come nasce il libro Potevo essere io?

R.C.: Concretamente in questo modo. Tutto comincia così. Faccio un’intervista per “Diario” con Manuela La Ferla sul mio lavoro di drammaturga. Un’intervista al telefono, che diventa lunga, lunghissima. Parliamo del mio lavoro, ma anche di altro. Delle donne che scrivono, che non ce ne dovrebbero essere, perché dovremmo essere solo persone quando scriviamo (di fatto era un articolo sulle drammaturghe donne italiane!). Esce l’articolo. Manuela, che di mestiere fa l’editor oltre che collaborare ad alcune testate giornalistiche, passa da Milano e mi chiede di incontrarci. Vuole parlare della mia scrittura! E’ difficile che qualcuno voglia parlare della tua scrittura. A quanti interessa perché scrivi, come lo fai, quando, se ti fa male farlo, o bene magari, come è nato questo amore? Eppure lei voleva sapere questo. La scrittura, la mia, era la centro del suo interesse. Mi chiede se ho mai pensato di scrivere narrativa. E io, da buona teatrante “No! Assolutamente no! Non potrei rinunciare alla condivisione che c’è nel teatro della scrittura!” La penso così per altri tre anni. Manuela ogni tanto mi scrive. Mi chiede se ci ho ripensato. Me lo chiede con leggerezza ma me lo chiede sempre. Per tutti questi anni. E io sempre “no”. Ma poi. Presente Amor, che a nullo amato amar perdona? Presente quando Amore non esonera alcuno che sia amato dal riamare?...
E invece per quanto riguarda come siano nate quelle pagine, quelle storie, penso che per il tuo primo romanzo tu abbia la scorta di tutti gli anni che hai vissuto fino al momento in cui scrivi la prima riga. Quello che hai fatto, che ti hanno fatto, che hai visto, che ti hanno detto. Anni e anni di scorta. Nasce come spinta umana di mettere ordine in quella prima parte di storie indistinte che tendono per loro natura a sparire, a sovrapporsi ad altre presenti, a confondersi con la nebbia degli anni. Nominare è conoscere, così si dice. In particolare il libro nasce dal desiderio di nominare quel terrore/sollievo indistinto che senti quando percepisci che alcune cose le hai scampate. Ma non ti basta averle scampate. Hai bisogno di capire come. Per darti forza credo. “Potevo essere io” quelle storie, e invece no. Ma poi lo sono comunque io quelle storie che ho scampato perché certe storie ti si accampano sul corpo, nel cuore. Se sei uno scrittore poi ti si accampano comodamente, senza lasciarti mai, ti vengono a cercare, ti scovano e ti puoi solo dargli una forma e tirarle fuori. Ma altre ancora ti si appiccicheranno addosso. E così sempre.

Delirio.NET : Lo stile cattura e ammalia il lettore: quanto conta l'esperienza come autrice teatrale?

R.C.: Quando scrivi volendo raccontare una storia e non te stesso fai delle scelte.
La scrittura di “Potevo essere io” cerca di non cedere alla tentazione di far entrare me nella storia “col senno di poi dello scrittore” che “già sapendo” giudica e cerca di educare il lettore, infila le sue summe tra un’azione e l’altra. (Anche se poi per esempio a me essere educata da Dostojevskij è sempre piaciuto…) Io non tiro conclusioni. Cerco di raccontare dei personaggi. Li sollevo da ogni santità e neanche lì condanno. Racconto. E il teatro certo è maestro in questo. Il dialogo teatrale deve condensare. Non c’è spazio per elucubrare c’è spazio solo per incedere, perché una frase scaturisca dall’altra e faccia accadere le cose… Un dialogo deve tenere dentro azione, carattere del personaggio, relazione. E deve andare spedito. Dritto alla meta. E ad ogni battuta devi stare dalla parte del tuo personaggio, pensare come lui. Shakespeare sta con Otello e quel furore che infuoca come il ghiaccio e poi sta con Iago, col suo ordire amorale, e poi subito dopo sta con Desdemona, con l’ atterrimento di chi davanti alla corte sa di essere innocente e tutti dicono il contrario. Si sta di volta in volta con chi serve, perché sia credibile quel personaggio. Se parla l’assassino e non trovo dentro di me da qualche parte l’assassino che vorrei essere non riesco a scrivere. E questo vale per il nero ma anche per il sublime. Io in questo libro sto (ho cercato di stare) coi bambini. Ho abbassato il mio sguardo a un metro, a un metro e dieci. E ho riprovato a guardare il mondo da quell’altezza. E poi ho scelto di stare attaccata alla parola parlata. Ma badate che stare attaccata alla parola parlata non significa scrivere come si parla. Significa stare attaccata a una credibilità. A un rapporto numerico pensiero-parola che tu possa percepire come naturale. Non significa dire per forza “cazzo” “ehm” ” già-già” , bruciare tutti i congiuntivi ecc ecc.

Delirio.NET : Ci sono altre tipologie di scrittura che come autrice vuoi sondare?

R.C.: In questi anni mi è capitato con la scrittura di attraversare anche radio e televisione. Ma teatro e narrativa rimangono ad oggi i luoghi dove preferisco stare. Messi insieme danno la possibilità di stare soli e parlare agli altri. Con gli altri. Un delicato equilibrio fra scrittura solitaria e condivisione artigianale. Anche se la tv ha, e lo dico onestamente, il merito di pagarti senza chiederti indietro tutta la tua anima. Come teatro e romanzo invece ti chiedono. Per esistere.

Titolo: Potevo essere io
Autore: Renata Ciaravino
Anno: 2007
Editore: Cadmo
Prezzo: 10 euro


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