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Luciano Ligabue
Torna la nostra inviata musicale Chiara B. e ci racconta la sua ultima esperienza al concerto di Novembre di Luciano Ligabue al Palalottomatica di Roma. La sua passione per il talento del Liga si riflette in questo omaggio che ripercorre i momenti salienti dello spettacolo. Tra musica, immagini e poesia.
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Luciano è tornato. Alla grande. E il mio viaggio ricomincia, a distanza di poco meno di un anno. Vi ricordate? Avevo scritto un “diario di viaggio”, seguendo Luciano per il suo tour 2006. E ora sono lì, alla prima data delle sette che si terranno al Palalottomatica di Roma, è il 17 novembre 2007. Penso che assisterò ad un concerto, bello. E, come spesso mi succede con Ligabue, assisto ad un vero e proprio spettacolo.
Il palazzetto dello sport è pieno ma compatto, tutto sommato piccolo: mi aspettavo di essere lontana, invece dalla mia posizione in parterre sono vicinissima al palco. Si spengono le luci, quelle grandi che illuminano a giorno tutto il palazzetto e mille lucette rosse cominciano a sbattere incessanti contro un drappo nero che non permette di vedere il palco e… Luciano inizia a cantare dietro di me, proprio lì, su una passerella che gira intorno al parterre, è vicinissimo! Le mani si alzano tutte incredule, tutti fissi a guardare avanti e a non capire da dove sia entrato per salire lì sopra! Lui è in formissima, sorride, è felice, è “carico”, si vede, si sente dal calore nel cantare Sulla mia strada: l’impressione è che sia lì a fare ciò che vuole ed esattamente come lo vuole fare, “c’è chi ti vuole così, chi cosà, io invece sono qui, sempre sulla mia strada”.
La cosa che mi fa scaldare il cuore e scorrere l’adrenalina nelle vene è che ai suoi concerti è come assistere al proprio film preferito, quello che parla anche di te: non sei spettatore e basta, sei dentro, nel cuore dell’azione, del calore, sei parte di qualcosa che ti succede e che non subisci ma di cui sei parte attiva e che ogni volta ti riempie e ti arricchisce. Luciano canta le sue canzoni e intanto dietro passano immagini di video, di film, fotografie, immagini create al computer, ognuna nata e pensata per quello o quell’altro pezzo. Tre sono i momenti che mi porto a casa, che mi faranno ricordare questo concerto. Il primo riguarda Ho perso le parole. Sullo schermo passano le immagini di Radiofreccia, il film che Luciano ha diretto nel 1997 e della cui colonna sonora la canzone fa parte. Passa Il “credo” di Freccia, il protagonista, interpretato da Stefano Accorsi: in quel momento si è fusa la musica dal vivo di Luciano, le immagini del film, le parole: lo so a memoria ma il risultato è stato un mix di emozioni inspiegabili, una cosa che scoppia dentro, irripetibile, in quel momento mi accade qualcosa di speciale.
Il secondo momento unico è quando Luciano interpreta la canzone Eppure soffia; lui riconduce questa scelta al fatto che è una delle poche canzoni ecologiste che sono state scritte in Italia e al fatto che è di uno dei suoi più cari amici. Inizia a cantare e vedo le facce delle persone un po’ perse… e io invece conoscevo il pezzo, bellissimo e chi lo cantava, Pierangelo Bertoli, nel cui disco Tra me e me incise Sogni di rock’n roll. Sciocco, infantile, mi sono sentita sul pezzo la fan d.o.c..
Terzo momento, Piccola stella senza cielo. Un’artista è stata appesa ad un filo, come dice la canzone, per tutta la durata del brano, facendo meravigliose evoluzioni, come se fosse la cosa più naturale e semplice del mondo, con una leggiadria e un controllo muscolare incredibile. Una canzona ormai classica, arricchita, cambiata, diversa. Luciano chiude con Buonanotte all’Italia, un’inedito contenuto nel cd “Primo Tempo” e sullo schermo passano le immagini di tanti personaggi che hanno fatto grande all’Italia, giusto per ricordare la nostra bella storia e non solo quella triste e quotidiana. Non c’è nulla di politico, Luciano non fa comizi, per fortuna, c’è lo slancio positivo del fare oggi con lo zaino in spalla pieno del bello che c’è stato ieri, che è nostro, fa parte di noi e nessuno ce lo può togliere.
“Buonanotte all’Italia deve un po’ riposare/ tanto a fare la guardia c’è un bel pezzo di mare/ c’è il muschio ingiallito dentro questo presepio/ che non viene cambiato, che non viene smontato/ e zanzare vampiri che la succhiano lì/ se lo pompano in pancia un bel sangue così/ Buonanotte all’Italia che si fa o si muore/ o si passa la notte a volerla comprare/ come se gli angeli fossero lì/ a dire che sì/ è tutto possibile/ come se i diavoli stessero un po’/ a dire no, che sono tutte favole”


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