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Le letture dell'estate

- Libri -


Le letture dell'estate

Le proposte di Delirio.NET in questa rassegna letteraria sono tutte rivolte all’estate appena iniziata. Sei libri, sei autori, sei mini interviste: Maurizio Temporin con Il tango delle cattedrali, Marco Candida con La mania per l’alfabeto, Stefano Bon con Il giorno in cui sono stata uccisa, Michele Mìlon con Viaggi distratti, Rossella Arena con Nonostante i miei genitori e Antonio Bigini con Tonino Guerra wants to kill me. La pillola letteraria di Deli(b)rando si occupa di Angeli pericolosi di Francesca Lia Block. Prima di congedarsi per le vacanze. Buona lettura!

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Il tango delle cattedrali


Lisa balla il tango come un angelo, e il tango sta per cambiarle la vita. Quando in un freddo mattino d'inverno torna dal mercato nella sua casa di Buenos Aires, l'ultima cosa che si aspetta è trovare un gigantesco gargoyle di pietra appollaiato sulla ringhiera del suo terrazzo. Alla zampa ha legata una pergamena che parla d'una gara di tango ai confini del mondo: il mostro è venuto a invitarla. Da quel momento in avanti la vita di Lisa cambia e tutto succede in modo rapido e vorticoso, proprio come in un tango passionale e potente. E allora si parte per un viaggio allucinante ben oltre le frontiere dell'immaginazione, attraverso la neve, il ghiaccio e la foschia fino a una città impossibile: la Cattedrale dell'Arte. Qui Lisa scopre che la gara non è che una copertura per il progetto ideato dall'inventore del tango in persona, un grande del passato ridotto ormai quasi a uno scheletro, per conquistare l'immortalità. In un susseguirsi di fughe e rivelazioni, Lisa capisce di poter contare solo su un bizzarro manipolo di amici: un cinico scrittore russo, un filosofo ubriacone, una poetessa con la sindrome di Stendhal, un pilota della Seconda guerra mondiale, un ballerino senza gambe e il giovanissimo ed enigmatico Maurice, con cui affronterà i due pericoli più gravi che possano minacciare una donna: la morte e l'amore.

Delirio.NET : Come nasce "Il tango delle cattedrali"?

M.T.: Nasce fondamentalmente male. Ossia io e la mia ragazza eravamo in letto, lei è una ballerina, e stavamo discutendo su come l'arte possa donare "immortalità". Attraverso libri e quadri è possibile, ma per un ballerino non si può raggiungere qualcosa che perduri nel tempo, per cui mi sono chiesto se la danza fosse un'arte superiore o inferiore alle altre. La discussione è diventata animata e io sono stato sbattuto a dormire sul divano. Per recuperare i rapporti scrissi il libro.

Delirio.NET : Giovanissimo e già alle prese con scrittura e disegno: quando hai iniziato ad avvicinarti per la prima volta a queste espressioni artistiche?

M.T.: Sembrerà strano, ma con il cinema. Quando me lo chiedono dico sempre che i miei libri sono film girati nel modo più economico possibile. Credo infatti che scrittura e illustrazioni, generate dalla mente della stessa persona, si integrino creando quella che è una pellicola.

Delirio.NET : Nella tua opera si notano influenze eccellenti. Chi sono gli artisti che ti regalano maggiormente ispirazione?

M.T.: Nelle ultime pagine del libro ho scritto: a Ray Bradbury che mi ha insegnato a scrivere, a Tim Burton che mi ha insegnato a sognare, a Edward Gorey che mi ha insegnato a disegnare e a Fabrizio De Andre' che mi ha insegnato molto. Ma sono davvero innumerevoli le persone che hanno influito alla mia formazione, e anche quella che ha dato il contributo più piccolo, anche magari sono con una frase, per me è rilevante.

Titolo: Il tango delle cattedrali
Autore: Maurizio Temporin
Anno: 2007
Editore: Rizzoli
Prezzo: 18,50 euro


La mania per l'alfabeto


Michele, venticinquenne, lavoratore precario, è addetto alla Qualità in una ditta che produce conglomerato bituminoso ma, soprattutto, è consumato da una divorante mania per la scrittura. La sua camera e il suo ufficio sono invasi da una distesa di fogli e foglietti: attaccati ai muri, sparsi sul pavimento, traboccanti dai cassetti e dalle tasche. Su ciascuno sta scritto qualcosa che Michele immagina di poter, un giorno, inserire in un suo libro. Una mania e un'ossessione che cambieranno la sua vita. Si rintanerà nel mondo illusorio del libro che ossessivamente cerca di comporre e dove trasferisce e trasfigura il mondo reale.

Delirio.NET : Ci racconti la gestazione di questo romanzo?

M.C.: Il 7 Maggio 2004, ossia più di tre anni fa, ho acquistato all'Iper di Tortona, la città dove abito, un portatile in offerta speciale. Stava a mille euro anziché duemila, e aveva uno schermo a cristalli liquidi da diciannove pollici. La sera stessa mi sono disteso sul letto nella mia stanza e tenendo il portatile sulla pancia, ho cominciato a scrivere La mania per l'alfabeto. All'epoca e per almeno le successive due settimane non avevo l'intenzione di scrivere un romanzo, ma a me succede questo strano fatto che superato un certo numero di pagine - di solito arrivato a pagina undici - decido di proseguire nella stesura di uno scritto, e quando supero un altro po' di pagine - facciamo trenta pagine -, senza che veda profilarsi una conclusione di quel che sto scrivendo, succede che mi metta a credere di stare scrivendo un romanzo, e non soltanto un racconto lungo, e a questo punto mi basta aggiungere - ma non è per niente semplice farlo - un altro po' di pagine - diciamo altre venti pagine - per sapere che non mi fermerò fino a quando non avrò dato un senso al romanzo che sto scrivendo, e di solito per me "dare un senso" significa "finire", "portare a termine". Questo per dire, se non altro, che quando mi sono messo a scrivere il 7 Maggio 2004 avevo molto idee, ma non avevo un'idea centrale da dove partire per scrivere il romanzo. Più che altro, volevo scrivere di alcune esperienze, e cercare di dare forma ad alcune precise condizioni esistenziali - la provvisorietà, l'identità -, e affrontare - così come si affronta un mostro - alcune problematiche.

Delirio.NET : L'idea dei post-it da cos'è nata? Come hai sviluppato la psicologia del protagonista?

M.C.: Sapevo fin dall'inzio - o almeno fin da pagina trenta - che il libro sarebbe stato diviso in tre blocchi, e che ciascuno avrebbe avuto come fuochi il rapporto sentimentale, il lavoro e la famiglia, e questo per una serie di ragioni, ma soprattutto perché, volendo rappresentare la condizione esistenziale di una persona, tormentata da un particolare problema - Michele Astrini è tenuto in scacco dal demone della scrittura ed è tormentato da un libro fantasmatico, una volta scritto il quale crede si sarà liberato dai suoi tormenti, dai suoi demoni -, desideravo esaminare i riverberi di questo problema nei tre aspetti che 'fanno' l'esistenza di una persona: che sono l'amore, il lavoro, la famiglia. Ho portato avanti parallellamente la stesura del primo blocco e del secondo blocco - scrivendo in ufficio la parte relativa al lavoro e a casa la parte relativa al rapporto sentimentale tra Michele e Savemi - poi ho assemblato tutto quanto successivamente. L'idea dei post-it mi è venuta nel secondo anno di lavorazione al romanzo. Michele scrive continuamente su fogli e foglietti di carta, in particolare post-it - azzurri, arancione, gialli -, e attacca questi post-it dappertutto nella sua stanza, oppure li perde per strada, e allora mi è venuto in mente che la struttura della storia che stavo raccontando dovesse rispecchiare il contenuto della storia stessa. Come rappresentare la storia di un ragazzo che usa ossessivamente i post-it se non con i post-it? Poi mi piaceva mantenere una sorta di ambiguità tra una narrazione spezzettata, frammentaria e una narrazione compatta, coerente. L'impressione sfogliando il libro è che il romanzo sia una collazione di scritti scollegati l'uno dall'altro; invece non è così, e basta leggere per accorgersi. Questa ambiguità tra frammentario e unitario mi sembrava un potente messaggio destinato al lettore: un'esistenza che ci sembra come tanti foglietti di carta sparpagliati senza un senso a tutto prima, è invece una esistenza, ed è dotata di un senso, sempre.
Comunque, come vedi, non c'è nulla di pianificato.
Se la domanda: "l'idea dei post-it com'è nata?" vuol significare invece "perchè caratterizzare un personaggio con i post-it?, perché ti è venuto in mente quello e non qualche altro oggetto, la risposta è che il post-it è un oggetto aereo, che si trova ovunque - sullo sportello del frigo come sul monitor dell'ufficio -, e che sta sempre sul filo di distaccarsi e cadere a terra, oppure che puoi accartocciare e buttare via come un bicchiere di carta. Insomma ben si prestava a costituirsi come simbolo della condizione esistenziale di Michele Astrini: la provvisorietà, la precarietà.

Per rispondere alla domanda sulla psicologia della persona rappresentata nel libro: per alcuni tratti è stato relativamente semplice, perché Michele è un lavoratore precario, e vive le problematiche di chi non ha un potere contrattuale forte all'interno di una ditta (il rischioo del mobbing, per esempio), altri tratti si sono imposti quasi conseguenza del tipo di persona che Michele è, ossia un venticinquenne che cerca di rispondere alla domanda: "Chi sono io?" e "Ho scelto?".

Delirio.NET : Quali sono i tuoi miti o modelli letterari e quanto c'è, di loro, nel tuo romanzo?

M.C.: Questa è una domanda complicata. Personalmente cerco di scrivere in modo diverso dagli scrittori che apprezzo e che in alcuni casi idolatro. Quello che cerco di fare è scrivere frasi che dicano di una mia percezione delle cose, cerco delle parole che si adeguino a alcuni pensieri che voglio trasmettere, e per farlo, soprattutto quando scrivo un romanzo, non mi appoggio al modo di trasmetterle di altre persone. Anche perché penso che nel modo di dire un pensiero ci sia anche il pensiero: un po' come se il pensiero forgiasse il modo. E questo comporta che usare il modo di un altro significherebbe per me esprimere il pensiero di un altro, e non il mio, non il pensiero espresso dalla mia individualità fatta di alcune esperienze specifiche.
L'ho detto che è una domanda complicata.
Provo con un esempio.
Se mi mettessi a scrivere con Stephen King oppure come Italo Calvino, probabilmente con quel modo esprimerei pensieri di una persona che vive a Bangor nel Maine, e che per questo viene da esperienze diverse da me che sto a Tortona, in provincia di Alessandria. Lo stesso sarebbe se scrivessi come Calvino - che è vissuto altri momenti, e ha fatto esperienze diverse. E lo stesso per Jack London. Per Giovanni Verga. Per Nice. Per Carmelo Bene. Per...

Titolo: La mania per l'alfabeto
Autore: Marco Candida
Anno: 2007
Editore: Sironi
Collana: Indicativo presente
Prezzo: 14 euro
Sito web: Vibrissebollettino.net/marcocandida


Il giorno in cui sono stata uccisa


Un’esistenza anonima, sconvolta improvvisamente da un’esperienza distruttiva e una conseguente, importante, presa di coscienza. Un libro crudo e brutale, volutamente spietato in alcune descrizioni, che riesce in questo modo a mostrare tutto l’orrore, l’efferatezza e il sadismo cui può arrivare l’essere umano. Stefano Bon è nato a Ravenna nel 1963. Dopo aver militato per dodici anni in una rock-band, ha pubblicato su varie testate numerosi articoli dedicati al mondo musicale, cinematografico e teatrale. Ha scritto e diretto due cortometraggi e ha pubblicato vari racconti su riviste sia cartacee che on-line.
Delirio.NET : Com'è nato il tuo romanzo e come si è svolto il processo creativo?

S.B.: Il mio romanzo è nato da una banale osservazione: una ragazza in bici durante un caldissimo giorno d'estate. Mi sono chiesto: cosa succederà a questa ragazza? perché è sola? com'è la sua vita? e se fosse squallida e deprimente e incontrasse due ragazzi bellissimi li seguirebbe anche se sentisse che sono due assassini? Da lì è nato tutto quanto. Nel libro sono confluite poi storie personali trasfigurate e tutto il mio amore per la musica ed il cinema per cui ho nascosto numerose citazioni.

Delirio.NET : Noia, solitudine, disagio, sofferenza, orrore: perché hai scelto queste tematiche forti?

S.B.: La vera tematica principale è la solitudine, tutte le altre cose sono delle conseguenze. Si è soli perché si è diversi o nel bene (come la protagonista femminile) o nel male (come i protagonisti maschili). Alla fine però è la malinconia a trionfare perché le cose potevano essere diverse da come poi sono state.
Non è una scelta comunque, credo che certe storie "vengano da noi" per farsi raccontare.

Delirio.NET : Come hai vissuto il tuo esordio in narrativa?

S.B.: Scrivere è sempre il momento più difficile ed entusiasmante di tutto il processo creativo ed uno scrittore vorrebbe fare solo quello. Invece per l'esordiente c'è la necessità di trovare contatti, soprattutto se non si hanno agganci particolari e purtroppo lì se ne vanno molte energie. E' ovvio che quando si arriva alla pubblicazione la gioia è tanta e cresce maggiormente quando si incontrano le persone che apprezzano (ma anche quando lo disprezzano...) il tuo lavoro. A parte questo, con la testa sono già al prossimo romanzo.

Titolo: Il giorno in cui sono stata uccisa
Autore: Stefano Bon
Anno: 2007
Editore: Traccediverse
Collana: Tralci di vite
Prezzo: 13 euro
Sito web: Stefano Bon Official Site


Viaggi distratti


Tre taccuini (uno giallo, uno rosso e uno nero), un viaggiatore che ha litigato con la sua ragazza, un treno. E l’incontro con Gabriel che nei taccuini annota i suoi viaggi in giro per il mondo e fra gli uomini. Sullo sfondo delle città di mezzo mondo Gabriel narra la sua storia di marchettaro per soli uomini, puttano d’alto e basso bordo. Un susseguirsi di chilometri, di incontri, di sesso e di passione. Una scrittura coinvolgente, semplice, graffiante, icastica che trascina in un turbinio di sensazioni, emozioni, esperienze, in giro per il mondo. Gabriel, un viaggiatore distratto e un po’ stanco, amante della libertà e delle profonde riflessioni sul mondo che lo circonda, sul quale riesce a gettare una luce diversa. Più reale, forse. Di certo, più passionale.

Delirio.NET : Come nasce il romanzo "Viaggi distratti"?

M.M.: Nasce dall'incontro, su un treno, con Gabriel, escort professionista e grande viaggiatore, che per svariati anni ha campato accompagnando i suoi clienti in viaggi in giro per l'Europa e per il mondo. Gabriel mi ha raccontato le sue vicissitudini senza peli sulla lingua: i viaggi, i personaggi, i sentimenti, il sesso. Io volevo scrivere, lui aveva ciò di cui scrivere ed è stato lui a chiedermi di narrare i suoi "Viaggi distratti".

Delirio.NET : Perché la divisione in taccuini?

M.M.: Rispecchiano fedelmente i taccuini (ed i loro colori) su cui Gabriel annotava, puntigliosamente le sue esperienze, i clienti, i suoi viaggi: Berlino, New York, Australia, Capri, Venezia, Taormina, Provenza, Ibiza e Bologna. Non mi ha mai svelato se ci sia un connubio tra i colori ed i contenuti dei taccuini.

Delirio.NET : Una tematica di grande attualità di cronaca: qual è il tuo punto di vista a riguardo?

M.M.: Personalmente trovo che quello dell'escort sia un lavoro come tanti altri, ma con tantissime sfaccettature. Penso che la prostituzione sia molto più diffusa di quanto si possa pensare, che sia ben distribuita nelle svariate fasce sociali, di età, di sesso. Negli ultimi anni poi, nel mondo gay, mi sembra stia svanendo una sorta di tabù che la contraddistingueva.

Titolo: Viaggi distratti
Autore: Michele Mìlon
Anno: 2007
Editore: Graphe.it
Collana: Logia
Prezzo: 10 euro
Sito web: Michele Mìlon


Nonostante i miei genitori


Spesso si afferma che non dobbiamo sempre attribuire le nostre infelicità ai genitori, ed è verissimo, ma purtroppo non basta dirlo. La società ad un certo punto ci impone di diventare adulti, di abbandonare il nido, di trovare un lavoro e magari l’anima gemella. Ma cresciamo veramente? O ci portiamo dentro le voci genitoriali e soprattutto la nostra voce, quella dei bambini che siamo stati, senza avere più la possibilità di ascoltarla? Sono sette i protagonisti di questo libro, descritti con straordinaria semplicità dalla giovanissima scrittrice Rossella Arena. Con uno stile unico, libero, forse un po’ anarchico, l’autrice ci racconta sia la vita ordinaria, sia i sogni e le emozioni più nascoste dei suoi personaggi.

Delirio.NET : Ci racconti la nascita di questo romanzo e dei suoi personaggi?

R.A.: Un parto improvviso e insieme lento.
In un giorno dell’agosto 2005 ero stesa sul letto, nella mia casa natale, e sentivo ancora una volta che lì non riuscivo ad essere libera, che ero limitata nelle reazioni e nelle emozioni dalla presenza dei miei familiari. Mi sembrava assurdo: avevo ben 22 anni e già da 3 vivevo da sola.
Su questa rabbia impotente e sul grande desiderio di cambiare, perché non scrivere un libro? mi sono detta. Ho visto in un attimo nella mia mente, con molta chiarezza, il titolo e l’impostazione del romanzo. Volevo raccontare le storie di più personaggi, delineando il loro rapporto coi genitori non sul piano esteriore ma su quello del condizionamento interiore. Sono partita innanzitutto dalla mia esperienza; ho pensato poi ad alcune persone la cui storia avrebbe potuto essere utile allo scopo. Ho intervistato ragazzi, uomini e donne, e dalle loro risposte ho ricavato il materiale di base per le varie parti del romanzo. Ho rimodellato degli avvenimenti reali in funzione del messaggio che volevo trasmettere.
È nata così una realtà che sfuma nel sogno, o meglio in un altro mondo.

Delirio.NET : Quanto c'è di te nella protagonista, o meglio, nei protagonisti?

R.A.: Quanto c’è di me in me stessa?...
A lungo ho vissuto tenendomi tutto dentro, finché è arrivato un momento in cui ho dovuto per forza affrontare le conseguenze di questa potente implosione. È stata una lotta mentale e soprattutto fisica. Scrivere questo libro mi ha aiutato nel combattimento; parola dopo parola sentivo affiorare la mia voce più autentica.
In ogni protagonista ci sono pezzetti di me.

Delirio.NET : Come ti sei accostata alla scrittura e come hai vissuto il tuo esordio letterario?

R.A.: All’età di quattro anni ho imparato a leggere e a scrivere, e in seguito ho semplicemente continuato a farlo. Ho iniziato a scrivere in modo più maturo però solo un paio d’anni fa, quando sono cresciuta e di conseguenza si sono ampliati anche i miei contenuti e il mio stile.
La scrittura è diventata così il mio canale più forte di comunicazione e di espressione. Il resto è avvenuto molto naturalmente: scrivevo Nonostante i miei genitori giorno dopo giorno, prendendomi il tempo necessario (ne ho avuto molto a disposizione, ho trascorso quasi cinque mesi a casa per malattia) per dare vita alle sue parole. Dopo averlo terminato, l’ho subito spedito a diverse case editrici. Quando la Alcyone mi ha proposto la pubblicazione, ho riflettuto e poi ho accettato, per vari motivi.
Ed eccomi qui.

Titolo: Nonostante i miei genitori
Autore: Rossella Arena
Anno: 2007
Editore: Alcyone
Collana: Tamburi
Prezzo: 10 euro
Sito web: Vento - Rossella Arena’s MySpace


Tonino Guerra wants to kill me


È il volume vincitore del Festival Iceberg 2007 del Comune di Bologna, sezione Narrativa. Leggendo questo libro vi imbatterete in teste mozze e pance inchiostrate, grattacieli bacchettoni e barattoli di mosche morte; incontrerete un Godard spiantato e un Tonino Guerra senza pietà; da Lao-tze in persona apprenderete l’arte del rimorchio e una fica magica vi darà una bella lezione di vita. Ma in questi racconti non ci sono solo stranezze. Al di sotto del folto bosco di personaggi e situazioni surreali, ciò che soprattutto troverete saranno i buoni sentimenti. Perché è questo che in fondo il libro vuole essere: una celebrazione sgangherata e vitalistica dei rapporti umani.

Delirio.NET : Racconti surreali, situazioni paradossali, personaggi incredibili: come hai concepito queste storie?

A.B.: Partendo dalla mia vita! Basta guardarsi intorno per scoprire che non c’è cosa più surreale e paradossale della realtà. Poi ovviamente rielaboro tutto con la mia immaginazione golosa e quel che esce alla fine da questo delirante pasticcio è il mio libro.


Delirio.NET : Ci racconti delle tue esperienze con la scrittura e cosa significa per te scrivere?

A.B.: Scrivere è una cosa tremendamente divertente perché ti permette di reinventare il mondo a tuo piacimento. Cioè se voglio attraverso la scrittura io posso discutere con Godard su una spiaggia di Nizza, o litigare con il Pirellone di fronte alla stazione di Milano, o ascoltare la testa mozza di un baffone sul Canal Grande a Venezia, e questa è davvero la cosa più straordinaria di tutta quanta la faccenda.

Delirio.NET : Una vittoria al premio Iceberg 2007: te lo aspettavi?

A.B.: Per niente! Anzi… Vista la vittoria di Matteo Marchesini nell’ultima edizione - che è bravissimo, ma fa cose opposte alle mie - sentivo di essere assolutamente fuori gioco con le mie strampalate storie da baraccone. Ma è andata, e son davvero contento. Eh!

Titolo: Tonino Guerra wants to kill me
Autore: Antonio Bigini
Anno: 2007
Editore: Pendragon
Collana: Linferno
Prezzo: 9 euro


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