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Una, nessuno, centomila Tori Amos
Per il suo ultimo album American Doll Posse, uscito a Maggio 2007, si è letteralmente fatta in quattro, anzi, in cinque. Santa, Clyde, Isabel, Tori e Pip. Insieme, semplicemente Tori Amos. Dal 1992 è conosciuta dal grande pubblico, e ora, a quarantatrè anni, ancora bellissima e straordinariamente affascinante, si è lanciata in un grande tour che ha toccato anche l’Italia. Omaggio a una cantautrice forte e talentuosa e al suo rapporto intenso con musica e pianoforte.
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Quando possiedi la stoffa, puoi fare delle note e della musica ciò che vuoi. Puoi trasformare un piano classico in puro strumento rock. Puoi persino diventare, da bambina prodigio di uno dei Conservatori più prestigiosi degli Stati Uniti, che sa eseguire alla perfezione le sonate di Beethoven, una star internazionale che tra i suoi miti ha Led Zeppeling, Doors, Jimi Hendrix e Kate Bush. Myra Ellen Amos, per tutti Tori Amos (dal soprannome che le aveva dato un amico: tori in lingua giapponese significa "pollastrella" è pianista, compositrice, cantante, poetessa, scrittrice, ha una personalità eclettica, i capelli rossi come il fuoco e un animo tormentato, ed è conosciuta dal grande pubblico già dal 1992 quando ha debuttato per la Atlantic col suo album d’esordio Little Earthquakes. Titolo profetico, perché i suoi album sono stati dei piccoli terremoti che hanno squassato durante tutti gli anni Novanta il panorama della musica internazionale.
La favola di Tori è costellata di lutti e di eventi drammatici che l’hanno segnata profondamente: una violenza subita quando ancora si esibiva in piccoli pub di Los Angeles, alla ricerca del successo, la perdita di una figlia in grembo, il tormentato rapporto con gli uomini fino all’incontro con Mark Hawley, il suo ingegnere del suono diventato poi suo marito. Ma è così che lei crea: “Passavo dalla rabbia al dolore. E le canzoni arrivavano a frotte. È sempre così: quando la mia vita si svuota, il mio mondo interiore si riempie di musica”. Tori, ribelle Tori. Figlia di un pastore metodista conservatore e di un’indiana cherokee bacchettona, con una nonna calvinista ferma sostenitrice della verginità femminile, all’interno della sua anima porta tutta la ricchezza e le contraddizioni che hanno provocato i contrasti tra morale e trasgressione, tra oppressione religiosa e sessualità vissuti dalla cantautrice durante la sua giovinezza. Non a caso il conflitto tra libertà e religione torna spesso nelle sue canzoni. Col tempo, Tori è riuscita a far capitolare anche il padre, che da ex fustigatore dei costumi ora è il fan numero uno della figlia.
Il vero successo arriva nel 1994 col singolo Cornflake Girl, che vende oltre tre milioni di copie nel mondo, e considerato uno dei migliori cento pezzi di tutti i tempi. Il video è uno dei più trasmessi, Tori tutta ricci e labbra rosse la fa da padrona sulla scena rock al femminile e la sua figura è di grande ispirazione per altre artiste che iniziano a muovere i primi passi in quegli anni. Il suo modo di suonare il piano, così fisico e sensuale, fa scandalo ma riesce a trasmettere a chi la guarda l’amore che intercorre tra lei e il suo strumento, che a suo dire le fa provare “gli stessi brividi di quando è innamorata”.
Dodici album e praticamente nessuna interruzione fino ad oggi. Per Tori Amos non c’è stato un attimo di pausa, e quando nel 2002 è passata dall’Atlantic alla Epic con l’album Scarlet’s walk, ispirato dalle vicende post 11 Settembre, nello stesso periodo ha affrontato un cambiamento importante anche nella sua vita personale: si è infatti sposata e ha avuto una figlia, Natashya, che le ha portato maggiore serenità e pace con se stessa.
Il 28, 30 e 31 Maggio scorsi è stata in Italia (Roma, Milano e Firenze) per presentare la sua ultima fatica: American Doll Posse. Un album che ha destato parecchie polemiche fin dalla sua uscita, a causa della foto promozionale in cui si è presentata con un nuovo taglio di capelli, in una mano la Bibbia e nell’altra la scritta shame (vergogna). Per questo lavoro, Tori ha concepito cinque archetipi femminili, associati alle rispettive divinità greche: ognuno di loro rivendica il proprio posto nel mondo e invita a una rivoluzione culturale, nel segno della più atavica e pacifica matrilinearità. Sono cinque i personaggi che si alternano nei 23 brani dell’album, cinque gli alter ego dell’artista: Isabel/Artemide (hisTORIcal): fotografa e attivista; Clyde/Persefone (cliTORIdes): emotiva ed idealista; Pip/Atena (expiraTORIal): attenta e combattente; Santa/Afrodite (sanaTORIum): sensuale e passionale; infine Tori/Demetra e Dioniso (terra-TORIes), probabilmente lei stessa. Tutte e cinque sono persino autrici di un blog ciascuna (tutti nascosti: è compito dei fan andare a caccia e scovarli nella rete) e in ogni tappa del tour europeo Tori vestirà i panni di una di queste donne: “Mi hanno fatto capire che non ho esplorato onestamente tutte le mie estensioni dell’Io, lati di me che ora sento reali quanto la donna dai capelli rossi” ha spiegato Tori. E conoscendo il suo temperamento e la sua capacità di sperimentazione, noi le crediamo. Nel frattempo, il tour continua. In giro per il mondo insieme alla Cornflake girl.
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