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Laureande sull'orlo di una crisi di nervi

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I libri di Maggio – Seconda parte

- Libri -


I libri di Maggio – Seconda parte

Altri sei gli ospiti in questa seconda parte della rassegna letteraria di Maggio, due puntate dedicate ai libri nel mese dei libri. Gero Mannella con Non gettate cadaveri dal finestrino, Elisa Genghini con Zucca Gialla, Fabio Ubezio con 1997- Viaggio sulla cresta dell'onda, Gianluca Della Monica con Il pugno nello stomaco, Ivano Bariani con Il precursore e Vittorio Barbagiovanni con Una maestrina d'altri tempi. Nella nuova puntata di Deli(b)rando ci occupiamo di poesia con Il vero amore non ci è concesso, le poesie di Elizabeth Eleanor Siddal. Buona lettura!

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Non gettate cadaveri dal finestrino

L'ispettore Liberovici, che non regge la vista del sangue e si diletta nell'attività di esibizionista per la gioia dei giornalisti e dei fotografi, si ritrova tra le mani il caso dell'anno: quello di un misterioso serial killer che dissemina di cadaveri i binari della ferrovia. Riuscirà il nostro curioso eroe a risolvere questo raccapricciante caso? Nel frattempo si lascia scappare una frase che diverrà proverbiale: "Non gettate cadaveri dal finestrino, per piacere!". Ne parliamo con Gero Mannella.

Delirio.NET : Un romanzo divertente e spassoso: come nasce il tuo Lemming?

G.M.: Il Lemming nasce sul treno, l’unico luogo dove riesco a scrivere. Nasce dalla trasformazione di ghirigori ineloquenti che traccio con la penna, che prendono la forma di parole sull’onda dei brandelli di conversazioni che percepisco, del filo dei miei pensieri e del borbottato di rotaie. Sono episodi frammentari che si coagulano in racconti e che poi fluiscono nel mare magnum dell’estetica liberoviciana, qualsiasi cosa esso significhi. Non sempre da questa applicazione diuturna sortisce qualcosa di leggibile: il più delle volte sortiscono deragliamenti (non l’avevo detto? sul treno faccio il macchinista*).

Delirio.NET : Il tuo stile è molto personale: hai degli autori di riferimento che ti ispirano più di altri?

G.M.: Il mio stile è figlio delle mie letture. Credo il germe iniziale sia l’Achille Campanile degli anni ‘20-’30, poi le radiocommedie di Groucho Marx, le fumisterie di Alphonse Allais, le uova fatali di Bulgakov, il nonsense attonito di Daniil Charms, le bagattelle di Queneau, le campionature pedisseque di Perec, l’aulico cazzeggio di Flann O’Brien. Ma anche contaminazioni sinestetiche trapiantate dall’arte (Dubuffet, Ensor, Basquiat) e l’estetica del jazz post-coltraniano. La traccia è quella della diversione, dell’anticlimax, della mistificazione.

Delirio.NET : Per creare l’ispettore Liberovici, hai avuto figure o personaggi di riferimento?

G.M.: Liberovici non è stato una premeditazione: è il frutto di una sedimentazione. Il topos della mia scrittura è il sovvertimento della logica corriva, il disvelamento del nonsense sotteso a gesti e dialoghi ordinari, il gioco con le parole e i sillogismi. L’ambiente dell’investigazione, coi suoi protocolli e rituali codificati, si prestava bene all’insinuazione di cellule neoplastiche che scardinassero un po’ di luoghi comuni romanzeschi. Qualcuno ha assimilato Liberovici ad un Clouseau in chiave dialettica. Non lo avevo pensato così, ma mi piace il parallelo. Ho scritto una sceneggiatura per lungometraggio con l’ispettore protagonista, ed in effetti idealmente sembra un sincretismo di Clouseau e Jacques Tati.

* non è vero che faccio il macchinista: però sarebbe stato carino (Liberovici avrebbe indagato volentieri sui deragliamenti).

Titolo: Non gettate cadaveri dal finestrino
Autore: Gero Mannella
Anno: 2006
Editore: Coniglio
Collana: I lemming
Prezzo: 5 euro
Sito web: Gero Mannella Official Site

 


Zucca Gialla

J ha ventitrè anni, scrive canzoni, suona e canta in un gruppo sgangherato composto da strani elementi. Un bassista ex-fidanzato ipocondriaco e squassato dalla colite, un batterista erotomane, un chitarrista che non crede abbastanza nella loro musica. J fa l’educatrice e si divide tra la scuola e due ragazzine difficili che le sono state affidate dai servizi sociali. Una vita fatta di alti e bassi, ma che scorre all’apparenza normale. Finché non arriva Priscilla Marcoccio, coi suoi boccoli neri e la sua strabiliante bellezza. Priscilla Marcoccio è sui giornali e in Tv, diventa una star partecipando al Gioco dei Corteggiamenti dove, sbaragliando la concorrenza, conquista il fichissimo Omar, una sorta di Big Jim lampadato. Il ritorno di Priscilla, compagna di banco, amica del cuore all’ombra della quale l’insicura J è cresciuta, coincide con l’inizio di una vera e propria odissea mediatica. Ce ne parla l’autrice Elisa Genghini.

Delirio.NET : Com’è nato il romanzo Zucca Gialla?

E.G.: Ho provato a elaborare circa trenta motivi per cui è nato Zucca Gialla, ma non sono riuscita a trovarne uno in particolare.
Quando ho cominciato a scrivere ero annoiata, e ogni volta che ero annoiata scrivevo un capitolo di Zucca Gialla. E’ brutto da dire, lo so, ma Zucca Gialla nasce proprio dal sentimento di “Zucca Gialla”, cioè dall’avere voglia di qualcosa che non esiste. Quindi dal non avere voglia di niente.
“C’hai proprio voglia di Zucca Gialla”, mi diceva il mio amico Fabio, quando mi vedeva un po’ pigra e scazzata.
Noia, tedio, spleen, se la vogliamo dire in maniera più letteraria. Zucca Gialla parla proprio di questo.

Delirio.NET : Temi come la tv e la “filosofia dell’effimero” e della fiction tutta contemporanea: quali ragioni sottendono a questa scelta?

E.G.: Mi piacerebbe avere “scelto”, ma “scelta” è una parola importante che presume possibilità. Possibilità di fare altro. Invece ho subito questo tema, come un qualsiasi spettatore con poche difese intellettuali subisce il fascino della tv spazzatura. Che si presenta così bene, in modo cosi immediato e seducente, ma che in realtà è priva di contenuti e valori, con tutti quei personaggi che gravitano davanti alle telecamere pronti a dire meccanicamente “sono una persona vera, e credo nella famiglia e nell’amore”.
E ho subito tanto questo tema che ho dovuto parlarne, dal punto di vista di un personaggio che pensa di avere abbastanza risorse per difendersi quando invece non è così.

Delirio.NET : Hai autori di riferimento, che ami di più, e che in qualche modo ti hanno ispirato la stesura del romanzo?

E.G.: A parte Federico Moccia e Costantino? La maggiore ispirazione per scrivere questo romanzo è stata indubbiamente la televisione spazzatura. Vivendo in una casa di studentesse (ero una studentessa a tempo pieno anch’io fino a poco tempo fa) il pomeriggio c’era poco altro da fare se non guardare Maria de Filippi tra una pausa studio e l’altra, tra una merenda e l’altra. Quanti mesi passati sul divano con la mia amica Ilaria a schierarci per l’uno o per l’altro tronista!
Poi, per fortuna oltre alla teledipendenza , ho letto anche qualche libro che mi ha aiutato a creare dei contesti e dei punti di vista. Superwoobinda di Aldo Nove mi ha aperto un mondo, facendomi capire quanto la televisione può essere deleteria, anzi, delittuosa.
Nel mio romanzo c’è anche molta musica e qui ho chiaramente ho subito l’influenza di molti autori, che poi sono anche quelli che preferisco: Hornby, Murakami, Coe, e chiaramente Gianluca Morozzi, che mi ha regalato anche una divertentissima prefazione.

Titolo: Zucca Gialla
Autore: Elisa Genghini
Anno: 2007
Editore: Eumeswil
Collana: Rooms
Prezzo: 14 euro
Sito web: Le donnette a passeggio

 


1997- Viaggio sulla cresta dell'onda

Un testo alternativo e pungente per gli amanti del genere Pulp. L'autore delinea con dovizia di particolari e precisione ambiente, epoca e contesto sociale, tracciando un quadro nitido di un'intera generazione, quella degli anni '90. L'ambiente è quello della città di Novara, il contesto sociale è quello di una città di provincia, nella quale ragazzi, che in fin dei conti hanno tutto, lottano contro un sistema che non asseconda i loro sogni e gli offre qualsiasi cosa su un piatto d'argento. Ce lo racconta l’autore Fabio Ubezio.

Delirio.NET : Ci parli della genesi di 1997? Sono quasi 450 pagine: come sono uscite?

F.U.: La scrittura per me è un hobby che coltivo da quando avevo 17 anni.
Agli inizi mi cimentavo prevalentemente in poesie e brevi racconti, poi ad un certo punto, mi sono accorto di aver accumulato diverso materiale simile nel contenuto, ed ho pensato di metterlo insieme.
Così ho sviluppato alcuni racconti, ampliato bozze, creato collegamenti logici fra i vari testi e, in ultimo, partorito questo manoscritto.
E’stato un processo formativo e sperimentale, che si è protratto nel corso degli anni fino a dare origine a 1997.
Alla fine è venuto fuori un libro abbastanza voluminoso, che per dimensioni e spessore sembrerebbe quasi un testo scolastico: qualcuno all’epoca mi aveva persino suggerito di farlo uscire a puntate ma l’idea sinceramente non mi ha mai entusiasmato.
1997- Viaggio sulla cresta dell'onda parla essenzialmente di 5 ragazzi e di un loro periodo di vita abbastanza tormentato.
Sono giovani ribelli che frequentano l’ambiente underground di Novara e dintorni, e vanno contro tutti i luoghi comuni. Dunque, niente aperitivi nel fighettificio Mastro Ciliegia, niente gran galà al Celebrità, piuttosto concerti punk rock, scorribande e avventure. E una discreta dose di violenza, anche. I protagonisti sono giovani, anzi no, giovani vagabondi che affrontano un viaggio interiore alla ricerca di se stessi e delle loro attitudini.
E’ vero, forse non sono eroi da amare o coccolare, ma complessi individui che vanno soppesati, capiti e a volte evitati.
Questo è un romanzo di genere “pulp”, aggressivo e feroce per certi versi, un romanzo che racconta di una generazione involuta e smarrita. Una generazione senza valori e ideali che rispecchia in un certo senso, la stessa società traballante, compulsiva e nichilista di metà anni ’90.
In conclusione, aggiungo che ogni pagina di 1997- Viaggio sulla cresta dell'onda trasuda tribalità e adolescenza.
Ad esempio, la scelta di presentare i protagonisti attraverso i loro soprannomi, già di per se è molto significativa: a mio modo di vedere infatti, il soprannome è qualcosa di ancor più profondo del nome stesso. Il soprannome identifica un aspetto unico e particolare del nostro carattere, sia questo buffo, irriverente o incomprensibile.
Così quest’opera, che a prima vista potrebbe sembrare una caricatura di se stessa e dei propri personaggi, al suo interno cela un’anima profonda, espressiva e vitale.

Delirio.NET : Non solo parole, ma anche immagini, articoli che fotografano gli anni Novanta. Perché questa scelta?

F.U.: Perché gli anni ’90 sono la culla di un nuovo spirito ribelle che coinvolge i giovani. Parlando in termini di musica è il periodo in cui il “grunge” dei Nirvana esce dai garages, e le punk rock band americane tornano alla ribalta. Così i protagonisti di 1997 scelgono questo genere di musica trasgressiva e ribelle come colonna sonora della loro adolescente crescita. Per questo motivo gli anni ’90 costituiscono lo scenario più consono a rappresentare questa storia.

Delirio.NET : Come hai vissuto la pubblicazione e come stai vivendo il tuo esordio letterario?

F.U.: La pubblicazione è stata abbastanza lunga e laboriosa, ma oggi posso dirmi soddisfatto dell’opera nel suo complesso e di come siamo riusciti a presentarla.
1997 è un testo enorme e dispendioso che ha richiesto molti sforzi, ma alla fine è venuto alla luce indipendente e schietto come volevo.
Un particolare punto di orgoglio è rappresentato dalla copertina realizzata e curata dalla mia ragazza Antonella.
Mi rendo conto che il genere e lo stile di questo libro è piuttosto particolare e inconsueto, ma il mio intento era proprio quello di scrivere un romanzo crudo e pungente, non un libro per massaie.

Titolo: 1997- Viaggio sulla cresta dell'onda
Autore: Fabio Ubezio
Anno: 2007
Editore: Kimerik
Collana: Narrativa
Prezzo: 15 euro
Sito web: 1997- Viaggio sulla cresta dell'onda

 


Il pugno nello stomaco

Il protagonista è un giovane gallerista e pittore romano. Per lui la vita non è mai facile e già da bambino passa attraverso alcune esperienze che non dovrebbero essere riservate nemmeno agli adulti. Ogni volta in cui la sfortuna lo sceglie, sente che lo stomaco gli si attanaglia e che si contrae come un pugno, in modo struggente e insidioso. A certe infelicità non si può ovviare, dichiara, ma questo non gli impedisce di dedicarsi alla sua passione per l’arte, che diventa il suo unico rifugio e attraverso la quale riesce persino a guardarsi nell’anima. Col tempo imparerà anche ad innamorarsi, rendendosi conto che in realtà il destino non esiste e che è solo una giustificazione inventata da chi si rassegna troppo facilmente. Ce ne parla Gianluca Della Monica.

Delirio.NET : Come nascono l’idea e il protagonista principale de Il pugno nello stomaco?

G.D.M.: L'idea di scrivere "Il pugno nello stomaco" mi è nata leggendo una massima del grande romanziere irlandese George Bernard Shaw, che recita: "Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d'arte per guardare la propria anima". Queste parole mi hanno fatto riflettere ed ho pensato: "Sarebbe bello se grazie all'arte potessimo tutti fare un po' di introspezione e magari trovare le soluzioni ai problemi che ci tormentano."
Ho così voluto romanzare il suddetto aforisma, creando una situazione in cui l'arte diventa una vera e propria salvezza. Il protagonista infatti, grazie alla sua passione per i quadri, non solo riesce ad ottenere delle rivalse nei confronti del destino che gli è sempre stato avverso, ma riesce persino a riconoscere quali sono le strade che deve percorrere e quali "voci" ascoltare. Soltanto seguendo il suo intuito artistico, dunque, potrà trovare il modo di rimettere insieme tutti i frammenti della sua vita.
Il romanzo non è autobiografico, ma ho voluto che il protagonista un po' mi somigliasse. Lui si chiama Luca ed io Gianluca, lui ha la passione per i quadri, così come io ce l'ho per i libri. Ogni tanto mi diletto anch'io a dipingere qualcosa, ma non sono certo bravo come lui. Il suo autore preferito è Renoir, lo stesso vale per me.

Delirio.NET : Qual è la tua opinione sul panorama editoriale italiano, relativo ai piccoli editori e agli autori emergenti?

G.D.M.: Questo è il terzo romanzo che pubblico e per la terza volta ho cambiato editore. Questo già dovrebbe far capire qualcosa. Ho contattato decine e decine di case editrici e purtroppo mi sono reso conto che in giro c'è molta poca serietà. Molti editori si appropriano dei diritti d'autore e vendono i libri solo ai rispettivi scrittori. Spesso non viene fatto alcun editing e mi è stato riferito che capita pure che pubblichino i testi senza nemmeno leggerli. L'importante è ricevere il contributo. Se qualche editore si inventa un concorso letterario, per ottenere maggiore visibilità, è a pagamento pure quello. Non mi è mai capitato di leggere un'inserzione pubblicitaria di un piccolo editore che promuove un emergente, noto invece sempre più di frequente annunci che "reclutano" nuovi scrittori cui verrà offerta "una proposta editoriale". A buon intenditor...
Per gli emergenti che vogliono pubblicare anche a costo di pagare un contributo vorrei dare il seguente consiglio: assicuratevi almeno che il libro venga legalmente registrato, col codice Isbn (altrimenti fate prima a farvi fare le copie direttamente alla prima tipografia che trovate) e, per quanto riguarda la promozione, sia chiaro che se non la fate voi, non la farà nessun altro. Dopo aver prodigato energie e denaro, la casa editrice saprà essere onesta e comunicare all'autore la quantità reale delle copie vendute? Questa è un'altra domanda che un emergente deve porsi. Lo so, è triste, ma purtroppo la piccola editoria è anche questo.
Voglio concludere con un ultimo consiglio per gli emergenti: anche se incontrerete porte chiuse o "pirati", non demoralizzatevi, ma continuate a scrivere, cercando sempre di migliorare.

Delirio.NET : Sei al tuo terzo romanzo: percepisci un’evoluzione della tua scrittura, nel tuo stile?

G.D.M.: Sicuramente il mio terzo romanzo è un lavoro più maturo del primo o del secondo. Non per quanto riguarda gli argomenti, ma per lo stile. Ho imparato ad essere più scorrevole e ad evitare descrizioni inutili. Ogni tanto credo sia giusto lasciare un po' all'immaginazione del lettore.
Sto seguendo il consiglio di un grande autore (Stephen King), secondo il quale per fare lo scrittore ci sono solo due esercizi fondamentali: leggere molto e scrivere molto.
Se ho davvero mosso qualche passo nella giusta direzione, devo ringraziare il fatto di non essere affatto permaloso nel momento in cui mi viene mossa una critica. Generalmente infatti sono proprio io che vado a cercarmi più critiche possibili e su di esse rifletto molto. Questo non vuol dire che se il primo che arriva mi dice di cambiare qualcosa, io subito apporto modifiche al romanzo, ma credo sia giusto che uno scrittore col desiderio di crescere ascolti tutte, ma proprio tutte le campane.
Di recente ho letto che per diventare un grande scrittore non è fondamentale avere da subito grandi doti, ma ciò che conta è la caparbietà. Non sta a me giudicare le mie doti, ma se ho pubblicato tre romanzi e ne ho già pronto un quarto, la caparbietà di sicuro non mi manca.

Titolo: Il pugno nello stomaco
Autore: Gianluca Della Monica
Anno: 2007
Editore: Lampi di stampa
Prezzo: 9 euro
Sito web: Il Romanziere – Sito Letterario

 


Il precursore

Il romanzo ricostruisce le storie di un gruppo di amici, dagli anni della scuola alla prima vita adulta. La narrazione procede, di episodio in episodio, come in una sorta di vita-videogioco: in ogni pagina ci sono prove da superare, “armi” delle quali va scoperto il corretto uso, “porte” da individuare per passare al livello successivo – a uno stadio successivo, forse più maturo, forse più doloroso, dell’esistenza. E scopriranno, i nostri ragazzi, in una agitatissima scena madre affollata come un finale d’opera, che dietro a tutto questo – dietro ciò che dà forma alla loro vita, dietro il messianismo sanguinario del gatto-robot – non c’è altro che… Un romanzo d’avventura e di formazione: Ivano Bariani, alla sua terza prova dopo Pico e 16 vitamine, ci parla dei... retroscena.

Delirio.NET : Ci racconti la gestazione e la nascita de Il precursore e come hai affrontato questo terzo romanzo?

I.B.: È il romanzo che mi è rimasto in testa per più tempo. Non capivo bene se avevo per le mani una storia oppure solo delle idee. E intanto facevo altro, racconti, romanzi. Ogni tanto ho voluto correre il rischio di testare parte di quel materiale di lavoro in corso d'opera; è il motivo per cui diversi pezzi del romanzo sono stati pubblicati negli ultimi anni, in versioni diverse, sotto forma di racconti.

Delirio.NET : Esiste un aneddoto particolarmente strano o delirante legato al romanzo?

I.B.: Due anni fa la mia ragazza ha spulciato sulla mia scrivania mentre non c'ero e ha letto degli appunti a proposito della graziabella (c'era la bozza di un dialogo, e alcuni dettagli che mi sarebbero serviti nella scena del bacio tra lei e fornari). Al che, mi ha telefonato incazzata nera (io ero via per un paio di giorni) per dirmi che se avevo intenzione di pubblicare quella roba avrei fatto meglio a rimanere dove mi trovavo.
Quando sono tornato, prima ancora di disfare i bagagli, ho dovuto scrivere una versione alternativa della scena, nella quale lei non potesse minimamente riconoscersi. Me ne ha bocciate altre tre prima di approvare quella che c'è ora nel libro.
Ora ho un bel po' di paranoie su quello che amici e parenti possono riconoscere in quello che scrivo. Ma ho imparato a chiudere a chiave i cassetti.

Delirio.NET : C’è un cambiamento e un’evoluzione della tua scrittura e delle tue letture dalla tua prima prova letteraria ad oggi?

I.B.: Mi sa che cerco di avere sempre più paura del mio lettore.
Temerlo mi aiuta a rispettarlo. Mi sembra una bella cosa. A volte me lo sogno sbavante, ai piedi del letto. Affila un coltello e mi chiede "ma che cazzo hai scritto eh?".
Poi in generale fumo molto di più.

Titolo: Il precursore
Autore: Ivano Bariani
Anno: 2007
Editore: Sironi Editore
Prezzo: 13 euro
Sito web: Il Precursore – Manuale del supereroe scolastico

 


Una maestrina d'altri tempi

La storia narrata dall’autore è ispirata dagli avvenimenti vissuti da una maestra siciliana, Maria Rosa Liuzzo di Tortorici, negli anni 1914-45, raccontati dalla protagonista. Sono gli anni della sua prima infanzia durante la Prima Guerra Mondiale e dei suoi studi per diventare maestra, gli anni dell’avvento del fascismo e del suo difficoltoso insegnamento in paesini disagiati dell’entroterra raggiungibili solo con due ore di strada a piedi su impervie mulattiere e, infine, gli anni della tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Ce ne parla l’autore Vittorio Barbagiovanni.

Delirio.NET : Come e in quale occasione è nato "Una maestrina d'altri tempi"? Quanta responsabilità ha sentito nello scriverlo?

V.B.: Quando ero ragazzo mia madre amava spesso raccontare aneddoti ed episodi della sua fanciullezza e della sua giovinezza trascorsa fra le due guerre mondiali. Sono gli anni della sua prima infanzia, durante la prima guerra mondiale, gli anni fuori casa come studentessa, gli anni dell’avvento del Fascismo e del suo difficoltoso insegnamento in paesini disagiati dell’entroterra siciliano raggiungibili solo con due ore di strada a piedi su impervie mulattiere e, infine, gli anni nella tragedia della seconda guerra mondiale, insegnando spesso sotto i bombardamenti aerei. Io ne rimanevo affascinato e forse questa è la ragione per cui i suoi racconti mi sono rimasti sempre impressi nella memoria. Nel 1998 un giornalista mio amico voleva scrivere degli articoli sulla vita delle insegnanti elementari di un tempo per raffrontarla, poi, con quella delle insegnanti di oggi. Per una settimana ha intervistato mia madre con il sistema domanda-risposta per un complessivo di 8 ore di registrazione. Per fortuna io avevo messo nascosto il mio registratore audio. Il racconto di mia madre era avvincente ed il giornalista, ogni giorno, rimaneva sempre più affascinato da quegli avvenimenti appena uditi. Egli, purtroppo, è morto dopo qualche mese, lasciando irrealizzata la sua opera. Col tempo, però, mi sono convinto che tutto quel materiale registrato non poteva rimanere nel dimenticatoio e d’altra parte era un’ottima fonte di ispirazione per un romanzo. Ho fatto la prova di buttare giù un “ canovaccio” e nel 2000 l’ho dato all’editore Armando Siciliano di Messina, incontrato per caso durante la presentazione di un libro a Villa Piccolo di Capo d’Orlando, Messina. Dopo un mese, mi ha telefonato per dirmi che un romanzo ispirato a quel contenuto era di suo interesse. Così è nato “Una maestrina d’altri tempi”, libro pubblicato nell’agosto del 2001.
Ho sentito molta responsabilità nello scrivere questo libro sia per la preoccupazione di non falsare l’epoca vissuta dalla protagonista pur romanzando e personalizzando il racconto, sia per l’inquadramento degli avvenimenti in quel particolare periodo storico e sia anche, ovviamente, per il mio stile letterario da scrittore.

Delirio.NET : Quanto è importante la memoria dei "vecchi" e perché oggi è più difficile per i giovani prestarle attenzione?

V.B.: Il mio libro “ Una maestrina d’altri tempi” nel 2001 è stato citato al “Maurizio Costanzo Show” in occasione della presentazione della “Fiction” televisiva “Cuore”, con Scarpati e Leo Gullotta. Maurizio Costanzo ha voluto sul palco la protagonista del libro, che allora aveva 96 anni. Alla “maestrina” sono state rivolte diverse domande di quel suo lontano periodo e alcuni ragazzini di una Scuola Elementare di Roma le hanno offerto un bel mazzo di fiori. Fu grande l’emozione in questo accostamento di due epoche tanto distanti. La protagonista (mia madre) è mancata a 99 anni, nel 2004.
Nel 2003 il libro è stato letto in due Istituti Superiori di Roma, come Romanzo Storico, e due insegnanti di lettere hanno fatto fare un tema in classe sul contenuto del libro. Dopo qualche giorno vi è stato un incontro Autore-Studenti. Fu grande la mia soddisfazione per le numerose domande dei ragazzi. Uno di loro ha scritto nel tema: “Ho imparato meglio quel periodo storico da questo libro per la testimonianza personale storica della protagonista anziché da un comune libro di storia”.
Questi due esempi fanno capire come ancora oggi la memoria di una “vecchia”
a volte risulta interessante alla attuale generazione, benché si viva col triste e intransigente motto: “i giovani con i giovani, i vecchi con i vecchi”.
La mia generazione ha vissuto la piena giovinezza fra gli anni ’50 e ’60, che si discosta notevolmente da quella di oggi. Allora si aveva molto rispetto delle opinioni delle persone anziane, anche se spesso non si era d’accordo. Ci si divertiva spesso solo fra noi giovani, ma a casa vi erano anche serate di ballo o cene con amici di tutte le età e la cosa non ci disturbava affatto. Ci si divertiva lo stesso con inevitabili aneddoti molto divertenti. Oggi questo non è più assolutamente pensabile e, come si sa, vi è una netta divisione, anche nella vita quotidiana, fra le due generazioni.
Non so capire, o forse mi rifiuto di capire, ma comunque mi sento disorientato anche perché i giovani di oggi saranno i vecchi di domani.
Perché oggi è più difficile per i giovani prestare attenzione alla memoria dei vecchi?
La risposta è molto complessa, ma credo che dal secondo dopoguerra ad oggi vi sia stata, durante gli anni, una trasformazione dei costumi e del modo di pensare così veloce che due generazioni di venti anni di differenza fra di loro sono diventate già sensibilmente diverse. Questo non è mai avvenuto attraverso i secoli scorsi. Comunque l’emarginazione dei vecchi, del loro modo di pensare, della loro memoria è sempre molto triste, qualsiasi sia l’epoca in cui si vive.

Delirio.NET : Il suo rapporto con la scrittura come si è evoluto nel tempo e cosa l'ha portata a scrivere?

V.B.: Mi è sempre piaciuto scrivere. La mia attività di scrittore è iniziata parecchi anni fa con la pubblicazione di venti volumi di Elettronica e Telecomunicazione con la Casa Editrice Universitaria Levrotto&Bella di Torino nonché di articoli nel campo della Ingegneria Aerospaziale. Ho, così, maturato un mio stile di scrittore che ho utilizzato anche nello scrivere romanzi come il presente libro “Una maestrina d’altri tempi”. Questo romanzo ultimamente è stato tradotto in inglese negli USA ed è di prossima pubblicazione anche in questa lingua. Attualmente ho pronto il mio nuovo romanzo “Una storia d’amore” ambientato nella Parigi durante la seconda guerra mondiale e l’occupazione tedesca. Sarà pubblicato entro la prossima estate 2007.


Titolo: Una maestrina d’altri tempi
Autore: Vittorio Barbagiovanni
Anno: 2001
Editore: Armando Siciliano Editore
Prezzo: 10.50 euro
Sito web: Vittorio Barbagiovanni – Il sito


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