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I libri di Maggio – Prima parte

- Libri -


I libri di Maggio – Prima parte

Ben sei gli ospiti in questa prima delle due rassegne letterarie di Maggio, pensate per dare spazio ai libri nel mese della Fiera del Libro di Torino che si tiene da giovedì 10 a lunedì 14. Franco Giubilei con Ultimo stadio, Daniele Timpano con Dux in scatola, Marco Mancassola per Kids & revolution, Gianluca Colloca con La vita sessuale di Alessandro Baricco, Monica Maggi con Calco e Luna Lanzoni con La ragazza dalle ali di serpente. Nella prima puntata di Deli(b)rando ci occupiamo di Actarus – La vera storia di un pilota di robot di Claudio Morici. Buona lettura!

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Ultimo stadio

Un romanzo per ritrarre un mondo che sta affondando insieme al calcio. Una passione iniziata da bambino, nella vertigine di San Siro com'era una volta, tutto scoperto e senza il terzo anello, prosegue nel cuore della curva sud incendiata dai fumogeni, nelle trasferte elettriche dove se non sei nel gruppo ti becchi la coltellata, e tutto per essere travolti nel turbine del più clamoroso orgasmo collettivo che si scatena quando il Milan segna, perché hanno fatto gol e tu sei lì per quello. Un gioco favoloso nel gioco più bello del mondo, per cui sopporti attese bestiali, sbirri ovunque, trasferte bibliche e a ogni partita ritorni. L’Ultimo stadio raccontato da Franco Giubilei.

Delirio.NET : Come e perché nasce il libro Ultimo stadio?

F.G.: Ultimo stadio nasce l'estate scorsa alle sei di mattina, quando mi sono messo a scrivere i miei ricordi di tifoso dall'inizio alla fine, cioè dai primi anni Settanta ad adesso, dato che continuo ad andare allo stadio. Senza fare paragoni irriverenti, Nick Hornby ha scritto della sua passione di tifoso "normale", io della passione di tifoso di curva, ma l'essenza non cambia e si fonda sugli stessi elementi, cioè sofferenza e godimento estremi. Nanni Balestrini ne "I furiosi" aveva raccontato della frangia più violenta della stessa curva di cui parlo io, la Sud del Milan, ma si era soffermato solo sulla violenza, che è un elemento importante del quadro, quella vera come quella rappresentata, ma non è il solo elemento.

Delirio.NET : Con gli ultimi fatti di cronaca legati agli scontri tra ultras e polizia, l’argomento è scottante: come ti sei rapportato ad essi?

F.G.: La polizia è diventata un nemico da quando ha cominciato a frapporsi fra le tifoserie che volevano picchiarsi liberamente. All'inizio e per diversi anni non è andata così: per tutti gli anni settanta e per buona parte del decennio successivo gli ultras hanno fatto quello che volevano e la violenza era molto più diffusa. Poi i controlli e la presenza della polizia sono diventati un elemento tangibile: se ci si mette fra due litiganti si finisce per essere coinvolti nella rissa, ed è quel che è successo. Con l'aggravante, agli occhi degli ultras, che dalla polizia insieme alle manganellate arrivano diffide, arresti e processi. Nel libro sono riportati episodi di scontri cui ho assistito, direi che in una certa misura gli incidenti sono quasi inevitabili: impossibile che la violenza resti fuori da un posto dove si trovano decine di migliaia di persone divise in due fazioni una delle quali vince e l'altra perde. Simbolicamente è troppo simile a una battaglia vera per non fare qualche danno.

Delirio.NET : Esiste una soluzione al calcio violento? Esiste un modo per godersi, semplicemente, lo spettacolo?

F.G.: Non credo, non quando un fenomeno "sportivo" - io più che di sport però parlerei di gioco in questo caso - diventa un fenomeno sociale che coinvolge tanta gente tutta insieme. Le curve sono state e in parte restano anche oggi luoghi altamente popolari, nel senso che ci entra chi vuole pagando poco, senza distinzione di professione, classe, idea politica e fedina penale: significa che nelle metropoli in quello spazio entra di tutto, e che tre-quattrocento persone decise a tutto su una curva di 8-10mila si fa presto a metterle insieme. Nella stessa curva si trovano così sia ragazzi comuni che si limitano a tifare sia ragazzi con una tendenza a deviare e magari a delinquere. Succede in discoteca, non può non succedere in uno stadio. Se però a violenza si oppongono solo violenza, settori blindati simili a cortili di carcere, controlli estenuanti e a volte assurdi come quelli sugli striscioni imposti di recente dalla legge Amato, la violenza aumenterà ancora. Bisognerebbe parlare un po' di più e comunicare con gli ultras oltre che bastonarli, per creare un dialogo e, dove si può, uno scambio. Questo però è un problema di tutta la società moderna, non solo degli stadi.

Titolo: Ultimo stadio
Autore: Franco Giubilei
Anno: 2007
Editore: Aliberti
Collana: I lunatici
Prezzo: 15 euro


Dux in scatola

Un attore, Daniele Timpano, solo in scena con l’unica compagnia di un baule che viene spacciato come contenente le spoglie mortali di Mussolini Benito, racconta in prima persona le rocambolesche vicende del corpo del duce, da Piazzale Loreto nel ’45 alla sepoltura nel cimitero di Predappio nel ’57. Alle avventure post-mortem del cadavere eccellente si intrecciano brani di testi letterari del Ventennio (Marinetti, Gadda, Malaparte...), luoghi comuni sul fascismo, materiali tra i più disparati provenienti da siti web neofascisti, nel tentativo di tracciare il percorso di Mussolini nell’immaginario degli italiani, dagli anni del consenso a quelli della nostalgia.

Delirio.NET : Autobiografia d’oltretomba: come ti è venuta quest’idea così surreale e
“delirante”?


D.T.: Spettacolo e libro, come sai, raccontano la storia di un cadavere - quello di Mussolini -, dalla fucilazione sommaria a Giulino di Mezzegra nel '45 fino alla sepoltura definitiva a San Cassiano di Predappio nel '57. Una storia che comprende 12 anni di traversie cadaveriche rocambolesche, sempre curiose, alle volte agghiaccianti, qua e là divertenti, spesso significative: la pubblica esposizione de corpo del duce a testa in giù a Piazzale Loreto - imbarazzante mito fondativo della nostra storia repubblicana - o la restituzione alla famiglia della salma nel '57, dopo anni di occultamento "in nome della ragion di stato", per motivi di mera convenienza elettorale (uno squallido commercio di voti tra DC ed MSI) sono quelli che definirei fatti appunto molto "significativi".
Ma perché proprio la storia di Mussolini in quanto cadavere e non quella di Mussolini in qualsiasi altro momento altrettanto o ancor più significativo della sua vita e della nostra storia? Perché interessarsi del tiranno quando non c'è più, quando non fa più paura e magari, anzi, fa un po' pena?
Forse perché parlare del cadavere del duce - fucilato, preso a calci, appeso, insepolto, trafugato, nascosto, negato all’abbraccio della sua famiglia, sempre più rotto e decomposto - sembra provocare anche nello spettatore, e nel lettore, più rigidamente antifascista (figuriamoci poi in uno fascista) una sorta di cortocircuito etico, uno smottamento dei punti di vista abituali. Questo mi consente di costruire un libro e uno spettacolo un po’ ricattatori. Ma tutto questo è complicato spiegarlo con parole in una semplice intervista. Sarebbe più facile vedere lo spettacolo o leggere il libro, due esperienze che comunque non si escludono a vicenda.
Ma soprattutto (dal mio punto di vista autoriale/attorale) un cadavere è un cadavere. Non protesta se lo manipoli, se lo prendi in prestito. In dux in scatola io possiedo il duce ed il duce mi possiede. Ma chi dei due sia - di volta in volta - questo ambiguo io che parla e di cui si parla tutto il tempo, al lettore, come allo spettatore, non è sempre chiaro: sono Daniele Timpano o Benito Mussolini? Il dubbio di fondo penso sia questo: l’io narrante che nel libro, come nello spettacolo, dichiara esplicitamente di essere Benito Mussolini e ti racconta i fatti suoi “post-mortem” ti sta prendendo in giro e, col pretesto del duce morto, ti sta magari raccontando solo i fatti miei - miei di Daniele Timpano l’autore –, magari con l’intenzione “irriverente” di farti ridere di tutte queste cose cosiddette “serie” (la morte, Piazzale Loreto, la lotta partigiana, la nostra storia, la nostra inutile memoria, questo stupido paese, etc); oppure la cosa è tremendamente seria per davvero e chi ti parla - in scena e dalle pagine - è proprio il fantasma del duce che ancora si aggira per la nostra italietta democratica e parla, parla, parla, si sfoga, denuncia questo e quello per bocca d'un italico trentenne del terzo millennio? Boh.
Come mi è venuto in mente? La verità è che fin da piccolo ascoltavo gli Iron Maiden, i Black Sabbath, i Candlemass, i Carcass (insomma, l’Heavy Metal) e leggevo Dylan Dog e Stephen King; ho sempre amato l'horror, i bellissimi film di George Romero ma anche lo splatter da due soldi, i documentari dell'Istituto Luce sul Ventennio, i film più “deliranti” di Ken Russel comeTommy, Listzomania, I Diavoli, quelli quasi indifendibili di Celentano (il bellissimo Yuppi Du, l’orribile Joan Lui, etc), o i cartoni animati giapponesi, specialmente quelli di Go Nagai con robottoni che sparano le tette e mostri giganteschi con la testa sulla pancia o tra le gambe anziché in cima alle spalle... insomma, amo l'eccesso kitsch in generale. D’altronde sono un orfano della cultura di massa e per quanto non me ne definisca un nostalgico sarebbe inutile negare che è da lì che proveniamo tutti - dai 40 anni in giù. Credo di appartenere alla generazione del post-postmodernismo. Apocalittico e integrato insieme. Questo può aver contribuito alla mia scelta di raccontare proprio una “autobiografia d’oltretomba di Mussolini Benito”. Ma l'idea è nata soprattutto dall'incontro con un bel saggio di Sergio Luzzatto (Il corpo del duce -Einaudi, 1997), da cui ho tratto il nerbo della vicenda – la storia del cadavere - ed alcuni spunti di interpretazione, che poi ho sviluppato a modo mio.
Mi rendo sempre più conto che dal fascismo, dalla storia del nostro paese, dai ricordi dei nostri nonni, io sono generazionalmente, come tutti i miei coetanei, ormai irrimediabilmente escluso. Tutto ciò che so sull'argomento lo so dai libri e dai documentari e non è per me - giovane e meschino borghesuccio più o meno “di sinistra” cresciuto in una famiglia media d'occidente - meno distante della Seconda Guerra Punica o più emotivamente coinvolgente della battaglia di Montaperti di cui ci parla Dante, anche se qui parliamo di fatti avvenuti appena 60 anni fa. Non importa se qualche parente o conoscente può avermi raccontato questo o quel bombardamento, questa o quella fame, non importa se il mio bisnonno ha fatto la campagna di Russia ed è tornato a Roma a piedi, come Totò in un vecchio film di Steno: dopotutto rimangono pur sempre affari loro. Io non c'ero. Di quella storia, di quel dolore – purtroppo o per fortuna- io non saprò mai nulla. Eppure di quelle storie, di quel passato, sono figlio, nipote, erede anch’io. Lo so benissimo. Il lavoro nasce da una forte esigenza di riappropriazione di quel po’ che c'è di carne e sangue sotto la polvere della storia (e sotto le strumentalizzazioni ideologiche che se ne fanno); riappropriazione che era votata in partenza al fallimento e che infatti non si è verificata. La memoria non passa da una persona all’altra come un’appartamento comprato nuda proprietà, anche se sarebbe bello. Perlomeno a me non è successo. Mi piacerebbe molto illudermene, consolarmi con questa bella idea. Ma devo guardare in faccia la realtà! Ora conosco più cose, fatti, storie, tragedie, personaggi, ma in definitiva non mi serve a niente: il mio cervello è sazio ma il mio cuore è sordo.

Delirio.NET : Un attore, un baule, le spoglie mortali di Mussolini: quale dei tre è in posizione più scomoda?

D.T.: Mussolini ormai è comodissimo. Certo, ripiegato in due in una cassa molto più piccola di lui, all'interno di un sarcofago a Predappio, non deve starsene allegrissimo. Ma almeno si dà pace. Penso sia stato peggio esser fucilato. Ed anche se, poniamo, la coscienza di un uomo rimanesse ad aleggiare intorno alla carcassa dopo l'estinzione, credo che la sua abbia visto ben di peggio nei 12 anni che comprendo nel racconto (pensiamo anche solo all’esperienza di Piazzale Loreto) che nei 50 che ha sinora riposato nel cimiterino di Predappio. Tra me ed il baule c'è insieme somiglianza e differenza. Il baule se ne sta lì impalato in scena tutto il tempo, proprio come me, ma io devo star lì a parlare col pubblico ogni sera, fermo sul posto ma gesticolante e fremente come una lavatrice in centrifuga piena. Sono solo io che sto scomodo, non solo in scena. Ma dal momento che siamo una sola persona una e trina - io, lui, il baule che fa da tramite tra noi - penso che nelle sere di spettacolo sia una fatica per tutti andare avanti.

Delirio.NET : Dalla scena alla carta: com’è avvenuto il passaggio?

D.T.: Dal punto di vista tecnico, il passaggio al libro è stato quasi indolore: la divisione in capitoli dotati di titoli specifici, piccoli tagli e modifiche laddove il gioco meta-teatrale era più esplicito, la soppressione totale delle didascalie sceniche, poche aggiunte integrative, una postfazione di Antonio Audino ed un funzionale apparato di foto. Niente più.
Dallo spettacolo da vedere al testo da leggere e basta il passaggio è comunque più sottile. La scena è il mio corpo, la carta conserva la scena (e dunque anche il mio corpo) come un resto, nei ritmi interni che legano il racconto, nel fluire ipnotico di una parola che - sebbene sia stata intesa come il più possibile colloquiale nella sua resa scenica verbale - è senza dubbio estremamente letteraria, il risultato di un'incrostazione di testi dell'epoca, dalla prosa d'arte dannunziana ai manifesti futuristi, dai cinegiornali ai discorsi mussoliniani. Perfino i detriti meno raffinati, dai quotidiani e settimanali del dopoguerra ai forum dei siti web neofascisti odierni, brevi frasi, immagini, parole, sono scelti ed incastonati secondo una logica iper-letteraria che è il contrario della lingua parlata, quotidiana, comunicativa e che di certo non è nemmeno tanto "teatrale". Si tratta per me di ricercare un linguaggio denso, eppure leggerissimo, da scardinar di senso in scena, con la mia voce e col mio corpo. Sulla carta invece appare in tutta la sua nitida evidenza anche la traccia costruttiva del racconto, che mi dicono fruibile anche in mia “assenza”. E questo è tutto.

Titolo: Dux in scatola
Autore: Daniele Timpano
Anno: 2006
Editore: Coniglio Editore
Collana: I calcestruzzi
Prezzo: 10 euro


Kids & revolution

"Mille volte sospirai, mille volte mi disperai. Mille volte pregai il cielo, mentre in alto il sole compiva il suo cerchio. Infine, sarei riuscito a liberarmi dall'atroce tormento, dalla trappola del mostro che mi imprigionava? Mille volte sentii il tocco gelido dell'abbandono, eppure non ero solo. Con me c'erano eroici compagni. Con me c'erano il Ragazzo Nostalgico, la Ragazza col Nome di un Fiore, il Bambino Senz'organi, il Bambino con Due Anime, il Bambino che Voleva Crescere, la Ragazza che Voleva Essere Vista e altri malinconici, favolosi protagonisti in cerca di riscatto". Il libro è scritto e illustrato da Louis Böde. Una fiaba nera e struggente, 'Mille e una notte' del nuovo millennio. Un libro su nostalgia, rivolta, bambini che salvano o distruggono il mondo. Louis Böde è un progetto, una 'band creativa' formata da uno scrittore, due musicisti, due artisti visivi fondata dallo scrittore Marco Mancassola: ne parliamo con lui.

Delirio.NET : Com’è nata l’idea di concentrare diversi talenti in Louis Böde?

M.M.: Avevo in mente delle storie. Storie scure e fiabesche, che avrebbero avuto delle illustrazioni. Per questo avevo bisogno di un illustratore, ma più ci pensavo, più mi convincevo che il progetto poteva andare oltre. All’incirca due anni fa ho iniziato a parlarne: il progetto non aveva ancora un nome, ma sapevo che vi sarebbero entrati più contributi. In quel progetto avrei lavorato con altri. In quel progetto l’autore sarei stato io, e al tempo stesso non lo sarei stato. Louis Böde non è esattamente un ‘progetto collettivo’ –un progetto collettivo è in genere quello in cui gli apporti si mescolano sullo stesso piano, lavorando a uno stesso linguaggio. Qui l’idea è piuttosto quella di un progetto-patchwork: un progetto in più parti, in più linguaggi, usufruibili insieme ma anche separatamente. La gamma espressiva di una storia viene accresciuta da una narrazione in più linguaggi. Ogni linguaggio è autosufficiente, ma può fare da cassa di risonanza agli altri. Anche se alla base di tutto ci sono delle storie –dunque la scrittura-, le diverse parti del progetto si sono influenzate a vicenda.

Delirio.NET : A due mesi e mezzo dall’uscita di Kids & Revolution, com’è stata la risposta del pubblico?

M.M.: Louis Böde è un progetto programmaticamente underground, un esperimento ibrido e non del tutto facile. L’interesse però è stato notevole. Il video è girato su un paio di canali videomusicali, la musica ha ricevuto consensi autorevoli, è stata richiesta da siti, videomaker e radio indipendenti, abbiamo fatto alcuni trionfali reading-concerto. Tutto questo riguarda l’aspetto ‘multimediale’. Per quanto riguarda il libro, che è il vero e proprio ‘prodotto’ sul mercato, è uscito con una casa editrice piccola e agguerrita come Hacca. Ovviamente si sta muovendo con i numeri della piccola editoria, ma direi che anche su questo lato stiamo avendo soddisfazioni.

Delirio.NET : Un progetto corale, diversi campi artistici che si uniscono: quale esperienza ha portato lavorare in un gruppo così ampio?

M.M.: Un’esperienza ottima, del tutto complementare a quello dei miei ‘progetti solitari’.

Titolo: Kids & revolution
Autore: Louis Böde
Anno: 2007
Editore: Hacca
Collana: Duepunti
Prezzo: 14 euro
Sito web: Louis Böde


La vita sessuale di Alessandro Baricco

Alessandro Baricco non esiste. Quello che vedete molto di frequente in televisione è un attore, pagato dagli autori che si nascondono dietro il nome collettivo di “Alessando Baricco”. Come Wu Ming, avete presente? Se ci pensate bene quel tipo belloccio dalla chioma fluente non assomiglia molto a uno scrittore. Parla anche senza balbettare. Il vero Alessandro Baricco sono quattro giovinastri piuttosto disperati, ai quali nessuna ragazza la concede. Forse per loro è giunto il momento di calare la maschera e, pur di trombare, rivelare la loro identità: quella di Alessandro Baricco. Ce ne parla Gianluca Colloca.

Delirio.NET : Come nasce il Lemming "La vita sessuale di Alessandro Baricco" e... perché proprio Baricco?

G.C.: Beh, c'era l'idea di raccontare la storia sgangherata di un gruppo di amici in vacanza all'estero. Gente che farebbe qualsiasi cosa per rimorchiare una ragazza in un pub o in un locale. Da qui l'intuizione di spacciarsi per un personaggio famoso: solo che i calciatori, gli attori e i musicisti hanno dei volti conosciuti. Allora l'unica soluzione è dire di essere uno scrittore: e l'unico scrittore italiano conosciuto all'estero che potesse corrispondere alle esigenze dei protagonisti era Alessandro Baricco. Per questo la scelta.

Delirio.NET : Il tuo stile è tagliente e ironico: cosa accomuna questo Lemming a Pork Soda?

G.C.: Sono due libri in effetti piuttosto diversi: 'La vita sessuale' è in buona sostanza una commedia, che ha come scopo principale far ridere. 'Pork soda' è una storia drammatica, che vuole raccontare anche una certa parte di mondo e della città, quella più marginale e periferica.
Sia i libri che leggo che i film che guardo sono spesso molto diversi fra loro, per genere e tono, per stile e messaggio. Così anche quando mi metto a scrivere, quando penso una storia, mi viene da variare, a seconda di come mi sento in quel momento, di cosa ho voglia di dire.

Delirio.NET : Quali sono i tuoi prossimi progetti letterari?

G.C.: Ho in testa un paio di cose a cui sto più o meno lavorando. Fra l'altro, come dicevo nella risposta alla domanda precedente, si tratta di storie completamente diverse rispetto a 'La vita sessuale di Alessandro Baricco' e 'Pork Soda'. Soprattutto su una di queste confido molto, penso possa venirne fuori qualcosa di bello. Ma più avanti si vedrà.

Titolo: La vita sessuale di Alessandro Baricco
Autore: Gianluca Colloca
Anno: 2006
Editore: Coniglio Editore
Collana: I lemming
Prezzo: 5 euro


Calco

Dopo il successo di "La mia pelle è un cifrario" - giunto alla nona edizione - Monica Maggi raccoglie in questa raccolta il divenire della sua femminilità, affidando ai versi il ricordo, la consapevolezza del presente e la meravigliosa attesa - ancora - di ciò che accadrà.
Continua il suo viaggio attraverso le stagioni del cuore e le cose buttate alla rinfusa nel fagotto della vita magicamente si riordinano e si allineano tra i versi. Ne parliamo con l’autrice.

Delirio.NET : Una riflessione sulla vita, sul tempo e sulle piccole cose che si vivono ogni giorno: ci racconti come nasce la raccolta Calco e com’è stato scriverlo?

M.M.: La raccolta CALCO è nata proprio così. Aspettavo un segno "miracoloso" per poter mettere mano ad un altro libro. E questo perchè il primo (La mia pelle è un cifrario, 2002, nove edizioni) era stato il risultato un evento eccezionale e dirompente nella mia vita. Invece poi tutto è stato un flusso morbido e avvolgente: CALCO è nato così, riflettendo sugli aspetti spesso trascurati della mia vita quotidiana. Tra l'altro ho adottato un sistema che ne ha fatto un vero viaggio interiore: ho scritto la maggior parte delle poesie leggendo altri libri, trascrivendole sui bordi delle pagine o negli spazio bianchi mentre andavo al lavoro su un classico treno di pendolari mattutini. E' stato un impatto con la poesia unico: scrivere è stato come fotografare le sensazioni che emergevano durante il percorso, immersa anche nella vita degli altri.

Delirio.NET : Rispetto a La mia pelle è un cifrario, hai percepito un’evoluzione nella tua scrittura?

M.M.: Si, senza dubbio. CALCO è adulto, femminile, avvolgente e fluido. E' un amore in vita, è la descrizione palpitante e vivida delle emozioni, è un canto di gioia a volte venato di malinconia che però serve e fa bene. Così la scrittura che gli ho dedicato. Con il tempo si è riempita di venature diverse e intrecciate tra loro, di aspetti mutevoli, di riflessi colorati e angoli in penombra. LA MIA PELLE E' UN CIFRARIO è stato davvero uno strappo lacerante, un grido e una nascita alla luce dei sentimenti che cambiano la vita. Quindi una nascita dolorosa. CALCO, invece, è un mettersi in cammino nella vita. Se poi volessi parlare di eros, anche qui uno non vive senza l'altro:LA MIA PELLE è l'adolescente irrequieta, famelica, trasgressiva. CALCO è la donna consapevole di sè, seduttiva, autentica e vera. Una femmina.

Delirio.NET : Che sensazione dà rileggere se stessi attraverso i versi di una poesia?

M.M.: Devo dire che una volta scritta, una poesia non ci appartiene più. Proprio come i figli. Nasce e va, cammina nelle pagine, nella vita e nell'aria. Bisogna cominciare a scrivere altro. Mi da' sempre la sensazione di guardare un album di foto, scattate magari un attimo prima ma mai uguali al momento che si vive qui e ora. E poi è un fascino e un mistero senza fine: chissà chi me le ha portate alla luce, mi chiedo sempre. Chissà come ho fatto, e perchè questo dono-compito. Ma lo accetto, almeno oggi (dopo anni di dubbi e smarrimento, come scrivo nella mia presentazione) con gioia.

Titolo: Calco
Autore: Monica Maggi
Anno: 2007
Editore: LietoColle
Collana: Il delta di Venere
Prezzo: 10 euro


La ragazza dalle ali di serpente

Luna trascorre un'esistenza tranquilla in un paesino dell'hinterland metropolitano. Ama la musica rock e gli ambienti underground. Un lavoro come commessa, per amica del cuore la barista del paese con cui programma le uscite del sabato sera, la vita che scorre senza imprevisti. Finché una sera nella grande città, in una festa dark e un po’ più trasgressiva del solito, Luna incontra Miriam, pittrice dell'anima e artista di teatro off. Da quel momento in poi la sua vita è sconvolta, deraglia dai binari prestabiliti e precipita in un vortice che la inghiottirà senza ritorno: il suo cuore inizierà a battere impazzito per un sentimento travolgente, l'amore per Miriam. Ne parlia l’autrice Luna Lanzoni.

Delirio.NET : Com’è nato il tuo romanzo, e cosa ti ha dato l’ispirazione per scriverlo?

L.L.: “La ragazza dalle ali di serpente” è nato in una sera d’agosto, calda e sensuale come un corpo sconosciuto di cui ho scoperto improvvisamente di essere innamorata, senza mai averlo sfiorato. Incidevo le parole sulle pagine vuote come il tatuatore sulla pelle di un’amante.
Il mio romanzo è nato violento e anarchico, come se non potessi fare altro che scriverlo, che donare corpo a un’entità spirituale che già esisteva in un posto sconosciuto della mia anima. Il mio è stato quindi un bisogno interiore, una vera e propria necessità. A ispirarmi è sempre tutto ciò che mi circonda. La vita stessa da cui attingo a piene mani… vita vissuta, vita raccontata o vita sfiorata tramite racconti di altre persone, film o libri che mi hanno in qualche modo colpito, incontri ma anche emozioni e sensazioni. Un colore, un odore, un oggetto a volte mi evocano una storia e il mio libro è fatto di tante storie che diventano un’unica grande favola moderna.

Delirio.NET : Quando si legge, si ha come la sensazione di vedere le protagoniste muoversi e respirare con loro: come hai creato i personaggi?

L.L.: È strano ma definisco i miei personaggi reali proprio per questo. Nascono con forza e violenza e si definiscono autonomamente nella mia testa. È come se fossi uno strumento nel momento che scrivo, sono dominata dalla mia ispirazione. Successivamente c’è stato un lavoro per rendere i personaggi il più umano possibile, mi spiego meglio, non volevo che ci fosse un personaggio positivo e uno negativo come nelle fiction. Nella vita esistono le sfumature e sono proprio queste che rendono gli esseri umani unici. Le mie protagoniste sbagliano, fuggono, amano, odiano ma vivono, perché siamo messi al mondo senza libretto di istruzioni e il manuale per la sopravvivenza è la vita stessa. Va vissuta.
Molte delle mie inquietudini sono finite dentro ognuno dei personaggi.
Ho scelto il nome Luna per la protagonista perché la luna è il pianeta a cui la donna da sempre è legata; la luna ci influenza con il suo ritmo scandendo le fasi della femminilità che simbolicamente sono proporzionali alle fasi stesse del ciclo lunare. Luna crescente, luna piena e luna calante come i momenti della vita dalla fanciullezza, all’età adulta fino alla vecchiaia, lo spegnimento del corpo. Così nel macrocosmo come nel microcosmo tramite le fasi del ciclo mestruale attraverso il quale la donna si rinnova ciclicamente. Luna in qualche modo ricerca la sua crescita interiore, è molto sensibile, segue l’istinto sensoriale mentre Miriam è più carnale, selvaggia, prorompente. Assomiglio Miriam in qualche modo a Boccadoro, protagonista del “Narciso e Boccadoro” di Herman Hesse. Lei è irrequieta, vive alla giornata alla ricerca del piacere immediato. È come se le due protagoniste fossero due metà dello stesso intero, ognuna di noi, dentro di sé è un po’ Luna e un po’ Miriam.

Delirio.NET : Quanto ha contato la tua esperienza nel campo della fotografia per la tua scrittura?

L.L.: Per me scrittura e fotografia sono complementari. Due parti della mia anima che si contaminano a vicenda creando una forma d’arte complessa e articolata. Io ricerco una figura femminile forte, tormentata, fatta di luci e di ombre ma con sempre un colore a contrasto. Una donna irrequieta alla continua ricerca di qualcosa. Le mie foto sono vere e proprie storie, favole gotiche dense di simbologia. Quando arriva la modella studio trucco, pettinatura, ambientazione, mi lascio ispirare dalla personalità della creatura che ho davanti per esprimere qualcosa. A volte la sera stessa di un set fotografico mi metto a scrivere e i fantasmi nati dalle immagini scattate rifuggono nella scrittura.
L’anima gemella”, uno del miei ultimi scatti, raffigura una ragazza allo specchio, specchio che a malapena si riesce a scorgere, al punto che è facile scambiare l’immagine riflessa per un’altra ragazza. È doppiamente simbolo delle personalità a volte contrastanti dentro ognuno di noi e al tempo stesso vuole essere una parabola sull’amore. Tanto si parla dell’altra metà, di quello che si definisce anima gemella. A volte la ricerca porta certe persone all’infelicità quando penso che si dovrebbe cercare di amare noi stessi, cercare di appagarci e in questo modo può trovare l’equilibrio e la sensibilità per riconoscere e attrarre il prossimo.
Oppure “Bullet in my head” che si rifà al titolo di una canzone che amo e che a volte ho lasciato scorrere come sottofondo violento al defluire dei miei pensieri. Parla di come a volte la confusione, il caos per i troppi pensieri o problemi o desideri, ci domina, ci schiaccia, come un proiettile nel cervello. Momenti in cui rifuggo nella mia creatività e cerco di far nascere personaggi pieni di tutto quello che ho dentro ma al tempo stesso pieni della vita che mi circonda.

Titolo: La ragazza dalle ali di serpente
Autore: Luna Lanzoni
Anno: 2007
Editore: Zoe Editore
Collana: Catalogo Donne
Prezzo: 9,80 euro
Sito web: Luna – Occhi di cristallo


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