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Un libro a San Valentino

- Libri -


Un libro a San Valentino

Non sapete cosa donare (o donarvi) a San Valentino? Delirio.NET vi suggerisce un regalo classico che non va mai fuori moda: un buon libro. In questa rassegna di Febbraio ce n’è per tutti i gusti: l’ottimo S’è fatta ora, il romantico Sellalunga & Baciabene, il thriller Progetto Butterfly, il fantastico Hyperversum, l’ironico Ho bruciato le tappe e mi sono scottato, raccontati dai loro autori. Disorder. Unknown pleasures, recensito da Elisabetta Blasi. Infine, per la video rubrica letteraria Deli(b)rando, un libro adrenalinico: All’inferno ci vado in Porsche.

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Guarda DeLibrando di Febbraio 2007 - Flash 8 - 400kbps

 


S’è fatta ora


S'è fatta ora è un romanzo in cinque episodi, che mette a fuoco quelle volte in cui la vita ha cambiato il suo passo: ha accelerato, si è scomposta, si è incarognita, si è biforcata verso il sentiero del successo o sulla strada che conduce al capolinea. Ha fatto tutto questo e noi al momento non ce ne siamo accorti, forse perché eravamo troppo impegnati a vivere l'ora.
In queste pagine aspre e divertenti incontriamo Vincenzo Postiglione (alter ego dell’autore già presente negli altri libri di Pascale) alle prese con cinque momenti chiave e altrettanti temi centrali della vita di un uomo. Attraverso tre citazioni tratte dal libro, ne parliamo con Antonio Pascale.

Delirio.NET : “S’è fatta ora” è la frase con cui il padre interrompe i giochi del figlio. Qual è il significato che gli attribuisci?

A.P.: Duplice, IL senso della finidutine. IL tempo non è infinito purtroppo, le cose finiscono, spesso cambiano, qualche volta pure in meglio. S'è fatta ora. Caducità, insomma, una dimensione essenziale per muoversi, capire, conoscere. Se non sviluppi il senso della caducità, non puoi approfondire il presente, nemmeno puoi sentirlo. Sentire significa percepire le cose che fuggono. Come quando si tende l'orecchio per sentire una voce lontana. Per sentire ci vuole un ostacolo, Fosse solo una siepe o una colonna. Sentire è un effetto doppler, significa essere coscienti del variare del suono. Sapere sfruttare le variazione dei toni. Il protagonista apprende con dolore e poi con coscienza il senso di questa frase. Poi c'è un altro aspetto nel s'è fatta ora. Cercare di sviluppare un cattivo carattere. Cioè, non l'antipatia, ma la capacità di allontanarsi quando il gioco non ci piace più. Anche in questo movimento agisce il senso della caducità. Il brutto carattere come anticorpo al mondo che va in una direzione. La cosa bella è che tutti in fondo possono sviluppare un proprio brutto carattere.


Delirio.NET : “Ragazzi, non fate gli stupidi, perchè il potere vi vuole stupidi”: una frase lapidaria può indurre a un cambiamento?

A.P.: In un racconto sì, nella vita non sò. I racconti sono suggerimenti, percezioni, non dovrebbereo accompagnare più di tanto il lettore. Nè è giusto prenderli alla lettera. Cioè, in questo racconto, quella frase, agisce a mo di enzima, stimola una reazione nel protagonista. Lo sappiamo studiando la chimica, gli enzimi sono molto personali, partecipano a quel processo praticolare, non ai processi in generale. E poi non sono lapidari, sono fragili.

Delirio.NET : “Che brutta cosa la gente”: una frase che il figlio eredita dal padre. Perché?

A.P.: Il cattivo carattere, no? Postiglione sta per diventare padre, non vuole consegnare al figlio nè un mondo dove va tutto male, nè un mondo dove va tutto bene. Che brutta cosa è quella gente che dice che va tutto male o tutto bene, che comunque ti scoccia con richieste che reputi non pertinenti. Va tutto male e va tutto bene, lottano per la stessa cosa, non far cambiare il mondo. L'apocalisse ha lo stesso seme del puù sfrenato ottimismo. Cioè è ricattatoria. ti estorce un'emozione. Postiglione spera che il figlio abbia un brutto carattere, cioè, in verità, è portato a sperarlo con cautela. Come dicevo il cattivo carattere fornisce inquietudine conoscitiva, una tensione che non ti addolcisce. Si ci può addolcire e morire di dolcezza e sentimentalismo anche guardando l'apocalisse. Voglio dire, l'apocalisse come la felicità sfrenata, generano il senso della sopravvivenza. Sopravvivere, cioè sviluppare il senso della morte. Non della finitudine ma della morte. Danzare sulla morte, stare nel braccio della morte, aspettando l'esecuzione e intanto sovravvire, limitare tutte le attività non necessarie. Formare un io minimo, specifico, ridurre lo sguardo. La danza della morte, insomma. Stessa cosa con la più sfrenata felicità. Non vuoi lasciarla, vuoi vivere sempre in quella dimensione, non accetti la caducità. Diventi egoista. Meglio il brutto carattere.

Titolo: S’è fatta ora
Autore: Antonio Pascale
Anno: 2006
Editore: Minimum Fax
Collana: Nichel
Prezzo: 9,50 euro

 


Sellalunga & Baciabene


In una notte di maggio che ti "sembra di vedere le impronte di Armstrong affondate in una luna bianca e gigante" Matteo cammina sul bagnasciuga della spiaggia di Pinarella di Cervia ripercorrendo con la mente la storia di Sellalunga & Baciabene, di Jim, dell'Emilia degli anni '80, quella dei Ciao elaborati, del mito Ducati, delle autofficine, dei flipper, delle osterie fuori porta e delle panchine davanti ai bar. Una Bologna di periferia, con le sue stranezze, le sue dolcezze, le sue durezze, le sue leggi fa da sfondo alle storie della variabile compagnia, un microcosmo di volti, solitudini, amori, dolori, tenerezze e speranze. Ne parliamo con l’autore Nicola Tassoni.

Delirio.NET : I favolosi anni ’80 raccontati nel tuo secondo romanzo. Come nasce Sellalunga e Baciabene?

N.T.: Nasce per prima cosa dalla voglia di raccontare gli anni 80, che forse stavano passando sotto silenzio. Penso che molti di quelli che erano piccoli negli anni 60 o chi ancora non c’era, sia cresciuto sentendosi ripetere spesso come erano belli quegli anni, te lo dicevano i genitori, le radio, la televisione, i film, i giornali, insomma tutto parlava dei meravigliosi anni 60. Sicuramente saranno stati bellissimi, pieni di gioia, di passione, di voglia di vita, ma per me e forse anche per altri come me anche gli anni 80 sono stati altrettanto belli, come saranno belli tra ventanni gli anni duemila, per chi li sta vivendo adesso, con la stessa voglia e la stessa passione con cui li abbiamo vissuti noi.
Gli anni 80 in fondo sono gli anni della mia giovinezza e Sellalunga e Baciabene sono la fotografia di un pezzo di quel tempo, vista attraverso gli occhi di una variabile compagnia, in un piccolo quartiere (il mio) di una città (Bologna) che secondo me quegli anni li ha vissuti davvero.

Delirio.NET : Nelle tue storie si nota la dolcezza dell’amore e le sue mille sfumature: come crei questa magia?

N.T.: Mi piace parlare della dolcezza dell’amore, nelle sue varie forme, forse questo aiuta parecchio, ma bisogna anche dire che l’amore, preso nelle giuste quantità, è magico a prescindere, è un sentimento complesso e semplice allo stesso tempo, che come diceva il protagonista di Prospettive, il mio primo romanzo, è formato da: cinque piccole lettere che una volta unite, dicono un mare di cose, raccontando e dando un senso ad intere vite; rendendoci felici e stupidi, euforici e tristi, importanti, impazienti, gelosi, ossessivi, e a volte anche pazzi. Cinque piccole lettere (quattro in inglese) che tutti noi abbiamo tatuate dentro, nascoste da qualche parte che aspettano solo di uscire, di correre dietro alle cinque lettere di qualcun altro, di prendere e di dare, a volte di confonderci con la semplicità di un sorriso, di una parola, di una carezza.

Delirio.NET : Qual è il personaggio a cui sei più affezionato?

N.T.: Sono affezionato a tutti i personaggi che sono dentro Sellalunga e Baciabene, perché in qualche modo sono reali, magari non avevano lo stesso nome, la stessa faccia, non facevano le cose descritte nel romanzo, ma sono tutti quei ragazzi che stavano con me sulle panchine davanti al bar dove si radunava la variabile compagnia, poi ce ne può essere qualcuno che mi sta più simpatico, per esempio Tifaschifo Lavita (proprio come un nome e un cognome) per il suo modo di essere sempre e comunque contro, oppure qualcuno come Nonno Athos che mi piace per la sua saggezza, ma sono legato a tutti i personaggi di questo romanzo, infatti nei ringraziamenti finali c’è uno spazio tutto per loro.

Titolo: Sellalunga & Baciabene
Autore: Nicola Tassoni
Anno: 2006
Editore: Eumeswil
Collana: Immagina
Prezzo: 14 euro

 


Progetto Butterfly


Nel 1999, in seguito ad un’esplosione misteriosa, sulla vetta di Saint Catherine Point nell’isola di Wight, viene ritrovato un uomo, Ellis Rouben, destinato a morire dopo poche ore. Nel 2010 Nicholas Konev, giovane manager di straordinaria intelligenza, invia ai mass media mondiali un Memoriale con cui denuncia le attività illecite, di natura nucleare, svolte da un’associazione segreta denominata l’Organizzazione. I due avvenimenti sembrano non avere nulla in comune. In realtà, sono tasselli importanti per ricostruire l’evoluzione di un progetto che minaccia il fragile equilibrio mondiale: qualcosa che l’Organizzazione sta tenacemente portando avanti nell’ombra e per il quale è disposta a uccidere. Ne parla l’autrice Barbara Gozzi.

Delirio.NET : Come nasce “Progetto Butterfly”? Ci racconti la genesi del tuo esordio?

B.G.: Tutto è iniziato nel natale del 1996, nevicava e ricordo che alternavo la preparazione per la maturità con un block notes di quelli piccoli a quadretti dove, con l'inseparabile bic nera, scarabocchiavo pensieri che piano piano sono diventati un racconto. A distanza di un anno, avendo iniziato a lavorare mi sono comprata (a rate) il primo computer. Da allora ho scoperto un mondo nuovo. Ho cominciato a scrivere di getto, ogni sera una o due ore dopo cena. I personaggi venivano da me e io dovevo solo creare per loro lo spazio adatto, lasciare che si esprimessero, aiutandoli a svelarsi. A un certo punto ho capito che stavo costruendo qualcosa di più complesso e l'aggancio con quel primo racconto natalizio è stato automatico, un altra angolazione di quello che stavo già abbozzando. Il resto è arrivo piano piano, alternando periodi di stop dovuti sopratutto agli impegni quotidiani e, ora lo ammetto, anche a una forte insicurezza che mi prendeva a tradimento. Non ero convinta che ne potesse uscire qualcosa di buono, per cui a volte smettevo e ignoravo gli spunti che potevo avere. Poi però la voglia di proseguire era troppo forte e ricominciavo. Ho iniziato a prendere in mano i vari fili che si erano srotolati dopo almeno tre anni buoni di lavoro e l'ho finito ormai quattro anni fà o forse addirittura cinque tra riletture, correzioni, aggiunte e revisioni.

Delirio.NET : Diversi piani temporali, tre luoghi d’azione e un interessante intreccio di personaggi. Come hai costruito il romanzo?

B.G.: In realtà non si può dire che l'ho costruito consapevolmente, programmando personaggi, legami e scene. Avevo alcune idee di base in testa sin dall'inizio. E da quelle sono partita per sviluppare i primi personaggi che sono rimasti centrali nello svolgimento complessivo finché ne ho affiancati altri che si sono 'presentati' all'improvviso quando mi trovavo la sera con le dita sulla tastiera. In effetti, le poche volte che preparavo bozze di scalette finivo per scrivere tutt'altro, così ho smesso. Solo da metà libro in poi ho ripreso a fare schemi, più che altro per non perdere nomi e collegamenti. La trama ha seguito i personaggi e quello che provavo e volevo esprimere in quel dato momento. Le uniche cose che posso dire di aver 'costruito' con un certo rigore sono le ambientazioni e la tematica di fondo perchè le città (Praga, Lione e Venezia) le ho scelte consapevolmente e le ho studiate a fondo (avevo le piantine dettagliate sul letto tutte le sere!). Stessa cosa per il nucleare. Usare diversi piani temporali, infine, è stata più una necessità che una scelta perchè volevo dare la possibilità al lettore di entrare completamente nel mondo di alcuni personaggi e per farlo dovevo accompagnarli anche nel passato.

Delirio.NET : Un tema centrale, il nucleare, attuale e importante: da cosa deriva questo tuo interesse?

B.G.: Il nucleare mi aveva sempre affascinato e intimidito, sin dai tempi delle superiori. E ho continuato a seguirne gli sviluppi di cronaca recente. Solo che non capivo come potesse essere, spesso, dimenticato o trattato come qualcosa di secondario, che non può intaccare o modificare la vita delle persone. Ho avuto frequentemente l'impressione che 'dall'alto' si giocasse sull'incapacità della gente comune di mantenere vivo l'interesse per una questione delicata e pericolosa come questa. Anche quando i mass media ne dovevano parlare (ad esempio in seguito a nuovi esperimenti in località marine sperdute) lo si faceva sottovoce, senza specificare troppo. Più mi informavo e meno arrivavo a capire, soprattutto sulle nuove tecnologie e sull'effettivo uso che si faceva della risorsa. Così, nella mia testa, ho fatto due più due e ho iniziato a pensare che forse, se ne parlava poco perchè il suo impiego era (e sono convinta é) strettamente legato agli sviluppi nel settore degli armamenti piuttosto che in campo energetico. Sono partita da qui e ho volutamente usato il nucleare come una presenza oscura, temibile e incombente sull'intera narrazione. Sperando di dare voce a uno spunto di riflessione più ampio.

Titolo: Progetto Butterfly
Autore: Barbara Gozzi
Anno: 2006
Editore: Editing Edizioni
Collana: Narrativa
Prezzo: 12 euro
Sito ufficiale: Progetto Butterfly

 


Hyperversum


Daniel ha una passione bruciante per un videogioco online, Hyperversum, che trasporta la sua fantasia nella storia. Dentro la realtà virtuale ha imparato a essere un perfetto uomo del Medioevo e conosce tutte le astuzie per superare ogni livello di gioco. Una sera, Daniel gioca con alcuni amici e mentre vivono tutti insieme la loro avventura virtuale nel Medioevo vengono sorpresi da una tempesta che li tramortisce: i ragazzi si ritrovano così in Fiandra, nel bel mezzo della guerra che vede contrapposte Francia e Inghilterra. Si apre quindi per loro una nuova vita, nuove strade, un nuovo amore. Ne parla Cecilia Randall.

Delirio.NET : Un romanzo tra passato e futuro, tra storia e fantasia: come nasce Hyperversum?

C.R.: Come tutte le mie storie anche Hyperversum è nato per divertimento e insieme dalla voglia di leggere una storia fatta secondo i miei gusti assolutamente personali, che contenesse tutto ciò che avrei voluto trovare in un romanzo d’avventura, soprattutto l’atmosfera delle storie classiche di “cappa e spada”, meno cupa rispetto a quella di un romanzo storico e allo stesso tempo meno magica di quella di un fantasy. In molti mi hanno detto che Hyperversum contiene un mix di generi diversi, il motivo è proprio questo: ho voluto mettere insieme tutto ciò che mi divertiva trovare in una storia.

Delirio.NET : Ci racconti la genesi e la stesura, quanto tempo ti ha portato via?

C.R.: Lo spunto iniziale viene da un’idea comune a tutti gli appassionati di giochi di ruolo come me: “cosa farei se questa avventura mi capitasse davvero?”. Di solito è un argomento su cui si ride e si scherza con i compagni di partita. Con quell’idea in testa ho iniziato a scrivere, cercando appunto di immaginarmi un gruppo di giocatori di ruolo imprigionati nella partita che loro stessi hanno iniziato per puro divertimento. La stesura è stata facile e relativamente rapida, forse perché ci avevo rimuginato su tante volte: ho impiegato sei mesi per scrivere il tutto e altri tre per rifinire il testo.

Delirio.NET : Quali sono i tuoi autori di riferimento e quelli che ami di più?

C.R.: Al momento non ho autori preferiti. Ho letto e leggo di tutto, romanzi storici, fantasy, gialli, saggi… Leggo quello che mi ispira al momento, passo da Le Goff a Cornelia Funke, ma non mi lascio mai sfuggire un libro del Commissario Montalbano o di Harry Potter. Ogni tanto riprendo in mano anche i libri che amavo tanto da bambina: i classici dell’avventura, Salgari e Dumas, il ciclo di Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda, Ivanhoe... e il mio libro preferito in assoluto: “La collina dei conigli” di Richard Adams.

Titolo: Hyperversum
Autore: Cecilia Randall
Anno: 2006
Editore: Giunti
Prezzo: 18,50 euro
Sito ufficiale: Hyperversum

 


Ho bruciato le tappe e mi sono scottato


Dopo il Manuale della Mosca bianca per pecore nere, Pietro Campanile si cimenta in questo Ho bruciato le tappe e mi sono scottato scritto con la stessa ironia e la stessa voglia di prendersi in giro e di prendere in giro la vita. Una nuova raccolta di aforismi e di battute originali che aiutano a sorridere e vedere tutte le cose per il verso giusto e con grande filosofia. Ne parliamo con l’autore Pietro Campanile.

Delirio.NET : Un sano delirio nel tuo secondo libro: come nasce “Ho bruciato le tappe e mi sono scottato”?

P.C.: Più che un sano delirio, direi un delirio premeditato.. Il libro nasce dalla costola della mia prima sfatica letteraria Il Manuale della Mosca Bianca per Pecore Nere nel quale ho cominciato a conoscere e giocare con il delicato mondo degli aforismi e della scrittura umoristica. Poco dopo la pubblicazione del libro però, rileggendolo, ci ho immediatamente litigato. Alla fine questo nuovo testo nasce, quindi, da una profonda esigenza di riconciliazione con il primo. In altre parole: l’ho scritto per fare più sesso.

Delirio.NET : La tua (auto)ironia non risparmia niente e nessuno: ricevuto già querele o offese personali?

P.C.: Premesso che le offese le ricevevo anche prima e nel testo non ometto di citarne alcune, nei miei libri non prendo mai di mira personaggi politici o dello spettacolo. Preferisco dedicare le mie disattenzioni a gente più interessante come i miei familiari o come gli amici e i conoscenti. Questo non esclude comunque che in un mondo in cui ci si prende tutti un po’ troppo sul serio e dove il sorriso colmo d’ipocrisia è stampato sulla bocca di troppa gente, il rischio di ricevere qualche querela c’è (e forse non sarei abbastanza alla moda se non ne prendessi almeno una). Ciononostante continuo imperterrito per la mia strada guidando con licenza poetica la mia autoironia...

Delirio.NET : Nei tuoi consigli a chi vuole diventare scrittore si cela vita vissuta?

P.C.: Scrittori si nasce non si diventa! Quindi non accettate consigli, né caramelle dagli sconosciuti. Quelle pagina di cui parlate originariamente erano anche corredate da una foto della camera nella quale vivevo e scrivevo che rendeva benissimo l’idea di quello che racconto nel libro. In seguito è stata tolta per esigenze editoriali. Quale migliore occasione per ringraziarvi di queste attenzioni se non quella di lasciarvi in esclusiva la foto del testo originale che più o meno faceva così... “Se volete fare gli scrittori dovrete prima ridurvi così

Titolo: Ho bruciato le tappe e mi sono scottato
Autore: Pietro Campanile
Anno: 2006
Editore: Edizioni Progetto Cultura 2003
Collana: Le scommesse
Prezzo: 10 euro
Sito ufficiale: Pietro Campanile

 


Disorder


DISORDER. UNKNOWN PLEASURES, di GIANFRANCO FRANCHI

Prefazione di: Paolo Mascheri

“NON OMNIS MORIAR” (Pag. 115. Traduco liberamente per chi non mastica né latino né latinorum: Non morirò del tutto. O completamente: fate vobis…)

Guido: un altero alter ego di Gianfranco: un dolce e fiero spirito riottoso e pesto (dall’introduzione di Gianfranco al romanzo d’esordio di Marco Busetta, “Diario dalla stanza bianca e vuota”, Edizioni Non Deperibili, Firenze, 2006).
Guido: nomen carico di suggestioni letterarie, prima fra tutte l’incipit di un noto sonetto – una sorta di manifesto letterario, di liceali memorie – che suonava: Guido, ‘i vorrei che tu, Lapo ed io/fossimo presi per incantamento…
Tre uomini in barca, se rammentate, a fondar Stilnovo, questione della lingua, morfogenesi della concezione del femminino.
Qui gli uomini diventano quattro, non vanno in barca, ed ecco pure l’eco dell’epos barocco-dumasiano; ma il biunivoco: uno per tutti; tutti per uno qui diventa urlo. E disorder (non désordre; disorder!):
Siamo quel che è – e che pure non doveva. Amateci (pag. 79)
E la Donna Angelicata diviene la donna, ogni donna, che vuole essere vissuta e goduta e fraintesa (pag. 107).

E ancora: la serva Italia/di dolore ostello è, otto secolate dopo o giù di lì, coerentemente con se medesima, una nazione che non capisce più un cazzo; cannibalizza sentimenti e sensazioni e speranze, s’è fatta totem del mercato e delle imprese (pagg. 108-109).
E non è ancora donna di province. In compenso, è diventata peggio che il bordello dell’invettiva dantesca finora citata: nell’hodie (oramai presente storico nonostante l’attuale cambio di coalizione governativa) ha Un presidente imprenditore, e milanese. Ma che orrore, perdio! Siete pazzi e stupidi (pag. 109)
Un presidente imprenditore epigono, made in Milanello, del Grande Fratello (orwelliano, non il titolo dell’orrido reality che da poco meno di un decennio Costui ci propina dal suo tempio mediatico!).
Egli si sostenta, tra l’altro, del voto di quei vecchi orrendi che mi guardano male perché non mi vesto in giacca e cravatta o non mi taglio i capelli o fumo in ascensore; e/o di quella vecchia laida con la quinta elementare e la tessera di Forza Italia: tutto il giorno con la tv accesa, come i pazzi nei neo-manicomi post-Basaglia o i carcerati (pag. 30)

… And so, my friends: Inps, peste ti colga! (ibidem).

Insomma, in questo nuovo medioevo (altroché revivals folkloristici vari, disseminati per ogni italico dove: da Aosta a Taranto, per dirla con qualche zelante speaker teleggiornalistico) nulla è cambiato. Sempre Papato, Impero e Italia manducata, sforacchiata, sì da far concorrenza ai buchi dello/degli emmenthal svizzerolandese, da innumerevoli templi. Quelli bavaresi, poi, e quelli polacchi non ne parliamo (pag. 67).
Templi inondandi, sicut delenda [semper est] Carthago, tutti d’acqua e di laghi; estranei alla memoria (ibidem).

Guido/Gianfranco chiude il cerchio della propria invettiva esistenziale, a tratti doverosamente nichilista, e lo fa – non paia un controsenso – creando.
Giacché Mi chiedo infine a che serva inventare universi, se chi li andrà a popolare non sarà un creatore (pag. 94).
E Guido può ancora essere un creatore solo se molla Gianfranco… col sedere nei pomodori, perché, a differenza del suo creatore, pensa che “Da qui in avanti è tutto un rettilineo. […] Niente più curve” (pag. 113), e […] che il traffico ha senso e che scrivere non è peccato: soltanto, è un vizio che t’ammazza (pag. 115)

Così, saluta tutti senz’inchino e sen va via sgommando:
Sono nebbie discorsive, e io non richiedo alla mia immaginazione, d’altronde, né premura, né concretezza (Ibidem, pag. 11; prologo).

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.
Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), romanziere e poeta. Cives romanus, anzi monteverdino (Vecchio, ma la specificazione toponomastica va sottintesa: il quartiere di villa Pamphili, villa Sciarra e il Gianicolo È Monteverde. Monteverde Nuovo si sviluppa dalle sue propaggini ex borgatare, allora immortalate da Pasolini) da sempre.
La sua biobibliografia completa e doviziosa la trovate all’interno di questa prima prosa ora libro di carta e getti d’inchiostro (Dalla citata introduzione alla citata opera).

Elisabetta Blasi

Titolo: Disorder. Unknown pleasures
Autore: Gianfranco Franchi
Anno: 2006
Editore: Il Foglio
Collana: Autori Contemporanei
Prezzo: 10 euro


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