Acquisti online
Ecstasy Love

Eliselle
"Ecstasy Love."

Eumeswil Edizioni



Laureande sull'orlo di una crisi di nervi

Eliselle
"Laureande sull'orlo di una crisi di nervi."

Fabrizio Filios Editore


Links
LaPecoraSclera.it
Eroxè
Brividogiallo
Eliselle WebSite
Liberaeva
Factory - libero diario sulle discipline artistiche
Bruscocartoons.it
Bardamù
XoMeGaP
Prospektiva
Spigolature.it

Google AdSense
La rassegna di Gennaio

- Libri -


La rassegna di Gennaio

Che cosa c’è di meglio di un buon libro per iniziare bene il 2007? Delirio.NET propone una nuova rassegna letteraria esplorando diversi titoli attraverso una mini intervista ai loro autori: Estasia, Adibamgalo Banghulo, Nelson & Willer e Leggende e racconti popolari della Puglia. Con il contributo di Elisabetta Blasi che ci parla dell’antologia San Gennoir. Continua la video rubrica Deli(b)rando: questa volta si parla di CONCEPTS Arte e Cinema.

Leggi tutto


Guarda DeLibrando di Gennaio - Flash 8 - 400kbps

 


Estasia


Estasia non è solo un romanzo fantastico tra terre magiche e oscuri sortilegi. È un viaggio verso l’essenza delle cose e delle sensazioni, un volo nel sogno, dove l’impossibile diventa reale. Luce, Musica e paesaggi sconfinati, Pietre del Tempo, dell’Equilibrio e della Perfezione, amici sinceri e avventure mozzafiato al limite dell’incredibile. Estasia è un libro per ragazzi ma anche per adulti, che regala un messaggio liberatorio, trasmutando nella fantasia la realtà di ogni giorno. Ne parliamo con l’autore Francesco Falconi.

Delirio.NET : Come e quando nasce questo romanzo e da quali esigenze è mosso?

F.F.: Estasia è in realtà un romanzo scritto ben sedici anni fa, quando ero quattordicenne. Difficile ricordare i motivi che spinsero alla scrittura di un libro fantasy, probabilmente la voglia di evadere e di plasmare in un racconto tutti i mondi fantastici che più mi affascinavano. Poi, su consiglio di un amico, l’anno scorso ho ripreso il quadernone dimenticato nel cassetto e l’ho riletto con stupore.
Senza volerlo, dopo pochi giorni ero di nuovo lanciato nel mondo di Danny Martine, sospinto tra le ali della fantasia, tra i suoi magici personaggi. Così, ogni sera mi rifugiavo in questo “luogo segreto”, in una nuova dimensione al limite tra la fantasia e la realtà. E’ stato più semplice del previsto, è bastato lasciar libera la voce di Estasia nell’inchiostro delle pagine del libro.

Delirio.NET : Il fantasy può avere numerose fonti di ispirazione: quali sono state le tue?

F.F.: Tutto ciò che mi circonda inevitabilmente contamina la scrittura. Sicuramente la letteratura fantasy, come Ende e Pullman, ma anche la musica classica e moderna. “Il fantasma dell’opera” di Lloyd Webber ha plasmato la figura di Eufònio, e mi ha accompagnato tra i nove cancelli del Palazzo dell’Inverso, di ispirazione prettamente dantesca. La pittura, i colori, la luce costituiscono il perno principale di tutta la narrazione, dall’incipit de “La voce nella tela” fino a “Melòdia”.
Infine il mondo che mi circonda, ogni contingenza, ogni scena quotidiana è trasfigurata nel romanzo. Il mio compito è stato solamente quello di riprodurre ciò che mi circondava in una narrazione fantastica e lasciar libero il lettore di scoprire la realtà celata nella magia.

Delirio.NET : Perché la scelta delle illustrazioni, e come ti sei trovato con l'artista Mario Labieni?

F.F.: Credo che un libro si possa definire ben riuscito quando riesce a trasmettere emozioni: così è stato per Mario, Estasia è stata per lui fonte di ispirazione e stimolo per il disegno. Senza alcuna premeditazione, ha avvertito la necessità di rappresentare i personaggi che popolavano quel mondo magico. E’ bastato lasciar libero l’estro e dipingere ciò che la storia suggeriva.
Sono rimasto sorpreso quando ho visto i primi disegni, la rappresentazione visiva infatti lascia meno spazio alla fantasia rispetto alla scrittura e identifica in pochi fotogrammi ciò che il libro è riuscito a trasmettere al lettore. Del resto, ciascun lettore può vivere la sua Estasia a proprio modo, è sufficiente chiudere gli occhi, liberarsi da ogni schema e pregiudizio, lasciarsi andare alle sensazioni più semplici e genuine che questo romanzo desidera comunicare.

Titolo: Estasia - Danny Martine e la Corona Incantata
Autore: Francesco Falconi
Anno: 2006
Editore: Armando Curcio Editore
Collana: Electi
Prezzo: 14,90 euro
Sito ufficiale: Estasia


Adibamgalo Banghulo

Quattro amici, tre donne, un Bulli, un Bandoneon e... Adibamgalo Banghulo. Quattro amici, quattro storie diverse ma imprescindibili. Quattro storie che ci accompagnano al ritmo di tango attraverso la vita dei protagonisti. I loro viaggi, i loro amori, i loro segreti, le loro emozioni. Tutto ci viene raccontato con ironia e sentimento in un susseguirsi di avventure sospese tra presente, passato e futuro. Roberto Tassoni ci toglie qualche curiosità.

Delirio.NET : Ci racconti la genesi di questo romanzo?

R.T.: Avevo già in testa l'idea quindi mi sono messo a scrivere. Ho cercato di fare tesoro delle critiche e dei complimenti che mi erano stati fatti dopo Quando c'erano i q-disk, quindi ho provato a caratterizzare di più i personaggi mantenendo viva la storia. Ora spetta ai lettori decretare o meno la riuscita.

Delirio.NET : Il titolo fa nascere pensieri strani e ci si chiede subito “ma che cos’è?”. Ci spieghi questa scelta?

R.T.: Il titolo è stata la prima cosa che è nata del romanzo. Trovo che sia efficace nella sua "stranezza" anche se - e lo si scoprirà solo leggendolo - alla fine vedrete che non è poi così strano...

Delirio.NET : Come si è evoluta la tua scrittura e come hai affrontato questa seconda prova da scrittore?

R.T.: La mia scrittura sono convinto che abbia avuto un'autentica evoluzione. Devo ringraziare per questo soprattutto il mio editore, Paolo Pedrazzi di Eumeswil, per il tempo che mi ha dedicato e per i suoi preziosi consigli; in più una mia personale crescita dovuta ad un minimo di esperienza in più.
Questo secondo romanzo lo reputo come una sfida verso me stesso. Mentre lo scrivevo ero consapevole che stavo facendo un ottimo lavoro e spero che anche i lettori la pensino come me. A questo proposito, se posso, volevo rinnovare il mio ringraziamento a Francesca Mazzucato per la sua bellissima prefazione e per avere colto davvero l'essenza di quello che ho fatto. Auguro a tutti una buona lettura e un buon divertimento.

Titolo: Adibamgalo Banghulo
Autore: Roberto Tassoni
Anno: 2006
Editore: Eumeswil
Collana: Immagina
Prezzo: 15 euro


Nelson & Willer

Nelson è Willer sono amici per la pelle. La loro amicizia è resa ancora più forte dal fatto che sono due ragazzi “a parte”, diversi e speciali – e per questo soggetti alla persecuzione dei loro coetanei. Ma un giorno nella loro scuola arriva una ragazzina di colore con lunghi capelli bianchi e occhi d’oro. Si chiama Carlotta. È l’inizio di una nuova, grande amicizia, ma anche di un’avventura ai limiti della realtà. Infatti la famiglia di Carlotta nasconde un segreto terribile e toccherà ai nostri eroi, con l’aiuto di una serie di personaggi divertenti, stravaganti e dalla battuta pronta, dipanare il mistero e salvare la loro piccola amica da una minaccia sovrannaturale. Nadia Vandelli, una degli autori, ha risposto alle nostre domande.

Delirio.NET : Come nasce Nelson & Willer e come vi siete “divisi” il lavoro?

N.V.: In realtà, non ci dividiamo il lavoro. Abbiamo aree di competenza del tutto diverse. Io (Vandelli) scrivo, Lei rende omogeneo l'elaborato. Poi, quando vengo colta dall'EPIFANIA DEL SECOLO, dalla GRANDE IDEA PERFETTA, la STELLA COMETA della creatività letteraria, Maurizio (Lei) cita esattamente film/ fumetto/ libro che ha già utilizzato lo stesso escamotage. O anche lo spunto completo. Ripristinando le giuste dimensioni del mio ego.
Scherzi (mica tanto, però...) a parte, lo scambio continuo di idee, commenti, sensazioni crea l'humus necessario a nutrire l'intreccio narrativo che, nel nostro caso, deve sempre godere di ottima salute. La narrativa di genere prevede storie robuste, e noi ci muoviamo in questa direzione.

Delirio.NET : L’orrore si unisce con l’ironia creando un forte (e divertente) contrasto: perché questa scelta?

N.V.: L'orrore di Nelson & Willer è distribuito su due piani: uno ultraterreno, " fantastico", da Piccoli Brividi tanto per intenderci. L'altro, invece, è un orrore reale: quella della malattia, del disagio, della diversità non accettata. L'ironia di cui tutto il testo è permeato vuole evocare la capacità che hanno i bambini di reagire alla paura. Come i mostri che vivono nell'armadio e sotto il letto non possono toccarti se ti copri la testa col lenzuolo (e non lasci sporgere nemmeno un dito del piede oltre il bordo del materasso), così una risata ti protegge dalla crudeltà del vivere quotidiano.

Delirio.NET : Quali sono le principali fonti di ispirazione alla base di Nelson & Willer?

N.V.: L'ispirazione.... Mah! Una storia come Nelson & Willer è un coacervo (organizzato, ma pur sempre un coacervo) di stimoli mediatici. Credo che la maggior parte della storie che rientrano all'interno della definizione "di genere" ricevano la scintilla capace di generarle per imprinting. Un'osmosi creativa, capace di trasformare tutto quello che in un qualche modo ci tocca, emozionandoci, in materiale su cui lavorare. Se si è abbastanza ricettivi, tutto quello che serve ad una buona storia ce lo portiamo già dentro. E se manca qualcosa non dubitate: arriva sempre.

Titolo: Nelson & Willer – La porta socchiusa
Autore: Maurizio Lei & Nadia Vandelli
Anno: 2006
Editore: Larcher
Prezzo: 12 euro


Leggende e racconti popolari della Puglia

È sempre possibile razionalizzare l'irrazionalizzabile, sfatare il mito, la leggenda, il racconto. Tramortire, mai assassinare, l'alone magico che gravita intorno alla mitologia. Tutto è possibile e, allora, la verità potrebbe essere quella delle leggende. E cioè che siano stati gli dèi a creare il mondo, che diavoli e angeli affollino ancora le immensità degli spazi aperti, che le fate esistano. Che il popolo, per secoli, non abbia inventato, ma solo testimoniato. È, questa, la sola eredità degli avi, l'eredità del pensiero, della storia della gente. In questo libro l'autrice ha mescolato il vero al falso, collocando le leggende all'interno della Storia, per sperimentare un'esperienza nella quale il mito trovi ubicazione in mezzo al vero.

Delirio.NET : Perché hai sentito l’esigenza di raccogliere in questo libro i racconti popolari pugliesi?

A.L.: Si tratta, credo, di una questione d'amore, come sempre nella letteratura. in questo caso, è amore non solo per le mie radici, ma per le storie, in generale, intese come l'anima del mondo, come la forza che muove la vita di tutti i giorni, le storie popolari, quelle inventate, e le piccole grandi magie di ogni momento.
si è trattato di un lavoro lungo e faticoso, ma molto appassionante, poichè, di ogni leggenda, di ogni racconto, ho scovato l'origine, la materia primaria, con piglio antropologico-sociologico-storico. poi, però, mi ci sono tuffata dentro, con tanto piacere, per arrivare a capire l'anima delle persone e delle storie che stavo raccontando.

Delirio.NET : Leggende e superstizioni raccolte in un bel volume: che rapporto hai con la tradizione orale della tua terra?

A.L.: Con la mia terra ho un bellissimo rapporto, soprattutto da quando vivo a roma (ormai cinque anni). mi manca, nel mare, nel clima, nella gente, nella mia famiglia, nelle mie origini.ogni volta che torno a casa è come un'"intermittenza del cuore" di proust, una valanga di ricordi in cui mi sommergo, in cui mi bagno, ed è una cosa molto bella. la tradizione orale penso faccia parte di ognuno di noi. è, come dicevo, la nostra infanzia, le storie che ci raccontavano i genitori o i nonni, ma anche il nostro presente (riscopro gesti della mia tradizione nella vita di ogni giorno), e del nostro futuro, credo. perché è qualcosa di insito nei nostri geni... è bellissimo allora studiarla, per rincontrare noi stessi e gli altri.

Delirio.NET : Un viaggio tra sacro e profano: in che modo ti ha arricchito scrivere questo saggio?

A.L.: Beh, tantissimo. io prima di tutto credo che scrivere con passione arricchisca sempre, in qualsiasi modo lo si fa. se si scrive con amore, con partecipazione, se ci si impegna al massimo nel nostro lavoro di umanisti, di maghi e insieme scienziati della parola, la letteratura, la scrittura, ti ripagano sempre, con il solo fatto di essere, davanti ai tuoi occhi, il frutto di un lungo, duro, bel lavoro di scavo e di ricerca. in particolare, scrivendo questo libro ho avuto modo di indagare anche qual è il mio rapporto col sacro e il profano, cosa credo io, cosa credono gli altri. scrivere questo libro mi ha fatto capire che la gente "sente", in maniera particolare, "l'aldilà", la magia, il sogno, e la sente sempre in maniera diversa. ricercare, studiare, il materiale per questo libro, invece, mi ha arrichito tantissimo dal punto di vista culturale, poichè, per la sua redazione, dato che per ogni leggenda sono partita dal suo contesto, dalla sua genesi storico-antropologico-sociologica, ho studiato tantissimo, storia, appunto, ma anche filosofia, antropologia (in particolare rudolf otto e de martino), sociologia, storia delle religioni e quant'altro. adesso, di certo, sono una persona un po' più completa, e sempre più desiderosa di imparare. colgo l'occasione per augurare a TUTTI un anno meraviglioso!

Titolo: Leggende e racconti popolari della Puglia
Autore: Antonella Lattanzi
Anno: 2006
Editore: Newton & Compton
Collana: Quest’Italia
Prezzo: 20 euro


San Gennoir

IN TRENTATRÈ PER NAPOLI

Anna Maria Ortese nel 1953 fu la prima a fare Napoli più nera di quel che è, nelle indimenticabili pagine de “Il mare NON bagna Napoli” – stampatello mio. Ed ai bassi allucinanti colà descritti da questa magistrale scrittrice non si può fare a meno di pensare leggendo la storica short story “Mammarella” di Maurizio De Giovanni.
Un altro grande maestro, Domenico Rea, tratteggiò a tinte iper-realiste i bassi partenopei in varie sue opere (non ultima "Il fondaco nudo"). Non credo sia un caso che la protagonista di “Certe insicurezze” (il racconto scritto da Flavia Piccini) sia nata a Nocera come l’indimenticato Rea.
Il grande Eduardo, poi, si rese meritoriamente Mecenate di un giovane squattrinato e talentuoso drammaturgo, oltre a far rinascere il teatro San Ferdinando. Circostanza, quest’ultima, riportata da Michela Monferrini nell’emblematico racconto “Uscita di scena”: una denuncia degli squallidi mecanismi mordi-e-fuggi della nostrana trash tv; sempre più trash, sempre meno televisione.

Accostamenti forse arditi, questi miei, dovuti alla felicità per aver letto un’antologia (oggi se ne fan tante); di noir (genere iper votato alla fast-literature; leggi: letteraturicchia mordi e fuggi) oltretutto, in cui finalmente traluce – udite udite! – una vera e propria denuncia sociale.
Coraggiosa denuncia, perché filigranata in una trama (Napoli = ventre molle dell’italica genia) che rischia di per sé di causare le ire dei soliti benpensanti pronti a vedere strumentalismi e retoriche in ogni rigo di qualsiasi pagina che oggi voglia parlare di qualcosa, oltre che di se medesima e del suo Narciso-Autore.

Trentatrè noir pieni di uno humour, di un’ironia che più neri di così… si muore. E non manca la strizzatina d’occhio all’unico –ismo presente nell’opera collettiva di cui trattasi: lo sperimentalismo, e in più di un’occasione (“Carnemale”, di Licia Vetere; "Delitto al ristorante cinese napoletano”, di Francesco Di Domenico")..
Trentatrè racconti che spaziano dal giallo all’horror, finanche ad un certo tipo di fantasy “oltretombale” (vedasi lo shoccante “Irrefrenabile passione” di Simonetta Santamaria, che ripropone, in chiave sardonica e drammatica ad un tempo, il dramma del cerchio della grecità passando per una moderna versione del contrappasso dantesco), giù fino alla fantascienza metropolitana alla Blade Runner (“Quel che ne rimane”, di Aldo Putignano) ed alla più classica delle spies-story (“Una faccia da spia”, di Giuseppe Della Monica”, che pare proprio fare il verso a certi “Segretissimo” di antica memoria).

E se le species del generone noir ci sono tutte ma proprio tutte, neanche i contenuti scherzano punto: ogni devianza sociale viene affrontata, e calata sia nell’oggi che nello ieri, passando per certe suggestioni alchemiche degne di Cagliostro (il leggendario principe Raimondo Di Sangro viene omaggiato per ben due volte: nell’inquietante oggi di “Vena artistica” – il racconto di Paolo Agaraff; nello stendhaliano ieri di “Nozze alchemiche” – che invece è il contributo di Chiara Tortorelli), e non mancano, ovviamente, le principali tipologie di criminali: serial killers; assassini passionali che diventano massmurders, quando sono in preda al raptus delittuoso (come succede in “Rebus (4,6)”, di Enrico Luceri); lussuriose necrofile; sadici che provano piacere non solo ad uccidere, ma a rendere inconsapevolmente cannibali i propri ignari clienti (“Le lame del carnefice”, di Pino Imperatore); psicopatici affetti da doppia personalità (“L’uomo dai guanti neri”, di Antonio Meloni,”Una lenta morte d’acqua”, di Marcella Russano); dark ladies (che in un caso sono addirittura due: l’uxoricida che concorda, ai danni del consorte fedifrago incallito, con un’adescatrice la Vendetta tremenda Vendetta, in “Pagamento in natura”, di Andrea Franco); fantasmi che non si rassegnano ad essere morti (come la “Casta diva” di Giovanni Buzi, per la cui costruzione e caratterizzazione George Eliot ed Elisabeth Gaskell si compiacerebbero di certo); lombrosiani “natural borned killers”, che basta il la, provocato, intenzionalmente o meno, vuoi da un’istigatrice, a sua volta psico e sociopatica ad un tempo (come la protagonista de “La tesi”, di Manila Benedetto), vuoi da una moglie fedifraga (la “Carmela” di Gennaro Chierchia, che molto fa pensare alla Carmen di Bizet versione caricatural-grottesca), ad accendere e far partire manco se si trattasse di un’automobile.
Completano la carrellata gli scugnizzi assassini de “Il testimone”, di Mario Natangelo; il malcapitato adolescente scippatore de “Una vita troppo stretta”, di Alfredo Sansone; la versione italicissima dei famigerati kamikaze (ne “Il chimico”, di Paolo Roversi).

Lodevole, infine, l’attenzione critica riservata alla criminogenesi femminile ne “L’amico immaginario”, di Claudio Calveri, ed alla tipologia criminologica della psicopatica pluristigatrice all’omicidio in “Sesso e sangue”, di Simona Vassetti.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.
Trentatrè autori da tutt’Italia si sono dati convegno virtuale nei vicoli di Napoli, per dar vita a quest’antologia di noir d’autore. Gennaro Chierchia ne è il curatore, lo spiritoso introduttore, e partecipa anch’egli con un suo racconto.
Doviziose note biobibliografiche di Gennaro e dei suoi trentadue amici si trovano sia in bandella di terza di copertina (Gennaro) che all’interno del libro.
Si segnalano in particolare i seguenti websites: SanGennoir.com; Homo Scrivens (è il laboratorio di scrittura “in movimento” da cui molti autori provengono); GCWriter (il sito di Gennaro Chierchia)

Elisabetta Blasi

Titolo: San Gennoir
A cura di: Gennaro Chierchia
Anno: 2006
Editore: Kairós Edizioni
Prezzo: 12 euro
WebSite: Kairós Edizioni


Immagini appartenenti ai rispettivi proprietari


News precedente - HOME PAGE - News successiva

Mailing List
Resta aggiornato con la mailing list di Delirio.NET.

E' gratis e basta un indirizzo e-mail funzionante.

Iscriviti ora!
 
Nome  
 
E-Mail  
 
   
code  


Google AdSense

Banners

Admin Panel
 
User  
 
Pass  
 
   

Contatti

Joe
Eliselle
Fulvio
Simone C.
Chiara B.
Daniele Pelliccia


Google AdSense

Valid XHTML 1.0!