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Le strenne natalizie

- Libri -


Le strenne natalizie

Tre esordi fulminanti, una commedia e un noir. Le scelte di Delirio.NET per la rassegna letteraria del mese di Dicembre sono come sempre assai varie e particolari e danno spazio a piccoli gioielli: Vermi, Montezuma airbag your pardon, Come in un film di Almodovar, Nemmeno Dio e Vergine forever. Questo mese una novità: la pillola filmata. Una proposta, A quattro mani, presentata attraverso la lettura di una pagina particolarmente significativa del romanzo. Buone feste sui libri da Delirio.NET.

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Vermi. Diario d’amore


Monserrat lavora come centralinista in un Call Center erotico. A Milano, per pagarsi l'università. La prima notte prende la telefonata di uno sconosciuto che non vuole parlare con le ragazze. Ma solo con lei. Davide è un artista affascinante, contraddittorio, sfuggente che la convincerà ad incontrarlo, obbligandola a venire meno alle regole. Nasce una forte attrazione, un amore lì catapulterà in una folle simbiosi sessuale, accompagnata da sentimenti profondi. Monserrat vive questa storia sullo sfondo di una Milano stravagante, dove non esistono limiti agli eccessi. All'improvviso decide di partire per l'India. Da questo paese magico, sorprendente e brutale ripercorrerà con la memoria il suo passato, il legame con Davide e il motivo della sua fuga. Monserrat è un'eroina che attraversa tutti i mondi possibili con il cuore e la leggerezza di chi ha coraggio. Di chi ha il desiderio di cercare. Di chi ha il rischio nel DNA. Lo racconta Giovanna Giolla.

Delirio.NET : Un esordio con un romanzo intenso: come l’hai vissuto, e com’è nato Vermi?

G.G.: Il sogno di Vermi, meglio le immagini sono nate nel 2000.
Mi è venuto in mente il titolo, mentre salivo su un aereo per l’India.
Avevo deciso di provare a vivere in India per un tempo indeterminato e mettere alla prova la mia sopportazione, perché ambientarsi in quei luoghi non è facile.
Sotto tutti i punti di vista.
E credevo che in un posto così distante da Milano, avrei potuto cambiare il mio modo di vedere le cose, talmente velocemente, che forse avrei scritto qualcosa di fuori dell’ordinario.
In “Vermi- Diario d’amore” non c’è tutta l’India che ho conosciuto. Dai miei diari ho preso solo alcune parti. Non volevo appesantire il lettore con una lettura che rischiava d’essere solo un resoconto di tappe e scoperte.
Quindi ho rinunciato a molti episodi, ma non è detto che non ci sia l’occasione di scriverne.
Vermi apre una trilogia, dove Monserrat è sempre la protagonista. Certo nel prossimo libro non ritornerà in India, ma forse le capiterà di ricordarla.

Delirio.NET : Il libro apre una nuova collana, Neon! : hai sentito qualche responsabilità a questo riguardo?

G.G.: Ho provato una forte emozione e continuo a provarla. Ieri ho letto un aforisma che mi è piaciuto: “Fai sempre ciò di cui hai paura”.
La paura è un’emozione forte.

Delirio.NET : Scrivi favole, racconti, hai una rubrica su La Repubblica: un’esperienza di scrittura variegata. Ti ha aiutato ad affrontare la stesura di Vermi?

G.G.: Non posso che citarti alcune parole del mitico cinismo artistico di Picasso, che ha detto: “Se il dieci per cento è genio, il resto è solo lavoro”.

Titolo: Vermi. Diario d’amore
Autore: Giovanna Giolla
Anno: 2006
Editore: TEA
Collana: Neon!
Prezzo: 10 euro
Blog ufficiale: VERMI

 



Montezuma airbag your pardon


Uomo del Sud trapiantato a Bologna, addetto alla sicurezza in un centro commerciale, una moglie incinta, erotomane, manesco e spaccone, il protagonista di questo romanzo sogna una vita GQ - fighe da calendario, auto di lusso, un guardaroba firmato, viaggi intorno al mondo - e nel frattempo passa le sue giornate ad affrontare zingare e taccheggiatori e le sue notti tra eccessi alcolici e incontri sessuali con prostitute e mature ninfomani, incamerando rabbia e frustrazioni. A mandare in frantumi il suo precario equilibrio e le sue illusioni patinate arriverà un fantasma dal passato, una donna che credeva sepolta e dimenticata per sempre, e che invece torna a tormentarlo. Abbiamo fatto qualche domanda a Giovanna Giolla.

Delirio.NET : Un romanzo d’esordio disturbante e che lascia senza fiato: a chi ti sei ispirato per la figura del protagonista?

N.G.D’A.: All'uomo della strada nei suoi aspetti più estremi. Proprio il tipo che incontri sull'autobus, ai grandi magazzini o addirittura tutte le mattine, quando ti guardi allo specchio e con un minimo di sforzo trovi quelle impurità che sono un riflesso anche feroce della verità dell'uomo.

Delirio.NET : Una spietata fotografia (e una critica) alla società delle apparenze e delle dipendenze, dello sfruttamento e delle debolezze del nuovo millennio: quando hai iniziato a scriverlo, quali erano le tue intenzioni? Ci racconti la genesi di questo romanzo?

N.G.D’A.: Ho un amico che lavora come addetto alla sicurezza in un grande magazzino. Una brava persona, questo ci tengo a dirlo, niente a che vedere con il suo omologo di carta. Un giorno devo aver preso in considerazione l'idea di partire da un po' di aneddoti che questa persona mi aveva raccontato: i furti sventati, l'isteria della gente davanti al box dei regali riservati ai soci e così via. L'imput preciso è stato esattamente questo, poi ho esagerato tutto. All'inizio devo anche aver pensato a una storia comica, solo dopo mi sono reso conto che si trattava di un horror.

Delirio.NET : Hai modelli letterari di riferimento? Quali sono i tuoi autori preferiti?

N.G.D’A.: William S. Burroughs è il nome in cima alla lista. Poi James G. Ballard. Mi piacciono molto i grandi autori di satire, credo in una letteratura corrosiva, urlata più che sussurrata. Tutta la letteratura capace di lasciare delle cicatrici nel lettore.

Titolo: Montezuma airbag your pardon
Autore: Nino G. D’Attis
Anno: 2006
Editore: Marsilio
Collana: Marsilio X
Prezzo: 11 euro
Sito ufficiale: Montezuma airbag your pardon

 



Come in un film di Almodovar


Un uomo e una donna si incontrano casualmente in un supermercato, alla periferia della grande città. Le loro sembrerebbero chiacchiere da fila alle casse. Ma sotto c'è qualcos'altro: la particolare bellezza della donna nasconde un segreto che affonda le sue radici in un lontano passato. Un passato nel quale i due si erano già incontrati, ma in una situazione molto, molto diversa...
Un libro che si legge d'un fiato, una commedia moderna e graffiante che trasporta i lettori in una girandola di situazioni equivoche dove i sessi si confondono e i protagonisti del libro scopriranno la loro vera, ambigua natura sentimentale. Ce ne parla l’autore, Paolo Pedote.

Delirio.NET : Un libro divertente e molto attuale: com’è nata la voglia di scriverlo?

P.P.: Volevo scrivere la storia di una metamorfosi. Ma non una metamorfosi kafkiana, dove il soggetto mutante è schiacciato dal sistema perché percepito come un “mostro”. La nostra società ha il merito di aver acquisito il potere politico di scelta individuale. Le femministe hanno insegnato anche a noi omosessuali che il privato è politico. Questo romanzo cerca di mettere in atto una rivoluzione dell’emotività, in cui il concetto di famiglia non è un prodotto precostituito e antropoligicamente naturale, come ci suggerisce Bonifacio… o scusate, Benedetto XVI… ma qualcosa di più profondo perché determina l’origine e il futuro del soggetto. Scrive in una canzone Giorgio Gaber: Non per una cosa astratta come la famiglia, ma per una cosa vera come la famiglia… su questa che sembra una contraddizione, una frase senza senso, ho iniziato a ragionare per scrivere il mio romanzo. Poi ho aggiunto l’ironia e un un linguaggio che potesse divertire… perché è necessario desacralizzare certi temi e perché... in fondo sono fatto così.

Delirio.NET : Il titolo è quello originale, o ne avevi pensato uno differente in un primo momento?

P.P.: Il titolo originale era La favola di Esuvia, perché uno dei personaggi, la prostituta che Amleto incontra la notte che scappa dalla furia omofoba della madre, ha questo soprannome. Esuvia è un termine scientifico e indica la pelle che la vipera abbandona dopo ogni muta. Ha un suo preciso motivo, ovviamente: cambiare pelle significa rinnovarsi, cambiare identità, essere qualcosa d’altro. Anche Esuvia, un tempo, aveva cambiato pelle, e così Amleto si indentifica in lei e diventa qualcun altro. E’ un gioco di sguardi, dove ciò che è fondamentale è la coscienza del proprio voler essere. Non c’è nulla di naturale e precostituito nell’essere qualcuno. Ogni cosa è il prodotto del nostro deciderci…

Delirio.NET : Come spieghi il successo di questo libro?

P.P.: Forse proprio per questo: secondo me la gente comincia a essere stufa dei codici assoluti sulle indentità di genere e pensa che se c’è da indossare una maschera, tanto vale scegliersela… poi c’è il tema dell’obesità che è molto attuale. Amleto nel suo essere grasso per imposizione della madre, è come se vivesse in apnea e ad un certo punto sente di non respirare più e vuole raggiungere la superficie: per me tutto ciò diventa metafora del desiderio di urlare la propria libertà. Ricordo che Come in un film di Almodòvar si richiama ad Agrado di Tutto su mia madre, film che mi ha ispirato… che, guarda caso, è un personaggio che si costruisce piano piano, pezzo di silicone su pezzo di silicone… e alla fine riesce ad essere felice perché assomiglia a ciò che voleva diventare… Il successo di un libro, comunque, non lo spieghi mai fino in fondo. E’ una strana alchimia. Posso dirti solo che quando l’ho scritto ero proprio felice di averlo fatto.

Titolo: Come in un film di Almodovar
Autore: Paolo Pedote
Anno: 2006
Editore: Coniglio Editore
Collana: I Lemming
Prezzo: 5 euro

 



Nemmeno Dio


Un romanzo in cui l'introspezione del protagonista si sovrappone a una vicenda di sanguinosi omicidi in cui i cadaveri di esponenti di rilievo della società vengono decapitati. Da ogni pagina della narrazione trapela una domanda angosciante mai espressa esplicitamente e tuttavia assillante: l'atavica questione sul significato dell'esistenza umana. Un punto di vista non nuovo, ma qui esposto con una certa inquietante originalità legata anche, seppure marginalmente, allo sviluppo delle scienze medica e biologica ed ai conseguenti inevitabili risvolti etici. Nemmeno Dio è perfetto; perché allora dovrebbero esserlo le sue creature? Prova a rispondere a queste domande Claudio Gianini.

Delirio.NET : Un thriller che pone interrogativi sul senso della vita: ci racconti la genesi di Nemmeno Dio, e come lo definiresti?

C.G.: Beh, potrei dirti che Nemmeno Dio nasce da una vita, la mia, di domande senza risposta. Da quando ho incominciato, già in tenera età, a chiedermi chi è l'uomo e dove sta andando. Oltretutto io arrivo da una famiglia fortemente cattolica e in questo ambiente, a 13/14 anni è davvero difficile mettere in discussione certi argomenti, certi dogmi o certe "verità assolute". Ma ciascuno trova la sua strada, presto o tardi, ed i miei hanno poi continuato a rispettare la mia scelta, pur non condividendola; loro vanno ancora a messa ed io non ci vado più da 25 anni... La spiegazione della vita che io do nel romanzo mi sembra tutto sommato affascinante, in linea se vuoi con un buon compromesso tra un Dio perfetto ed infinitamente magnanimo ed un essere invece a sua volta fallace. Perchè se dobbiamo giudicare la perfezione di un creatore in base alla qualità delle sue creature allora penso davvero che chiunque abbia generato l'uomo non può assolutamente essere considerato perfetto. Chiaro quindi che da questi presupposti non può che nascere un modo di narrare con contenuti fortemente esistenzialisti. Anche i miei precedenti lavori, in particolare Black Out, hanno questa impronta, che forse qui trova una caratterizzazione molto più marcata. Anche quello che sto scrivendo adesso è così e quindi probabilmente questa è una mia particolarità: mi piace scrivere della vita.
Definire Nemmeno Dio non è facile: non è il classico giallo, perchè le mie vittime hanno un'anima (e vorrei aggiungere che con "vittime" mi riferisco a tutti i personaggi: nei miei romanzi non ci sono vincitori, solo vinti e quindi vittime) e non sono dei semplici oggetti posti, o deposti, qua e là per il puro fine della narrazione: pensano, soffrono, amano, agiscono e sbagliano. Però ci sono omicidi e quindi esistono colpevoli da smascherare attraverso l'indagine investigativa. In definitiva, se proprio dovessi catalogare questo mio lavoro, penso che lo porrei nella categoria dei noir.

Delirio.NET : Con Nemmeno Dio sei al terzo romanzo: com’è nata la tua passione per la narrativa?

C.G.: Direi per caso. Forse come tutte le cose migliori. Da bambino mi piaceva molto scrivere i temi a sfondo fantasioso: erano i miei preferiti e me la cavavo davvero bene. Poi dal bimbo che cresce e, forse, matura si pretende qualcosa di più. Si pretende che scriva su ciò che altri hanno scritto o detto o fatto. Ecco, qui le cose per me hanno cominciato ad andare male; non ero più in grado di produrre qualcosa di decente. La mia "simpaticissima" professoressa del trienno al liceo scientifico mi disse una volta che ero passato dal non saper esprimere ciò che avevo studiato al riuscire a scrivere decentemente avendo però smesso di studiare e non avendo più quindi argomenti da trattare! Il risultato è stato che in tre anni con lei ho preso solamente una sufficienza (6--) in un tema su Leopardi. E l'esame di Italiano in quarta... No comment... Però nel frattempo era chiaro che avevo qualcosa dentro da buttare fuori; avevo cominciato a suonare (meglio dire strimpellare) la chitarra e a scrivere canzoni. Qui, su questo terreno, almeno non c'era nessuno che potesse giudicare se il contenuto era frutto di accurato studio e meditazione; erano cose mie, scritte principalmente per sedare i dolori di amori impossibili, mai finiti solamente perchè mai iniziati. Comunque ho sempre letto molto e questo grazie a mia mamma che mi ha sempre incoraggiato in quel senso; i libri in casa nostra non mancavano mai.
Poi in un modo o nell'altro divenni una "persona seria" e a 19 anni mi ritrovavo iscritto ad Ingegneria al Poli di Milano. Per un breve istante pensai anche di fare il cabarettista visto che il mio prof. di matematica del liceo, quando venne a conoscenza della mia scelta, si sbellicò dalle risate per un quarto d'ora in mezzo alla via Paolo Sarpi a Milano; tra le lacrime di tanta ilarità riuscì a biascicare l'ennesimo consiglio idiota di chi la vita presume di averla capita solo perchè sta dal lato solitario della cattedra: "Tu devi andare a lavorare, altro che ingegneria..." Cinque anni dopo andavo a trovarlo nella mia vecchia scuola per regalargli una copia della rivista Autotecnica sulla quale era apparso il mio primo articolo firmato "Ing. Claudio Gianini". Era il 1992. A quello ne sono seguiti parecchi altri, fino ad arrivare ad un libro, una rivisitazione riveduta ed ampliata di quei lavori. Fu proprio durante questa operazione profondamente razionale che il mio cervello, una sera, spinse le dita nella scrittura di un racconto breve, forse per non lasciare troppo indietro il lato emotivo. Mi piacque, lo feci leggere a qualche amico fidato e da lì mi sono quasi riscoperto il bimbo che ero e che scriveva storie semplicemente usando la fantasia. Ma a quel punto avevo anche una mente forgiata alla analisi razionale (qualcuno dice anche troppo), uno strumento formidabile per supportare gli slanci creativi.

Delirio.NET : Due parti di te, quella razionale e quella emotiva, unite insieme: come si aiutano l’una con l’altra quando affronti la scrittura?

C.G.: Ecco, appunto. Devo dire che si completano molto. Il lato irrazionale produce sogni, fantasie, paure ed anche incubi. Immagini comunque che forse potrebbero essere rese solamente se dipinte (ma io, pur avendo un carissimo amico dei tempi dell'asilo diplomato alla Accademia delle Belle Arti di Brera, di pittura non capisco assolutamente un accidenti) . La razionalità in questi casi aiuta e guida nella scelta delle parole più adatte per descrivere al meglio l'emozione del momento. Spesso mi sveglio la notte con un'idea; la annoto subito, perchè so che altrimenti la luce del giorno se la porterà via. Ed è in questo delicato equilibrio, quello del dormiveglia o del risveglio notturno, in cui la parte razionale sta riposando perchè ha già lavorato tutto il giorno, dove nascono gli spunti migliori.
E poi l'emotività fa tacere la razionalità quando quest'ultima afferma: "ma lascia perdere, sei un ingegnere e non uno scrittore", quando nel marasma di milioni di persone che scrivono e qualche centinaio di migliaio di lettori cerchi di farti strada, di trovare un tuo spazio ed una tua collocazione. Insomma, le emozioni sono il carburante da dare al motore del cervello per continuare a farci vivere. Per fare in modo, come dice il protagonista di Nemmeno Dio, di non ritrovarsi un giorno ad essere sopravvissuti ai nostri sogni.

Titolo: Nemmeno Dio
Autore: Claudio Gianini
Anno: 2006
Editore: Edizioni Clandestine
Collana: Narrativa tascabile
Prezzo: 10 euro

 



Vergine forever


Il diario furente, ironico, sarcastico e avvincente di una ragazza emiplegica in cerca del vero amore. E con l’incubo di restare per sempre vergine. Gloria Belotti è nata nel 1983. Studentessa universitaria, vive nel far west rurale della provincia lombarda. Non ama essere indulgente con se stessa, e ci racconta il suo esordio letterario.

Delirio.NET : Un diario coinvolgente in grado di far provare sentimenti contrastanti: che cosa significa scrivere un diario e soprattutto permettere ad altri di leggerlo?

G.B.: Una precisazione d’ obbligo. Il libro nasce come blog, non come – diario segreto – e quindi porta già in sé inscritto in sé il bisogno / desiderio di essere letto, ma più che altro di essere sentito. Mettermi a scrive e soprattutto pubblicare in rete mi ha aiutato a capirmi, e soprattutto a farmi capire. All’inizio ero molto più criptica nell’esprimermi, credo emerga leggendo il libro, poi la necessità di essere compresa ha preso il sopravvento. Mi è servito per buttare fuori, cose che ho vissuto e che non sarei riuscita a metabolizzare altrimenti. Mi rendo conto che a tratti è urtante, ma non è una questione di trasgressione fine a sé stessa. Vorrebbe essere una provocazione finalizzata all’empatia con il lettore, malgrado si avverta ancora forte il mio bisogno di stare sulla difensiva. Tutti i kazzo che mi hanno rimproverato ( e vi assicuro che ne ho depennati parecchi ) sono una specie di guscio che protegge la parte più autentica che lascio emergere da qualche parte…

Delirio.NET : Com’è nato questo libro e perché?

G.B.: I cinque minuti di presunzione della mia vita! Ho conosciuto Cristiano Armati alla fiera del libro di Torino e stavamo parlando di alcuni libri di uscita recente. “Io scrivo meglio!” Ho buttato lì. Lui mi ha chiesto di mandargli qualcosa e così gli ho inviato una selezione della prima versione di (S)kazzi miei, il mio weblog. Ovviamente credo di dover crescere ancora tantissimo, come autrice. Attribuisco la fortuna di essere stata pubblicata al fattore C. Poi… volevo che la gente, oltre agli – aficionados – del mio blog avesse la possibilità di vedere il sentore di rabbia che aleggia dietro un handicap, e non solo la rassegnazione o la positività forzata che a volte sei spinto ad assumere per farti accettare. C’è un punto di congiunzione tra salute e malattia, tipo un sentimento di appartenenza universale che ci accomuna tutti come esseri umani. Io mi auguro che chi legga trovi quel punto, anche se il rischio di essere fraintesi, data la durezza dei contenuti, a tratti è molto forte.

Delirio.NET : Qual è il tuo rapporto con la scrittura e che cosa rappresenta per te?

G.B.: Credo che la scrittura online, se non proprio la vita abbia salvato almeno quello che rimane della mia stabilità mentale. Scrivere un – diario segreto – in un certo senso ti aliena. Magari uno si mette in testa di aver scritto chissà quale capolavoro. Il blog ti aiuta a tenere i piedi per terra, e i feedback sono utilissimi per capire se quello che hai scritto funziona o no. Poi la soddisfazione di trovarsi un commento dove ti dicono che si sono ricopiati un tuo post o una tua frase su carta è impagabile… Detto questo non sono Michael Cunningham. Carne e sangue rimane uno dei non plus ultra. Quando mi fanno i complimenti per Vergine forever mi sento obbligata a consigliarglielo : “Ragazzo mio, tu non sai cos’ è la vera letteratura”. Mi piacerebbe scrivere fiction, prima o poi. Temo l’invidia verso i miei personaggi. Loro potrebbero fare cose che io non sarei fisicamente in grado di fare. Poi mi resta sempre il dubbio di saper descrivere in modo preciso la vita e la psicologia delle persone fisicamente sane. Pubblicare in questo senso, mi ha rincuorata abbastanza. Dopo aver buttato fuori le mie ossessioni (anche se in fase di editing hanno tagliato molte delle parti secondo me più divertenti) sento che posso iniziare a dedicarmi anche a quelle degli altri, senza il pericolo di proiettarci sopra me stessa.

Titolo: Vergine forever
Autore: Gloria Belotti
Anno: 2006
Editore: Coniglio Editore
Collana: I Lemming
Prezzo: 5 euro


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