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Ricominciare... leggendo – Part 1
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Libri da non perdere
Dopo la pausa estiva, ritorna la rassegna di libri scelti da Delirio.NET. Per ritrovare il piacere di leggere dopo le vacanze. Per ricominciare alla grande. La prima parte della nuova rassegna dedica spazio a scrittori molto diversi tra loro. Tra fiaba e realtà, prosa e poesia, ironia e tragicità, ecco i titoli con le classiche tre-domande-tre all’autore: Suicidi falliti per motivi ridicoli, Angoscia e oggetto del desiderio, Poesie il cui tema è una rovina, Zucchero di canna, Le fate son tornate e Cercando la dimora.
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Suicidi falliti per motivi ridicoli
Una fashion victim in un modo o in un altro, ma che sia comunque cool. Un feticista in un bordello. Una coppia di fidanzatini dal tetto della scuola. Una blogger direttamente on-line. Un nerd sociopatico con il sapone. Il Sarchia con le torte della nonna corrette con il Tavor. Un tale molto depresso da un cavalcavia. Nepomucemo lo sfigato con i fili elettrici. La velina triste e solitaria con le pillole. Autori diversi chiamati a raccontare altrettanti suicidi falliti per motivi ridicoli. Un’antologia curata da Gianluca Morozzi e Gianmichele Lisai, a cui abbiamo fatto qualche domanda.
Delirio.NET : Suicidi falliti. Ogni anno in rete e non solo compare una classifica dei migliori suicidi falliti che è uno spettacolo di risate. Com’è nata l’idea di fare un’antologia su questo argomento?
G.L.: Non sapevo di questa classifica, non sono uno spulciatore del web. Allora: 15 novembre 2005. Ricordo la data precisamente perché quel giorno era il compleanno di una mia cara amica, e poi perché ero stato alla presentazione di un libro di Gianluca Mercadanate, Il banco dei somari. Dopo la presentazione sono andato a cena con Morozzi, Nardini, Elisa Genghini e ovviamente Mercadante. S'è parlato di questa idea, c'è sembrata buona, e siamo partiti.
Delirio.NET :Diciannove racconti, due curatori, diciassette autori chiamati a raccontare: come avete scelto gli scrittori e quanto lavoro c’è stato dietro a questa antologia?
G.L.: Stessa cena di sopra, abbiamo buttato giù dei nomi su un tovagliolo, nomi di persone che parevano adatte. Le abbiamo contattate e poi non è stato difficile. Arrivavano i racconti, li leggevamo, ed era tutto. Una passeggiata tra piacevoli panorami.
Delirio.NET : Domanda (ironica) d’obbligo: perché secondo te la gente si uccide così poco?
G.L.: Rimanendo nello spirito del libro: perché un funerale costa quanto una macchina nuova, allora tanto vale comprarsi una Smart, che più o meno ha lo stesso spazio interno di una bara, ma in più c'ha l'autoradio di serie. Spostandoci per un attimo nella realtà, invece, la gente si uccide fin troppo in questo momento storico: per fanatismo religioso, per disperazione, per noia, per amore e per mille altri motivi che io, animaletto mediamente felice, non comprendo oggi, e spero non comprenderò mai.
Titolo: Suicidi falliti per motivi ridicoli Curatori: Gianluca Morozzi, Gianmichele Lisai Anno: 2006 Editore: Coniglio Editore Collana: I calcestruzzi Prezzo: 13 euro
Angoscia e oggetto del desiderio
Un testo difficile, complesso, un tunnel senza uscita. La storia di un ragazzo di oggi, metropolitano, colto, benestante, ma soprattutto vuoto. Un giovane che vive una vita vuota ed inutile. Silver, così si chiama il protagonista, racconta le sue vicende con un uso forte del participio passato. L’uso di droghe, l’abuso di alcol e una vita spericolata portano alla disgregazione della personalità di Silver che vive come un robot. Il cuore, le emozioni, l’amore sono un ricordo lontano, attutito dalla vita frenetica e dissoluta. Una vita di consumi e di abusi putridi.
Delirio.NET : Inizio col chiederti un commento su questa frase tratta dal tuo romanzo: “Finiscono i desideri finiscono le illusioni, la solitudine non finisce mai.” E’ davvero così?
L.D.: Per quanto riguarda la frase "Finiscono i desideri finiscono le illusioni, la solitudine non finisce mai" è sicuramente una frase forte, quasi straziante, ma probabilmente penso sia davvero così. Se tutto si consuma, i desideri si consumano, ma la solitudine continua a tornare sempre a intervalli irregolari, ci vuole un anestetico al minuto e poi non basta mai. Perché ci sono sensibilità a cui l'amore e gli ideali che ci vendono in televisione e nei fotoromanzi non bastano, le cose innocue non bastano, e così alcuni minuti puoi accorgerti di quanta solitudine e vuoto ti marcisce nel cuore. Attenzione però, il nichilismo è la peggior cosa; le speranze nascono dalle illusioni e ci vogliono illusioni per ricominciare a vivere ogni mattina. Usarle le illusioni. E inoltre l'amore è una fonte di salvezza. Forse dalla solitudine si può guarire. Delirio.NET : Nel tuo libro si sentono echi di altri famosi romanzi: quali sono i tuoi autori di riferimento, e cosa ami leggere?
L.D.: i miei autori preferiti sono essenzialmente due che amo molto, eppure molto diversi tra loro. Tanto per cominciare, in assoluto il mio preferito è Bret Easton Ellis. Dall'altro lato della medaglia, amo molto la scrittura ipnotica e violenta di Isabella Santacroce. Poi mi piacciono tantissimo Pahlaniuk e Marilù Manzini di cui non saprei scegliere il mio preferito se il primo Io non chiedo permesso o l'ultimo Il quaderno nero dell’amore. Come ultimi libri molto belli che ho letto ti direi Attenzione di Heather Lewis e Last love parade dell'italiano Mancassola. Amo leggere libri forti essenzialmente.
Delirio.NET : La tua prima opera affronta forti tematiche. Com’è stato scriverla, che cos’hai provato, e che cosa ti aspetta ora?
L.D.: Mi rendo conto che la mia opera affronta forti tematiche. Ma più che forti direi crude vere e reali. Dire autobiografico è un termine riduttivo e non soddisfacente, ma è autobiografica ogni sillaba che scrivo e pronuncio, è autobiografica ogni fantasia che abbiamo perchè non credo che siamo in grado di creare totale altro da me. Non credo di essere capace di descrivere un mondo che non è il mio. Diciamo che scrivere mi è sempre venuto naturale sin da tenera età e insomma, adesso voglio cominciare a fare esercizi. Dire cosa mi aspetto ora è una domanda a cui non credo di essere in grado di rispondere. Continuare a scrivere tanto per cominciare. Collaborazioni importanti, spero. Una prossima opera da dare in pasto ad una nazione intera, voglio.
Titolo: Angoscia e oggetto del desiderio Autore: Livio D’Addario Anno: 2005 Editore: Kimerik Prezzo: 12,50 euro
Poesie il cui tema è una rovina
Una raccolta di poesie, scritta a quattro mani. Un'autrice e un autore per un flusso di immagini e pensieri che oscillano tra il dialogo e il ricordo, in un vibrare melodico e moderno. Stella Iasiello e Roberto Di Pietro danno la loro personale impronta poetica. Alla poetessa abbiamo chiesto qualcosa in più.
Delirio.NET : Avevi smesso di scrivere poesie, o sbaglio? Come nasce questa nuova opera scritta a quattro mani con Roberto Di Pietro?
S.I.: Che vuoi che ti dica: certi brutti vizi evidentemente non si smettono. Roberto mi ha mandato una email l’anno scorso dicendo che aveva letto il libro e che anche lui scriveva “macchissenefrega poesie”, firmandosi “Nessuno Davvero” . È stato subito amore.
Delirio.NET : Indagando il rapporto professionale e l’approccio personale dei due autori nei confronti della poesia, è stato difficile lavorare insieme?
S.I.: No, affatto. Conoscersi, confrontarsi e “poetare” sono stati dei passaggi assolutamente spontanei, tant’è che non ce ne siamo accorti propriamente, non abbiamo ideato un progetto: lo abbiamo semplicemente “fatto”. Certo, la nostra poetica concettual-pop ci ha aiutato in questo, ma non solo: hanno inciso anche i nostri vissuti personali, la nostra complementarità (io sono l’entusiasta, l’idealista, lui è il realista per eccellenza) e persino certi coinvolgimenti emotivi che ci hanno avvicinato e poi allontano e poi fatto ritrovare. Insomma, Roberto è uno splendido compagno di viaggio.
Delirio.NET : Il significato sotteso al titolo... ci sveli qualche curiosità a riguardo?
S.I.: Il titolo della raccolta è liberamente ispirato da un verso di Hirschman: “e mi muovo come la metrica di una poesia il cui tema è una rovina” (tratto da Volevo che voi lo sapeste, Multimedia Edizioni, 2004). Lo ha proposto Roberto e io non ho potuto far altro che acconsentire… “Tema che va in rovina” e Amore? È evidente: le due cose non possono far altro che andare a braccetto.
Titolo: Poesie il cui tema è una rovina Autore: Stella Iasiello e Roberto Di Pietro Anno: 2006 Editore: KultVirtual Press Prezzo: gratuitamente scaricabile qui: Poesie il cui tema è una rovina
Zucchero di Canna
Lex è il cantante di una rock band bolognese in cerca di successo. Divide il suo appartamento con Sara una ragazza dolcissima, incantevole e tormentata come lui. Infatti, l'esistenza di Lex non è serena, i fantasmi del passato gli impediscono di vivere in modo pieno e autentico, inducendolo a rifugiarsi dietro evasioni indotte dalla marijuana. Quando conosce Asia la sua vita sembra prendere una piega diversa, i versi delle sue canzoni cominciano a interessare i produttori discografici. Lex si sente pronto a superare il passato, ma il passato non va superato, bensì affrontato. Una storia di rock, sesso distorto e amore.
Delirio.NET : Zucchero di Canna, un titolo dall’abiguità evidente. Ci parli della genesi del tuo romanzo?
S.S.: L'ambiguità del titolo è rimarcata al punto che il corretto modo di scriverlo è Zucchero di Canna (con le due maiuscole). Ho scelto questo titolo perchè mi piaceva e pensavo potesse essere un buon biglietto da visita: il dolce che c'è nella vita e nell'amore contrapposto al sapore non dolce, ma mellifluo, delle droghe che si arrotolano in una cartina. Il romanzo, poi, è nato come un'esigenza, in seguito a una lunga chiacchierata con un'amico, ai tempi dell'università. Ci domandevamo entrambi come potesse essere diversa dalla nostra, la vita di un ragazzo di fronte a una determinata problematica prettamente maschile. Io dopo qualche settimana ho deciso di raccontare questa storia, mischiando la fantasia con la realtà, la mia immaginazione con le mie passioni.
Delirio.NET : Una Bologna giovane e realistica, protagonisti tormentati alle prese con tematiche forti: come hai concepito il protagonista e le altre figure di spicco del romanzo?
S.S.: Amo Bologna. Ho cercato di raccontarla a modo mio, viva e malinconica come la vedo ultimamente. L'università e i giovani sono da sempre il motore del capoluogo emiliano, ma da qualche anno sembrano diventati un disturbo da sfruttare. La cosa non mi va giù e dietro ai problemi, alle turbe mentali dei protagonisti, ho cercato di celare anche i disagi cittadini. La scelta di ambientare la storia a Bologna non è stata dettata solo dalla mia appartenenza, ma anche dalla convinzione che una storia come quella narrata non potesse avere ambientazione migliore. A Bologna proliferano i gruppi musicali, cantare è un mio sogno irrealizzabile (ascoltarmi per credere!), ho dato pertanto voce a quella parte di me che non trova facilmente sfogo. Sono una persona solare e allegra, mi sono voluto cimentare in qualcosa di cupo e riflessivo. Ho perciò curato con grande attenzione la figura del protagonista e dei coprotagonisti, ho cercato di far trasparire il carattere di ognuno sia nel linguaggio che nella gestualità. Da qui il bisogno di temi forti e attuali e la volontà di non stereotipizzare caratteri e situazioni. Spero di esserci riuscito.
Delirio.NET : Il tuo Zucchero di canna è un piccolo successo editoriale per un emergente. Ti aspettavi questa risposta? Che progetti nuovi stai affrontando ora?
S.S.: Zucchero di Canna è andato senza dubbio oltre le mie aspettative di vendita. Sinceramente speravo piacesse al pubblico perchè credo di aver scritto qualcosa di attuale, ma non avrei mai pensato tanto. I complimenti che ricevo mi riempiono di orgoglio anche se aspetto il giudizio della critica "alta", prima di cominciare a credere di aver fatto davvero un buon lavoro. So comunque di dover migliorare tanto, sto provando a farlo con la stesura di un romanzo nato nella mia mente come noir classico, ma che si sta silenziosamente e lentamente, trasformando in qualcosa di diverso che forse è più nelle mie corde di narratore. Forse nella seconda metà del prossimo anno, vederemo cos'è saltato fuori! Un saluto a tutti i tuoi lettori, complimenti per il sito e per la tua scrittura!
Titolo: Zucchero di Canna Autore: Simone Salomoni Anno: 2006 Editore: Giraldi Editore Prezzo: 12 euro
Le fate son tornate
Fiabe della tradizione popolare triveneta, inesauribile fonte e prezioso patrimonio culturale trascritte da Daniela Zamburlin Descovich e illustrate da Davide Bressan. Un libro che apre una nuova collana editoriale. Le fate son tornate, ce ne parla l’illustratore Bressan.
Delirio.NET : Quando nasce l’idea alla base de “Le fate son tornate” e com’è nata la collaborazione con Daniela Zamburlin Descovich?
D.B.: L'idea del libro nasce in seguito alla pubblicazione di alcune illustrazioni in una rivista mensile dello stesso Editore che esce nel Nordest (Duemila).L'editore,considerato l'interesse da parte dei lettori della rivista ha deciso di raccoglierle tutte in un unico volume. Per la ricerca e la trascrizione delle fiabe ci siamo avvalsi della collaborazione della scrittrice e giornalista Veneziana Daniela Zamburlin Descovich,che tra i molteplici interessi ha anche quello per la letteratura per ragazzi.
Delirio.NET : Fiabe della tradizione popolare triveneta: immagino ti siano state di grande ispirazione per i tuoi disegni. Ce ne parli?
D.B.: Le Fiabe sono -in questo caso- brevi racconti densi di suggestioni,ed anche se sono di facile lettura, dietro la loro semplicità apparente nascondono mondi fantastici popolati di personaggi e protagonisti capaci di affascinarci e trasportarci in luoghi irreali. Mondi dove convivono draghi e maghi,streghe,fate e principesse,castelli incantati e luoghi pieni di magia. Ci sono esseri magici dotati di poteri enormi,capaci di viaggiare nel tempo e compiere prodigi. Tutto questo si può conoscere e vivere semplicemente con un libro tra le mani! È importante che le fiabe ed i racconti si tramandino perché fanno parte di una tradizione culturale significativa, ed è giusto che in una realtà attuale caratterizzata da giochi virtuali e giocattoli ipertecnologici restino tra le preferenze dei più piccoli e che non vadano perdute.
Delirio.NET : Come hai vissuto questa esperienza editoriale?
D.B.: In maniera positiva, è andato tutto bene -non ho avuto nessun tipo di ordini o limitazioni- ho avuto dall'editore "carta bianca" da riempire con segni e colori che spero saranno graditi soprattutto ai lettori più giovani, che sono credo i più interessati e sensibili al fascino delle fiabe e dei racconti di fantasia.
Titolo: Le Fate son tornate - Fiabe e Storie del Nordest Autore: Daniela Zamburlin Descovich – Davide Bressan Anno: 2006
Editore: Matteo Editore
Prezzo: 15 euro
Cercando la dimora
Una raccolta che armonizza parole e immagini, poesia e fotografia. Un autore che ci racconta com'è nata la sua ultima opera, tassello di un percorso che dura da diversi anni, in un'originale ricerca artistica e letteraria.
Delirio.NET : Cercando la dimora, Oscuro labirinto per anime: mi soffermo sul sottotitolo. Sei mai entrato in quell’oscuro labirinto? E se sì, come ne sei uscito?
M.S.: Ne sono certamente entrato e, credo, di girovagare ancora tra i suoi cunicoli e meandri, questo mio libro credo sia la traccia materiale di questa “ricerca” della Luce. Il mio labirinto non ha un filo scaltramente disteso che mi possa far risalire all’uscita, devo affidarmi totalmente a me stesso per riuscire a trovarla (semmai ve ne sia una). Questi miei versi sono la “prova” di quello sforzo che compio costantemente per giungere verso “l’agognata Dimora” che, per me, è la metafora della Verità sull’Esistenza. Si badi bene che parlo di esistenza “terrena”, non mi riferisco a dimensioni metafisiche o irreali; questa mia raccolta poetica parla della “realtà del vivere”, che io sintetizzo ed incentro intorno alla figura femminile, Principio Supremo del “mondo sensibile”, fenomenico, contrapposto al principio maschile, essenzialmente “uranico”, quindi legato al “noumenico”, al mondo dell’astrazione e dell’idea. In ultima analisi, comunque, ritengo che non sia prerogativa umana giungere a “possedere” totalmente la Verità, questa, per chiunque di noi, è possibile rinvenirla, nei suoi vari aspetti, già nello stesso Cammino, nella Ricerca, nell’apertura “mistica” all’Altro, nel mio caso, mediante la Rivelazione poetica.
Delirio.NET : Un libro che unisce poesia a fotografie: com’è nata la passione per l’una e per l’altra?
M.S.: L’amore per la Poesia si è sviluppato e ha preso forma in maniera graduale, direi che il mio stesso temperamento, unito alla mia formazione, ha fatto sì che divenissi un “poeta”. Tutto, credo, sia nato da un grande amore per la lettura che mi ha spinto, in una certa fase della mia vita, a cercare, a mia volta, di esprimere i miei sentimenti tramite la parola scritta. Da sempre mi sono nutrito delle lezioni dei grandi maestri della letteratura, ricordo come “divorassi”, con una passione incontenibile, qualunque libro mi capitasse sotto mano, prediligevo i classici della letteratura, in particolar modo quella straniera. Intorno ai 15 anni avevo già una buona “panoramica” dei maggiori autori europei ed americani attivi tra ottocento e novecento, da Tolstoj ad Hemingway. Devo dire che la nutrita biblioteca paterna mi ha aiutato non poco.
In ambito prettamente poetico non voglio parlare di veri e propri “maestri”, ma sicuramente ci sono degli autori che mi hanno ispirato tantissimo, in primis c’è Baudelaire che ho amato da sempre, soprattutto nella superba traduzione dal francese di Gesualdo Bufalino; poi adoro le atmosfere surreali ed incantate di Federico Garcìa Lorca, che sono state per me un’ineguagliabile “scuola di sogni”, anche la “magia” delle liriche di Jorge Luis Borges posso dire abbia contribuito alla mia formazione. Per quanto riguarda autori cronologicamente più vicini a noi devo dire che ho un’incontenibile passione per il compianto Dario Bellezza, giustamente definito da Pasolini, nel 1971 (in occasione della pubblicazione dell’opera “Invettive e licenze”), “miglior poeta della nuova generazione”. Ciò che fa grande Bellezza è la sua capacità di infondere, in ogni suo verso, quel dramma esistenziale tipico dell’uomo moderno. Per me è il più grande poeta del secolo appena trascorso, un autore che consiglio di leggere per chi ama la poesia.
I miei primi “scritti”, che potrei definire “poetici”, li ho composti intorno ai 16 anni, credo fossero dedicati alla luna. Era un periodo meraviglioso quello, ero totalmente immerso in un mondo “sognante”, terreno ideale per produrre versi. Fino ai vent’anni fui davvero molto “prolifico” (un po’ come Rimbaud), tant’è che la maggior parte delle poesie che inserii nelle mie prime due raccolte, pubblicate nel 2001, risalgono a quei primi anni di attività poetica. La passione per la Fotografia potrei affermare che sia, in me, un qualcosa di innato e si lega saldamente all’amore che ho per l’Arte in generale, infatti, sin da piccolo, ho sempre dipinto, disegnato, realizzato sculture, suonato…ho fatto, insomma, tutto ciò che potesse appagare il mio impeto creativo. Mio padre è un fotografo dilettante ed è da lui che ho appreso i primi rudimenti fotografici, ricordo quando mi impartiva lezioni su come impostare diaframma, tempo di posa ecc...in pratica intorno ai dodici anni ero in grado di utilizzare senza problemi una reflex meccanica. Da allora non ho più smesso di scattare fotografie e col passare del tempo questa mia passione si è sempre più consolidata, fino a diventare, attualmente, una delle mie attività principali. Ci sono diversi fotografi di cui mi piace lo stile, ma non ho degli autori a cui mi ispiro, posso dire che nutro un’immensa venerazione per Henry Cartier Bresson, uno dei pochi che riusciva a catturare, oltre alla luce fisica, la “luce interiore” dei soggetti che immortalava.
Delirio.NET : Ricollegandomi alla domanda precedente, quando e perché hai sentito il desiderio di unire poesia e fotografia in un unico volume?
M.S.: Prima della pubblicazione di questo mio recente lavoro, avevo lasciato queste due forme artistiche sempre autonome ed indipendenti l’una dall’altra, a parte qualche riferimento “concettuale” che avevo espresso riguardo le mie fotografie, definite come una specie di “epigrammi”, facendo riferimento a quei componimenti poetici, d’età classica, brevi, ma molto “intensi”. La prima persona che mi suggerì, 4 anni fa circa, di “fondere” le due forme artistiche fu una ragazza, mia conoscente. Era convinta che avrei dovuto realizzare un progetto che accostasse le mie opere fotografiche a quelle poetiche. Io allora non diedi molta importanza alle sue parole, continuando, negli anni successivi, a tenere ben distinti i due settori, quasi avessi una sorta di timore nel “mettere a confronto” queste due forme d’arte così diverse tra loro. La decisione di “fondere” poesia e fotografia, posso dire che, poi, è giunta nel modo più naturale possibile, senza alcuna forzatura. Ad un certo momento mi sono reso conto che avevo “nel cassetto” decine di poesie che avrebbero creato dei perfetti “connubi d’atmosfere” se affiancate ad alcuni miei scatti. In pratica, senza una precisa volontà programmatica, avevo percorso, in entrambi gli ambiti, un cammino con moltissime “affinità”. Così è nato il progetto “Cercando la Dimora”.
Titolo: Cercando la dimora Autore: Michele Stuppiello Anno: 2006 Editore: Carta e Penna Editore Prezzo: 10 euro
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