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Ecstasy Love

Eliselle
"Ecstasy Love."

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Laureande sull'orlo di una crisi di nervi

Eliselle
"Laureande sull'orlo di una crisi di nervi."

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La rassegna estiva

- Libri -


rassegna estiva

Caldo, desiderio di vacanze, voglia di leggere. Sei succose proposte per gustarsi un po’ di letteratura in questa afosa estate 2006, tra misteri e deliri, poesie e notti solitarie: Delirio.NET vi augura una buona lettura con T.R.I.A.M., Viaggio al centro del libro, Basta che ci sia posto, Malvasia tropicale, Cane rabbioso e In queste notti di solitudine e birra. La tradizionale rassegna con tre-domande-tre all’autore.

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T.R.I.A.M.

2024. La razza umana è sull’orlo dell’estinzione. I pochi superstiti, i Restanti, vagano tra le desolate strutture sociali, alla disperata ricerca dell’oblio assoluto.
Il mondo è un campo di battaglia ormai silenzioso, eppure non è stata una guerra a condurlo verso il disastro totale… ma un’ allucinante, sconvolgente verità.
Carras si imbatterà nuovamente in essa, acquisendo il potere necessario per spianare la strada ad un possibile futuro, ora che il passato è perduto ed il presente è un limbo di morte e follia. Dalla penna iconoclasta e delirante di Ragnarock Lopez, un singolare thriller fantascientifico che si interroga sulla natura della stessa realtà, offrendo una delle più incredibili ed inquietanti risposte.

Delirio.NET : Puoi raccontarci l'origine di T.R.I.A.M. e il sostrato di letture che lo ha preceduto?

R.L. : ‘T.R.I.A.M.’ nasce da un racconto rozzo che scrissi nel 1998; un raccontino dall’idea di base piuttosto ingenua (in seguito scartata), ma che aveva - a mio avviso - un inspiegabile “non so che” di suggestivo, quasi un appello silenzioso ad essere riscritto, per acquistare una certa dignità.
L’ho infatti ripescato nel Novembre del 2005, ma questa volta con la forza e l’ardore di chi ricicla non per il mero, sterile gusto di riciclare. Ero mosso da un fuoco particolare, un fuoco che, penso, ci metterò un certo numero di anni a comprendere pienamente. Ho appena cominciato.
Del racconto originale sono rimasti davvero pochi brani, e in ogni caso rielaborati, riveduti, rivitalizzanti. Diciamo che ‘T.R.I.A.M.’ ne conserva solo lo scheletro.
Verso Gennaio 2006, la parte introduttiva della novella era già stata scritta, ma mancava ancora quella che io chiamo ‘essenza’ - vale a dire il concept che motiva l’intera storia. Anche questo è bizzarro, perché in genere nella mia testa accade l’esatto contrario, al punto che la storia prende vita come un particolare superficiale, addirittura incidentale; un organismo concepito per ospitare le cellule di una visione, e che solo in fase di scrittura diventa veramente fondamentale.
In ogni caso, quando la visione è finalmente arrivata, ne sono rimasto fulminato per giorni, al punto che sono rimasto chiuso in casa per mezza settimana a meditare e a baloccarmi con questo nuovissimo, eccitante giocattolo.
Di conseguenza, ho subito virato la novella, dandole una bella sterzata concettuale, ed è in stato in quel preciso istante che Carras è giunto a destinazione e io ho provato un immenso piacere per lui.
L’opera di revisione è stata meticolosa, credo sia durata due settimane e mezzo, non amo molto snaturare le mie opere o diluire l’impatto emozionale che la loro scrittura istintiva le ha naturalmente infuso. Eppure credimi, sono state due settimane pienissime, dove ho lavorato ventiquattro ore su ventiquattro, spesso evitando di vivere come un essere umano (risata).

Delirio.NET : Thriller, fantascienza, filosofia, generi che si mescolano e diventano "altro": perché questa sperimentazione? Esigenza, casualità o altro?

R.L.: No. Né esigenza, né casualità. E’ semplicemente un problema che mi porto dietro dalla nascita (risata). Non posso credere che uno scrittore si segga alla propria postazione e dica: “Wow. Scriverò un thriller.” Oppure: “Wow. Adesso scrivo un fantasy e ci divertiremo un mondo con maghi e spade nella roccia.” Non riesco a concepirlo. Mi sembra assurdo; una spirale senza uscita.
Io siedo alla mia postazione in preda alle mie convulsioni mentali ed immaginifiche, e non me ne frega molto di come esse verranno in seguito etichettate. Comprendo però l’esigenza che la gente ha di “appellarsi” a dei concetti universali per poter, perlomeno, percepire una nuova entità nel proprio raggio percettivo. Ecco perché sono stato io stesso a definire ‘T.R.I.A.M.’ un ‘thriller fantascientifico’, rassegnato comunque all’ineluttabile fatto che questa espressione si avvicina soltanto a quello che ‘T.R.I.A.M.’ è in realtà.
Alla fine, quella che conta è l’essenza, e la storia e i personaggi che ne conseguono.
Francamente, sono sconcertato dalla potenza di ‘T.R.I.A.M.’, dalla sua espressività, dalle sue idee, dalla sua freschezza, e credo che tutto questo sarebbe andato perso se mi fossi posto dei limiti o delle “bande” entro cui viaggiare.

Delirio.NET : Ragnarock Lopez non è il tuo vero nome: come mai la scelta di darti un'altra identità?

R.L.: La domanda è errata, mia dolce Eliselle. Dovresti chiedere ai miei genitori: “T. C. non è il vero nome di Ragnarock: come mai la scelta di darGLI un’altra identità?” (risata).
In generale, esiste una linea di demarcazione tra ‘nome’ ed ‘identità’, ma io credo fermamente che il primo concetto sia subordinato al secondo, e noi scopriamo chi siamo solo vivendo e crescendo.
Colgo l’occasione di salutare i vostri/nostri amati lettori, e augurare a tutti buoni paradossi spazio-temporali.

Titolo: T.R.I.A.M.
Autore: Ragnarock Lopez
Anno: 2006
Editore: Chimera Edizioni
Prezzo: 5 euro
Ordinabile su: Chimera Edizioni

 



Viaggio al centro del libro

Tredici attenti studi su libri e autori che hanno cambiato, in modo diverso, l'immagine della letteratura o del trasmettere informazioni. Classici "moderni" da leggere e approfondire, riletti e "sezionati" dalla penna attenta di Antonella Lattanzi. Introduzione al testo di Francesca Mazzucato. E-book in forma gratuita caricabile su KultVirtualPress.

Delirio.NET : Da che cos'è nato il desiderio e l'esigenza di scrivere un "viaggio al centro del libro", e quanto tempo hai speso nella stesura del tuo saggio?

A.L.: Comincia tutto con la Coniglio Editore, casa editrice del mio primo libro e con la quale sono rimasta felicemente in contatto. Mi propongono di partecipare con un mio racconto alla bellissima antologia “Suicidi falliti per motivi ridicoli” (in uscita tra pochissimo), curata dagli scrittori Giulio Morozzi e Gian Michele Lisai Senes. Io, entusiasta, scrivo. Ai curatori piace. Scopro che nella raccolta c’è anche Francesca Mazzucato, scrittrice fantastica, della quale avevo letto, tra gli altri, esaltandomi veramente, il romanzo “L’Anarchiste”. L’Anarchiste era perfetto. Io allora ero in crisi. Volevo scrivere un romanzo, volevo misurarmi con questa grande prova, ma mi chiedevo se il mio tipo di scrittura potesse andar bene per le “lunghe misure”. Quando ho letto L’Anarchiste, ho avuto l’illuminazione. L’Anarchiste è perfetto. Lirica, prosa, tumulto, stream of consciousness, letteratura vera. La Mazzucato è perfetta. Io non riuscirò mai a scrivere niente del genere, però la scrittura della Mazzucato è stata un’illuminazione. Il romanzo perfetto. Allora ho colto al volo l’occasione. Ho trovato la mail di Francesca Mazzucato in internet, le ho scritto che ero con lei nella raccolta e che era una scrittrice stupenda. Le ho mandato “Col culo scomodo”, e lei ne è rimasta a sua volta entusiasta. Tutto estremamente genuino, vero. Ne ha scritto una meravigliosa recensione. Mi ha proposto di collaborare con il suo bellissimo sito di recensioni letterarie, “Books and other sorrows”. Bellissimo, interessantissimo, profondissimo, veramente. Le mie recensioni-saggio sono piaciute. Il viaggio che io compio dentro il libro è un viaggio d’amore. qualcosa per la quale studio il libro, l’autore, il contesto culturale sociale politico con attenzione. Qualcosa per la quale vivo, costantemente, sulla mia pelle, i libri che leggo. Gli autori. Così la Mazzucato, sempre attenta, sempre al servizio della buona scrittura, mi ha consigliato di proporle a un editore. Io da un po’ guardavo e amavo quel bellissimo sito della casa editrice on line Kult Virtual Press, una casa editrice fantastica, anche perché la stessa Mazzucato me ne aveva parlato benissimo. Così, tramite la Mazzucato, e per merito suo, abbiamo contatto la casa editrice, per la quale lei già aveva pubblicato delle cose, e le abbiamo proposto la mia raccolta. Loro, subito entusiasti, disponibilissimi, generosi, attenti – è tutto vero!! – hanno pubblicato prima delle recensioni on line e subito mi hanno detto di sì per il libro. I libri sono due. Uno è la raccolta di cui stiamo parlando. L’altro è una raccolta di poesie Come ci avesse fatto la stessa stella. È cominciato così il mio durissimo lavoro, sempre con Francesca e con Marco Giorgini della Kult e con il mio Marco (il mio sposo) che mi spronavano, che non mi abbandonavano mai, che rispondevano sempre con estrema disponibilità alle mie infinite domande e insicurezze. Quando il libro è finito, addirittura Marco Giorgini ha fatto uno sforzo enorme: prima del mio libro, infatti, le note degli e-book non erano ipertestuali. Ora sì. Marco Giorgini, tra l’altro inventore dell’e-paperback e fondatore di una delle prime – e, posso dirlo?, delle migliori in assoluto – case editrice on line (non solo in Italia) ha fatto per me una cosa bellissima. Le note ipertestuali rendono il libro estremamente più completo e fruibile. Il mezzo internet è una cosa bellissima, sia per il messaggio – la letteratura, la cultura è di tutti – sia per la fantastica, enorme, diffusione del libro. Posso dire, allora, che raccolta è stata un lavoro di team: io che scrivevo, leggevo, ricercavo e studiavo tantissimo, ininterrottamente (ed era bellissimo!), Francesca Mazzucato sempre pronta (in ogni momento!) ad aiutarmi, e sinceramente appassionata al mio lavoro (mi scrive la prefazone per tutte e due le raccolte!) e Marco Giorgini, un grande uomo di umanità e cultura, sempre disponibile per ogni mia necessità. Disponibilissimo, stacanovista, amante della letteratura. Stupendo. La cosa più bella è che nessuno ha fatto nulla per ringraziare, o per far piacere all’altro. Quando ci siamo mossi, impegnati, l’abbiamo fatto sempre e solo perché ritenevamo – e riteniamo! – il lavoro dell’altro valido, ottimo, culturalmente “potente”. Ci ho messo in tutto non più di tre, quattro mesi. Ma è stato un lavoro durissimo, giorno e notte, senza pause, una cosa spossante ma una delle più belle che abbia mai fatto nella vita. E poi il mezzo e-book fa in modo che arrivi a un sacco di gente. È bellissimo.
Io sono gratissima a Francesca Mazzucato, Marco Giorgini, Marco “mio” e ai miei.
Senza di loro, veramente questo libro non esisterebbe.

Delirio.NET : Con quale criterio hai scelto i libri presi in esame?

A.L.: Il criterio è l’amore. un amore spassionato, irrefrenabile, assoluto, per la letteratura. Quelli raccontati nel mio libro sono alcuni tra i più grandi autori, tra i più grandi libri mai scritti (anche se di libri meravigliosi ce ne sono a bizzeffe). Ho scelto i libri più puri, però ne avrei ancora tantissimi in mente. A guidarmi è stata proprio la passione e la voglia che i suddetti autori perdessero il loro alone di antico e risultassero vivi anche loro, presenti, appassionanti. Ho cercato di ringraziarli per tutto quello che mi danno in ogni momento. Io davvero li amo. Mi aiutano a vivere. Mi fanno vivere.

Delirio.NET : Quanto ti aiuta, se ti aiuta, nel tuo ruolo di scrittrice, essere anche saggista?

A.L.: Secondo me, o almeno per come lo vivo io, il confine tra il ruolo di scrittore e quello di saggista quasi non esiste. Nel mio ruolo di scrittrice e saggista (spero veramente di meritare questi appellativi, sono consapevole che ho ancora tantissima strada da fare!!) mi aiutano più di tutto le persone di cultura, mi aiutano i miei familiari, mi aiuta la mia passione sconfinata, la mia volontà di studio all’infinito, di ricerca, di lettura, di scrittura. mi aiutano gli scrittori che credono in me, come la Mazzucato e Starnone. Mi aiutano le persone di cultura e gli artisti che mi supportano, come il grande e sempre disponibile Valerio Bindi, come l’intellettuale Luca Briasco, le eccellenti giornaliste Gilda Camero e Alessandra Bianco. Mi reputo davvero fortunata ad “avere” loro. Io credo che chi vuole fare lo scrittore, chi vuole scrivere, debba prima di tutto leggere, e farlo con quanta più profondità possibile. Il ruolo, la carriera di scrittore non è mai qualcosa di dato, di finito, di scontato. Anche dopo aver scritto mille libri, non vuol dire che tu sia uno scrittore, secondo me. è lo studio, il lavoro, la passione quotidiana che ti portano avanti. È una cosa di cui non puoi fare proprio a meno. Certo, il curriculum è importantissimo, io sono felicissima di essere anche una saggista perché vuol dire (spero!!) che riesco a spaziare dalla narrativa alla critica, allo studio “sul campo”, però penso anche che il bello di essere scrittori e saggisti (o di tentare di esserlo) stia nella misurazione quotidiana con la tua passione, con la sfida continua. Se meriti, vai avanti, altrimenti, se non ti impegni, vai giù. Da questo punto di vista, posso dire che certi tipi di saggi mi piacciono moltissimo, come e più dei racconti e dei romanzi. Come ho detto, il confine tra scrittore e saggista in questo senso quasi non esiste. Questo libro, per esempio, l’ho scritto con la stessa foga, con la stessa necessità, con la stessa passione di un romanzo, anche perché c’è tanto di narrativo in ogni pezzo, questa raccolta è un tutt’uno che è anche un racconto, un pezzo di vita. i saggi, quando li scrivi con “forza”, con passione, sono come i romanzi. Fa tutto parte del messaggio che vuoi, che hai necessità di comunicare.

Titolo: Viaggio al centro del libro
Autore: Antonella Lattanzi
Anno: 2006
Editore: KultVirtual Press
Prezzo: gratuitamente scaricabile qui: Viaggio al centro del Libro

 



Basta che ci sia posto

La scrittura al femminile, in parte autobiografica, racconta l'esperienza di Camilla, un'adolescente normale, che non fa preoccupare troppo mamma e papà, e salva le apparenze. La sua vita, tranquillamente superficiale, viene sconvolta dalla lotta contro l'anoressia e il suicidio della sorella. Il senso di smarrimento, la paura e l'incomprensione, prendono il
sopravvento, e le fanno conoscere la solitudine. Un aiuto cercato, voluto profondamente, la riporta alla vita. Il dolore, la solitudine, il disagio, la trasgressione, la ribellione, di Camilla, la protagonista, e di tutti i personaggi descritti nel romanzo, e poi l'amicizia e l'amore sinceri, profondi, sono indagati grazie ad un registro emotivo, poetico, citazioni, frammenti di diario e di epistolario. Un viaggio di formazione che insegna come si possa diventare altro da sé, cioè più maturi, profondi, più felici, anche nel dolore e nelle contraddizioni. Il primo romanzo di Valentina Demelas, classe 1982.

Delirio.NET : Come nasce la storia di Camilla e come sei arrivata alla pubblicazione?

V.D.: La storia di Camilla nasce dalla necessità di raccontare l’esperienza che ha cambiato radicalmente il corso della mia vita. A sedici anni lasciai la scuola. A causa di un problema di salute ero stata assente per un paio di mesi. Al mio ritorno sui banchi non ero più la stessa. Stando a lungo unicamente a contatto di adulti avevo acquisito troppa maturità per una sedicenne. Non mi sentivo più a mio agio con i miei coetanei. Era gennaio. A settembre ripresi gli studi, ma per sette mesi praticamente non uscii da casa. Una solitudine voluta fortissimamente, grazie a alla quale sviluppai il mio attuale modo di vivere e di pensare. Da sempre scrivevo racconti e poesie, ma in quel periodo, forse per il bisogno di sfogarmi e di comunicare, iniziai a scrivere un diario. Scrivevo, per spiegare il motivo del mio comportamento, per liberare la tristezza, la rabbia e il rancore, l’orgoglio e la determinazione. Sentivo di dover continuare per la mia strada, nonostante nessuno mi capisse, né mi appoggiasse. Ne venne fuori la bozza di “Basta che ci sia posto”. Centocinquanta pagine. Pensai che fosse un peccato lasciarle in un cassetto, perché forse avrebbero potuto essere d’aiuto a qualcuno. Ma non volevo rendere pubblica la mia vita. Così, sulla base dei miei fatti personali creai una storia puramente di fantasia. Avevo assunto un impegno con me stessa, che avrei assolutamente dovuto portare a termine. Il mio pc mi aspettava ogni giorno. Scoprii il sottile piacere che si prova mentre si scrive un romanzo. Capii di essere diventata una scrittrice. Dopo mesi di lavoro, spedii la versione definitiva del romanzo a molte case editrici. Ricevetti diverse proposte di pubblicazione, di cui un paio con contributo. Felice, ma non totalmente convinta, inviai il testo via email a Michele Di Salvo, il mio editore, che lo lesse personalmente in una notte e mi fece subito inviare il contratto di edizione da Traccediverse.

Delirio.NET : Nel tuo romanzo si sente un grande amore per l'Emilia Romagna e per molti suoi artisti, inoltre hanno un ruolo importante la musica e la letteratura: quanto ti hanno aiutato a scrivere?

V.D.: Moltissimo. Durante i mesi passati da sola, a farmi compagnia c’erano la musica, i libri, i film. E nonostante la voglia scappare dal mondo, ad agosto andai in vacanza a Riccione… È una contraddizione, poiché chi cerca la solitudine e la tranquillità non va certo in vacanza a Riccione. Ma lì fui di nuovo me stessa, e ritrovai – e ritrovo ogni anno, da dieci anni - gli amici veri che non mi giudicarono, come invece fecero compagni di scuola, professori, parenti. L’Emilia Romagna non mi abbandonò allora, né io l’abbandonai. Le cose che ami davvero non ti lasciano mai. Non senti il bisogno di lasciarle. Ci sono cose, luoghi, persone, modi di essere che ti attraggono, e di cui ti innamori, e quell’amore dura per sempre. È un amore che senti dentro e non sai spiegare bene con le parole, ma che in qualche modo senti di dover esprimere, e desideri che faccia parte della tua vita, della tua quotidianità. Non è un caso che i miei artisti italiani preferiti siano soprattutto emiliani.

Delirio.NET : Una postfazione dove spieghi brevemente che cos'è, per te, scrivere, e cos'è affrontare la vita, ed è bello leggere il tuo entusiasmo: giovanissima, quando è iniziato il tuo percorso di rivelazione?

V.D.: Il mio percorso di rivelazione è iniziato tre anni fa, grazie all’incontro con una giovane psicologa che mi ha aiutata a capire e a capirmi. Durante i colloqui con lei sentivo sparire la confusione, l’insicurezza e i sensi di colpa. Indubbiamente sono maturata in fretta… Alla maturità ho dato in cambio l’adolescenza, ma non me ne pento, perché oggi vivo bene insieme ai miei coetanei, mi diverto, sono spensierata, entusiasta, ma allo stesso tempo profonda e sensibile. Non ho perso tempo, anzi, mi sto godendo il periodo forse più bello della vita di una persona. Sento di avere gli strumenti giusti per dare un senso alla mia esistenza, per costruire qualcosa che sia per me concreto e importante. Ho i mezzi per arrivare in fondo al mio cammino, e non ho paura di affrontare anche le prove più dure. Mi metto continuamente in gioco, non perdo di vista l’umiltà e la voglia di imparare. E poi, non mi prendo mai troppo sul serio. La scrittura oltre ad essere per me un piacere, un’emozione, un mestiere, è un modo per trasmettere agli altri ciò che ho imparato. Vorrei emozionare, ma anche essere utile a chi mi legge.

Titolo: Basta che ci sia posto
Autore: Valentina Demelas
Anno: 2006
Editore: Traccediverse
Prezzo: 10 euro

 



Malvasia Tropicale

In questo romanzo c’è il sogno e il viaggio, l’inquietudine e i fallimenti, la letteratura, le scelte e le speranze. C’è il paesaggio della Costa Rica, tratteggiato così divinamente da permettere al lettore di sentirsi parte di quel piccolo paradiso, pure forse non avendolo mai visto. Il protagonista porta il nome dell’autore, fugge dall’Italia e chiude col suo passato, nella solitudine riflette, con la lettura e la letteratura rinasce, fino a un drammatico imprevisto che lo costringe a fare i conti col pericolo. Andrea Villani ci regala il suo nuovo romanzo.

Delirio.NET : Il viaggio nel romanzo: il protagonista parte per un paese straniero e chiude col passato. Viaggio come fuga o voglia di ritrovare se stesso?

A.V.: La fuga, come teorizza Henry Laborit nel suo "Elogio della fuga" può essere esattamente ritorno alle proprie origini, soprattutto creative... quando non si può lottare contro il mare si hanno due possibilità: l'andatura di cappa che ti fa andare alla deriva e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela... "Ritrovar se stessi" è un altro discorso. Credo lo abbiano inventato le fanciulle quando hanno intenzione di mollare il proprio fidanzato...

Delirio.NET : La letteratura nel romanzo: il protagonista legge e leggendo comprende, cambia punti di vista, si purifica. Lettura come catarsi, come ancora di salvezza o come nuova possibilità?

A.V.: La lettura proprio come gesto liturgico.
Mentre la letteratura, assume, almeno in questo caso, la funzione di mappa ritrovatrice e rinnovatrice delle proprie giovanili intenzioni, quelle perdute durante il proprio percorso di vita, troppo spesso abbruttito, da amori modesti, "marketing emozionale" e interessi bancari...

Delirio.NET : Il paesaggio nel romanzo: descrizioni che permettono al lettore non solo di vedere, ma anche di sentirsi parte della natura che tratteggiano. Solamente amore, o un modo per parlare del contrasto tra stress e relax, tra finta e vera dimensione di vita?

A.V.: Vedi, mia dolce Eliselle, questo romanzo è strutturato così: da un punto di vista "etico" ho mescolato razze, umori, culture e possibilità differenti mentre da un punto di vista "estetico" ho giocato sul contrasto, evidente, tra il monocromatismo, a mio avviso così affascinante, della bassa padana e il risoluto vigore coloristico dei paesaggi tropicali. Non esistono dimensioni di vita vere o false ma semplicemente esiste la vita oppure la "non vita". E quello che ho cercato esprimere. Soffrendo.
Spero di aver risposto in maniera adeguata alle domande...
Che vitaccia, però ragazzi, nel momento esatto in cui un autore raccoglie il frutto più atteso della propria cretività espressiva cioè quello di sedersi su un morbido divano, magari con un bukowskianissimo drink tra le mani, accanto all'audace freschezza e alla fragranza profumata, si spera, della giovane intervistatrice ecco che si è impropriamente assorbiti dal magico virtuale. Ma che sfiga!

Titolo: Malvasia tropicale
Autore: Andrea Villani
Anno: 2006
Editore: Battei
Prezzo: 12 euro

 



Cane Rabbioso

Un poliziotto. Strafatto, cinico, poeta corrotto e dirigente comunista, colluso con poteri molto forti e molto deviati. Una bestia assassina priva di sentimento che scorazza nel suo mondo malato, nei bassifondi di una Napoli appena accennata. Tra un tiro di Gauloises ed uno di coca, una pera ed una manciata di pillole, rischia di farsi incastrare da chi neppure intravede la sua reale natura. Indifferente alla morale, senza speranza o possibilita'. Incolmabilmente privo di prospettive e perennemente inseguito dalla percezione dell'inutilita' della sua esistenza, intrisa di un male antico, ma costantemente presente. Ce ne parla Angelo Petrella.

Delirio.NET : Il personaggio principale ricorda il "Cattivo tenente" di Keitel. La Napoli in cui si muove ha echi della Los Angeles di The Shield. Ami il cinema e i serial TV? Se sì, quanto influenzano, se influenzano, la storia?

A.P.: Oltre alla letteratura amo molto il cinema noir, ma i serial Tv non li guardo mai. In questo senso mi vengono da citare altri libri e film su poliziotti corrotti (oltre ad Ellroy e ai maestri dell'hard boiled penso a "Il lercio" di Welsh, a "Copland" di Mangold, ad "Affari sporchi" di Figgis). Per uno scrittore di noir, l'archetipo del poliziotto corrotto credo sia irrinunciabile soprattutto perché permette di delineare con chiarezza l'aspetto più marcio della corruzione sociale. I personaggi di Abel Ferrara hanno tutti un che di dostoevskijano: sono dei nichilisti tormentati dalla ricerca di Dio. Dunque raccolgono in sé contraddizioni estreme e laceranti. Del "Cattivo tenente" mi interessava innanzitutto questo aspetto paradossale, sebbene il mio "Cane rabbioso" non presenti alcuna problematica religiosa.

Delirio.NET : Non hai scritto un libro "semplice". Il tormento del protagonista tiene alta la tensione. Com'è nato Cane rabbioso?

A.P.: La mia idea di partenza era utilizzare alcuni stereotipi del noir ed inserirli in una trama classica da giallo ad incastro, in cui il ritmo e l'azione fossero vertiginosi. Il tutto, però, "spostato" nell'ambiente della mia città, che in effetti ha un carattere profondamente noir, sebbene poco esplorato dalla letteratura. Dai tanti giudizi, positivi o critici, ricevuti sul mio libro, ho capito di essere riuscito in quello che era il mio intento: "costringere" il lettore a seguire le vicende fino alla fine, per quanto la materia e il carattere del mio personaggio fossero riprovevoli o disdicevoli. Il noir in genere crea choc proprio per questo motivo: perché mette in scena le mostruosità sociali che la "gente perbene" della società borghese rimuove eppure contribuisce a creare.

Delirio.NET : Hai ottenuto ottime critiche per questo noir. Altro bolle in pentola per il prossimo futuro?

A.P.: Il libro ha avuto molte recensioni e molti lettori: sinceramente, sapevo di aver scritto un libro caustico e per molti versi "difficile" e non mi aspettavo tutto il successo che poi ha avuto. Ora sto scrivendo un romanzo che richiederà ancora qualche mese di lavorazione... Da buon meridionale sono un po' superstizioso, quindi consentitemi di non rivelare ancora nulla...

Titolo: Cane Rabbioso
Autore: Angelo Petrella
Anno: 2006
Editore: Meridiano Zero
Prezzo: 6 euro

 



In queste notti di solitudine e birra

Narrazioni randagie in vaga forma poetica. Un viaggio allucinato e bukowskiano nell’underground della notte, delle luci, dei locali e delle strade prese contromano. Racconti volti suoni voci e rumori, pensieri e silenzi, musica e birra. Luca Pizzolitto ci racconta com’è nato il suo nuovo libro.

Delirio.NET : Parlaci del titolo: come nasce, perché questo titolo, è da considerare un manifesto del libro, dell'autore, di entrambi?

L.P.: Ogni inizio, come la fine, ogni fine, è secondo me importante, fondamentale.
L'ultima riga di un romanzo, l'ultima nota di una canzone o immagine di un film, è quello che rimane, che ti porti dentro. Che io ricerco, in qualsiasi faccenda della vita reale o artistica che sia.
Generalmente vago ore ed ore nelle librerie, e quando i soldi lo permettono, esco con nella borsa un paio di libri. Uno di un autore che conosco già, che ho letto e m'è piaciuto, l'altro di non so chi, l'altro che però mi han colpito il titolo e l'ultima frase, quella che sta scritta nella pagina giusto prima dell'indice.
Tutto questo per dire che di sicuro è programmatico, un titolo come "in queste notti di solitudine e birra". Di quello che si leggerà, di una parte molto intima e nascosta di me. Di un momento particolare che, alcuni mesi fa, stavo a pieno vivendo.
Adoro la birra, dopo un pò ho bisogno di starmene solo, in disparte. Di notte, piuttosto che di giorno. Che di notte c'è silenzio, c'è la luce e c'è il buio, c'è la dimensione giusta del viaggio, dell'incontro, dell'attesa. C'è la musica, e gente che decide di restare sola.
L'altra notte sono partito in macchina, da Torino in direzione Como, a mezzanotte circa. Non ero in compagnia, andavo verso qualcuno. C'era il mio cane, con me. E una bottiglia di birra incastrata sotto il sedile. E la musica, in quel caso gli Afterhours, almeno nella prima parte del viaggio. La seconda, non ricordo bene. I Cure se non sbaglio.
Avrei voluto non uscirne mai più.

Delirio.NET : Come sono nate queste "narrazioni randagie in vaga forma poetica"?

L.P.: Sono nate di notte, come dicevo. E quasi per caso, come la maggior parte delle cose belle che mi succede.
Era qualche mese che non riuscivo più a scrivere, non tiravo giù una riga nemmeno di un racconto di due stupide pagine. Avevo iniziato circa quattro romanzi, scrivevo due righe e poi non sapevo più come andare avanti.
Una notte già verso mattino, esco da Giancarlo (che è un locale storico per la Torino che si risveglia la notte) e nella testa ho un garbuglio di idee e sento che devo mettermi lì e scrivere qualche cosa. In macchina esce la prima "narrazione poetica", "per colmare questo senso di vuoto e di vertigine", un frammento parecchio tormentato e cupo. Il giorno successivo scrivo ancora qualcosa, due o tre pezzi, non di più.
E’ inizio settimana quando una tizia fino ad allora non meglio identificata mi telefona e dice che ha appena letto un romanzo che avevo scritto anni fa, che le è piaciuto. Se non ho più scritto nulla. Le dico che no, non ho più scritto nulla tranne qualche riga negli ultimi giorni. Mi chiede di fargliele leggere, e un pò titubante (c'eravamo incrociati un anno esatto prima, con questa fanciulla) prometto di spedire il tutto via mail.
Da lì, per una strana coincidenza spazio temporale, le cose si sono evolute quasi da sole. In un mese e mezzo circa, è nato il libro in questione. Trenta giorni dopo è stato pubblicato. Poche settimane fa, all'interno del salone del libro di Torino, è stata fatta la prima assoluta di uno spettacolo teatralmusicale tratto da "in queste notti di solitudine e birra".
Tutto o in gran parte spinto da questa musa di cui vi nascondo il nome.
In definitiva questi testi al confine tra racconto e poesia sono stati partoriti in breve tempo, di notte o nelle prime ore del mattino, scarabocchiate su fogli volanti e in un secondo momento riscritte su computer.

Delirio.NET : Bukowski ma non solo. Quali sono i tuoi autori di riferimento e che ami leggere?

L.P.: Amo leggere, ascoltare, guardare. E poi lasciarmi influenzare da tutti questi input che mi sommergono.
Certo Bukowski, parlando di letture, il Bukowski "poeta" piuttosto che il seppur grande romanziere e narratore di racconti che più si conosce. Carver e Fante, anche se ammetto di aver faticato molto prima di apprezzarli a pieno, ma ora come ora penso siano tra i miei scrittori preferiti. Izzo e Malet, che son riusciti forse solo loro a far toccare al romanzo noir picchi mai più raggiunti. Bunker, Pennac, Celine e Lansdale, per continuare l'elenco.
Mi piace molto la narrativa italiana, quella che sta nascendo pubblicata da coraggiosi editori (Fernandel, PeQuod, Minimum fax...), e quella che è già nata tempo fa. Benni e Morozzi sono a parer mio i migliori esponenti in circolazione. In queste ultime settimane sto leggendo con assoluta ammirazione i romanzi che ha scritto Pasolini.
Capolavoro assoluto che occupa un posto di rilievo nella mia libreria personale, Il profumo di Patrick Suskind.

Titolo: In queste notti di solitudine e birra
Autore: Luca Pizzolitto
Anno: 2006
Editore: Il Foglio Letterario
Collana: Istant book
Prezzo: 8 euro

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