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Laureande sull'orlo di una crisi di nervi

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Libri da non perdere

Questa settimana Delirio.NET apre con una nuova rassegna letteraria. Sette uscite degne di interesse, tra erotismo, noir e narrativa contemporanea. Questa volta si parla di Confessioni di una coppia scambista, Testarda, Dio c’è e bacia benissimo, L’enigma dei bastardi, hovvisto, Un angelo seduto tra i rifiuti e Venere, io t’amerò. Alla loro scoperta, con tre-domande-tre agli autori.

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Confessioni di una coppia scambista

Un romanzo tratto da una testimonianza vera. Pagine che si sfogliano con avidità curiosa, situazioni erotiche, fisiche e cerebrali, descritte da una penna mirabile ed esperta. Una narrazione frutto di un anno di colloqui e di interviste con una coppia scambista che si racconta senza riserve. Poteva riuscire nell’intento di trasmettere un’esperienza così scioccante e trasgressiva solamente una scrittrice come Francesca Mazzucato. Che racconta un fenomeno di oggi, per molti lati ancora oscuro ai più, ma di cui si sente sempre più spesso parlare.

Delirio.NET : Ho trovato Confessioni un romanzo coraggioso. Com'è stato, per l'autrice, raccogliere la testimonianza di una coppia e indagarne fatti e psicologia?

F.M.: E' stata un'esperienza nuova e sotto certi aspetti eccitante. La protagonista ha un esibizionismo incontenibile, anche verbale, e io mi sono trovata a essere una via di mezzo fra ascoltatrice, complice, suo pubblico. Notavo il compiacimento di questa ragazza nel raccontarmi le sue notti, gli incontri, osservavo la sua gratificazione anche nei tratti del viso, nei gesti delle mani.. Nel compagno era meno evidente, un compiacimento contenuto ma presente. Una sfida per uno scrittore che non poteva non sedurmi. Ad un certo punto però, per dare forma romanzesca al tutto li ho dovuti dimenticare e ho cominciato ad elaborare la narrazione.

Delirio.NET : Fai introdurre a ogni capitolo una citazione significativa tratta da altri famosi autori: c'è un disegno, un percorso dietro alle tue scelte?

F.M.: Sono stati i due protagonisti, in particolare Didi, a dirmi che amavano la letteratura erotica. Che sentivano la loro vita come un romanzo scritto con la loro carne e il loro desiderio. Ho detto che mi sarebbe piaciuto usare citazioni per introdurre i capitoli, loro mi hanno raccontato i loro gusti, io ho fatto un mix con i miei. In qualche modo c'è il desiderio tutto contemporaneo del frammento che riassume, anticipa e identifica la narrazione.

Delirio.NET : Alla luce di questo romanzo, come vedi lo scambismo? E' da ritenere un fenomeno in aumento, segno di crisi o di bisogno di novità, o che altro?

F.M.: So per certo che lo scambismo è un fenomeno in straordinaria crescita in quasi tutti i paesi europei, ed è trasversale. Persone di ogni estrazione culturale, di ogni età e stile di vita lo praticano con convinzione. A volte ho seguito i due protagonisti nei club, i luoghi che secondo me sono come delle "cattedrali profane" dove si celebra l'incontro dei corpi. Normalmente abbiamo paura del contatto, se qualcuno ci urta in autobus ci chiede scusa. In questi luoghi i corpi si toccano, si intersecano, avvengono geometrie di tutti i tipi. C'è di certo il gusto del gioco e il bisogno di novità. ma a mio parere c'è anche una componente di illusione. Si pensa che, creando ogni sera situazioni nuove, tenendo sempre alto il tasso di adrenalina, il rapporto rimanga vivo, pulsante. Ma di fatto si rifiuta l'ordine delle cose. Che è fatto anche di ordinarietà, di momenti di stasi. Non sapere accettare l'ordinarietà è un abbonamento all'infelicità. E' un po' come il bisogno bulimico di acquisti, sempre e comunque, cose inutili arraffate fra le lussureggianti vetrine di un centro commerciale. I club e la vita degli scambisti somiglia a questo. Un perenne rincorrere lussureggianti chimere. Senza alcun tipo di moralismo c'è un forte elemento di illusione. Ma essendo un fenomeno che caraterizza così tanto il nostro tempo, mi interessava molto indagarlo, e raccontare una storia. Quello che davvero mi stupisce è il successo che sta incontrando. L'esaurimento della prima edizione in meno di un mese. Le presentazioni affollate all'inverosimile. Sapevo che il fenomeno è diffuso ma non credevo che il libro intercettasse così tanto la curiosità e l'interesse. Lo pensavo più di nicchia. Questo di certo mi fa piacere ma fa anche riflettere su cosa e come i libri devono o possono fare per cogliere frammenti del nostro tempo e andare incontro a una popolazione che non legge molto ma se adeguatamente stimolata alla fine si fa coinvolgere.

Titolo: Confessioni di una coppia scambista
Autore: Francesca Mazzucato
Anno: 2006
Editore: Giraldi Editore
Prezzo: 12,50 euro

 



Testarda

Così, come sul lettino di uno psicologo, due amanti confessano le proprie, inusuali, passioni erotiche e fanno cadere pian piano tutti i tabù di una vita all’ombra della dura opinione pubblica. Il bondage estremo quale rivelazione dell’animo. Una lei e un lui a confronto. Due monologhi obbligati che si intrecciano cercando di sviscerare recondite passioni, tutto questo attraverso il semplice pretesto dell’ascolto forzato da parte di una protagonista testarda che vuole conoscere i retroscena del bondage. Dopo l’esordio nel 2004 con Camicia di Seta, torna la coppia Pavani – Cecconello per raccontare una nuova storia.

Delirio.NET : Testarda. Ci spiegate il titolo, così breve e incisivo?

P. e C.: Testarda é un titolo che ci é subito piaciuto. Testarda é la protagonista, una ragazza che vuole a tutti i costi comprendere le motivazioni psicologiche, emotive e fisiche che spingono un bondager ad amare tale passione erotica e non solo. Testarda é la baronessa in un sogno/film che il protagonista racconta alla sua amata. Testarda é l'amata che stupisce, che ribalta la situazione. Testarda é la voglia di scrivere. Testarda é l'emozione che spinge il lettore a leggere il romanzo. Testarda é tutto, come poter non usare un titolo così perfetto.

Delirio.NET : Il bondage estremo come rivelazione dell’animo. Un nuovo approccio all'argomento che avevate trattato anche nel vostro primo romanzo, Camicia di seta. Cosa differenzia, che cosa sondate, questa volta?

P. e C.: Prima di rispondere occorre sottolineare che per noi il bondage non può essere spiegato attraverso dei libri o delle semplici regole. Vi sono sicuramente alcuni punti fondamentali ai quali occorre riferirsi, ma il bondage é un cammino dei singoli, una passione che cresce e si sviluppa con gli anni. Il bondage é un po' come la meditazione, non basta sedersi con le gambe incrociate su un tavolo per essere colpiti dall'illuminazione, occorre meditare sui pro e sui contro, avere il controllo del proprio corpo. Se poi sul nostro commino incontriamo individui, libri o film in grado di darci degli spunti allora sta a noi saperli interpretare al meglio: saperli fare nostri.
In "Testarda" diamo degli spunti e lo facciamo attraverso un racconto ricco di riferimenti psicologici ed esempi di vita quotidiana. In "Camicia di Seta" avevamo sottolineato l'indecisione della vita, in "Testarda" cerchiamo di trovare una soluzione a queste indecisioni, spetterà poi al lettore trarre le giuste conclusioni e metterne in pratica gli insegnamenti.

Delirio.NET : Come siete cambiati e quanto vi ha cambiato l'esperienza letteraria, iniziata nel 2004?

P. e C.: Ci ha cambiato moltissimo. Siamo cresciuti su tutti i livelli (personale, stilistico e letterario). "Camicia di Seta" ci ha aperto delle porte che fino al 2004 credevamo sbarrate e siamo più che felici di aver proseguito il nostro cammino in così poco tempo coronando il sogno di pubblicare il secondo romanzo. "Camicia di Seta" era il romanzo che avremmo voluto leggere, la storia trattava argomenti a noi cari, ma l'abbiamo scritto utilizzando un linguaggio classico, che non ci appartiene dal punto di vista stilistico. "Testarda" é anche il romanzo che avremmo voluto scrivere, lo stile é il nostro, la struttura é moderna, musicale, tagliata, sussurrata, i verbi e gli aggettivi non sono sempre al loro giusto posto e questo ci piace perché siam convinti che nella scrittura il lettore debba anche ricercare l'originalità e l'animo dello scrittore.
Poterlo fare parlando ancora delle nostre passioni é stato sicuramente un'ulteriore ciliegia sulla torta. Per questo dobbiamo ringraziare i lettori che hanno decretato il successo del primo romanzo e il nostro editore Borelli per aver nuovamente scommesso su di noi. Speriamo di non deluderli.
Un grazie a Delirio e a Eliselle che sono stati i primi a intervistarci nel 2004 e che hanno portato fortuna

Titolo: Testarda
Autore: A. Pavani, F. Cecconello
Anno: 2006
Editore: Borelli
Prezzo: 10,00 euro
Sito web: con Camicia di Seta

 



Dio c’è e bacia benissimo

Erwin vince al lotto, e tanto basta perché si spalanchi un mondo di possibilità sentimentali con Clara, la bella figlia del tabaccaio. Ma il destino cinico e baro è in agguato, e saranno molteplici le peripezie che dovrà affrontare il nostro eroe per coronare il suo sogno d'amore. Un romanzo picaresco, surreale e onirico dove una serata in birreria può durare una vita intera e l'amore è per sempre. Erwin de Greef è giornalista musicale, ha pubblicato l'antologia di racconti "Ritmi Urbani" (Editore Gaefra, 1999), e questo è il suo primo romanzo.

Delirio.NET : Erwin, il protagonista, fa tenerezza, e fino dalle prime pagine ci si ritrova a tifare per lui. Ce ne parli un po'?

E.d.G.: La strategia narrativa di raccontare in prima persona mi permette – permette per sua definizione – di creare l’illusione di un atto narrativo in cui il narratore e il pubblico sono, come dire, in contatto attivo e diretto. La storia si presenta come l’esperienza di Erwin e al lettore sono trasmesse le sue osservazioni, i suoi sentimenti, i suoi giudizi e quant’altro.
In più, il narratore attraverso una serie di strategie di scrittura chiama il lettore a sé. È una sorta di captatio benevolentiae. Il fruitore del testo narrato finisce per “tifare” per lui, per il protagonista. Come scrivi tu: “Erwin fa tenerezza”. In altri termini: Erwin muove a sé il sentimento del lettore.
L’io narrante Erwin, però, per quanto sia protagonista resta un personaggio. Ha le sue virtù – poche a dire il vero – ha i suoi vizi, i suoi sentimenti. Tutto questo è patrimonio suo non del lettore. Non è patrimonio neppure dello stesso narratore. Il personaggio, dunque, non è il lettore. E non è il narratore. Allora, con ogni probabilità, quello che ci fa “tifare” per l’Erwin di Dio c’è è la situazione in cui lui si ritrova. È la lotta per conquistare Clara che scuote il lettore. La ricerca che l’eroe affronta nel racconto è quella che il lettore vorrebbe gli accadesse nella vita. È – spero proprio – quello che gli accade nella vita almeno una volta. Insomma, a tutti noi capita di uscire di casa e conoscere una bella donna, una Clarabella, e di volerla conquistare. Con Dio c’è il lettore sogna di potere fare sua la donna che sente di amare. Lotta con il protagonista per conquistare il suo sogno. È il desiderio di conquista che muove il processo di identificazione.


Delirio.NET : Richiami e citazioni da altri romanzi, personaggi indimenticabili presi a prestito e inseriti nella tua storia in situazioni surreali: da che cos'è stata determinata la tua scelta?

E.d.G.: Dio c’è è un racconto d’avventura. E in quanto letteratura evita ogni confronto diretto con la vita. Cerca dimensioni indipendenti e creative. In questa cornice, Erwin incontra personaggi fantastici, come Long John Silver, storici, come Alce Nero, e reali, come Milian. La scelta di interagire e dialogare con loro è stata determinata dal fatto che, in un modo o in un altro, io in quanto scrittore porto nel mio vissuto quotidiano, nella mia cultura, nella mia fantasia questo carico. Ho sognato ad occhi aperti di vivere un’avventura con Long John Silver e di ascoltare le parole di Alce Nero. L’ho fatto nella vita con Milian, un amico in carne e ossa. Tutto questo vuole essere un tributo al genio di Stevenson, alla civiltà dei pellerossa, e all’amicizia. E, per quel che mi riguarda, poteva essere narrato soltanto in una dinamica surreale.

Delirio.NET : E' spiazzante il tuo utilizzo del tempo. Attimi che durano secoli o una manciata di secondi, trascinano il lettore e lo spingono a chiedersi sempre dove-come-perché. C'è una tua personale filosofia a monte di questa caratteristica?

E.d.G.: In Dio c’è e bacia benissimo vi è ancoraggio ad un tempo ideale. Non c’è un tempo reale. Il tempo, come correttamente osservi tu, si dilata all’infinito o si concentra in un solo attimo. È dominante la volontà di raccontare un mondo fuori del tempo in cui il protagonista possa esprimersi nella sua totalità. L’Erwin che vive questa avventura è capace di lottare fino in fondo per conquistare – attraverso Clara, Milian e altri personaggi – due valori: l’amore e l’amicizia. È la ricerca della “verità”. In questo senso, e nelle mie intenzioni, assume un rilievo determinante il dialogo con Long John Silver in cui, tra l’altro, si legge: “La verità è la cosa più sacra che ci sia, non lo dimenticare”.
La verità è, dunque, il tema fondante della narrazione. Un valore, un sentimento ma anche un’idea, che troppo spesso, se non sempre, nella realtà sono traditi per motivazioni di ordine minore. Allora, proprio per non tradire l’essenza della vita stessa, bisogna credere in se stessi. Come dice l’Erwin protagonista del racconto: “Penso, invece, di avere paura di me stesso. Ho paura di non farcela. Che Erwin abbia paura di Erwin! Se perdo la partita è solo colpa mia”.
Per concludere, ringraziandoti anche per la curiosità che ti ha mosso a questa breve conversazione a distanza intorno a Dio c’è, sono consapevole che lottare per conquistare gli ideali ai quali crediamo è difficile. Spesso sembra impossibile. Ma se ognuno di noi si pone le domande, le più coerenti rispetto al proprio vivere, possiamo vincere e conquistare il “tesoro” al quale ambiamo.

Titolo: Dio c’è e bacia benissimo
Autore: Erwin de Greef
Anno: 2006
Editore: Coniglio Editore
Collana: I Lemming
Prezzo: 5,00 euro

 



L’enigma dei bastardi

Nell’industrializzata e corrotta Ruscazza, unico esempio di città rifiuto-centrica al mondo, il Consiglio dei Sette Bastardi, summa della malavita locale, assiste all’ascesa del misterioso clan rivale dei Luridi. La Zecca, killer di fiducia dei Bastardi, viene sguinzagliata sulle tracce della Piattola, la controparte dei Luridi, che sta seminando vittime tra i sette mafiosi. Della partita è anche Fat Emiro, corrotto imprenditore sempre in cerca di favori e con megalomani mire dirette alla discarica di Ruscazza, presidiata dai Figli del Rusco comandati dal Tisico, carismatico cencioso dagli strani poteri. Sullo sfondo si muovono altri personaggi come il noto cantante idolo delle teen-agers Castorino Pani, il commissario Sbrodo col suo deforme collaboratore Frastuzzo, le Pantegane, abili informatori trasformisti, e molti altri. Danilo Giovanelli crea un mondo fantastico, ma in fondo non troppo lontano dalla realtà.

Delirio.NET : Quando hai iniziato a scrivere l'Enigma dei bastardi, e come sei arrivato alla pubblicazione?

D.G.: Ho iniziato a scriverlo nell'estate del 2001, scaturito da una sola frase, la prima del romanzo, uscita da una fortunata collisione di neuroni in una pausa di studio. Velocemente sono nate le prime trenta pagine, di getto, puro divertimento. Poi la mia personale interpretazione di dovere universitario mi ha costretto a lasciare in attesa il lavoro per un anno intero. Nell'estate del 2002, dapprima lentamente, poi come un fiume, è sgorgato il resto ed è giunto alla fine, seguito dal lavoro di revisione, di sistemazione e di autocensura più o meno conscia. In mezzo c'è stata la tesi: altra pausa per i dissidi tra i miei “doveri” e i miei “piaceri”. Alla fine dell’università ho provato a spedire il romanzo ad alcuni editori ma i nuovi impegni lavorativi mi hanno assorbito e mi hanno fatto accantonare tutto. Finché Marchio Giallo, ormai inaspettatamente, mi ha risposto. Marchio Giallo è una piccola casa editrice ed i tempi di pubblicazione sono stati lunghi, un reale secondo parto: 9 mesi.
Sarà stato il lungo percorso, tra concepimento, gestazione e travaglio, ma adesso ai miei Bastardi sono molto affezionato...

Delirio.NET : Il tuo romanzo è divertente, fumettistico, noir vecchia maniera ma contemporaneo, trita i generi e rimescola le carte, è un caso a sé: da che cosa ti sei lasciato ispirare per creare questo calderone ben riuscito?

D.G.: Purtroppo c’è un errore di prospettiva in questa domanda. Presuppone che io abbia ideato i Bastardi mentre invece essi sono una loro creazione!
Senza tirare in ballo Pirandello dirò che non ho mai pensato di scrivere un romanzo simile, prima. Mentre lo scrivevo mi sembrava proprio assurdo che fossi io a farlo ma mi piaceva così com’era, ironicamente duro, ferocemente leggero. Ci sono dentro tutte le mie letture, romanzi d’avventura, comici, classici, saggi, fumetti? Sicuramente. Ma sinceramente non saprei nettamente riconoscerli. Non sempre è facile identificare le singole verdure che compongono un minestrone, non trovi?

Delirio.NET : I nomi dei personaggi sono straordinari. I personaggi, pur nel delirio, sono assolutamente verosimili. Ti sei affezionato a qualcuno di loro tanto da farlo rivivere in un sequel?

D.G.: Come dicevo mi sono affezionato a tutti loro, e a tutti ho dato una seconda vita sul “Blog dei Bastardi”, raccontando piccoli frammenti della loro esistenza prima e durante le vicende del romanzo. Ma devono fare la loro strada e, più di loro, io. Per questo motivo, dopo più di un anno e una quarantina di racconti, ho chiuso il blog. Nessuno, pertanto, avrà un seguito oltre a questo, anche se ciò non esclude che qualcuno venga menzionato in altri lavori.
Però, ad essere sincero, Castorino Pani, il noto cantante idolo delle teenager, ha fatto breccia anche in un ex teen come me. Spesso mi trovo a pensare a lui come ad un cantante vero e questo, devo dire, talvolta mi preoccupa…

Titolo: L’enigma dei bastardi
Autore: Danilo Giovanelli
Anno: 2006
Editore: Marchio Giallo
Prezzo: 7,00 euro
Blog: Il Blog dei Bastardi

 



hovvisto

Giovane Holden o appunti di Smemoranda, manifesto generazionale o egotistico rigurgito liberatorio, esperimento di letteratura della vita o incompleta prova d’esordio: comunque lo si voglia considerare, hovvisto è un libro atipico pur nella sua tipicità diaristica, pur nel suo narrare dal di dentro, dalle viscere, proprio della scrittura adolescenziale, il momento di passaggio della giovinezza nell’età adulta. Grazie a Riccardo Trani emerge il ritratto di una generazione senza riferimenti e senza cultura, di una società trasformata in un mefistofelico ipermercato, di una voragine che inghiotte speranze e ambizioni, e da cui restano immuni unicamente le parole e la consolazione. Un ritratto di cui questo libro è soltanto, o soprattutto, il disegno preparatorio.

Delirio.NET : Ci parli dei tuoi primi passi nel mondo letterario, e in seconda battuta, della genesi di hovvisto?

R.T.: Le due cose in un certo senso coincidono. hovvisto è del 2002, prima di allora avevo scritto soprattutto poesia, e un paio di racconti, cose giovanili. Dopo hovvisto, praticamente non ho più scritto, e mi sono dedicato alla scrittura degli altri, il mio lavoro, redattore in una casa editrice. È un ritratto estremo, me ne rendo conto nel momento stesso in cui lo delineo. In realtà c’è una formazione che precede e una evoluzione che segue, sempre, anche quando non è semplice coglierle. Però, per autodifesa, mi sono abituato con gli anni a concentrarmi su ciò che è concreto. hovvisto è concreto, perché alla fine, quando forse neanche me lo aspettavo più, è diventato un libro. Quindi è come se prima di hovvisto, e dopo, non ci fosse nulla. Come se tutto fosse soltanto quella necessità impellente, vitale di trasformare energia in parole, che in quei quattro mesi del 2002 ha portato alla nascita di questo testo. Lo ripeto sempre a chi mi chiede come è nato hovvisto: ci sono periodi nella vita in cui un individuo sente la necessità di vomitare fuori tutto quello che fino a quel momento ha trattenuto; c’è chi non lo fa, e ributta tutto dentro; c’è chi fugge, parte, cambia vita; c’è chi va in analisi; io ho scritto, tutto qui. Qualcuno potrebbe obiettare che questa non è letteratura. Io non la penso così. Sono allergico alla scrittura professionale. Non è possibile, almeno non lo è per me, sfornare un libro ogni due anni. Per me la letteratura è sofferenza vissuta sulla carne. In fondo mi auguro di non scrivere molto.

Delirio.NET : Hai scelto una forma diaristica. Puoi motivare la tua scelta? Che cosa, a tuo avviso, dà in più questo genere a livello emotivo e di contenuto?

R.T.: In parte credo di aver già risposto. In realtà hovvisto non è un diario, non ne ha la struttura, anche se il fatto di apparire come una “confessione” potrebbe indurre a pensarlo. Ho sempre preferito considerarlo una lettera, una lettera a un interlocutore che è la somma di tanti interlocutori diversi. C’erano delle cose che dovevo dire, dirle agli altri per dirle con chiarezza a me stesso. C’era un percorso che dovevo ricostruire. Istintivamente ho sentito che quello era l’unico modo per poter scrivere. Affidare a un narratore una lettera. Affidargli me stesso e farmi raccontare. In questo senso non saprei dire se il genere che ho scelto, se di un “genere” si tratta, abbia qualcosa in più, o dia qualcosa in più. Francamente me ne sbatto. hovvisto è un’operazione egocentrica, e come tale non ha nessuna considerazione del lettore che si troverà davanti.

Delirio.NET : Dopo la pubblicazione di hovvisto, hai altro in cantiere?

R.T.: Non mi va di pensarci, per le ragioni che ho detto finora. In realtà preferisco rifugiarmi dentro tutta una serie di scuse, non ho tempo per scrivere, il lavoro, ci sono sempre tante cose da fare, che cosa me ne frega in fondo, non sono mica uno scrittore… La verità è che so che qualcos’altro sta nascendo. Qualcosa che, in fondo, altro non è che l’evoluzione di hovvisto, la sua maturazione. hovvisto è, come ho detto, un’operazione egocentrica, però contiene in embrione un ritratto sociale, o se preferisci generazionale, che ora mi interessa molto di più di quanto mi interessava allora. Cioè: mi interessa capire perché succedono cose come quelle che stanno accadendo in Francia, un’intera generazione costretta a scendere in strada perché un’altra generazione vuole sottrarle la dignità, sfruttarla, emarginarla, impedirle di imporsi. E non è solo una questione di contratti o di lavoro precario, c’è un problema più ampio: stiamo vivendo in una società gestita da persone che non hanno la minima idea di come questa società si sia evoluta negli ultimi anni, persone che pensano ancora alle loro mitiche barricate, che pensano ancora in termini di guerra fredda, che pensano che il massimo della trasgressione sia farsi una canna, che hanno paura che i giovani gli sottraggano la pensione, e intanto si fanno sottrarre lo stipendio dai figli per tenerli anni fuori corso all’università. Siamo gestiti da una generazione di vecchi. Spesso stupidi. Incollati al potere. Questo mi interessa. L’odio, il conflitto, ciò che prima o poi avverrà per consentire quella sostituzione che pacificamente sembra non poter avvenire.

Titolo: Hovvisto
Autore: Riccardo Trani
Anno: 2006
Editore: Il Foglio
Collana: Autori Contemporanei
Prezzo: 10,00 euro

 



Un angelo seduto tra i rifiuti


Incontri voluti e altri inaspettati, un segreto passato che sconvolge il presente, una canna su un letto sconosciuto con una ragazza appena incontrata, lamenti notturni, un camion di maiali rovesciato nella nebbia, un pittore che non vuole vendere un suo quadro, spiare la finestra di fronte nella notte silenziosa, il passaggio dalla vita a qualcos’altro, una voce senza corpo al telefono, fermi in auto sotto la neve, un barbone appassionato di Ornella Muti, un Gesù ubriaco. Qualche domanda all’autore Francesco Dell’Olio per saperne qualcosa in più.

Delirio.NET : Ci parli della tua nuova fatica letteraria e del titolo che hai scelto?

F.D.O.: “Un angelo seduto tra i rifiuti” raccoglie una serie di racconti che ho scritto negli ultimi tempi, che raccontano – volendo sintetizzare al massimo – le speranze e le fragilità che spesso domniano il mondo dei giovani. Il titolo è preso da quello di uno dei racconti; l’immagine dell’angelo in mezzo ai rifiuti mi si è stagliata nella mente all’improvviso una notte di alcuni anni fa e ha continuato a ronzarmi dentro per qualche tempo… quando poi ho cominciato a scrivere quel racconto, ho capito subito che la storiella dell’angelo doveva essere inserita lì. Di più non dico, leggendo capirete.

Delirio.NET : Poesia e narrativa, ti sei cimentato in entrambi i generi. Che cosa trovi nell'uno che l'altro non ti può dare, quando scrivi?

F.D.O.: Ci sono momenti in cui scrivo solo poesie e altri in cui la narrativa predomina, non so neanch’io da cosa dipenda… mai, però, le esercito in contemporanea. La poesia è forse più difficile, è più severa, ha bisogno di sintesi e di immediatezza. La narrativa, se dovessi stilare una graduatoria, la sento più mia.

Delirio.NET : Racconti di personaggi particolari. Da che cosa ti lasci ispirare per creare le tue storie?

F.D.O.: Credo che tutto ciò che troviamo nei libri, sia almeno in parte autobiografico, paradossalmente anche le storie horror. Io pesco le storie che poi narro da tutto ciò che mi circonda. Capita che sei a passeggiare, in discoteca o malato o ubriaco o triste… e cogli un frammento, una traccia, un qualcosa che ti colpisce gli occhi e il cuore; allora trascrivi il tutto mentalmente o anche praticamente e poi, dopo un giorno o un mese o anche più, ne nasce una storia. E l’ultima storia che scrivi è sempre la più bella.

Titolo:Un angelo seduto tra i rifiuti e altre piccole storie quotidiane
Autore: Francesco Dell’Olio
Anno: 2006
Editore: Il Foglio
Collana: Autori Contemporanei
Prezzo: 10,00 euro

 



Venere, io t’amerò

Il diario duro e appassionato di Luce, una ragazza del Sud che fugge dal pregiudizio, una riflessione sofferta sull'accettazione di sé, sulla difficoltà di vivere serenamente il presente, sull'impossibilità di coniugarlo al ricordo di un passato lontano. Luce intreccia nel suo racconto scene di vita familiare e il disagio di non condividere gli obiettivi dei propri coetanei. Le difficoltà nei rapporti sentimentali si sviluppano in parallelo alla vita universitaria vissuta a Bari. La fuga da un Sud che tradisce e l'amore di Michela salvano Luce, che riesce così a sublimare, grazie alla scrittura, una storia intensa e viva. Ce ne parla l’autrice, Monica Cito.

Delirio.NET : Come nasce il forte e tormentato personaggio di Luce?

M.C.: Luce nasce da me, dal mio cuore pieno di sdegno, dal mio idealismo liberale, dal mio animo radicale, da tutti i sentimenti, i principî che, per disillusione, ho tenuto celati per anni.
Luce è la parte migliore di me ed anche la parte peggiore. È la visionaria e la mistica, la razionale e la fanciulla; è tutto ciò che non voglio perdere. È l’innocenza carnale, il Cristo femmina. In fondo, pur avendolo tante volte negato, per paura del fraintendimento, Luce sono io. Adesso posso dirlo, voglio dirlo.
Luce è chi mi ha educato bene, chi mi ha guidato con la lanterna; è la conoscenza, la voglia che la verità fattuale non sia negata. Luce è ciò che si scompone in particella e penetra nella materia. È vita. Luce sono io e, per spiegare questo, non basta lo spazio di un’intervista, anche questa tua che lascia il più ampio spazio.
Luce è la donna che mai si stancherà di ascoltare le altre donne; nel romanzo rappresentate da Michela, Rita, Assunta, persino Francesca. Luce è la diversa che sa di esserlo, quando tutte le altre donne si attardano su un concetto, pattistico e lontano, d’uguaglianza tra i sessi. Luce è l’irriverente, la folle, la puttana, l’omosessuale, la santa.
Luce sono io; Luce è tutte le donne che ho odiato ed amato. Luce nasce da me e da loro, da quest’amore che è in me da sempre e che, soltanto con l’acquisizione reale di quello che Freud chiamò l’oggetto del desiderio, ha potuto sfondare le porte dell’oscurità.
Luce è la ricerca della libertà.

Delirio.NET : Il libro contiene una severa riflessione sulla situazione del Sud, visto da chi lo vive e da chi ne parla solamente da lontano, senza viverlo davvero. Cosa puoi dirci di questo aspetto, che compare incisivo nel tuo romanzo?

M.C.: Nelle interviste radio ho voluto porre al centro della discussione la questione meridionale. Ho detto che questo libro è stato scritto per il Sud, ma che, naturalmente, mi aspettavo una qualche domanda in proposito anche dal Nord del Paese. Indirettamente ne ho avute alcune con la recensione della Monego (che i nostri odierni lettori possono rinvenire sul portale che è stata la mia prima uscita pubblica: Lankelot e su KultVirtualPress).
Direttamente, e per la prima volta, accolgo la tua richiesta di chiarimenti e gioisco del fatto che tu sia del Nord. A quanto pare siamo arrivate al dunque! E questo dunque è esclusivamente emozionante, tenuto conto della tua delicata espressione severa riflessione. Potrei cavarmela bruscamente rimandando alla recensione della scrittrice Fortuna Della Porta (rinvenibile sul sito di uno scrittore, Antonio Messina e sul n.129 di KultUnderground), ma non mi sottraggo, anche se ammetto un certo qual imbarazzo. La domanda è studiata, altrimenti non mi avresti usato la cortesia del termine riflessione.
Ho messo allo specchio il mio Paese, l’Italia, e poi ho scelto una sua parte, il Sud. L’ho scelto perché lo conosco, l’ho studiato sin dalla nascita e vorrei non doverlo abbandonare per un luogo forse soltanto in apparenza migliore.
Se hai un bambino, ogni tanto devi fargli capire quando sbaglia. Il Sud è il mio bambino. Gioca a comporre colori, ma pone in essere anche l’autonegazione e il lento annientamento. È schiavo di se stesso, del proprio nome. Sentendosi inferiore per molti decenni, ha finito con l’esserlo; e lo scrittore non può esimersi dal ricordarglielo. Soprattutto quando la sua è scrittura sociale. Avrai notato che la critica aspra colpisce il sistema sociale per quel che esso mostra. Manca, nel libro, una proposta, e il monito a cercarla è sotteso alla classe dirigente nazionale. Ancora più pregnante mi pare essere questo tema in epoca federalista.
Anche un altro motivo mi ha spinto a parlare del Sud: il desiderio di unire le forze col Nord, di denunciare, tramite una scrittura eccessivamente aspra, l’eccessiva asprezza delle violenze italiane. Quando si scoprirà che la violenza è tanta ed ovunque, il Sud e il Nord potranno sentirsi Paese ed insieme combattere i mali connessi. I mali diversi bisogna conoscerli per approntare un processo d’intervento. Io ho raggiunto un’opinione: la questione meridionale è questione nazionale, perché un’intera nazione è meridione. C’è chi non vuole capirlo e lo nega a livello politico; ma federando praticamente, a posteriori lo ammette. L’analisi riflessiva è da correlarsi al personaggio Luce, che ama e si sente tradita dal Sud, e difende il suo amante come ogni brava concubina ancora non liberata. E vuole liberarsene? No, non vuole. Vuole che diventi gentile, vuole vedere le braccia pronte ad accoglierla e darle un’identità. Ma l’identità scoperta è italiana, non meridionale. La famiglia descritta, le violenza denunciate, sono italiane, non meridionali.
Attendo però qualche riscontro sul tema. Aspetto l’identificazione del Nord coi problemi del Sud. Era, quindi, un discorso contrario, una provocazione affinché altri scrittori, anche del Nord fisicamente inteso, si rendessero conto della necessità di parlare del meridionalesimo italico.

Delirio.NET : La protagonista si rivolge spesso al lettore, come in un monologo, e riesce a tenere accesa l'attenzione lasciandolo senza fiato. Hai dei modelli letterari precisi a cui ti ispiri, in particolare?

M.C.: Mi comunichi che il vero lettore, in questo caso tu, rimane senza fiato. Forse anche per la violenza descritta e il linguaggio della violenza, strumentalizzato da Luce per far giungere alla conoscenza, che tende all’angosciosa aspettativa, prima, ed all’impatto della verità dopo, su un’anima sino ad allora apparentemente estranea al dolore della protagonista. Quest’anima è, inoltre, il “confessore” di Luce; che, in qualità di scrittrice, si rivolge a chi meglio dovrebbe seguire il suo narrato: il lettore, appunto.
M’ispiro alla sofferenza dell’uomo, della sua carne, della sua mente, e m’imparento con tutti gli scrittori che, in ogni latitudine ed era, hanno avuto il coraggio della propria funzione: non abbandonare le parole per tema che venissero considerate sconvenienti. La critica oserà approfondire? Attendo e, intanto, studio continuamente.

Titolo: Venere, io t’amerò
Autore: Monica Cito
Anno: 2005
Editore: Giulio Perrone Editore
Collana: Onde
Prezzo: 11,00 euro

 


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