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Ecstasy Love

Eliselle
"Ecstasy Love."

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Laureande sull'orlo di una crisi di nervi

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"Laureande sull'orlo di una crisi di nervi."

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Piccole curiosità in libreria

- Libri -


Piccole curiosità in libreria

Dopo il natalizio Libri sotto l’albero, una nuova rassegna letteraria su Delirio.NET. Sei piccole curiosità, molto diverse tra loro, presentate in tre-domande-tre dagli stessi autori. Lolite, Sempre dipingo e mi dipingo, Il coraggio di essere dink, L’uomo tatuato, Il libro più bello del mondo e Wrong. Scegliete quello che vi ispira di più, e buona lettura.

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Lolite


Affascinata da quella età emblematica nella vita di una donna a metà tra infanzia e adolescenza, l'autrice narra episodi della sua memoria personale e li coniuga a ricerche, curiosità private e interviste. E così il suo viaggio nel paese delle lolite parte da Nabokov e dalla mitologia slava popolata da seducenti e pericolose creature "bambine", per arrivare alle dive adolescenti di una Hollywood spietata, e alla magia e all'attrazione che la controversa figura della lolita esercita su alcuni artisti contemporanei come Mark Ryden. Con in mezzo stralci della sua vita di lolita inconsapevole.

Delirio.NET : Come nasce questo libro, e perché le Lolite?

Katia C.: Questo lavoro è nato è si è sviluppato come una testimonianza, un diario dedicato ad alcuni temi che mi avevano incuriosita da anni. Sono laureata in lingua e letteratura russa e cominciai a studiare le opere di Nabokov ai tempi dell'università. Oltre all'aspetto prettamente legato allo studio, c'era in me anche una forma di nostalgia morbosa per un'età che credo sia la più bella nella vita di una donna. Nel tempo mi sono accorta di aver letteralmente collezionato curiosità e notizie provenienti da diversi ambiti di interesse ma comunque legati dalla presenza di una Lolita.
A un certo punto ho cercato di cucire assieme questo materiale dandogli una forma coerente ma descrivendo allo stesso tempo un percorso molto personale che, nel mio caso, va dalla letteratura e passa per il cinema e l'arte contemporanea.
Lolite però non è né vuole essere un lavoro esaustivo sull'immaginario legato alle ninfette, io stessa per scelta ho tralasciato alcuni spunti (che magari riprenderò in futuro)e non ho voluto scrivere neanche l'ennesimo saggio critico sul capolavoro di Nabokov. Lolite è un lavoro nato dall'interno, dalla visione a posteriori di alcuni episodi personali e dalla magia che su di me ha sempre esercitato il personaggio di Lolita.

Delirio.NET : Oggi a tuo avviso esiste un personaggio emblema, che incarna il mito della Lolita contemporanea e, per cosi dire, porta avanti la tradizione?

Katia C.: Sinceramente, poiché ho la presunzione di conoscere abbastanza bene Lolita, posso dirti che faccio davvero molta fatica a trovare un personaggio dell'attualità che possa in qualche modo vestirne i panni. Si parla molto delle "lolite" del mondo dello spettacolo ma di certo Lolita non è la velina che si fidanza con il ricco e attempato imprenditore e non è nemmeno l'adolescente in piena crisi ormonale e sentimentale alla ricerca spasmodica dell'amore vero o presunto tale.
Una persona che mi fa pensare a Lolita e che esercita su di me una certa curiosità ancora oggi è Rita Pavone, per la sua storia e per il suo look androgino che anticipava Twiggy. Anche Stefania Sandrelli potrebbe incarnare il mito della Lolita italiana soprattutto se la ricordiamo in “Divorzio all’italiana”del 1961. Entrambe le signore citate hanno però superato quella magica età. Per il resto Lolita va cercata in mezzo alla gente normale e di solito non è una dodicenne che si atteggia e si camuffa da ventenne, anzi, spesso è ciò che si direbbe "un maschiaccio".

Delirio.NET : Come vivi l'esperienza di questa tua pubblicazione?

Katia C.: Ovviamente con grande soddisfazione anche perché sono riuscita a farmi pubblicare da una casa editrice di cui ho avuto sempre grande stima e che mi ha seguita con vera professionalità. Devo anche ammettere che quando stavo ultimando la stesura di Lolite avevo già in mente altri argomenti per il futuro quindi è un po' come dire che "l'appetito vien mangiando".
Mi piace immaginare di avere affidato l'inizio di una possibile serie a Lolita. Ripongo molte speranze in lei, un po' come se fosse una figlia o il ricordo che ho di me quando avevo un'età in cui ogni futuro era possibile.

Titolo: Lolite. Storie e visioni di piccole seduttrici
Autore: Katia Ceccarelli
Anno: 2006
Editore: Nuovi Equilibri
Collana: Eretica
Prezzo: 10 €





Sempre dipingo e mi dipingo


I racconti contenuti in questo libo sono fatti di carne e ossa. Parlano di donne, uomini e poesia. Leggerle con le lenti della vita è molto semplice. Le parole messe una dopo l’altra, poggiate, non sanno che di volti. Di lavoro e non lavoro. Di luoghi e non luoghi, di sud e della grande palla Mondo. La voce narrante cambia microracconto dopo microracconto. Storia dopo storia. E non è per vezzo. La prima persona è usata per cantare meglio delle faccende quotidiane, senza troppi giri di parole. Senza eccessiva enfasi. Dentro le righe si scoprono personaggi diversi fra loro. Che hanno un nome o non lo palesano.

Delirio.NET : Una raccolta di racconti sorprendente, la tua: quando hai iniziato a scriverli, avevi già in progetto un'antologia, o è nata per caso?

Nunzio F.: Grazie per la valutazione, intanto. Poi, ammetto che i racconti sono nati per essere racchiusi in un'opera unica. Quasi tutti. Il primo, quello ha lo stesso titolo della silloge, è una rielaborazione d'un racconto più breve. Dunque l'idea tiene nel suo corpo questa necessità. Gli scritti crescono all'interno d'un percorso ideale prestabilito, anche se forse involontariamente. Il carattere antologico "portato a termine" è da considerare più o meno come escamotage per incollare i microracconti in un'unica prova letteraria; in fondo, le parole messe in fila fanno parte, tutte quante, d'un unico momento.

Delirio.NET : Giornalista, poeta, scrittore, collaboratore di riviste in rete, come vivi la comunicazione e che cos'è, per te, la scrittura?

Nunzio F.: Come ha ripetuto più volte un grando scrittore italiano del Novecento, vivo per scrivere. Adoro la poesia e la prosa. Più la poesia, anche se la mia prosa contiene elementi scaturiti e agitati dalla poetica. Intesa in senso lato. Collaboro per la croncaca e cultura, con un quotidiano della mia terra, dunque questo rapporto con la "contemporaneità" mi mantiene in esercizio. Sia per quanto riguarda la scrittura, sperimentata con la passione d'un rapporto costante; sia per quanto riguarda la continua ricerca di stimoli, fatti e note varie. Paralleramente, se così si può dire, coltivo l'interesse e la partecipazione indirizzata a riviste cartacee e telematiche. Proprio la tensione corrente fra me e il cosiddetto mondo virtuale, penso a internet ovviamente, la rete mi permette di contribuire a dare visibilità ad autrici e autori spesso non troppo considerati, a volte solamente perchè esordienti o quasi. Recensire prove letterarie di persone non degnate della giusta attenzione m'affascina, in pratica mi sento in dovere di parlare della bellezza di testi non commerciali o non sostenuti da campagne pubblicitarie frastornanti. Tutto ciò, mi consente di istaurare relazioni e fare conoscenze di valore inestimabile. In sostanza, approfitto della mia passione d'autore per dare linfa alla mia conoscenza. Dalla lettura imparo, penso. Dalla scrittura anche. Ne sono sicuro.

Delirio.NET : Ci spieghi la natura e la scelta del titolo?

Nunzio F.: Il titolo del libro, ripete il titolo del primo racconto. Ho pensato di inventare questa suggestione per rendere sia il contenuto (almento ho provato) della prima storia e, in particolare delle voglie e dei desideri, dell'arte quindi del protagonista Mauro Destrieri, sia un particolare che faccia percepire quel piccolo accanimento autobiografico (anche se poco rilevante) quasi presente in tutte i testi. Il protagonista e le sue mille vite, ovvero le vite d'una parte delle moltitudini, tornerà ancora in altri libri.

Titolo: Sempre dipingo e mi dipingo
Autore: Nunzio Festa
Anno: 2006
Editore: Il Foglio
Collana: Istant book
Prezzo: 10 €





Il coraggio di essere dink


L’acronimo D.I.N.K. (double income no kids – doppio stipendio niente figli) riassume bene l’essenza di un nuovo tipo di coppia, in cui la scelta di non avere figli, almeno per i primi anni di matrimonio/convivenza, risponde all’esigenza di concentrarsi totalmente su se stessa, in una vera e propria simbiosi coniugale. L’uomo e la donna dink vengono spiati nelle loro vicissitudini quotidiane, dalle carambole nel traffico per schivare i monovolume delle mamme “pargolo-dipendenti”, alle transumanze del sabato, alla ricerca dell’outlet più trendy e al contempo più conveniente. Sempre insieme, almeno per quanto gli impegni professionali possano loro permettere, organizzano spesa, week end, vacanze, e persino il loro matrimonio, con l’ausilio di computer portatile e funzioni matematiche, convinti, spesso a torto, di riuscire ad evitare quegli inconvenienti che la vita immancabilmente riserva a chiunque. Con brevi intrusioni nella loro vita ad “alto livello reddituale”, il libro racconta le loro nevrosi di coppia perfetta e quelle, anche più complesse, del vario genere umano con cui vengono in contatto.

Delirio.NET : Perché un libro sui dink? Se ne parla troppo poco, o se ne parla troppo e hai voluto sdrammatizzare questa mitica icona della coppia senza figli per scelta?

Michela P.: Forse se ne parla poco, nel senso che molte persone, soprattutto donne, non hanno ancora capito che si può essere felici, da sposati, anche senza sfornare un pargoletto entro i primi due mesi di convivenza. Non che il libro, comunque, voglia essere il manifesto di una qualsivoglia teoria di “supercoppia”: racconta semplicemente come vivono e si divertono i dink, senza pannolini da cambiare, bimbi da portare al mare “perché c’è lo iodio” o ingombranti monovolume, tappezzati di Titti e Topolino, da parcheggiare

Delirio.NET : Le pagine sono ironiche e traboccanti di situazioni divertentissime: nasce spontanea la domanda se siano frutto di pura fantasia o se qualcosa sia stato sperimentato...

Michela P.: Certamente è più facile scrivere di quello che si conosce, per cui devo confessarti che alcune situazioni mi sono accadute in prima persona, come le vacanze tragiche o gli impacchi ustionanti ai semi lino di mia madre. Altri episodi mi sono stati raccontati dalle mie amiche, ma penso comunque che siano capitati anche a molte altre persone, che pertanto ritroveranno esperienze e sentimenti comuni. Come ho voluto chiarire anche all’inizio del libro, il tono è ironico e non ci sono riferimenti a persone specifiche (a parte mia madre, naturalmente): diciamo che ho elaborato in modo comico vari “pezzi” di vite diverse.

Delirio.NET : Un manuale sulla coppia dink ma soprattutto sulla varia "fauna" con cui vengono a contatto: nei confronti di casalinghe annoiate con figli, parenti, ciclisti della domenica e altri c'è più il timore di affrontarli o di diventare come loro?

Michela P.: La seconda che hai detto! Nel senso che i dink, pur con le loro schizofrenie, vivono un rapporto di coppia molto equilibrato e soddisfacente, come invece non capita a molte famiglie con figli a carico. Questo non vuol dire che chi è dink per i primi anni di matrimonio sia destinato ad esserlo per tutta la vita, ma certo aver avuto una luna di miele di una mezza dozzina d’anni o più aiuta molto quando si decide di ascoltare “l’orologio biologico”.

Titolo: Il coraggio di essere dink – vizi e virtù della “coppia single”
Autore: Michela Pettinà
Anno: 2006
Editore: Effedue Edizioni
Collana: Yoni – Storie al femminile
Prezzo: 10 €





L’uomo tatuato


Ordinario mutante, privo di tuta aderente o di qualunque potere soprannaturale, Michele è un ragazzo di vent’anni alle prese con le prime esperienze sessuali che scopre di somatizzare il termine di ogni sua relazione con la comparsa di un tatuaggio. Ciascun disegno, ora blasfemo e terrificante, ora ingrato e pacchiato, è comunque sempre drammaticamente reale nel descrivere come l’esperienza sia stata vissuta intimamente ed inconsciamente. La psiche di Michele, pittore fantasioso e implacabile, usa la sua pelle come una tela bianca sulla quale vomitare i colori delle emozioni, dei pensieri e delle debolezze più intime. Fingendo di ignorare la sua menomazione, Michele si lascia innamorare di Laura, una compagna di università apparentemente perfetta; ma quando la loro meravigliosa storia d’amore è in fase embrionale, lei vede il suo corpo e lo rifiuta, sparendo dalla sua vita. Innamorato di una donna che non c’è e che non ha mai posseduto, vittima quindi del suo stesso amore e desiderio, per dieci anni Michele ha una serie di relazioni puramente carnali nelle quali recita il ruolo di carnefice ed attraverso le quali mostra quegli aspetti terribili della sua personalità che i tatuaggi vanno disegnando.

Delirio.NET : Odissea di un mutante: una storia incredibile, erotica, dolorosa, ironica, provocatoria. Una commistione di generi. Come nasce il personaggio principale e quanto c'è di te nel protagonista?

Marco L.: Il protagonista del libro è sicuramente molto simile, nei suoi processi mentali, a ciò che io spero di non essere più. Il mio processo di maturazione, unito alla straordinaria opportunità offerta dal mio lavoro (oste di un ristorante a Carpi) di interagire ed osservare tanta umanità così diversa, mi ha fatto accorgere di quanto spesso io avessi cercato di nascondere a me stesso i lati peggiori del mio carattere. Il mio pessimo comportamento in tante relazioni sentimentali mi veniva tenuto nascosto da un "altro me" che cercava di preservare l'orgoglio e l'integrità mentale di me stesso. Le relazioni lasciavano segni e cicatrici nella mia anima ma io tenevo quell'anima ben sopita e celata all'interno del mio involucro di carne. - Se quelle cicatrici fossero invece ben visibili non solo a me stesso ma a tutti - mi sono domandato, - Se le conseguenze dei miei errori non potessero essere tenute nascoste, come mi comporterei? O meglio, come mi sarei comportato? La tesi del libro è evidente. Che senza una maturazione che può avvenire subito, dopo tanto tempo o magari mai, l'ego del maschio cercherebbe comunque di far finta di niente, di assolversi nel nome di una sicurezza in sè stessi che è alla base della riuscita dell'attività principale e più affascinante per il maschio stesso: la seduzione.

Delirio.NET : Ci parli della genesi del tuo libro e di come sei arrivato alla pubblicazione del tuo primo romanzo?

Marco L.: Dopo 30 anni di racconti (la mia produzione non è molto vasta, ma ho ritrovato 2 racconti del 1976 scritti su un quaderno di scuola) ho deciso che era ora di tentare di fare qualcosa di quantitativamente serio. Di costruire una storia (cosa che sì può fare solo con un romanzo) e di abbandonare per il momento la creazione di atmosfere ed emozioni forti ma fugaci, elementi fondamentali per la riuscita di un racconto. Ero talmente avvezzo alla scrittura di racconti che la mia principale preoccupazione era di "fare volume". Scrivere, scrivere, scrivere. Quando, dopo tre anni, mi sono ritrovato con 450 pagine di materiale, ho capito che avevo vomitato troppo. Ho lasciato passare qualche mese e poi ho lavorato di forbici e di lima per arrivare al risultato che è stato pubblicato.

Delirio.NET : Il libro illustra anche la filosofia dei tatuaggi. Come ti poni nei confronti di questa arte e qual è la tua opinione in merito all'utilizzo a volte improprio che ne viene fatto?

:Marco L.: Io ho un solo tatuaggio sul corpo e me lo sono disegnato da solo. Credo che la bellezza del tatuaggio stia nella consapevolezza di chi se lo pratica di conviverci per la vita intera mostrando per mostrare meglio se stesso agli altri. Non credo nel tatuaggio decorativo e nel tatuaggio come moda. Siamo bestie e come tali dovremmo marchiarci per mostrare la nostra appartenenza a qualcosa. Ad un popolo, un credo o anche solo ad un'emozione.

Titolo: L’uomo tatuato – Odissea erotica di un mutante
Autore: Marco Lugli
Anno: 2005
Editore: Iuculiano
Collana: Erotheca
Prezzo: 16 €





Il libro più bello del mondo


Uno stile divertente e assolutamente unico per l’esordio di Walter Cantoro, con la sua prima raccolta di racconti. Articoli che sembrano racconti, per la precisione, o viceversa. Ironia e dissacrazione per narrare la vita quotidiana, tra amori, noia di provincia (quella di Teramo, dove l’autore vive) e tv spazzatura. La vita e le opinioni di un gentiluomo che senza arroganza ma con intelligente provocazione racconta il suo personale punto di vista sul mondo.

Delirio.NET : Ci spieghi la genesi del "libro più bello del mondo", nonché tua prima raccolta di racconti?

Walter C.: Gentile Dott.ssa Eliselle… parlare di me stesso in maniera seriosa non è cosa che mi riesce facile. Io sono solo un immenso coglione (ubriacone et pusillanime), e mi chiedo ancor oggi come si possa dare credito al sottoscritto. Il libro non è che la selezione di articoli pubblicati nell’arco di 3 anni nella rubrica “Satira di Costume o Immani Cazzatoni” da me tenuta sul mensile free-press Il Cittadino di questa piccola sonnolenta cittadina di provincia. Più che genesi, è forse più opportuno parlare di partenogenesi. Il libro è nato da solo, nel tempo. Questa esperienza/opportunità è stata palestra allo scrivere et allenamento alla parola. E’ bene si sappia che non conosco i verbi; sono un asino ignorante, al Liceo prendevo -1 in italiano (menouno cazzo! Vaffanculo professore!). La frase si compone per assonanza e per musicalità della stessa. Scrivo per diletto e per edonistico piacere. Lo scrivere assume in alcuni casi anche valenza medica et curativa. Scrivo eppoi mi è necessario controllare sul dizionario on-line il reale significato del lemma utilizzato. Se non fosse per il corretttore automatico di Word i miei scritti sarebbero pieni dei più elementari errori. Ringrazio pubblicamente Simone Gambacorta curatore amico perfetto, Gordiano Lupi prefatore benevolente, Nicola De Fabritiis editore prodigo et onesto, ed in maniera particolare zio Bill Gates per aver regalato al mondo il suggeritore di sinonimi senza il quale adopererei unicamente le 216 parole che conosco.
Per precisione: il racconto “Per un Mondo Miglioro, Vota Cantoro” è stato seguito da reale candidatura alle elezioni comunali 2004 con stesso slogan. La promessa elettorale apparsa su manifesti e santini era: se vengo eletto, tutto quello che posso fare per me stesso (e per qualche amico) sicuramente lo farò. Ve lo giuro! “Ciao Walter” è stato invece happening. Tutta la città pensò ch’io fossi realmente deceduto. Molti hanno pianto, qualcuno ha pregato per la mia anima, altri mi hanno maledetto. Ha avuto due valenze distinte: 1) Esperimento di comunicazione e misurazione delle potenzialità del medium giornale. 2) Volontà di istigare riflessione sul valore attribuito alla vita, passando attraverso l’esperienza cognitiva della morte. La morale era: non tediatevi inutilmente. Cercate di essere felici perchè la vita può essere estremanete amara in maniera improvvisa. Godete delle piccole gioie, e non rompete il cazzo.

Delirio.NET : In copertina, campeggia il mitico Brancaleone. Nella tua prosa spesso appaiono termini e periodare dai sapori antichi, che spiazzano, piacevoli e divertenti. E' uno stile che ti viene naturale?

Walter C.: Assolutamente naturale. Si parla di stile ma sinceramente non saprei interpretare il mio. Non penso neppure di averne uno. Ho una macchina (spassomobile NewBeetle argento), una moto, alcune femine gentili et generose, un cellulare di ultima generazione, ma uno stile non penso di possederlo. Scrivo quel che mi viene e come mi viene purchè mi diverta farlo. Per brevità potrei asserire, e sottoscrivere, che con la metrica a cazzo a volte mi sollazzo.
Gli scrittori hanno uno stile. Lo scrittore è persona seria. Io non sono nè l’uno nè l’altro.
Brancaleone è figura che molto colpì la mia allora ingenua fantasia; e mi ha accompagnato nel tempo.
Tra la stesura di un racconto e l’altro sono intercorsi mesi/anni. E’ forse possible rintracciare differenze nel modo dello scrivere tra i vari racconti, forse perchè nel tempo lo stesso si è migliorato ed arricchito. Ma io non ho fatto assolutamente nulla, non è colpa mia.

Delirio.NET : La raccolta è preludio ad altri progetti editoriali futuri?

Walter C.: Mi dicono di farlo. Se ne avrò voglia forse mi ci proverò. Intanto le mie energie sono tutte orientate alla ricerca dell’ozio perfetto.
Questo è il mio cellulare: 347 1876881, chiamatemi se volete.
Questa è la mia e-mail: info@waltercantoro.it, scrivitemi se volete.
Saluti.

Titolo: Il libro più bello del mondo. La vita e le opinioni di Walter Cantoro, gentiluomo
Autore: Walter Cantoro
Anno: 2005
Editore: Demian Edizioni
Collana: Gli empatia
Prezzo: 8 €





Wrong


La storia di Andrea e del suo inferno quotidiano: vivere. Un nugolo di personaggi che gli si muovono intorno su di uno sfondo urbano degradato arrangiandosi alla meno peggio per sopravvivere, per cercare un’improbabile via di fuga. Una madre e un padre che hanno perso ogni interesse per la famiglia; Sarah, la sorella, che cerca in tutti i modi di arginare il proprio malessere autodistruggendosi; Simone, il fratello perfetto che rinnega le sue origini; gli amici traditi e l’amore disilluso. Una spirale di volti ed eventi destinata ad involversi su sé stessa fino al tragico epilogo.

Delirio.NET : Come hai ideato la figura del protagonista, l'Andrea che afferma di disinteressarsi del proprio futuro e di non avere un mondo ideale perché sarebbe niente?

Andrea C.: Quando chiudo gli occhi ci incontriamo fin da bambino. È quel confine labile fra il cornicione e l’asfalto.

Delirio.NET : Uno sguardo crudo e impietoso del mondo attuale. La tv come contenitore di spazzatura. Riguardo questo aspetto, sei affine alla visione del romanzo o accendi la tv, di tanto in tanto?

Andrea C.: Accendo la tele per farmi male. Il problema è che adoro il cinema ma odio Ghezzi, Sky e i videoregistratori. Di tutto il resto: dibattiti, reality, telefilm (tranne Er), partite, Angelus, Quark, non me ne frega nulla.

Delirio.NET : Il tuo approccio alla scrittura è cambiato in Wrong rispetto al tuo romanzo d'esordio Settantanove punti di fuga?

Andrea C.: Quello prima era destrutturato in microframmenti, voci, artigianato sulla parola, questo invece è in prima persona, più semplice, sicuramente, ma più diretto. Non sono soddisfatto di nessuno dei due libri, in pratica.

Titolo: Wrong
Autore: Andrea Consonni
Anno: 2004
Editore: Il Foglio
Collana: Autori contemporanei
Prezzo: 8 €


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