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Orepiccole.org
Di lui Aldo Nove ha detto che “è fuori come un balconcino esposto al sole”. A noi preme ricordare che è uno degli autori entrati a far parte della rosa dei Semi di fico d’India. Gabriele Dadati, piacentino, ha pubblicato il suo primo libro nel 2000, una raccolta di racconti intitolata Catene di smontaggio (ed. Berti). Ora sta per uscire con una nuova opera per la peQuod, Sorvegliato dai fantasmi. E visto che da poco ha aperto Orepiccole.org, uno spazio nuovo in rete dopo il suo blog storico, scritto a due mani con Giuseppe Mauro, Delirio.NET ha cercato di capire come sarà il 2006 per Gabriele. Con un’intervista in esclusiva.
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Delirio.NET : Come inizia la tua passione per la scrittura e quali sono le tue prime sperimentazioni?
La prosa a sedici anni. E' successo così: sono sempre stato un forte lettore, addirittura fin da quando non sapevo leggere e a leggere per me era mia madre che ogni sera apriva volumi con dentro i miti degli dei e degli eroi, ma a un certo punto (16 anni proprio) hanno cominciato a venirmi in mente delle idee fatte a forma di trama. Mi dicevo "e se questo tizio facesse questo e quest'altro? e se sua sorella reagisse così e così?" Cotinuavo a pensarci: del resto non capivo neppure da dove saltasse fuori tutta quella roba. Poi ho scoperto che riuscivo a liberarmene solo se appuntavo le storie da qualche parte. Prima delle prosa avevo tentato i versi: ma così, da ignorante, e davvero senza talento. Questa però è un'altra faccenda. Ho smesso.
Delirio.NET : La letteratura e i blog: a tuo avviso c'è differenza tra scrittura digitale e, se vogliamo definirla così, scrittura tradizionale? Cosa significa per te avere un blog?
Dunque, per quel che riguarda la narrativa, finora l'ho fatta solo su carta. Invece la scrittura giornalistica, da terza pagina, l'ho fatta sia in rete che su carta e posso dire che cambia il tono. Entrambe sono scritture che si fanno in fretta (devi pubblicare, pubblicare, pubblicare subito), ma nel caso del blog ti viene un tono di maggior prossimità al lettore, perché può risponderti come se fosse il tuo vicino di casa anche se in effetti non vi siete mai visti in faccia, mentre nel caso della scrittura giornalistica su carta (io scrivo per la cultura di "Libertà", quotidiano di Piacenza) c'è un prendere le distanze, una certa posa tradizionale che rientri nel tono dell'intera pubblicazione.
Delirio.NET : Uscirai con il tuo libro per la peQuod tra non molto: ci puoi dare qualche anticipazione in merito?
Sono nove racconti e una lettera di dedica (una roba tipicamente rinascimentale): in tutto due anni di lavoro. Sono le voci di personaggi che si trovano tutti irrimediabilmente nella stessa condizione: affrontare una prova. Che può essere l'arrivo del primo figlio, scagionarsi essendo Charles Manson, fuggire da un'isola-manicomio, accettare la prigionia, combattere la malattia o altro, ma in ogni caso prove. Prove che si affrontano da soli. E il premio può essere che chi è solo, una volta superata la prova, non sia più solo, abbia trovato qualcuno con cui stare. Affrontare le prove con la consapevolezza che sono prove è quello che io chiamo, oggi, epica.
Delirio.NET : Raccontaci la gestazione del libro, il titolo, e come hai vissuto l'evento della pubblicazione di Sorvegliato dai fantasmi.
Il titolo originario era "Esercizi di solitudine", che è un po' il senso dei racconti. Marco Monina di peQuod m'ha detto però: bel titolo, ma un po' "telefonato", se capisci cosa intendo. E io ho inteso, aveva ragione: era un titolo che spiegava invece che intrigare. E allora ho immaginato queste voci che vengono a me e mi parlano e mi fanno raccontare in vece loro: sono i miei fantasmi, che mi sorvegliato (mi custodiscono) perché io non tradisca loro e le loro storie. Poi: il libro è fatto di equilibri delicati (personaggi che tornano, oppure voci che tornano, oppure giri di frase o nomi o ambienti) di modo che è sì un libro di racconti, ma ha anche un suo sapore unitario. E' per questo che ho dovuto fare e rifare, tagliare, riscrivere e ci ho messo due anni a fare un libro di 140 pagine. Ma davvero l'atto fisico dello scrivere resta per me la cosa più bella, e avere un progetto per la testa mi fa stare bene. La pubblicazione con questa particolare casa editrice che ha fatto negli ultimi anni libri bellissimi poi mi onora e basta, anche perché mi ha permesso di incontrare un critico bravo e generoso come Fulvio Panzeri che mi sa spiegare la mia scrittura.
Delirio.NET : Orepiccole.org è un sobrio spazio in rete che si occupa di letteratura e arti figurative. Com'è nata l'idea, e a quale esigenza risponde?
Ore piccole, nel fare il quale ho un collega che si tiene per ora più in disparte ma importantissimo che è Stefano Fugazza, è un laboratorio di incontro, scontro e scambio che ha un fine preciso: diventare al più presto anche una rivista cartacea. L'idea nasce dal fatto che ci piacciono certe cose (la letteratura e le arti figurative, visto che Stefano è un importante critico d'arte nonché direttore di museo) e pensiamo che incontrarci con altri parlando di queste cose sia un modo di capirne un po' di più. Ci sono 20 persone che hanno accesso a Ore piccole e ci possono scrivere: non sto qui a fare l'elenco (anche perché le si conoscerà bene col tempo), ma le ringrazio di cuore una a una.
Delirio.NET : Che cosa ci aspetta in questo 2006 da Gabriele Dadati? Puoi dire anche qualcosa di delirante, non è nostra abitudine scandalizzarci...
Che il mio libro incontri delle persone della stessa pasta di cui è fatto lui, di modo che si facciano compagnia a vicenda. Che i due progetti che abbiamo insieme Stefano ed io (la rivista e un libro) vedano presto la luce. Che io mi trasformi in un qualche animale definitivo e scafato che può affrontare le cose. Che il Cesena venga in serie A e io sia lì per festeggiare.
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Capitani coraggiosi

Immagini scattate da Pierantonio Tanzola
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