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foto di Matteo Manzini
Bolognese DOC e milanese d’adozione appassionato di scrittura e fotografia. L’artista trentenne Matteo Manzini ha debuttato a Milano con una mostra innovativa, in cui ha esposto le sue foto su supporti di alluminio e dibond: un modo nuovo di raccontare l’East London e le sue feste house in strada, piene di gente e di musica, in cui si incontrano personaggi variegati e assai particolari. Una piccola gallery in esclusiva dedicata ad alcuni pezzi della mostra.
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Scrive e scatta fotografie, e quando gli chiedi come sono nate queste passioni, ti risponde con una frase che rivela immediatamente un aspetto fondamentale di sé: Mi piace guardare le persone. Lo scorso Settembre è stata allestita a Milano nella galleria Spazio Stresa 6 la sua prima mostra fotografica, Strike a Pose – Londra into my camera, un esperimento interessante e innovativo in cui Matteo Manzini utilizza materiali particolari per valorizzare i suoi scatti, alluminio e dibond. Il risultato è stato sorprendente: quattordici stanze, ottanta metri quadri di volti, un’interpretazione della varia e colorata umanità che si può trovare a Londra negli house party organizzati alla luce del sole, nelle strade, tra musica e divertimento collettivo.
Perché Londra? L’artista risponde: Londra è una città che mi è sempre piaciuta, ma da due anni ho la fortuna di frequentare amici che ci abitano e mi portano in giro come se non fossi un turista. Una delle caratteristiche fondamentali di Londra è l’originalità delle persone che ci abitano: tentano sempre di essere un’attrazione, come se vivessero in un fashion party permanente. Una grande fonte di ispirazione per Matteo, che per l’occasione ha montato anche un videoclip in cui utilizza immagini e musica, colori e suoni per prolungare il suo racconto londinese. Un video di cui la curatrice della mostra Cecilia Antolini dice: Grazie a un montaggio psichedelico l'artista ottiene un continuum di immagini in bilico tra una riproduzione fedele dell'ambiente e una rielaborazione che ne fa risaltare solo dettagli significativi. Assunzione globale di fondo: ci sono realtà di per sé artistiche che con un'indagine documentaria si possono portare ad espressione senza bisogno di forti interventi e manipolazioni.
Nel suo sito personale Matteo mette a disposizione non solo alcuni esempi del suo lavoro fotografico, ma anche racconti e brevi scritti in cui rivela la sua seconda passione, quella per la scrittura: Ho iniziato con una newsletter settimanale per amici, per fare pubbliche relazioni e scrivere quello che mi passava per la mente. Mano a mano la newsletter si è allargata e ha trovato sempre nuovi lettori. Una sperimentazione che mi obbligava a scrivere, perché aveva una scadenza. Sul sito ho tenuto i pezzi che secondo me sono i migliori. L’illuminazione di forma e contenuto l’ho avuta a metà degli anni Novanta leggendo, Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi, ma leggo tanti altri: Paolo Nori, che scrive come pensa e mi piace per questo, Andrea G. Pinketts, De Carlo, Ammaniti, Marilù Manzini. Fatico a leggere autori stranieri, anche se adesso sto cercando di impegnarmi a leggere autori americani giovani, come David Foster Wallace e Dave Eggers.
Dopo la mostra milanese e i suoi ottimi riscontri ci sono ora altri progetti per Matteo Manzini, primo fra tutti il desiderio di organizzare una nuova mostra nella sua città natale, Bologna. In programma anche la realizzazione di uno script per un cortometraggio animato. Nel frattempo, continua a scattare fotografie. Per sua gentile concessione, Delirio.NET espone una gallery con alcune immagini dell’esposizione Strike a Pose, e invita a dare un’occhiata al minimale ma interessante sito dell’artista.
[ BOXes - scatOLE ]



Immagini appartenenti a Matteo Manzini
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