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Marco Acciaro
Delirio.NET espone le opere di un talentuoso artista, il venticinquenne Marco Acciaro. Come in una vera e propria galleria d’arte, una panoramica delle opere di un giovane disegnatore che ha già visto le sue opere esposte su famose riviste on-line e antologie di successo. Per conoscerlo meglio, un’intervista in cui Marco si racconta.
Con un racconto di Francesca Mazzucato scritto per un'opera di Marco Acciaro intitolata Tamara.
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Delirio.NET : Come è cominciata la tua passione per il disegno e quali sono state le tue prime sperimentazioni?
M.A.: Penso di aver sempre avuto questa passione, forse sono nato con una matita in mano. Una volta alle scuole elementari (o forse era la scuola materna, non ricordo bene) la maestra mi regalò un album con dei pennarelli perché voleva che le facessi dei disegni. Dopo qualche giorno, a scuola tutti sapevano che disegnavo bene e decisero quindi che ne avrei dovuto fare degli altri (me ne hanno fatti fare tantissimi) per arredare la mensa scolastica… pensa che sfiga!
Delirio.NET : I tuoi disegni hanno molto successo in ambito letterario, ti ritroviamo sulla quarta di copertina di Semi di fico d’India, su Chic Trills insieme a un racconto di Marco Nardini, su Eroxè accanto a un racconto di Francesca Mazzucato. Qual è il tuo personale pensiero sul binomio disegno e scrittura?
M.A.: Credo che le due cose percorrano strade parallele e spesso si incrocino, dando vita a interessanti collaborazioni. Da un bel libro può nascere un bel quadro o viceversa. Tutte le forme d’arte sono in qualche modo legate. Proprio su Chic Trills gestisco la rubrica Le mie piccole iene, perfetto connubio arte-letteratura, dove ogni mese accosto le mie illustrazioni alla scrittura di Marco. Quando Francesca mi ha detto che un mio disegno l’aveva tenuta sveglia tutta la notte ispirandole dei racconti non ci potevo credere, ero lusingato ed emozionato, e il giorno dopo gliene ho mandati degli altri creando una rete di “scambi creativi” che ha contaminato il suo blog e altri siti ai quali era collegata. Semi di fico d’India ha addirittura dato il titolo all’antologia di racconti che ha curato Marco Nardini, e ne ha rappresentato una sorta di ventunesima visione dell’estate, occupando il risvolto di copertina.
Delirio.NET : Le immagini e il tratto sono definiti e sensuali. A cosa ti ispiri per creare?
M.A.: Grazie, sei molto carina. Devo dire che non ho delle fonti di ispirazione definite, cambiano spesso. Molte volte sono semplici situazioni quotidiane o piccoli dettagli che fotografo con gli occhi e poi rielaboro “romanzandoli”. Il mio sesso è un oltraggio è stato concepito a Venezia durante il carnevale. Le maschere del carnevale veneziano hanno un fascino misterioso e una forte carica erotica e sensuale. La verità è che sono arrivato a Bologna per fare musica, alla ricerca di nuove ispirazioni, nuovi rumori, nuove visioni, di “urbanità”, come dico spesso. Questo perché, in risposta alla tua domanda, è forse la musica che più spesso mi ispira.
Delirio.NET : Senti che la tua arte sia in evoluzione? Stai cercando nuove tecniche e nuovi modi di espressione?
M.A.: Con Semi di fico d’India ho avuto il mio primo approccio con la grafica digitale, anche se comunque in modo molto easy, visto che col computer ho realizzato solo un collage di immagini applicato su un disegno a matita. Più che una ricerca di nuove tecniche (in realtà sono molto legato alle matitine dell’Ikea…) credo siano le mie tematiche che fluttuano, cambiano, poi magari ritornano. In Chic Trills il mio Uomini inermi è la denuncia di un disagio psicologico e sociale, quello dell’impossibilità di reagire ad alcuni diktat che ci vengono imposti. Tutto è quindi sempre in movimento, anche secondo i cambiamenti della società.
Delirio.NET : Domanda topica di Delirio.NET: la situazione più strana o la persona più delirante che hai vissuto o conosciuto finora...
M.A.: Mah, da un po’ di tempo mi rendo conto di essere circondato da persone deliranti, ma artisti di grande talento. É proprio vero che gli artisti sono un po’ folli, un po’ particolari. Il fatto è che mi trovo sempre meglio con queste persone. Forse sto delirando anche io? O forse sono sempre stato un po’ folle. Per quanto riguarda la situazione più strana, forse finora è stata quest’ultima notte di Halloween, ma non chiedermi perché…
Delirio.NET : Ok, non indagherò! I tuoi prossimi progetti, disegni, mostre...
M.A.: La mia prima esposizione (escludendo i disegni esposti alla mensa scolastica…) è avvenuta alla presentazione dell’ultimo libro di Francesca Mazzucato, L’anarchiste. È capitato che me lo abbia chiesto e sono stato felice di farlo. In genere non mi metto in testa progetti a lunga scadenza, vivo quello che mi succede. Continuo con molto piacere la collaborazione con la rivista online Chic Trills. Inoltre, spero di riprendere presto in mano il mio progetto musicale che avevo iniziato a La Maddalena.



Immagini appartenenti a Marco Acciaro
Lama nell'ombra che taglia Francesca Mazzucato «…tout ou presque se passe au bord de l’ombre… » Mi hai bendato mentre stavo per bere ancora una volta. Forse non era vino ma era sangue distillato. Somigliante al Nero d’Avola, al Morellino, al Primitivo di Manduria Mi hai bendato col calice in mano, ho sentito il tuo odore inconfondibile. Sigarette da poco, sudore. Il tuo odore percepito con gusto da pietosa mendicante. Ma eri una sfinge mummificata della mia memoria ancora innamorata. Ma eri una immagine astratta nella tua perfezione, somigliante nella bellezza, in quella freddezza del tratto che ancora mi accarezza. Come una lama. Perché eri una lama. Una lama capace di arrivarmi vicino al cuore, per questo berrei quel sangue, cosa vuoi che sia un altro sorso di dolore, prima che vada via, e non ritorni che nei sogni? Mi hai bendato mentre stavo per bere ancora una volta. Forse volevi avermi ma ero già tua. Lo sono tuttora, lo sono stata come mai mi era capitato. Come mai avrei neanche per scherzo immaginato. Il mio corpo bendato perfetto raddrizzato, ti appartiene, come ti è appartenuto, da quel primo istante in cui abbiamo bevuto.[...] Nero d’Avola, Morellino, Primitivo di Mandruria . Rossi che mi seccavano le labbra rendendole viola. Mi piaceva raccogliere i segni sul mio corpo. Il mio corpo che è morto e ora giace, risorto per caso, da questo arrivo improvviso del tuo viso,sfinge mummificata. Non dici niente? Il y a que tout ou presque se passe au bord de l’ombre, à demi-mots perdus, au carrefour des mystères, confluent souterrain Resto immobile nell’angolo di muro freddo dove sei arrivato, dove potrà restare la tua impronta. In fondo un corpo, anche mummificato, anche dall’ombra risorto, nell’ombra tornato, lascia una impronta. Tu sei uno specialista, un artista eccellente, hai lasciato impronte su di me che non se ne vanno con niente. Non ho ancora provato con un corpo appassionato, un corpo reduce a combaciare, un corpo che potrei amare. Sei ancora la stessa tortura, quella voglia improvvisa, incontenibile, impura e io preda, non bendata, consenziente, non velata ma solo con un vestito finto, un abito dipinto con un niente fra la tua mano e i miei seni. Offerti per la tua bocca. Adesso la tua ombra rintocca come un orologio a cucù di una casa dalla quale fuggire urlando mai più. Non ho ancora provato. Non farlo mi sei venuto a dire? Da quegli angoli polverosi dove riposi? On a droit au repos à la fin oui ou non? Tu perds ta langue enfin? Tu a perdu ta langue? E dire che parlavi parlavi tanto con un bicchiere in mano, che fosse Nero d’Avola o Morellino di Scansano. Parlavi tanto senza farti capire, annuivo, fingevo, aspettavo. Il tuo corpo lama a ferire. Il tuo corpo dentro a lasciarmi sognare di non esistere in quello spazio, di flutturare. Il tuo corpo che gli orgasmi li sussurrava, il tuo corpo che viveva di strada, che oltre a tutto il resto beveva l'asfalto e asfalto pisciava. Mi hai bendato mentre stavo per bere ancora una volta. Mentre le lacrime del pensare a te erano calde in questa notte, toccandomi appena, immaginavo. Un seno che sfugge, una lingua che sugge, un letto con le tracce, borracce per non lasciare a quella solita arsura la possibilità di prendermi a dismisura. Sei arrivato piano «J’oppose au dynamisme la lenteur, au geste décadent le geste primitif.. » Sono cose che ho letto io non ne sono capace. Il gesto decadente ancora mi piace, il mio corpo non tace, lo vuole, lo attende, il mio corpo anche se bendato, pretende. Pretendeva Simone allora, quando aveva perduto la ragione e diceva ancora? Una immagine astratta in una bianca perfezione. In quella freddezza del tratto che ancora mi accarezza. Una lama dall’ombra. Lo sapevi che ancora mi circonda. Quell’impronta, quel dolore del distacco, quel furore, quella follia, quella cosa che se torni, ombra mummificata a bendarmi, per possedermi, non posso mandare via. E resterò disperata. Con la coppa in mano, neanche appoggiata. Non conquisterò miraggi anche se pensati un minuto e un giorno, anche se scritti in un girotondo intorno, in una storia tutti giù per terra, in una favola bella da non sporcare con quello che puoi venirmi a dire nell'orecchio, alito gelido a soffiare. Quello che resta è niente, è sguaiato, dovrebbe restare sepolto,addormentato. « La relation d’unne image du corps aux autres dépend d’un facteur de distance spatiale et d’un facteur de distance affective » Sei qui ma non ci sei. Corpo d’ombra e di gelo, lasciami gli occhi celati dal velo leggero che li ha bendati. Torna dove riposavi. In quell’angolo di mente da cui non ti potrò spostare, ma liberami lo spazio per amare, chi non mette trappole alle distanze affettive. Le vive, le scrive, le invia. Liberami lo spazio per amare chi sa incastrare da giocoliere distanze spaziali e anche temporali in una parola inviata da sola, salvata e archiviata, o in una telefonata. Sei qui ma non ci sei. Sono certa che era sangue distillato. Il coltello delle tue labbra mi ha di nuovo straziato. Ha lacerato il labbro inferiore. Ora è sangue di certo migliore. Je suis intoxiquè volontarie…tu perds ta langue enfin? CITAZIONI DA
Bertrand Cantat Nous n’avons fait que fuir Editions verticales gina pane Lettre à un(e) inconnu(e) École national superieure des beaux -arts
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