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Francesca Mazzucato - L’anarchiste

- Libri -


copertina del libro

La scrittrice erotica è tornata, e lo ha fatto alla grande: uscito a Settembre, L’anarchiste è il nuovo romanzo di Francesca Mazzucato. La storia di amore e di sesso di una donna di trentotto anni e di un ragazzo di ventotto con i capelli da indiano. Una storia rigorosamente in prima persona, coraggiosamente autentica, un’autobiografia romanzata di cui l’autrice svela alcuni particolari importanti in questa intervista. Nella quale parla anche di amore e passione. Senza finzioni. Preannunciando i progetti letterari futuri.

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Delirio.NET : Il romanzo più importante che tu abbia mai scritto. Sono le tue parole per definire L'anarchiste. Io potrei aggiungere un altro aggettivo: coraggioso. Com'è nato in te il desiderio di mettere in un romanzo la tua vita? E' una sorta di bilancio, una catarsi, un modo per confrontarti col pubblico dei lettori, o altro?

F.M.: Direi una necessità. E' una parola banale, forse un'urgenza e le urgenze creative non vedono il pericolo, non cercano tutele. Anzi, fanno il contrario. Io poi sono una temeraria.
Il mio corpo è materiale da libro, è fatto per entrare nella carta. Certe necessità arrivano di rado, e quando arrivano vanno seguite. Senza limiti, senza remore. A me è sempre successo così. E in questa spinta alla scrittura, questo imperativo categorico, elaborato e lavorato con fatica e con dolore, c'era certamente il desiderio di una catarsi. Della rappresentazione romanzesca di una vicenda erotica e tragica. Una vicenda dove il mio alter-ego letterario si offre e si rende "carne", carne viva all'interno del romanzo (non è una novità una sorta di "vicinanza" dell'esperienza erotica a quella della mistica, lo teorizzò anche Bataille, lo scopo finale può essere simile).
Poi c'era la questione delle fini. Dei lutti. E' un romanzo che parte dall'erotismo e dalla passione devastante e border line per raccontare (e anche elaborare, a me ha servito anche per questo) una serie infinita di lutti, di fini. Qualcosa che l'esperienza porta, inevitabilmente.
Condizioni che sorgono e cessano. Le ho fatte passare attraverso il corpo e la scrittura.

Delirio.NET : Nell'Anarchiste ci sono pagine ricchissime di poesia. La poesia si insinua nella prosa, la prosa accoglie la poesia. La simbiosi perfetta, il confine fra le due molto sottile. Come riesci a creare quest'unione? Esistono modelli a cui ti ispiri per rendere così musicali le tue parole?

F.M.: Ci sono cose che uno legge, molte le cito nei ringraziamenti finali. Poi non sai cosa ti rimane, non lo puoi sapere. Di certo sono riemersi ricordi infantili di filastrocche che si sono legate ad eventi anche forti, alcolici, violenti. Ho pensato che il contrasto potesse funzionare, che fossero "le parole per dirlo".
Ho sperimentato. Con una quantità di debiti che solo parzialmente elenco in fondo. Sono importanti, quei ringraziamenti.

Delirio.NET : Quali sono le sensazioni, le emozioni legate alla consapevolezza che in questo libro metti a nudo tanto di te, rivelandoti non solo come grande autrice ma anche come donna, lasciando che i lettori colgano le tue passioni, le tue forze e le tue debolezze? E' stato difficile ricreare sulle pagine persone che hai conosciuto, è staccarti da dolori e rancori vissuti?

F.M.: E' un libro che odio a volte e a volte amo e rileggo. E' un libro che nascondo nel cassetto per poi tirarlo fuori annusarlo. Provo sensazioni contrastanti. Sì a tratti è un memoir impietoso su di me, sugli IVG (e mi inserisco nella tradizione di scrittrici come la Beauvoir e la Nin che scrissero e parlarono dei loro aborti e all'epoca loro era certo più difficile), e su una parte del mio mondo, a tratti è un impietoso furto di vite, purtroppo, ma erano primari e comprimari della storia che volevo raccontare, non sapevo farlo diversamente, i miei mezzi stilistici non arrivavano oltre. Inoltre è una storia vera ma con interpolazioni letterarie. Non è e non potrebbe mai essere realmente una autobiografia. Non è il momento. So raccontare storie e questa storia su un piano extraletterario è realmente accaduta. Ma è una storia.

Delirio.NET : Sei una maestra in fatto di letteratura erotica. Ci sono confini di questo genere letterario che vorresti esplorare o che senti di aver raggiunto attraverso le diverse stesure dell'Anarchiste?

F.M.: Credo di essere svuotata. Di essermi spinta fino agli svincoli estremi, ai caselli di autostrade remote senza direzioni visibili ma con odori e colori che forse promettono storie, ma il vuoto che sento non mi permette di pensare, adesso,ad ulteriori esplorazioni. Credo in realtà di essere io "l'anarchiste" anche se è il soprannome del protagonista. Credo di avere esplorato e scritto di un "erotismo alcolizzato" di un erotismo senza identità di genere. Forse senza identità. Solo azioni. In realtà.

Delirio.NET : I co-protagonisti in questo romanzo sono sicuramente la città di Bologna e la musica. Quanto sono importanti per te, e quanto lo sono per la tua creatività?

F.M.: Lo sono moltissimo, anche se amerei pensare che chi lo legge possa pensarlo ambientato in qualsiasi notte di qualsiasi metropoli perché la Bologna che racconto non esiste. Esisteva trasfigurata nei bicchieri di vino rosso che io e l'anarchiste bevevamo fino a perdere il senso della realtà e i confini del possibile. E' una città-feticcio, una città-immaginata, con punti di riferimento reali ma dove ciascuno potrebbe rintracciare altre storie, tutte diverse.
La musica, beh, i Noir Desir. Bertrand Cantat che amavo e amo. Così uguale al giovane protagonista. Cantat e le sue poesie e le sue rabbie messe in musica e certo, i fatti che in molti conoscono. Ma che non cancellano quello che ha fatto l'uomo, che non cancellano quello che era stato prima. In qualche modo, e parlo solo da un punto di vista letterario, la vicenda Cantat-Trintignant lo rende ancora di più il perfetto eroe tragico ed erotico del contemporaneo. Credo di averlo sentito vicino, lui e Marie, nel periodo in cui ho vissuto la storia che racconto. Credo di aver sognato di essere Marie ("tu me tue tu me fais du bien" diceva la Duras, sulla passione).
Questo dal punto di vista del mio immaginario, personale e letterario. Per il resto ho estrema comprensione e vicinanza per i parenti di Marie. Credo che a volte sia impossibile "to forgive the action" ma che si possa e si debba, forse, sempre, "forgive the actor".
Noir Desir, Afterhours, e altra musica. Ritmi del quotidiano. Bach. La musica delle parole di alcune persone, attorno. La musica del silenzio.

Delirio.NET : L'anarchiste è un romanzo in cui è facile l'immedesimazione. Ci si perde tra le pagine e si ritrovano situazioni di amore, amicizia, passione e distruzione che è possibile aver vissuto almeno una volta nella vita. Esiste una "cura" per le passioni distruttive, una "ricetta" per evitarle? O è davvero necessario viverle per capirle fino in fondo, riconoscerle e guarire?

F.M.: Non ho risposte su questo. Credo che la ricerca della risposta, sia la cura. Che a volte è una cura difficile, somiglia alla chemioterapia. Salva tante vite, non tutte. Nella passione distruttiva, quella devastante, che sorge perché deve e non poteva essere altrimenti è uguale.

Delirio.NET : Come ti senti cambiata, come scrittrice, dai tuoi primi successi fino al tuo ultimo romanzo? L'anarchiste è identificabile veramente come il romanzo della tua maturità, o non lo percepisci come tale?

F.M.: No, certe definizioni così categoriche sono più che altro funzionali agli editori, alle quarte di copertina. In realtà non lo percepisco affatto come un punto di arrivo, il romanzo della maturità. In realtà è una enorme sciocchezza. E' stato scritto per propositi di marketing.
Faulkner diceva che lo scrittore che sente di avere scritto il romanzo che voleva, di esseci riuscito non ha che una alternativa: suicidarsi. E io non ne ho nessuna intenzione. Non si arriva mai esattamente a quello che si voleva. Mai. E' lo sforzo, "the seeking of a life"

Delirio.NET : I prossimi progetti di Francesca, quali sono? Ti attendono presentazioni o appuntamenti che ti vedono attiva protagonista? Stai scrivendo già altro, o ti aspetta una pausa letteraria?

F.M.: Ci saranno presentazioni, certamente, la prima a Bologna, poi altrove. Sono uscite molte segnalazioni e una recensione ( su Kult Virtual Press) di Marco Giorgini, ne sono stata felice. Come è sua abitudine Giorgini legge e analizza i libri con una lucidità assolutamente " anarchica" (perfetta per questo libro) e ne scrive da una visuale obliqua, non trascurando niente, con profondità e attenzione. Poi Chictrills, e adesso la tua attenzione. E' già moltissimo, pensando poi che è uscito veramente da poco.
Io sto facendo alcune modifiche a un romanzo che uscirà a metà del prossimo anno. Prima verrà presentato al Salone di Torino. Forse verrà preceduto da un altro romanzo breve.
E poi ci sono altri progetti in corso ma direi che basta così. Nessuna pausa per adesso. Tanta, tanta scrittura.


Titolo: L’anarchiste
Autore: Francesca Mazzucato
Anno: 2005
Editore: Aliberti
Prezzo: € 15


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